Oscar Montani.
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SPIE DEL VAPORE.
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2022. Caosfera Edizioni, PADOVA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
             Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Quarta di copertina:
Maggio 1801. I francesi occupano e governano la Toscana. Raimondo Severi, professore di fisica sperimentale all'ateneo di Pisa, ha una missione da compiere per conto del Granduca Ferdinando terzo in esilio a Vienna: deve ritrovare una macchina a vapore di Watt, andata perduta qualche mese prima nelle campagne del distretto di Prato, e distruggerla. Appena arrivato a Prato, ospite della famiglia Pacchiani, una delle pi importanti della citt, Raimondo capisce che il suo compito sar pi rischioso del previsto: lo accoglie infatti una serie di atroci delitti.
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L'AUTORE.
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Oscar Montani  lo pseudonimo anagrammato di Marco Santoni. Toscano, nato a Montevarchi dove risiede, dopo un passato da saggista e pubblicista si dedica solo alla letteratura di genere giallo. La saga di mastro Bertuccio, il fabbro detective, si sviluppa in Mala tempora (2008), Nova tempora (2011), Precaria Tempora (2013) e Magica Tempora (2019). La trilogia ambientata nel ventennio fascista si sviluppa in La ragazza dello scambio (2012), Il verso della civetta (2015) e La pazienza del gatto (2016). Nel 2018 con Morti da salotto avvia la serie dei romanzi della Toscana napoleonica.
Il suo blog Soft Boiled: http://oscarmontani.blogspot.com/
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SPIE DEL VAPORE.
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Idee e concetti espressi nel presente volume costituiscono opinione personale dell'autore e non sono necessariamente quelli della casa editrice e degli operatori che vi collaborano.
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Dedica.
A mia moglie Antonietta: ha letto, cassato e suggerito con la pazienza d'una Maestra.
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INDICE.
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Personaggi principali.
Antefatti.
Prologo. Il modello.
1. Il ritorno del cavaliere biondo.
2. La spia del vapore.
3. Occhi che spiano.
4. Il bottone di stagno.
5. L'amante ritrovata.
6. L'uomo col fucile Jger Hunter.
7. Registri e registrazioni.
8. Signora in portantina.
9. Il follone umano.
10. Il frate da cerca.
11. Ombre scure nella notte.
12. I misteri dello Spedale.
13. Nella gualchiera abbandonata.
Epilogo. Il terribil botto.
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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Mentre in Francia si compiva la Rivoluzione giacobina, in Inghilterra si sviluppava quella industriale. L'energia del vapore, esaltata dalle macchine di James Watt, ebbe un ruolo fondamentale nel cambiamento del modo di produrre e di lavorare.
Quanto narrato nelle vicende di questo romanzo di ambientazione storica  tutto frutto della fantasia dell'autore. Nella precisione del contesto storico e dei luoghi scelti come scenari, ogni riferimento a persone e cose, nonch a vicende realmente accadute,  puramente casuale.
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"Sua Altissima Maest Re Giorgio terzo, con sua lettera di brevetto recante il sigillo di Gran Bretagna, in data 5 gennaio dell'anno nono del regno di Sua Maest, a me, il nominato James Watt, diede permissione, podest, privilegio e autorizzazione, che io, il nominato James Watt, i miei esecutori, amministratori e incaricati, siano autorizzati, per un determinato numero di anni, a utilizzare, esercire e vendere il mio "Metodo nuovamente trovato per la riduzione del consumo di vapore e di combustibile nelle macchine a fuoco"."
Estratto dal brevetto rilasciato a James Watt, 1769.
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PERSONAGGI PRINCIPALI.
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Raimondo Santo Severi: professore di fisica e narratore.
Licurgo Maria Marracci: assistente del Severi.
Guerrino (Rino) Vaglienti: macchinista del Gabinetto di fisica.
Lorenzo Pignotti: professore emerito.
Ferdinando terzo: Granduca di Toscana.
Ferruccio Bartolommei: giovane di cappa e spada.
Antonio Bazzani: medico giansenista, esule da Montevarchi.
Pompilio Stelvio Fragosi: malato cronico.
Giovacchino Pacchiani: notabile lealista di Prato.
Francesco Maria Pacchiani: studente di talento, nipote di Lorenzo.
Maria Augusta Pacchiani: giovane cugina di Francesco.
Gianfilippo Mazzetti: importatore di lana, lealista.
Giuseppe Borghetti: commerciante di lana, giacobino.
Sir James Aiden Windsong: agente inglese.
Mattia Cosma Marianetti: realista dell'Etruria.
Aimone Cioni: operaio liberale.
Maria Grazia Magiotti: ex badessa alternativa.
Uliana Pecci: governante in casa Pacchiani.
Antonia Frascheri: donna dalla doppia vita.
Anna Forni: aiuto assistente infermiera.
Jean Louis De Funs: Vicario e comandante della guarnigione.
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ANTEFATTI.
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Scrivo questa nota a beneficio dei miei lettori, in modo che risulti loro chiaro il contesto degli avvenimenti che vado a narrare.
Nel 1799, nonostante i francesi fossero ripiegati nella Repubblica Cisalpina, il Granduca Ferdinando terzo non torn a Firenze. Dopo che "l'insorgenza aretina" e l'arrivo delle truppe austriache ebbero posto fine all'occupazione francese, restaurando l'autorit granducale, il Granduca ritenne opportuno non farsi rivedere. Nonostante il caloroso invito a tornare a Firenze che gli era stato rivolto dal Senato e le insistenti pressioni del suo ministro Fossombroni, egli non si mosse da Vienna. Estern con parole regali "il dovuto plauso al coraggio, fermezza e fedelt di tutto quel popolo toscano", invitando i sudditi a ubbidire agli ordini dell'imperatore e delle sue autorit; e alla fine di agosto, a sancire la sua decisione, attribu al Senato il potere di agire in sua vece. Segu, scatenata senza sua espressa volont, nei mesi seguenti, un'ondata di arresti, persecuzioni e ostracismi contro i veri o presunti "giacobini". Il suo "regale" distacco lo tenne lontano da alcune delle decisioni prese dal Senato per far fronte alla gravissima situazione economica e al malcontento crescente dei ceti popolari, specie delle citt, ove il costo della vita saliva di continuo. Non venne a Firenze neppure per l'inumazione del figlio Francesco che fu sepolto nella cripta di San Lorenzo, con grandi cerimonie.
Dette cenni di interesse solo il 10 febbraio 1800, quando proclam Arezzo "capo di provincia", in riconoscimento dei meriti degli insorti e preannunzi altre misure simboliche per manifestare la sua gratitudine. Io, invece, dopo la mia avventura in Valdarno, ero tornato a Pisa e avevo ripreso l'insegnamento alla facolt di Fisica. Per qualche mese mi sembr che tutto avesse ripreso il suo corso. Una piacevole routine, sonnolenta e tranquilla, che mi aveva reso tollerabile anche il prevedibile ritorno del Vacc Berlinghieri, direttore giacobino sopravvissuto alle epurazioni e poi reinsediato per volont francese.
Poteva continuare, sennonch Ferdinando terzo, sempre rimanendo a Vienna, cominci a preoccuparsi delle sorti economiche di Prato. Su suggerimento di suoi consiglieri economici acquist in Inghilterra i disegni tecnici di una grande macchina a vapore di Watt. Aveva in progetto di meccanizzare parte dell'industria pratese: la filatura e la tessitura, cosa che in Inghilterra era gi stata realizzata da anni proprio grazie alle macchine di James Watt. All'inizio dell'estate del 1800, un messo ci consegn a Pisa un plico coi sigilli del Granduca: conteneva i disegni tecnici della miracolosa macchina. Dovevamo preparare dei fisici in grado di installare macchine del genere e soprattutto di governarle. Io e Licurgo, il mio assistente, capimmo che prima o poi la macchina sarebbe arrivata: al momento di installarla avremmo dovuto dirigere le operazioni. Qualche mese pi tardi, nel marzo 1801, quando fu costituito il Regno d'Etruria, capimmo che forse in un cascinale non troppo lontano la macchina c'era gi, nascosta sotto una coltre di paglia.
Raimondo Santo Severi Pisa, 9 ottobre 1820.
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PROLOGO.
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IL MODELLO.
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Il direttore Vacc Berlinghieri, per dare significato, dignit e sostanza alla sua restaurazione a capo della Facolt di Fisica, aveva deciso di mostrarsi innovatore. Rivoluzione non facile per un conservatore del suo stampo, per cominciare era opportuno darsi, con prudenza, un tono internazionale. Il Laboratorio di Fisica si era allora abbonato alla Gazzetta Universale, un foglio impegnato che riportava, due volte alla settimana, notizie dalle capitali europee, prevalentemente di politica ma senza trascurare fatti di scienza e, alle volte, minimalia di costume.
Leopoldo Vacc, pomposo esperto d'arte militare, magniloquente oratore e con le mani in pasta in politica, ignorava il calcolo matematico, s'intendeva poco di fisica e capiva ancor meno di scienza e tecnica ma sapeva come parlare in pubblico, soprattutto a truppe schierate, preferibilmente se pronte a sfilare in parata per celebrare un'importante ricorrenza.
Appariva anche pi bravo quando, invece di un suo appunto, doveva leggere discorsi scritti da qualche suo oscuro scribacchino.
Eravamo riuniti attorno a un grande tavolo quel giorno. Tre professori, cinque assistenti, tre tecnici e dieci studenti davanti a qualcosa coperto da un panno di cotone blu indaco, risultato del compromesso tra la bandiera di Francia e quella del Granducato, non disponendo ancora del drappo del nuovo Regno dell'Etruria. Il Vacc, con voce intonata alla bisogna, lesse con studiata solennit, tenendo la Gazzetta ben stesa davanti agli occhi, una notizia significativa, soprattutto per lui. Per meglio sottolinearne l'importanza, dopo averlo mostrato agli astanti con un giro di mezzo cerchio, scand con cura anche il frontespizio, numeri e parole.
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Gazzetta Universale N. 23.
SABATO 21 Marzo 1801.
Appoggi il giornale sul tavolo, sfogliando lentamente le pagine fino a quella di Firenze. Stese allora con cura la carta, ripieg il foglio all'indietro e, riportandolo davanti al proprio naso, riprese a leggere.
FIRENZE 20 Marzo.
Vedutosi nei giorni scorsi con applauso universale dei Dotti pubblicato ed affisso il Decreto seguente, cio
IL GOVERNO TOSCANO "Considerando che l'Accademia DEL CIMENTO stabilita in Firenze verso la met del Secolo diciassettesimo, sommamente onor la Toscana, s per essere stata la prima Accademia di Scienze in Europa, s per aver molto avanzata dopo di Galileo sulle rovine dell'antica Scolastica la nuova Filosofia.. omissis...
DECRETA
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" ripristinata nel Museo di Firenze l'estinta Accademia DEL CIMENTO ossia Sperimentale Scientifica, Il Piano della medesima, la sua Dote stabile, i Membri che debbano compierla, saranno in breve fissati dal GOVERNO come parte integrale del presente decreto..."
Si guard intorno a sollecitare e poi gustare soddisfatto l'applauso scaturito, quindi mi riserv un bieco sguardo falsamente paterno.
Voi, caro professor Severi, all'inizio sarete membro aggiunto, anzi lo siete gi, come io sono socio. Col tempo, socio, se relazionerete su qualche importante esperimento, potrete diventarlo anche Voi. Mi stava indorando la pillola. Avrei dovuto lavorare gratis per la Nuova Accademia per qualche anno, mentre lui avrebbe percepito un contributo di duecentocinquanta ducati all'anno.
Ma non eravamo riuniti in Laboratorio per quello. C'era una cosa ben pi importante, come tenne a sottolineare. Quanto oggi andiamo a rivelare, togliendo questo troppo modesto e anonimo panno,  degno del miglior cimento e dobbiamo esserne fieri. Licurgo Maria Marracci, mio assistente da diversi anni, l'ascoltava rapito. Ma non era tranquillo, fremeva d'impazienza. Non l'avevo mai visto cos. Vedevo la stessa luce negli occhi di Guerrino Vaglienti, il meccanico che si occupava della manutenzione di tutte le macchine del Laboratorio.
Fu il Vacc a tirare a s con decisa mossa militaresca il lenzuolo. Apparve lo splendido modello di una macchina a vapore, il frutto di sei mesi di lavoro di Licurgo e Guerrino.
Leopoldo Vacc continu altisonante. Con questa ingegnosa macchina il nostro Laboratorio viene a dotarsi di un importante mezzo di studio teorico e di sperimentazione pratica del vapore, la diabolica forza della natura con cui, nelle fabbriche e negli opifici, si possono gi far girare istrumenti vari di lavoro.  pi d'un auspicio,  insomma gi atta a moltiplicare sia il prodotto che il guadagno.
S'era fermato e m'accorsi che stava lambiccandosi il cervello. Pensare per lui doveva essere un vero cimento! Riprese. La cosa mi sembra di eccezionale interesse. Credo che dovremmo informare i nostri amici francesi, farli partecipi di questa potenza e delle sue applicazioni nell'industria. Stava correndo troppo.
Licurgo, che aveva carattere impulsivo ed era anche un giovane facile preda alle emozioni, sbott: Vogliate scusarmi, Direttore, ma a Lione gi ne hanno fatte funzionare di simili e dovete tener in conto che questo  solo un modello. Funzionante ma pur sempre un modello in scala uno a cinque.
Il Vacc conferm la sua scarsa preparazione in fisica e in matematica.
Bene, non muover trenta filatoi come quella in Inghilterra ma certo sei s: trenta diviso cinque fa pur sempre sei, anche in Italia!
Rise, nel sentire la risposta di Licurgo, il suo sorriso si cangi in una smorfia.
Non  cos, Vostra Eminenza,  pur vero che la scala  cinque la potenza della macchina dipende dal volume del cilindro dove si stipa il vapore. Pertanto non s'ha da dividere per cinque ma per centoventicinque, il cubo di cinque! Il risultato  che di filatoi non ne pu muovere neppure uno.
Il Vacc era sbiancato. Meno male non aveva colto l'irrisione dovuta a quell'eminenza! Cos, invece di guardare Licurgo, persa la studiata facondia, si volt verso di me: il reo!
Ma allora a che serve? Non ha scopo veruno! Avete speso i soldi della Facolt per una macchina di nessuna utilit!
Sorrisi. Direttore state pur sereno. Non abbiamo speso un solo ducato, anzi ce ne sono avanzati dodici! Una donazione accompagnava i disegni. Di fatto abbiamo ricevuto una commissione per citai una macchina in scala ridotta ma funzionante, per condurre esperimenti pratici soprattutto di montaggio e smontaggio, onde preparare gli studenti all'impianto, all'uso e alla manutenzione. Il suo scopo  solo didattico.
Il Direttore non sapeva di fisica, ma ben sapeva muoversi nei salotti e nelle anticamere dei potenti. Volutamente gli avevo sparigliato le certezze. Un'ombra di sospetto cal sul volto di Leopoldo Vacc Berlinghieri, gi cupo di suo che sembrava un tizzone spento. Balbettava anche. E chi... chi sarebbe il committente? Me la cavai dicendo la verit, prima, feci un cenno d'intesa a Licurgo "Ora stai zitto!". Una piccola omissione dovevo farla e lui non mi doveva smentire. Il messo che port i ducati e i disegni ce lo mand il vostro predecessore, il Professore emerito Carlo Alfonso Guadagni, purtroppo non sappiamo altro. Il Vacc nel sentire il nome di chi, con assai maggior lustro, l'aveva preceduto, inghiott il rospo. Ebbe anche un tic nervoso scatenato dal sospetto.
Non avrebbe potuto agire per suo conto, chi lo avrebbe finanziato di tale somma?
Come vi ho detto, non lo sappiamo. Sapevamo solo che il messo ci dette otto mesi di tempo. Il 15 febbraio, alla scadenza,  passato di qui un secondo messo, aveva una lettera di credito e ha voluto vedere questa macchina in funzione. Dopo averla vista ha ringraziato e se n' andato senza dire altro.
Il Vacc sembrava rasserenato, anzi ringalluzzito. Mostr invece una ben recitata delusione. Peccato, or che sono prossimo a partire per Parigi, non potr dire niente ai francesi. Una cos grande potenza militare, e politica, si sar certo gi dotata di grandi macchine che girano a tutta forza. Si potrebbero fare burla di me!
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1. IL RITORNO DEL CAVALIERE BIONDO.
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"Le brutte notizie non viaggiano mai da sole", mi ripeteva Concetta, la mia governante e tata a Napoli, mentre mi raccontava di una brutta disgrazia capitata a uno dei suoi tanti parenti. Faceva le corna, toccava un corno rosso mentre lo declamava in napoletano. Io,  passato troppo tempo ormai, ricordo solo il suono di quelle litanie e non sarei capace di scrivere la frase nel modo giusto.
La prima ferale notizia me la indic Licurgo sulla Gazzetta Universale.
Gazzetta Universale N. 33
SABATO 25 Aprile 1801.
FIRENZE 30 Aprile.
A fine del d primo Febbraio scorso cess di vivere in et di anni 80 il Sig. Dott. Carlo Alfonso Guadagni Pubblico Professore di Fisica Esperimentale nell'Universit di Pisa. Il merito troppo noto di questo celebre uomo, al quale a giusta ragione si deve il titolo di restauratore della Fisica Esperimentale in Toscana, richiedendo un pi distinto e ampio ragguaglio, sar questo trasmesso alla Gazzetta Toscana di questo stesso giorno, non essendone suscettibile la ristrettezza del presente foglio.
Purtroppo l'avevo gi saputo, in via riservata, da almeno un mese, dai parenti. I nipoti del Guadagni, nell'informarmi, mi avevano raccomandato di non dire nulla, soprattutto al Vacc. Visto che gli era succeduto, ne avrebbe potuto fare motivo d'autocelebrazione. Nel frattempo a Leopoldo Vacc Berlinghieri, neanche fosse stato il cardine dell'asse terrestre o il centro motore dell'universo mondo, era successo di tutto, tutto quello che poteva accadere a uno importante come lui in seguito alla firma del trattato di Luneville. Trattato che aveva fatto nascere il Regno dell'Etruria affidato a Ludovico primo di Borbone-Parma.
L'Accademia del CIMENTO era stata cancellata dopo pochi giorni di vita e quindi il Vacc non era pi membro ordinario. Perdeva la provvigione, qualche giorno dopo, era stato nominato Generale e subito inviato a Parigi dai quadrumviri del governo provvisorio, in missione diplomatica.
La morte di Carlo Alfonso Guadagni mi aveva distratto da questi avvenimenti. Per me era come perdere un padre e le vicende del Granducato, da poco diventato Regno, mi erano arrivate all'orecchio come un'eco lontana, no peggio, come il ronzio di una fastidiosa zanzara. Per mia curiosit dissi a Licurgo di procurarsi subito la Gazzetta Toscana. Nelle due colonne dedicate al ricordo del mio amato professore ci trovai solo una sfilza di frasi fatte e ampollose che lo commemoravano in un modo cos pomposo e retorico che il Guadagni non avrebbe gradito, anzi! Si sarebbe rivoltato nella tomba. Mi venne il sospetto che il testo fosse stato redatto proprio dal Vacc prima di partire per la Francia. Ecco perch alla fine, davanti alla macchina modello, s'era rasserenato: gi sapeva della morte del Guadagni e, per sua fortuna, non c'era pi a chi chiedere!
Ferruccio Bartolommei, agente segreto di alto grado di Ferdinando terzo, fu la seconda brutta notizia. Non mi fraintendete, non gli era successo niente di male, anzi godeva di ottima salute. Questo non voleva dire che fosse foriero di buone nuove, soprattutto per me. A met febbraio, alla data richiesta, finita la dimostrazione di funzionamento del modello, avevo accompagnato il messo alla porta. Eravamo finalmente soli. Ferruccio, nel salutarmi, il messo venuto a controllare era proprio lui, mi aveva consegnata una lettera: Questa da parte del professor Guadagni. Sono, credo, le sue ultime volont o il suo ultimo saluto. Mi dette anche la copia n. 12 della Gazzetta Universale. Dopo aver letto la lettera dateci un'occhiata, vi troverete qualcosa che forse vi  sfuggito.
Non fui molto caloroso nel salutarlo. Subito dopo mi chiusi nel mio studio e ruppi il sigillo.
Firenze, 24 Gennaio 1801.
Mio caro Raimondo,
quando Leggerai queste poche righe io non ci sar pi. Non te ne dolere, era. tempo!
Sappi che ti ho sempre voluto bene come a un figlio e che sono fiero di ci che sei diventato e di ci che hai fatto per La causa, del Granduca...
Non  finita, La macchina che hai costruito, non  che L'inizio. D'ora innanzi dovrai sempre aver cura di controllare sulla Gazzetta Universale Le piccole notizie senza data: Le minuzie di colore locale precedute con tre asterischi. Quando in una di queste leggerai che il "Gobbo di Livorno"  stato sconfitto a Biliardo, tieniti pronto: chi sai sta per arrivare. Appena letta, mi raccomando, brucia, questa mia Lettera: sai anche tu che sei circondato di spie. Un abbraccio, il tuo quasi padre
Carlo Alfonso Guadagni.
Il caminetto era acceso, fu facile distruggerla. Quando il fuoco si sop, aprii impaziente la Gazzetta.
Gazzetta Universale N. 12
MARTED 10 Febbraio 1801.
Sapevo cosa cercare: i tre asterischi. Li trovai sopra una piccola notizia nella penultima pagina. Piccola ma significativa.
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A sopire l'eco delle tante preoccupazioni che ci era giunto da Prato riportiamo questa buona notizia. Il Conservatorio di Santa Caterina, grazie al provvido interessamento di Sua Eccellenza il Vescovo Francesco Falchi Filippeschi, ha dal primo di gennaio scorso una nuova badessa. Con il nuovo statuto la parola badessa  impropria ma ci sembra che sia pi improprio parlare di Direttrice. La reverenda madre Maria Grazia Magiotti sostituisce la compianta badessa Teresa Licia, Gentileschi. La Magiotti, che ha retto con grande dedizione il Conservatorio del Sacro Latte a Montevarchi, si occuper ora, con la materna dedizione per cui  tanto apprezzata, all'insegnamento delle arti della lana, alle bimbe e alle giovini ospitate nell ex Monastero di Santa Caterina.
Ritenni opportuno di bruciare anche il foglio. Mentre osservavo il fuoco divorare la carta, pensavo che, col Granduca destituito ed esule a Vienna, sarebbero passati mesi prima che rivedessi il giovane agente segreto di Ferdinando terzo. Invece luned 4 maggio in Facolt nel leggere la Gazzetta sobbalzai.
Gazzetta Universale N. 35
SABATO 2 Maggio 180.
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L'abbastanza noto sotto il nome di Gobbo di Livorno, giuocatore di Biliardo, che contava fino al passato giorno tante vittorie quante giocate,  restato vinto in Firenze al suddetto giuoco da un forestiere nello scorso giorno con straordinaria meraviglia di chi conosceva bastevolmente la bravura del vinto. Ci serva per tessere elogio non equivoco al Giovane vincitore, del quale si tace il nome, lasciando agli amanti della, novit di ricercarlo e conoscerlo. Unico indizio che ci pregiamo di dar loro  un cappello a tuba a falda larga.
Non dissi niente a Licurgo: il codice dei tre asterischi era meglio che lo tenessi per me. E poi ero sicuro che qualche giorno dopo sarebbe stato lui ad annunciarmi con eccitazione l'arrivo di Ferruccio. Il meta-messaggio mi avvertiva, questa era la seconda cattiva notizia, che il gioco delle spie sarebbe ripreso. Detestavo fare la spia, in pi con la brutta situazione che viveva il Granducato non sapevo per quali scopi, con quali alleati e soprattutto contro quali nemici. Sapevo solo che in quel momento Maria Grazia Magiotti, pi agente segreto che badessa, aveva gi letto il messaggio e si stava preparando. Presto l'avrei incontrata. Forse era l'unica nota positiva di tutta la faccenda!
Ferruccio non si fece attendere. Sabato 9 maggio Licurgo mi raggiunse correndo attraverso il Laboratorio.  tornato! Maestro,  tornato!
Sapevo che era infatuato di Ferruccio, il giovane Bartolommei, per aspetto ed eleganza, era il suo ideale di amante libertino ma quell'eccitazione scomposta aveva fatto voltare tre studenti, che occhieggiavano pi maliziosi delle lavandaie della gora del ponte della Spina. Licurgo, per favore, contegno! Chi c'? Non ci fu bisogno di risposta. Ferruccio, che conosceva la strada, irruppe nel salone.
Un grande cappello nero a tuba a falda larga sovrastava la sua fluente chioma bionda, come da indicazioni della Gazzetta. Era vestito da cavallerizzo, sopra gli stivali da monta indossava un elegante modello nero di martingala doppiopetto sportivo. In mano un frustino di cuoio intrecciato col pomello d'avorio e al fianco l'immancabile spada. Da un gonfiore sul fianco sinistro sembrava che avesse anche una pistola.
Dopo i convenevoli lanci uno sguardo a Licurgo, decise di tollerare la sua presenza e, a bassa voce, and al dunque. Vedo che mi aspettavate. Sono un po' in ritardo, la morte del professor Guadagni ha reso necessario un riassetto della linea di comando. Come immaginate sono stato coinvolto e poi toss nervoso c' voluto anche un po' di tempo per trovare quel Gobbo di Livorno, bravo davvero!
Capii che anche le spie hanno le loro debolezze. Ferruccio ci teneva a far sempre bella figura: non aveva comprato la partita, a biliardo aveva vinto davvero! C' voluto pi di un mese. Ora sono qui con ordini precisi. Dovete recarvi a Prato con urgenza e cercare una macchina di Watt tale e quale quella di cui avete realizzato il modello. L'ordine perentorio di Sua Altezza Reale il Granduca Ferdinando terzo  di distruggerla! Licurgo mostr la sua emozione. Come distruggerla? Una macchina cos preziosa!
Ferruccio sorrise. Si deve!  vitale che la macchina non possa pi funzionare.
Ci spieg: Ferdinando terzo, dopo che i francesi si erano ritirati, era rimasto a Vienna. La situazione generale del Granducato era grave ma era soprattutto preoccupato della grave crisi che aveva colpito Prato, la citt col pi alto numero di industrie.
Su suggerimento dei suoi consiglieri economici aveva acquistato in Inghilterra, a caro prezzo, lievitato per varie mediazioni, una grande macchina a vapore di Watt. Aveva in progetto di meccanizzare parte dell'industria pratese: la filatura e la tessitura, cosa che in Inghilterra era gi stata realizzata da anni proprio grazie alle medesime macchine.
La macchina, germe dello sviluppo industriale pratese, era arrivata in gran segreto nel porto di Livorno nell'estate del 1800. Io e il mio assistente Licurgo non ne sapevamo niente; il messo, inviato da Carlo Alfonso Guadagni, a Pisa ci aveva consegnato un plico coi sigilli del Granduca che conteneva i disegni tecnici della miracolosa macchina e una borsa con i ducati necessari a costruire un modello. L'ordine era che, quando sarebbe arrivato il momento di installarla, dovevamo, con l'aiuto degli studenti pi preparati, dirigere le operazioni. I francesi per, gi vittoriosi a Marengo, si stavano preparando a tornare in forze in Toscana seguendo un piano molto preciso. In altri termini avevano spie in tutto il territorio. La macchina era troppo vistosa per poter passare inosservata. C'era il sospetto, se non la certezza, che si fossero impossessati dei carri mentre le enormi casse transitavano tra Poggio a Caiano e Cafaggio. Alcuni testimoni avevano visto i carri passare da Cafaggio e dirigersi a levante.
Ferruccio raccontava con voce fredda, senza emozioni. Si ritiene che, in attesa di consolidare il potere, i francesi abbiano deciso di nascondere tutte le parti della macchina in un grande cascinale segreto nei pressi di Prato. Va scoperto e fatto bruciare con la macchina dentro, meglio se con l'aiuto di qualche barilotto di polvere da sparo, in modo che tutto crolli. Soprattutto il tetto di legno. Cos il fuoco former un bel crogiolo sotto le rovine, durer di pi e fonder parte del metallo. Non potevo tirarmi indietro. Ricordando quello che mi era accaduto nel 1799, chiesi informazioni pratiche. Saremo in tre, io, Licurgo e Guerrino. Come  stato organizzato il nostro soggiorno a Prato? Partirete in quattro, porterete con Voi un vostro studente: Francesco Maria Pacchiani. Sarete ospiti di suo padre Giovacchino.  leale al Granduca, anche se non lo d a vedere, n tiene a dimostrarlo in pubblico dato
il suo ruolo di guida degli industriali. Produce i famosi berretti rossi alla levantina di cui rifornisce diversi eserciti europei e africani. Questa volta non avrete bisogno di una vostra carrozza, n dovrete usare cavalli, quattro cavalieri darebbero troppo nell'occhio. Userete la diligenza che fa servizio ordinario, il mezzo pi anonimo che ci sia. Anche sicuro se  per quello. Arrivati a Prato sar Francesco Maria a condurvi a casa sua. Portate con voi solo lo stretto necessario, se tutto va bene in tre settimane la faccenda sar risolta.
Sorrisi con scetticismo.
Ammesso che riusciamo a trovare la macchina, in che modo la distruggeremo?
Ferruccio scosse la testa ma sorridendo sarcastico. Io un suggerimento ve l'ho dato, i fisici, e anche un po' ingegneri, siete voi. Valuterete la situazione e agirete di conseguenza. Se la sapete aggiustare, saprete anche come guastarla in modo irreparabile! Non potevo ribattere. Allora chiesi d'altro. Suppongo che non saremo soli, chi ci aiuter? Ferruccio rest immobile a riflettere, temetti che si rifiutasse di parlare. Alfine rispose. Non posso dirvi molto, di fatto ne so poco anch'io. Come gi avrete inteso, leggendo la Gazzetta, ci sar la ex badessa Maria Grazia Magiotti che Voi ben conoscete.  a Prato da qualche mese e stando a capo del Conservatorio di Santa Caterina avr avuto modo di ben organizzare il vostro sostegno. Poi vi affiancheranno due o tre agenti inglesi che gi operano in citt, non so chi sia il capo. So solo che  inglese di padre, ma figlio di una ricca toscana, ereditiera di un latifondista di Pistoia... matrimonio politico! Non sembra inglese, per una spia va bene cos! Vi trover lui. Infine un gruppo non precisato di fedeli al Granduca ma di cui non conosco i nomi e dei quali per Voi  meglio non saperne niente. C'era un'ultima questione.
Scusate, qual  il motivo ufficiale per cui ci rechiamo a Prato?
Si aspettava la domanda. Saprete certo cos' una gualchiera. Dopo aver scrutato Licurgo negli occhi, scossi la testa. Ferruccio allora cerc di spiegarci.  un edificio rurale, prossimo a un torrente, a un canale o a un fiume, destinato a ospitare una macchina idraulica usata per infeltrire la lana. Spesso le gualchiere sono derivate da vecchi mulini ad acqua modificati alla bisogna. Nella produzione dei berretti rossi alla levantina, in cui Prato eccelle, il feltro  importante perch i berretti devono essere impermeabili. La macchina, grazie all'energia idraulica, muove dei magli che producono la follatura della lana: in pratica viene resa pi morbida e gradevole alla pelle. Non punge solo la lana caprina, anche quella di pecora  ruvida. Se si continua il trattamento,  il caso dei berretti, si ottiene il feltro. Per ottenere la miglior follatura del feltro, l'acqua viene riscaldata, resa acidula o saponosa. Da cui l'impermeabilit. Capite bene che occorre un controllo assiduo per evitare incrostazioni di sapone, rotture del panno e blocchi del meccanismo. Ci fiss con sguardo penetrante. Voi siete ufficialmente chiamati a controllare le gualchiere del padre di Francesco Maria. Questo vi dar modo, gli impianti sono sei, di aggirarvi per tutto il territorio intorno a Prato senza destar sospetti.  un lavoro di routine, nessuno si occupa di chi si interessa di una gualchiera. Mi era restato un dubbio. Ho capito suppongo che chi si interessa a una gualchiera non lo faccia a mani nude!
Assent, l'agente apicale del Granduca. Un'attrezzatura da campo, essenziale ma funzionale, vi sar fornita una volta arrivati a Prato. Pi pertinente a fare sabotaggio che per fare controlli, ve lo dico anche se credo che ve ne sareste accorti subito da soli. Poi, se scoprirete il tesoro, qualcuno, neppure io so chi, vi fornir polvere e miccia.
Non avevo altro da chiedere. Quando dovremmo andare?
Gioved prossimo, il 14 di questo mese,  urgente. C' il rischio che i francesi vogliano montarla in un capannone per meccanizzare dei filatoi. Sarebbe un disastro politico.
Avvertii un brivido di paura. Se dovessimo fallire?
Ferruccio mi lanci uno sguardo di ghiaccio. Fece anche una mossa nervosa col frustino, si lisci lo zigomo col pomello d'avorio.
Non deve succedere! Sappiate che c' un piano alternativo: far saltare in aria i capannoni dove potrebbe esser destinata a entrare in funzione la macchina. Capite bene che non sarebbe una soluzione, a Prato di capannoni adatti che ne sono almeno venti. Sarebbe solo un modo dispendioso e chiassoso per ritardarne la messa in opera. Occorrerebbe ancora trovare la macchina, quindi trovatela! Mi porse un plico che teneva in una tasca interna della martingala. Qui ci sono le carte che vi servono per la facolt e per le autorit francesi. Il contratto di verifica e i lasciapassare per Voi e per i vostri. Quello di Francesco Maria, dato che  di Prato, non occorre.  tutto, vi lascio. Lo fermai. Un attimo. E per la mia sostituzione temporanea? Tre settimane a fine anno con le ultime lezioni e gli esami. Come faccio in cos pochi giorni? Si ferm.
Giusto, dimenticavo.  disponibile il vostro collega, il professor Lorenzo Pignotti, che certo conoscete. Ha gi accettato.  fedelissimo del Granduca, anche se per controllare meglio la situazione cerca di dimostrarsi neutrale. Fidatevi di lui e andate a trovarlo al pi presto. Si volt deciso. Buona fortuna!
L'illustre professor Lorenzo Pignotti aveva pi di sessantanni. Mi poteva essere padre la cosa non sarebbe stata di mio gradimento!
Seduto al suo tavolo di studio, nonostante tenesse il busto eretto, appariva ancor pi piccolo di quanto non fosse. Un uomo dallo spirito bizzarro, divergente lo avevo definito. Sguardo arguto e profilo sarcastico, non sapevi mai quando ti motteggiava con ironia o ti diceva cose estremamente serie. Bisognava sempre ascoltarlo con attenzione; prima di rispondere, si divertiva a confondere il prossimo.
Non era grande uomo di scienza agli studenti piaceva, meno ai colleghi professori che per ne temevano il sarcasmo. Medico e fisico come me, era assai considerato dai Dotti dell'Ateneo, che per annoveravano tra loro letterati e filosofi. Era arrivato alla cattedra di Fisica a Pisa dopo qualche anno come docente, sempre di Fisica, all'Accademia dei Nobili a Firenze. Spirito creativo e irriverente, per superare la noia dell'insegnamento a studenti parecchio restii a imparare, s'era messo a scrivere poemetti aulici e favole in versi: "Tanto i giovani non distinguono le magie dalle leggi della natura!" Lo scrivere i suoi sapidi poemetti gli aveva procurato qualche reprimenda dall'altare maggiore da Sua Eccellenza Angiolo Franceschi, l'Arcivescovo di Pisa. Credo che l'alto prelato in privato la pensasse diversamente e
s'era manifestato in pubblico pi per biasimare il massone che l'arguto poeta.
Il Pignotti mi lanci una delle sue sapide occhiate. Da come muoveva i piedi, che non toccavano il pavimento, capii che stava per lanciarmi una delle sue frecciate. Sapete che io sono di Figline Valdarno, col ebbi i natali, vi  noto, vero? Che c'entrava?
Annuii dubbioso. S, lo sapevo, la patria del Ficino, il proto medico.
Ora il suo ghigno era diventato sarcastico. Pi letterato che medico. Ma lasciamolo in pace. Coi maghi non si sa mai! Per Figline  troppo vicino a Firenze, io preferivo risalire a cavallo il fiume. Dovete dunque intendere che ben conosco l'alta valle dell'Arno. Siete stato a Montevarchi. Ora pensate che a Prato avrete pi o meno la stessa ventura? Spero addirittura meglio. Mi lanci una densa occhiata d'intesa. So che non siete un ingenuo, lo dite per non far apparire la vostra preoccupazione, nevvero? No, spero con tutta l'anima di levarmi alla svelta anche questo secondo impiccio. Scosse la testa.
Allora, ragazzo mio, ricordatevi che "al peggio non c' mai limite!". Preparatevi a correre qualche rischio in pi. Montevarchi  luogo di spiriti ribelli, come ogni terra di confine, i francesi l'hanno imparato a loro spese! Prato  invece una marmitta di Papin. Intendete dire il Digesteur? Non capisco. Appoggi i tacchi al cavicchio della sedia e tir ancora pi su il busto.
Ora che non c' pi il Guadagni spetta a me trattarvi come un figlio. Ai figli si devono dar saggi consigli. Prato versa in una situazione assai peggiore di quella che trovaste in Valdarno, dove gli interessi son tutti verso il mercato.
Mi spieg cose che gi sapevo ma non glielo dissi per rispetto all'et. La citt era il polo industriale della Toscana, aveva il primato della produzione di berretti per militari, c'erano pi di trenta opifici industriali e gli operai addetti, fissi e temporanei, superavano, comprese le donne ma esclusi i bambini, le ottomila unit. Lo lasciai parlare mostrando interesse ma lo ascoltavo poco. Cominciava a salirmi la preoccupazione. Arrivai al culmine quando lo sentii istruirmi, era ora il massone che relazionava, dei vari partiti politici che si combattevano a Prato.
In questa situazione, col popolo ridotto alla fame e i possidenti vessati dalle tasse per mantenere le guarnigioni francesi, si sono formate quattro fazioni maggiori di partitanti, tutte molto feroci. I Possidenti aspettano a gloria, gli stolti, l'arrivo del nuovo Re, l'imbelle infante di Parma: credono pensino di poterlo manipolare ma non tengono conto di quel Napoleone! I sedicenti Borghesi sono tutti in luna di miele coi francesi, ne resteranno presto delusi: Napoleone deluder anche loro! I Lealisti, come noi, che sperano nel ritorno di Ferdinando terzo ma anche loro, insieme agli amici nglesi."dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io!". Avranno di che aspettare: il Bonaparte, il diavolo, non sar una meteora! Infine i pi sciocchi, i Liberali che fomentano gli operai e i braccianti, cervelli condizionabili dalla pancia. Come ho avuto modo di scrivere in un mio poemetto: "...i stupidi mortali, che han sempre i sensi, e non ragion per guida!". Presto se li ritroveranno contro. Soddisfatto per l'autocitazione, si ferm. Non voglio dirvi altro, stando in casa dei Pacchiani avrete modo di capire e valutare con la vostra testa, che so acuta assai! Collega, vi saluto.
Io per non avevo finito.
Scusate ma, prima di togliere il disturbo, ho un dubbio che forse potete chiarirmi. Gi una macchina sola richiede molto combustibile, ritengo carbone a giudicare dai disegni tecnici. Se di macchine a Prato, col tempo, ce ne fossero state cinque o sei, peggio dodici, il nostro caro Granduca dove pensava di prendere il carbone per alimentare una dozzina di focolai ardenti per tutto il giorno?
Il professor Lorenzo Pignotti questa volta non rise e annu. Avevo centrato la questione.
In una zona vicina a Cavriglia, borgo sulle colline sopra a Montevarchi, sono presenti giacimenti di lignite xiloide. Furono censiti, il progetto della macchina non  nato ieri, qualche anno or sono dagli agronomi del Granduca Ferdinando terzo, tra loro c'erano anche due francesi. La lignite  un combustibile pi calorico del legno, anche se non il migliore. Il carbone inglese  senz'altro di qualit superiore ma il Galles  lontano! Tossicchi nervoso. Non so se dovrei dirvelo ma tanto vale, in missione, a rischiar la testa, ci andate Voi! In un casale sito a sud di Prato lungo il Bisenzio sono state stivate venticinque tonnellate di lignite, bastanti per tenere attiva la macchina per due, forse tre settimane, il tempo utile per una sperimentazione industriale. Se tutto fosse andato bene sarebbe poi iniziata l'estrazione del carbone e organizzato il trasporto giornaliero con barrocci veloci. Pignotti non sapeva null'altro. Sperando che i francesi ne sapessero quanto lui, non troppo di pi, cambiai argomento.
Mezz'ora pi tardi, dopo aver preso accordi per le lezioni e gli esami, ero in strada diretto alla Piazza dei Miracoli. Mi stava montando in testa una tensione insopportabile. Col passare delle ore ero sempre pi convinto che mi aspettava un duro cimento. Mi era anche chiaro che questa volta ero esposto in prima persona in un gioco molto pericoloso.
Oltre a ci c'era Matilde. Avevo bisogno di camminare un po' sull'erba per prepararmi ad affrontare il saluto alla mia amante, la cara Matilde si sarebbe inquietata. Entrai anche nel Duomo di Santa Maria Assunta, non per pregare ma per dare un'occhiata alla famosa lampada a "pendolo" che sempre, anche se immobile, mi rincuorava.
Matilde Maria Teresa Pandolfini marchesa di Calci e San Casciano, era l'unica rampolla dei Silvatici di Calci, un'antica famiglia di possidenti agricoli che si diceva avessero comprato il marchesato con millecinquecento sacchi di grano e dieci barrocci di zolfo della Sicilia. Il prezioso materiale atto a preparare polvere da sparo per i cannoni del Granduca. Sposando, ancora minorenne, l'anziano Faustino Pandolfini, armatore minore del porto di Livorno, gli aveva portato in dote settemila scudi, venticinque poderi, alcuni mulini e tre grandi greggi di pecore. A quel punto Faustino aveva potuto tirare i remi in barca e, grazie al cumulo delle rendite coniugali, dedicarsi a tempo pieno alla caccia nei boschi di propriet di Matilde sulle pendici del Monte Serra. I lunghi periodi passati a caccia lontano dal talamo, dormiva nei cascinali e nelle baite dei carbonai, gli avevano procurato una selva di corna di cervo e ancor di pi di sue che, invece di appenderle nei saloni di caccia, si portava appresso. Trovai Matilde adagiata sul suo soffice letto ornato da trine e merletti. Appoggiata su due larghi guanciali di seta che profumavano di spigo, mi fissava ammiccante. Aveva avuto cura, nel sistemarsi in posa da lei considerata seduttiva, di mettere a nudo la spalla sinistra e gran parte del sottostante seno.
La guardavo: povera Matilde, bella ma sempre fuori moda! Casta quando fuori imperversavano i libertini, poi libertina quando ormai vigeva la rigorosa morale della Rivoluzione giacobina!
Guardando la sua candida pelle fui preso da un misto di tenerezza e di voglia di uscire per sempre da quella camera. Sentimenti contrastanti che per mi rivelavano che forse la missione a Prato era arrivata nel momento giusto. Sapevo che non sarebbe stato facile comunicarle che mi sarei assentato per tre settimane. Decisi di farle diventare sei. Non credevo che per lei un mese e mezzo fosse una questione tanto importante. Quando ebbi finito mi fiss adirata.
Che mi stai a dire? Come sarebbe che te ne vai? Che stai via addirittura due mesi?
Sei settimane, Matilde, solo una quarantina di giorni. Devo, purtroppo devo, mia adorata Matilde. Del resto non  la prima volta, e ora che non c' il Vacc ho anche maggiori responsabilit.  un lavoro che devo assolutamente compiere, lo faccio per conto della Facolt che, come sai,  in sofferenza per mancanza di fondi. Ma via! Per controllare una gualchiera, ne ho due a Calci tratte da vecchi mulini, sarebbe bastevole il tuo imbelle assistente con un meccanico e uno studente! Quelle che mi aspettano a Prato sono sei e ben pi grandi delle tue. Il loro meccanismo idraulico  pi complesso, sono anche dotate di miscelatori e di bollitori per scaldare le acque.
Ebbe un sussulto. Lo so benissimo, altrimenti come farebbe, il Pacchiani, a produrre quasi ventimila berretti rossi! Una schifezza di feltro e tinti male, roba da militari! Mi punt l'indice in faccia. Raimondo ma come ti sei ridotto? Vieni a trovarmi e mentre io sto sull'alcova, tu mi parli di cose tecniche! Dov' finita la poesia? Tu, preso dal tuo egoismo accademico, quanta carriera vuoi fare? Non pensi pi a me!
Che dici, Matilde, io sempre ti penso e ti bramo. Vedi, queste sei settimane passeranno alla svelta. Sar un tempo pi breve e meno gravoso di due anni or sono quando son dovuto assentarmi per andare nell'alta valle dell'Arno.
Matilde fece un gesto di stizza.
No, no che non lo sar e soprattutto tu sai bene che non lo potr essere! Prima che tu andassi a Montevarchi il nostro era un amore casto, adornato dalla poesia e da elevati pensieri, si ragionava di estetica e di scienza, si cercava il bello nei segreti della natura. Poi sei tornato diverso, cambiato. Arross e si nascose un po' dietro il ventaglio. S, te lo devo dire, sei tornato assatanato: con voglie libertine, desideri da satanasso. Me ingenua, mi hai travolto in pratiche lussuriose. Chiss chi avevi frequentato!  pur vero che non mi dispiacquero e che non ho saputo oppormi, anzi mi ci sono di buon grado dedicata e assuefatta. Me meschina, ora come potr, con te che sarai lontano, soddisfare i miei ardenti appetiti di donna? Non potevo darle torto. Ero cambiato io ma anche Matilde non era la stessa. Prima delle mie esperienze in Valdarno avevo con Matilde rari casti amplessi in cui lei vestiva un lungo camicione; da tempo ormai la praticavo pi di frequente ed era sempre pi nuda. Per non parlar della lascivia che accompagnava il prima, il durante e il dopo.
Mi rendo conto, mia adorata, e la cosa mi provoca sofferenza ma non so che rispondere. Se pensi di non sopportare questa quarantena sessuale. Beh, non sono geloso ma c' tuo marito e tu non hai a disposizione qualche cicisbeo discreto che sia utile pr tempore all'uopo? Arross violentemente. Era adirata davvero. Ah, da Voi sentire simil oscenit! Ma cosa andate a propormi? Mio marito, che ha ben settant'anni, ama solo i cinghiali della sua tenuta. I cicisbei, poi! Uno ha settantacinque anni e l'altro forse due di pi! Mi dovrei dare, forse, ad amori ancillari? Magari con un giovane nerboruto garzone di stalla? Sapete che odio il puzzo dei cavalli! Uscite subito di qui e non fatevi pi vedere! Il gesto con cui mi indicava la porta fu cos imperioso che non potei far altro che ubbidire.
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2. LA SPIA DEL VAPORE.
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I proverbi sono falsamente consolatori, un uomo di scienza non dovrebbe ascoltarli ma, se hai avuto una tata napoletana, pu succedere che ti frullino in testa. Non  vero che la notte porta consiglio. Secondo me la notte porta "scompiglio", soprattutto se, col passare delle ore, ti accorgi di esserti cacciato in un'avventura molto pericolosa, in una nassa senza via d'uscita. Confesso che mi avevano colto di sorpresa. Forse per i mesi che erano passati senza aver notizie e anche per mia ingenuit, speravo di aver chiuso col mestiere di spia. Non mi ero reso conto che una volta avviato  una maledizione che ti segue per la vita, se non te la toglie, la vita! C'era un unico modo per sopravvivere: adattarsi. Ma una notte non basta! La mattina, dopo aver cercato il sonno in un letto di Procuste, ore e ore nel dormiveglia a fare un elenco interminabile di pericoli, problemi e difficolt, andai in Laboratorio in cerca di distrazione. Mi rallegr trovarvi Licurgo davanti al modellino della macchina a vapore. Sembrava si divertisse, beato lui! Con l'aiuto di Guerrino, impartiva insegnamenti pratici sul funzionamento della macchina di Watt a Francesco Maria Pacchiani. Mi misi un po' in disparte ad ascoltare. Il giovane aveva un aspetto un po' grezzo, brusco e rustico nei modi ma dallo sguardo acuto, dava da vedere d'essere un bravo studente, ponendo loro domande molto pertinenti. Se ho ben capito queste due sfere fissate a due asticelle quando girano, per azione della forza di fuga dal centro, trascinano in alto o spingono in basso, a seconda della velocit, le due aste, hanno la funzione specifica di regolatori. Licurgo annu soddisfatto e per conferma pratica gli mostr, facendo girare il meccanismo con gli indici, il movimento del regolatore.
 importante che la velocit del moto rotatorio si mantenga il pi possibile costante, soprattutto se azionano filatoi o telai. Troppa velocit potrebbe rompere il filo, con movimento lento il filo, invece, non si tenderebbe e potrebbe aggrovigliarsi su di s per effetto della torsione inversa delle fibre.
Francesco Maria annu. Dopo aver provato anche lui il movimento, mise il dito su un dispositivo a molla. E questo cos'?
Licurgo, giovine estemporaneo e spesso fuori dalle righe, rise apparentemente senza motivo. Mi aveva incuriosito, mi avvicinai. Perch ridi, Licurgo?
Perch ...  la "spia del vapore", come Voi maestro, e temo come noi altri!
Rise anche il giovane Pacchiani ma aveva un'altra domanda, ancora pertinente. Suppongo che la spia del vapore ci segnali se tutto funziona correttamente o se, invece, c' bisogno di combustibile. In casi estremi, addirittura, se c' pericolo di esplosione, perch, se ho ben inteso, il vapore pu eccedere in pressione. Sapete, mi ha ricordato la marmite o digesteur di Papin che avete in questo Laboratorio.
Aveva ben inteso e ben ricordato: l'avevo mostrata agli studenti in un esperimento pratico. Ma c'era di pi. Quella sua osservazione mi aveva ricordato la raccomandazione dell'anziano collega Pignotti: sarebbe stato arduo raggiungere l'obiettivo della nostra missione in quel di Prato!
Andai in biblioteca a rilassarmi e ad aggiornarmi sulle notizie dei giorni precedenti. Come mi aspettavo, mentre mi preparavo a partire alla volta di Prato, il mondo andava avanti secondo programma.
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Gazzetta Universale N. 39
MARTED 12 Maggio 1801.
PARMA 5 Maggio.
 qui giunto un Corriere straordinario dalla Corte di Madrid, con la fausta e lieta nuova che il R Infante D. Lodovico Principe di Parma  stato proclamato a quella R Corte Re dell'Etruria, e riconosciuto con tutti gli onori dovuti a s eccelso e sublime grado. Foglio. [...]
In seguito S. M. il Re dell'Etruria nel d 23 dello scorso Aprile congedatosi dagli Augusti Monarchi, in compagnia della sua R. Sposa, e tenera infanta, era partito per trasferirsi in Italia.
Fu solo per caso che, mentre sfogliavo distrattamente il giornale saltando da Parigi a-Berlino e di l a Londra, mi casc l'occhio su un'altra notizia minore, apparentemente insignificante ma era incoronata da tre asterischi!
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La provvidente e fattiva conduzione del Conservatorio di Santa Caterina a Prato da parte della giovane badessa Maria Grazia Magiotti ha dato un altro frutto insperato e pertanto ancor pi gradito. L'illuminata badessa, in accordo con la Pia Casa de' Ceppi e con il Monte Pio, ha chiamato al Conservatorio l'abbastanza noto medico patologo Antonio Bazzani e gli ha affidato un ambulatorio aperto anche al pubblico. Cos non solo le educande ma anche gli indigenti della citt potranno avere cure mediche finora loro precluse.
Il gioco mi fu finalmente chiaro: la rete di spie, di cui facevo parte, comunicava in modo discreto tramite le notizie con gli asterischi. Gli interessati, soprattutto se neofiti come me, venivano allertati solo quando necessario. Il gruppo si stava concentrando a Prato. Col mio arrivo saremo stati al completo.
Un altro assillo mi attanagli la mente: "Sono in partenza e non so dove reperire, a Prato, il foglio messaggero." Non l'avrei trovato ma per come andarono le cose non avrei neppure avuto il tempo di cercarlo! Pensai che era l'ultima volta che leggevo la Gazzetta Universale: nelle settimane a venire ne avrei dovuto fare a meno. In ogni caso mi sentii rassicurato: Maria Grazia Magiotti era Direttrice, o Rettrice?, nel Conservatorio di Santa Caterina dove si insegnavano le arti e i mestieri della lana. L aveva condotto il dottor Bazzani, con cui avevo stretto un rapporto di stima, forse di amicizia, a Montevarchi. Col non era amato, la Magiotti ben lo sapeva: per evitare all'ex giansenista rappresaglie sia da parte dei giacobini sia da parte dei realisti, l'aveva chiamato a Prato.
Pensando che avrei avuto loro al mio fianco, mi sentii rasserenato. Non tardai a scoprire che forse sarei stato pi sicuro a Prato che a Pisa.
La nostra partenza era fissata per il giorno dopo, gioved 14 maggio. Si sarebbe preso posto su un velocifero, una diligenza Alemanno-Loi societ di vettori di lunga percorrenza e poche soste. La nostra faceva, in due giorni, Roma, Livorno, Pisa, Bologna. Pernotto al porto di Livorno. Da Pisa a Prato ci sarebbero state solo quattro fermate. Il nostro arrivo era previsto due ore dopo il mezzogiorno in Piazza Grande del mercato. Avevo ritenuto opportuno avvertire Maria Grazia Magiotti del mio arrivo. Non potevo farlo di persona, consegnando un plico al Procaccino che partiva di l a poco per Firenze, alle 11 in punto. I francesi, fanatici dell'Amministrazione Centralizzata, avevano ormai preso il controllo completo delle "Postes de Toscane", tanto che il procaccia delle lettere veniva ormai chiamato Courrier Pieton anzich Borgetta! Ferdinando terzo, senza trascurare il buon funzionamento, aveva, seguendo il suo spirito liberale, delegato il servizio postale ai privati. I francesi invece stavano imponendo un rigido e quasi poliziesco sistema di controllo.
Sapevo di atti di censura preventiva e addirittura di sequestri di missive ritenute sospette. Non potevo rischiare. Avevo confezionato ad arte un plico indirizzato da Francesco Maria Pacchiani al padre, dentro c'era una lettera pi piccola da far pervenire alla badessa. Non potevo spedirlo io, cos mi feci accompagnare da Francesco Maria alla stazione di posta. A dire il vero il plico lo teneva lui e io lo accompagnavo sproloquiando di fisica a voce alta. Per maggior sicurezza avevo pensato che fosse meglio affidare il plico al Borgetta solo pochi minuti prima della partenza del postale.
Arrivammo appena in tempo. Dopo che la diligenza, cambiati i cavalli, ebbe ripreso la sua corsa, ci avviammo verso la Facolt. Ma fatti tre passi, sentii il bisogno di riflettere in solitudine. Congedai il mio studente. Tu rientra pure al Laboratorio, io preferisco fare due passi fino al Duomo.
Non mi fermai n in piazza dei Miracoli, n in Duomo; varcai la porta a ponente e, attraversato il fossato della cinta muraria, andai verso la pineta di san Rossore. Pensai per che non fosse prudente addentrarmi nella macchia. Voltai a sinistra e presi il sentiero che, costeggiando il fosso, portava all'Arno. Sopra gli alberi, pini, lecci e pioppi, vedevo svettare la rossa torre guelfa della Cittadella. La mattinata era cos bella che, incantato da fringuelli e tortore, decisi di seguire la corrente dell'Arno. Quando fui a una cinquantina di passi dalla rocca, voltai a destra e presi il sentiero che veniva dalla porta pedonale voluta decenni prima da pescatori e renaioli, piccola ma bastante per far passare un biroccio carico di rena.
Oltre le mura, la vegetazione era irta di pruni. Presi a camminare pensoso su un largo sentiero lungo la ripa dell'Arno. C'erano le tracce dei birocci dei renaioli ma non scorsi anima viva.
Dell'antico porto pisano ormai non restava quasi pi niente, solo dei pietroni che affioravano sul sentiero. Forse le antiche bitte che il deposito di rena dovuto alle alluvioni aveva pareggiato con la terra battuta. Stavo badando a non inciampare in uno di quelli, quando sentii una voce che mi apostrofava tra l'ironico e il minaccioso. Professor Severi, viene ad affogar nell'Arno i suoi timori? La ripa di qua dalle mura  pericolosa, anche di giorno, si possono fare brutti incontri! "Uno l'ho fatto" pensai. "E questo tanghero chi ?" In effetti non sembrava persona dabbene. Mi pareva pi uno sgherro che un amante delle passeggiate campestri. Cercai d'esser gentile.
Vi ringrazio per la vostra premura ma siamo nel mezzo del giorno e non porto con me denari, n cose di valore. Ma Voi che mostrate di conoscermi, chi siete? Si tir indietro la falda della giacca. Alla cintola aveva un coltello da caccia di oltre una spanna. Uno di quei coltelli con cui i cacciatori finiscono il cervo o cinghiale ferito e poi lo scuoiano sul posto. Lame affilate come rasoi, usate come rasoi. Ferri che non perdonano, n agli animali, n agli uomini. Cominciai a temere che ce l'avesse con me. Il mio nome non lo conoscete, n serve che ve lo dica. Non vi sarebbe neppure di punta utilit che vi dicessi chi mi manda. Vi dico per che vengo da Prato, gli  poco ma vi pu servire a intendere meglio la raccomandazione che vi porto: domani sarebbe meglio che non partiate. Odio i discorsi sospesi. Li percepisco come un'oscura minaccia ma era grande, grosso, nerboruto e armato. Sorrisi.
Non dovrei partire e, per dove, di grazia? Mi fiss minaccioso.
Smettete di fare lo gnorri! Avete capito benissimo. Parliamo di Prato!
Allargai le braccia con fare sconsolato. Ma vado per lavoro. Ho un contratto con la Manifattura berretti alla levantina. Mise mano al manico del pugnale.
Balle! Andate a raccontarle ai vostri studenti scemi! Le gualchiere del Pacchiani sono state controllate a novembre, gli  un po' presto per un altro controllo, di solito si fa ogni due anni. Si metteva male. "E ora?" mi dissi. Con la coda dell'occhio guardai prima a sinistra, l'Arno, poi a destra, una fitta macchia di rovi. Non mi restava che fare dietrofront ma se fosse stato pi veloce di me? Provai a prendere tempo.
Lo so ma una consegna di mille dozzine di berretti  stata rinviata al mittente da un reggimento di zuavi ottomani di stanza in Algeri. Il feltro si zuppava con la pioggia. Mostr meraviglia. Non ne era a conoscenza. Per forza: la storia me l'ero inventata io sul momento! Mostr di non essere tonto.
Professore, via, ho fatto il marinaio! Non mi vorrete mica convincere che in Algeria piove spesso! Ora basta, sono stufo. Allora, siamo d'accordo? Voi a Prato non ci andate, domani niente diligenza. Non mi garbava sapere di essere una spia e scoprire che gli avversari ne sapevano pi di me. In pi non sapevo neppure chi fossero i miei nemici! Non mi piaceva neppure subire le prepotenze di costui ma mi trovavo sotto scacco. Comunque non potevo tacere, tanto cambiava poco. Voi, illustre sconosciuto, non vi rendete conto di quello che dite. Io ho firmato un contratto e se non andassi, non solo non porterei il giusto profitto alla Facolt ma il danno sarebbe tutto mio. Domani prender il vettore. Lo sconosciuto fece un passo avanti ed estrasse la lama. S, appena la vidi balenare valutai che fosse almeno dieci pollici. Non mi restava che tentare la fuga. Non ebbi neppure il tempo di voltarmi. Qualcuno mi spinse di lato. Caddi sull'erba carponi. L'uomo vestito di nero che mi aveva spinto era armato di spada. Non disse parola,
si limit a infilzare l'altro proprio all'altezza del cuore. Il mio aggressore, senza neppure un piccolo rantolo, cadde a terra morto stecchito. Ero basito.
Ferruccio, era lui il mio salvatore, prese il pugnale dello sconosciuto e lo ficc a forza nella ferita. Diventava cos l'arma del delitto!
Lo guardavo terrorizzato, non so se impietrito pi dalla percezione del pericolo corso o dallo scoprire che Ferruccio da angelo biondo si era trasformato in spietato carnefice.
Lui si muoveva con calcolata freddezza. Asciug la spada sulla giacca del morto e la rinfoder. Poi, senza levarlo di mano al cadavere, infil il coltello nella ferita e l lo lasci. Raccolte delle pietre, le infil nelle tasche del mio assalitore. Qualcosa non mi tornava. Superata la paura arrivai a una conclusione.
Ma ha brandito il coltello solo perch siete arrivato Voi con la spada sguainata. Mica mi avrebbe ucciso. Mi lanci un'occhiata che avrebbe fulminato un cavallo. Noi spie non facciamo esperimenti! Non potevamo permetterci una verifica. I dubbi sono segnali di pericolo. Sempre, per noi, mortale! Ricordatevi che i dubbi vanno subito eliminati, se no le cose si complicano. Io sono convinto che se non fossi arrivato, ora sareste a galleggiare sul fiume ma noi non vogliamo lasciar cadaveri a mollo in bella vista. Forza, aiutatemi, prendete delle altre pietre di giusta grandezza. Svelto! Non me lo feci ripetere. Dopo averne intascate una decina belle grosse, Ferruccio mi ferm. Ora basta, aiutatemi a gettarlo in acqua. Afferratelo per l'altro piede! Badate a non levargli lo stivaletto. Lo trascinammo fino all'acqua e poi Ferruccio lo rotol dentro. In quel punto l'Arno era alto e pieno di gorghi.
Un attimo dopo il cadavere era stato trascinato a fondo. Sul pelo dell'acqua affiorarono alcune bolle d'aria. Quando i suoi compari lo troveranno, penseranno che Voi, professore, siete un tipo tosto: avete reagito infilzandolo con la sua stessa arma! Io? Ma figuriamoci!
Ferruccio non mi ascoltava pi. Con due balzi torn su, dal punto pi alto del bordo si guard intorno pi volte. Annu.
Bene, credo che non ci abbia visto nessuno. Ora Voi, tranquillamente come siete venuto, ve ne tornate in facolt, senza correre. State passeggiando, e anche riflettendo, come foste ad Heidelberg a camminare lungo il sentiero dei pensatori der Philosophenweg, chiaro? Annuii. Pi che chiaro ma c'era un'altra cosa che non capivo.
Aspettate! Come faceva a sapere? Ferruccio scosse la testa in segno di disapprovazione. Per colpa della vostra ingenuit. Non avete considerato che la vostra marchesa, Matilde Pandolfini,  una propritaire.
Lo guardai stranito. Una che?
Via, professore, avete inteso bene:  una proprietaria latifondista e proviene da una famiglia che lo  da secoli. Come tale, la marchesa  partitante convinta del nuovo re, Ludovico primo di Borbone. Voi le avete raccontato tutto e lei l'ha diligentemente riferito a chi di dovere, il quale ha pensato bene di provvedere. Mi detti dello sprovveduto ma non dissi nulla. Inghiottito il rospo, feci per chiedere ancora ma lui si mise l'indice sulla bocca.
Ora io devo sparire e Voi anche. Domattina partite all'ora stabilita. Il cadavere, per come l'abbiamo appesantito, non andr lontano ma sar trovato solo domani, dopo mezzogiorno, forse a sera. Ora avete capito quant' importante la vostra missione. Buona fortuna e state accorto. Siamo circondati da spie!
Ero sconvolto. Tornai di corsa in facolt ma entrai dalla porta di servizio. Convinto che l'agitazione mi si leggesse in faccia, non avevo intenzione di presentarmi agli studenti in quello stato. Era bene che non mi vedesse neppure Licurgo. "Magari c'era scritto qualcosa nella Gazzetta!" mi rimproverai. Andai in biblioteca e mi misi a sfogliare il prezioso foglio alla ricerca di qualcosa che mi fosse sfuggito. Lo trovai.
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Gazzetta Universale N. 39
MARTED 12 Maggio 1801.
PRATO 5 Maggio.
 giunto il momento di richiamare all'attenzione dei cittadini di questa operosa citt, che sappiamo essere dotati di tanta sensibilit sociale, la triste situazione in cui versano molte giovini caritatevolmente ospitate nei due Spedali della Misericordia. Essendosi ingravidate per vicende infelici su cui non vogliamo soffermarci e neanche indagare, ci interessa invece la loro incerta sorte.
Ci risultano essere almeno tre dozzine e come si pu intendere dai numeri dei registri degli anni passati almeno una decina delle donne saranno purtroppo destinate a non superare il travaglio. Ben sappiamo che gli Spedali, pur impegnandosi allo spasimo, non sono dotati n di sufficienti mezzi, n di personale atto a garantire un felice esito per tutte quelle disgraziate giovini. Soprattutto per le giovini che gi si presentano in condizioni di salute precarie assai. Purtroppo ci saranno nuove bambine orfane e solo le pi fortunate potranno essere ospitate da un conservatorio. Abbiamo gi detto in altra pagina della lodevole iniziativa della badessa Magiotti al Conservatorio di Santa Caterina, purtroppo non  n bastevole n atta a prevenire questa situazione d'indigenza sociale che pare bisognosa di concreto interessamento da parto.
La Gazzetta Universale sollecitava i cittadini abbienti a dare contributi monetari agli Ospedali della Misericordia ma anche a fare qualche donazione al meritorio Conservatorio di Santa Caterina. Pensai che la ex badessa Magiotti non aveva perso tempo. Ma mi sentii molto deluso, non cercavo notizie di quel genere. Era l'ultima volta che le cercavo: maledicevo la preziosa Gazzetta ma mi sarebbe mancata!
La mattina dopo noi viaggiatori, dopo essere arrivati alla spicciolata, ci riunimmo alle sei e mezzo nel cortile della Stazione della Posta di Porta Nuova, donde, dopo il cambio dei sei cavalli, sarebbe ripartita la diligenza. Arrivammo per ultimi a completare il gruppo di dieci. Erano ancora insonnoliti ma sotto tutti quei panni non tremavano dal freddo. Nell'oscurit si riconoscevano a malapena; e tutti quei corpi imbottiti da pesanti abiti da inverno somigliavano a dei preti obesi nelle loro tonache. Due uomini si riconobbero, un terzo li accost, cominciarono a parlare. Porto con me mia moglie disse uno. Anch'io.
E io invece non sono sposato! aggiunse il terzo. Come sempre mi accade nell'attesa di una partenza, feci delle congetture. La grande diligenza era divisa in tre scompartimenti, che partendo dal davanti erano il cabriolet su in alto, la berlina al centro, e in fondo la rotonda. I posti erano tre nel cabriolet, sei nella berlina e quattro nella rotonda. Il loro prezzo scendeva dagli scompartimenti anteriori a quelli posteriori. Capii che i tre che avevano socializzato erano viaggiatori in soldi che volevano gustarsi il panorama ma sul cabriolet, pur se eravamo in primavera, c'era freddo! Le due mogli avrebbero fatto compagnia a me e Francesco Maria nella comoda e confortevole berlina. Licurgo e Guerrino si erano dovuti accontentare, i posti erano stati venduti, della rotonda. Pi che altro ad accontentarsi era stato Licurgo, per non lasciar solo Guerrino. Nella berlina saremmo stati solo in cinque. Cinque e tre otto, pi due dieci.
Intanto la vettura aspettava il nuovo tiro che ci avrebbe portato fino a Serravalle. Non si dovette attendere molto. I cavalli furono agganciati poco dopo, mentre noi passeggeri, sollecitati dal postiglione, si prendeva posto. La signora Maria Chiara e la signora Antonietta vestivano abiti sportivi ma eleganti, da viaggio. Si conoscevano poco ma dopo aver fatto reciproci apprezzamenti sul loro abbigliamento, si mostrarono due brave donne di casa gratificate dal viaggiare: fecero presto ad approfondire la reciproca conoscenza, e dettero modo anche a me di saperne di pi.
Potevo osservare bene tutte le loro moine. S'erano accomodate davanti a noi in senso di marcia. Sa, con questo dondolio. aveva detto la signora Antonietta che gi aveva sperimentato la diligenza da Livorno a Pisa. Maria Chiara, la giovane pisana, annu con garbo discreto.
Accanto a loro, proprio davanti a me, al finestrino, un tipo dal fare ampolloso e formale che, come Antonietta, veniva da Livorno. Era vestito di abiti eleganti ma un po' fuori moda e forse anche leggermente lisi ai bordi, ai polsi e al bavero. Una cornice sottile di barba gli fasciava il mento e sotto i baffi, anch'essi sottili, risaltava una piccola mosca: da cardinale, non certo grande come quelle da moschettiere! Portava addirittura il tricorno, che per si era tolto nel salire. Pensai che poteva esser segretario di un monsignore o un medico delle campagne livornesi. La signora Antonietta, la livornese, la pi anziana, nonostante l'aspetto goffo e impacciato, era quella pi socievole e anche pi curiosa. Si rivolse a me indicando Francesco Maria. Suo figlio?
Il ragazzo si limit a sogghignare in modo sommesso. Per gentilezza risposi. No,  un mio studente. Antonietta Francini si mostr meravigliata. Voi, cos giovane, siete gi professore! Al Ginnasio Nicola Pisano? Di latino, immagino. No, mia cara signora, niente di tutto questo.  pur vero che pratico il latino, lo leggo e lo scrivo ma insegno fisica alla facolt di Fisica, appunto.
Maria Chiara, la giovane signora pisana, che fino ad allora s'era mostrata pi riservata, intervenne. Nel sorridere mostr grazia e una certa belt. Di certo doveva essere molto pi giovane del marito, che magari era alle seconde nozze.
Ma se l son tutti dei vecchioni, non  che ce lo dite per celia? Sa, io abito davanti alla Torre Muda e vedo passare gli studenti tutti i giorni e, a volte, anche i professori. Ma gi, che sciocca, vi avr preso per uno studente, sembrate cos giovane!
Antonietta ridacchi sommessamente. Alz lo sguardo verso l'alto, proprio dove sul cabrio doveva esser seduto il marito assai pi attempato della sua giovane amica. Alz anche le sopracciglia, queste pi in su, verso il cielo. Eh, le giovani starebbero bene coi giovani! Maria Chiara arross. Ma che dite amica mia!
Francesco Giuseppe, il pi giovane tra noi, non pot trattenersi.
Signore mie, potete credergli, il professor Severi  il pi dotto ma anche il pi giovane professore dell'ateneo e, Severo di nome e di fatto!
Antonietta, ritratto il pungiglione, ci aveva ascoltato dondolando la testa per assecondare il movimento del mezzo. Raddrizz la schiena e torn all'attacco. Oh bella! E che ci andrebbe a fare a Prato un professore dell'universit. L son tutti venali, grezzi amanti dell'interesse, del denaro e dei commerci, mica delle scienze! San far di conto, mica leggono di scienza! Roba per mio marito. Sa, lui  un grosso commerciante, non solo per la pancia, si va a Prato a vendere balle di lana e comprare tessuti, sempre di lana.
Non mi andava di stare ad ascoltare vita morte e miracoli del signor Armido Francini fu Giuseppe, grande importatore di lana dalle Americhe. Buttai la palla al tipo vestito all'antica che, pur con occhi socchiusi, ci ascoltava attento e vigile.
E Voi? Anche Voi vi occupate di affari con la lana? Sorrise sornione e apr l'occhio destro. Ma non sembrava aver voglia di unirsi alla conversazione. Antonietta lo pungol.
Che bello, vi siete svegliato!  da Livorno che dormivate e non avevo osato svegliarvi.
L'uomo, dopo aver controllato una smorfia, le lanci un'occhiata di traverso; ma la sua voce, di uno strano accento toscano, risuon piena di misura e di controllo.
S e no, solo affari di lana caprina ma sarebbe meglio dire liti, cause o comunque, mi tocca risolvere "questioni capziose". Sono avvocato al porto di Livorno, dove le questioni capziose, con le merci in arrivo e in partenza, non mancano mai: chi compra contesta e chi vende protesta, insomma vuole riscuotere. Antonietta conferm d'essere troppo curiosa e di conseguenza indelicata. Avvocato? Non l'avrei mai creduto. Vestito come siete, non vi offendete ma siete di una sobriet quasi eccessiva. Vi avrei fatto pi un uomo, non dico di chiesa ma da Opere Pie. Che so Direttore di un Conservatorio o di un Monte di Piet. Quello allarg le labbra in un impenetrabile sorriso. Eh, la mia signora, lo dovreste sapere: "L'abito non fa il monaco" ma si potrebbe anche dire che gli abiti, spesso, servono a camuffarsi, a passare inosservati, a confondere gli altri.
Antonietta non lo fece neppure finire. Lo incalz: S ma vi assicuro che inosservato non passate. Ho capito, vi siete vestito apposta elegante ma senza sfarzo e, diciamolo pure, all'antica, perch a Prato avete da risolvere una questione di debiti col Monte Pio. Ne hanno tanti di debiti, uno anche con mio marito che non sa come fare a riscuotere. Voi.
Il sedicente avvocato la interruppe. Si era accorto d'essersi avventurato per un sentiero scosceso, irto di sassi e pieno di buche. Per non inciampare, cambi abilmente discorso. No, mia signora, non tratto casi che non siano pertinenti agli armatori del porto. Ma parliamo d'altro. Torniamo a noi. Ecco, sono ancora curioso di sentire cosa ci dice il professore circa il suo viaggio nell'industriosa Prato. Ancora, professor Severi, non ci avete risposto. Mi sentii prudere la nuca: un dubbio? No, un segnale d'allarme.
E io gradirei sapere con chi parlo, perch a parte che siete avvocato, ancora non ci avete detto il vostro nome. Antonietta annu e sostenne la mia richiesta. Eh s, diteci come vi chiamate, che magari da mio marito ho sentito parlare di Voi.
Il tipo mi sembr imbarazzato. Ci mise un bel po' ad acconciare una risposta sapida. Eh, mia cara signora, come avrete capito dalle mie vesti, pratico la prudenza. Ultimamente ho vinto alcune dispute, dovrei dire contese, piuttosto aspre. I perdenti non sono rimasti soddisfatti e invece di prendersela col giudice hanno minacciato me. Per questo preferirei, spero vorrete scusarmi mantenere l'incognito. Ho voluto esser sincero, anche se potevo dirvi che mi chiamavo Mario Rossi.
Maria Chiara ebbe un gesto di stizza. Come altri cento a Prato!
La risposta non era piaciuta neanche agli altri, me compreso, in effetti sembrava recitata. La signora Antonietta poi si mostr addirittura offesa. Estern il suo disappunto arricciando il naso.
Ma noi, vi assicuro, caro il mio incognito avvocato, non abbiamo mai avuto cause capziose e tantomeno le abbiamo perse! Quanto a minacciare un uomo di legge, poi! Non sarebbe cosa del nostro garbo. L'uomo sorrise ma tacque. Per superare l'imbarazzo di tutti, chiesi a Francesco Maria di raccontare e spiegare cosa facessimo al Laboratorio. Francesco ci si mise d'impegno, si divertiva a citare particolari cos noiosi che rischiai un colpo di sonno.
Arrivammo cos a Serravalle, con le donne imbambolate, quasi addormentate.
Dopo il veloce cambio dei cavalli risalimmo tutti, eccetto l'avvocato, che mi aveva ceduto il passo.
Vi saluto, io mi fermo qui. Devo sbrigare una faccenda con un notaio. Prender il vettore del pomeriggio. Buon viaggio!
Francesco Maria, con astuta ingenuit, lo interruppe. Quindi vi rivedremo a Prato?! L'avvocato lo scrut con sospetto. Quasi con rimprovero. Solo se ce ne sar bisogno, se ne avrete bisogno. Buon proseguimento del viaggio!
"Questo che vorrebbe dire?", pensai, ma fu un'altra cosa ad attirare la mia attenzione. Nel parlare, l'uomo si era appoggiato alla portiera, rispondendo al ragazzo aveva alzato il braccio destro ben oltre la spalla. La giacca si era aperta. Mostr cos, sistemate in due fondine di cuoio, una per parte, sotto l'ascella, due pistole da militare di foggia francese. Credo che le volesse far vedere a me ma non fui il solo a notarle. Quando la diligenza, spronata dal postiglione, ebbe fatti cinquanta passi, Francesco Maria, questa volta con genuina ingenuit, espresse il mio stesso dubbio. Che voleva dire?
Non sapevo che rispondere e non potevo rivelare i miei timori. Meno male che la signora Maria Chiara Borlotti si decise a rivelarci il suo segreto. Pi che altro lo sussurr, da brava gatta morta, quasi temesse che l'avvocato la sentisse. Sapete, mentre scendeva, stamani a Pisa, ha alzato le braccia per aggrapparsi alla carrozza. Io gli ero di fronte.  cos che ho visto le due pistole! Mi sono allarmata ma non sapevo chi fosse, ho deciso di star zitta. Non ho detto niente neppure a mio marito.  fumino, non si sa mai magari gli faceva una domanda indiscreta e troppo aggressiva. Con chi  armato non si pu scherzare. Poi ci viene a raccontare che  un avvocato. Madonnina santa! Per l'emozione le era preso un po' d'affanno. Vidi anche che aveva una stilla di sudore sulla fronte. Antonietta si premur di avvertirla con discrezione. Se ne accorse anche lei e si asciug con un fazzoletto orlato di trine. Dopo aver ripreso una respirazione quasi normale, mi sorrise e continu.
 la prima volta che vedo un avvocato armato. Che ne sento, anche.  strano costui: in tribunale combatte con le parole, e in viaggio deve girare armato? Mica mi ha convinto tanto con quella sua storia delle minacce! Non aveva convinto neppure me. "Chi ?" mi chiedevo a ogni lega, ricordando i consigli di Ferruccio ma non trovavo risposte.
La signora Antonietta mi dest dal torpore del dubbio. Bene, per io, a questo punto, sarei curiosa di sapere qual  il motivo che porta voi quattro studiosi a Prato. "Mai dire tutta la verit!" era un altro consiglio di Ferruccio. "La cosa migliore  sempre una mezza verit!", questo consiglio era invece di Concetta, la mia governante di quand'ero a Napoli fanciullo. Piuttosto in tre, in quanto questo ragazzo  di Prato,  figlio di Giovacchino Pacchiani, produttore dei famosi berretti rossi alla levantina, di cui avrete sicuramente sentito parlare.
La donna alz le sopracciglia, vinta dalla meraviglia. Caspiterina! Certo che s. Suo padre ha anche preso un premio, con tanto di diploma e proclama firmato dal Granduca!
Continuai con un tono pomposo, nei modi e nella voce, a imitazione, o parodia, del direttore Vacc. Vedete, mie gentili signore, come certo saprete, le gazzette e i fogli ne parlano sovente, noi fisici di Pisa spendiamo la nostra esistenza a cercare sempre nuove migliorie del fare e del sapere. Il nostro scopo non  lo studio, lo studio  un mezzo per congiungere la pratica con la teoria in vicendevole sodalizio. Un matrimonio d'interesse, insomma. Mi seguivano con interesse. Continuai. Dovete per anche sapere, di questo ancora non se ne scrive, che abbiamo messo a punto un metodo elettrico per fissare il rosso sul feltro e anche, seppure con minore persistenza, sulla lana. Per far questo usiamo scariche elettriche, fulmini artificiali, generati da bottiglie ideate nei Paesi Bassi. Siccome queste scariche sono molto, anzi parecchio, pericolose, andiamo in loco a costruire qualche bottiglia per fare delle prove pratiche su panni di lana appena follonati.
La signora Antonietta mi interruppe per darmi un consiglio materno.
Non andrete nelle gualchiere, sono posti pericolosi, con quei magli e anche malsani, con quell'acqua acida o fetida di sapone, se non di piscio d'animale. Non volli darle spago, aveva toccato un argomento per noi delicato.
Non tema, siamo accorti e prudenti. Ci interessa il procedimento: se si riveler atto all'uopo, allo scopo precipuo di render pratica e utile la scienza, stabiliremo e detteremo i criteri tecnici per industrializzarne il processo. Nel senso che negli opifici ci andranno altri! Mi parve soddisfatta. Mi divertiva vedere con quanto impegno, con moti di meraviglia e interessato stupore, le due signore facevano finta di capire. Anche Francesco Maria se la spassava: gli cedetti la parola per meglio godermi lo spettacolo. In verit volevo anche ammirare le grazie nascoste di Maria Chiara: in fondo era anche lei di Pisa! Vi risparmio il resto. Alle fantasie scientifiche mai realizzate e mai realizzabili, seguirono chiacchiere futili, le loro, e i miei pensieri cupi divennero meno grevi. Insomma le due signore, con le loro futilit, ci resero lieve il viaggio.
Arrivammo a Prato all'ora prevista.
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3. OCCHI CHE SPIANO.
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Abituato a Pisa, citt ormai ferma, attenta solo a conservar se stessa, davanti a Prato rimasi disorientato. Gi quando eravamo a pi di duecento passi dalle mura, la strada correva tra le case. Edifici senza grazia che mi parvero tirati su alla meglio e in fretta. Sui bordi della strada due file di gente, uomini, donne, ragazzi, andavano o venivano portando qualcosa in braccio o sulle spalle. Alcuni, pi attrezzati, spingevano delle carriole stracariche. Abituato al vocio di Napoli, notai anche che non berciavano, al massimo, ben attenti a dove mettevano i piedi, si salutavano con un moto della testa. Passata la porta a ponente della cinta muraria pi esterna di Prato - "la pi recente e dentro ce ne stanno altre" mi spieg Maria Chiara - la diligenza continu verso levante, in direzione Firenze, per altri cento passi, poi
volt a sinistra e si ferm davanti alla stazione della Posta. Non per cambiare il tiro dei cavalli, lo avrebbero fatto fuori dal bastione dei Giudei, dove c'era il grande serraglio con le scuderie di ben tre compagnie di viaggio. Appena fummo scesi, salutammo le due signore e gli altri che continuavano fino alla cinta muraria a una fermata pi comoda per loro.
Ad aspettarci c'era un vecchio valletto, Medoro, che, dopo aver salutato Francesco Maria con l'affetto di un nonno, prese a caricarsi di tutte e quattro le borse. Piccole ma fastidiose. Ma s'era attrezzato: con due cinghie le leg a due a due per i manici, poi si pass sulle spalle le cinghie. Azzardai una proposta d'aiuto. Se vuoi i ragazzi possono portare le loro. Sorrise con sguardo paterno.
Al signorino Francesco? Mai! E l'altro ragazzo ha gli stessi diritti. Non vi preoccupate, sono qui per questo. Che volete che sia, ho lavorato in una gualchiera che avevo sei anni. Questi pesi sono piume! Non era il caso d'insistere. Cercai di capire meglio dov'ero capitato. Anche dentro la cinta, le strade, deserte di passanti oziosi o nullafacenti, erano affollate di persone silenti e operose. Carretti e carriole in frenetico movimento fendevano i gruppetti di persone come navi spinte dal maestrale. Ora che ero a piedi e mi passavano accosto, potevo vedere. Trasportavano balle di lana, matasse di filo, all'apparenza tutti manufatti di lana ma anche sacchi di stracci e altri semilavorati. Mi venne naturale un'esclamazione: Quanto movimento! Medoro sorrise. Qui c' tanta gente operosa. In citt e anche nelle campagne ci sono decine e decine di piccoli opifici. C' anche chi lavora in casa propria, anche tra le mura del paese. Sentite nell'aria questo ronzio accompagnato da piccoli colpi sordi?
Guerrino, che ci ascoltava, mostr che s'intendeva di macchine. Sono telai in azione! Medoro assent. S,  cos anche di notte, alcuni non si fermano mai. Qui i lavori sono ereditari: di madre in figlia e di figlia in nonna, la notte. Prato  come un formicaio. Si immagazzina solo lana grezza e stoffa. Nel mezzo si spostano da un punto all'altro, come vedete, con carretti e carriole, i semilavorati: lana, lana cardata, lana pettinata, filo, pezze di lana. Lo interruppi.
Scusa Medoro, hai detto che da bimbo lavoravi, come sei finito a fare il valletto?
Grazie al signor Giovacchino, mi vide in gualchiera che avevo poco pi di vent'anni. Abbiamo la stessa et e lui faceva il giro delle propriet con suo padre ormai quasi invalido. Suo padre, nel presentarmi, gli disse: "Fidati di Medoro,  il pi bravo!". Giovacchino mi scrut un po' e mi comand: "Cammina, fai dieci passi e poi torna qui." Non capii ma lo feci. Lui apprezz. "Ti muovi con eleganza, con una livrea addosso sarai un valletto perfetto!".  cos che cambi la mia vita. La voce gli tremava e aveva gli occhi umidi. Ti chiami Medoro e poi?
Non so chi fosse mia madre e figuriamoci il padre. So solo che ho un fratello: il signor Giovacchino! Che importanza pu significare un cognome? Mi potrei chiamare Innocenti, Degli Innocenti, Ventura, Incerti, della Scala, che avrei di pi da vantare? Medoro  pi che sufficiente.
Sorrisi. Hai ragione, a Napoli, dove sono stato infante, ti potresti chiamare Esposito. S, ti basti menar vanto, come dice il poeta, che "Medoro avea la guancia colorita", come te che, nonostante l'et, mostri ancora d'avere.
C' un poeta che parla di me? Per caso, non  che mi prendete in giro, professore?
Questa volta intervenne, con voce sensuale, Licurgo. No, il poeta era di Ferrara e non parlava di te, perch il poema l'ha scritto pi di due secoli fa! Ma narra la storia di Medoro, un giovane in armi, che oltre ad aver le guance colorite era anche di rara belt, nel volto e nel corpo. Un bellissimo ragazzo.
Licurgo, quando si doveva parlare di giovani Adoni, non sapeva trattenersi.
Non ebbi tempo di riprenderlo, eravamo arrivati. Il palazzo del Pacchiani infatti non era molto distante dalla stazione della Posta. Lo avevamo raggiunto dopo esserci lasciati sulla nostra destra il Castello dell'Imperatore Federico secondo, una rocca di pietra bianca in disuso, coperta di capperi e parietaria, l'erba vetriola che, raccolta sulle mura della Cittadella, usavamo per pulire le ampolle e le provette del Laboratorio.
Il portone era aperto, una sola anta: ci aspettavano. Nell'atrio non vidi carrozze e non ce n'erano neppure nel cortile interno. Eppure il portone spalancato avrebbe permesso il passaggio di una carrozza a quattro posti. Un mezzo molto in uso tra i nobili e i notabili pisani. Ci venne incontro la governante, una signora vestita di scuro che reggeva un gran mazzo di chiavi: il segno del potere. Senza un attimo d'incertezza si rivolse a me. Professor Severi, ben arrivato. Vi saluto da parte del signor Giovacchino, arriver tra un po'. Vogliate scusarlo,  impegnato a controllare la spedizione di un grosso lotto di berretti diretti in Francia. Si volt verso il valletto. Tu, Medoro, porta i bagagli dei signori nelle loro camere. Sai quali sono e sai anche di chi sono codeste borse. Medoro le fece notare la leggerezza del nostro bagaglio. Signora Uliana, devo mettere anche degli asciugamani
e dei teli da bagno, che come vede hanno semplici bagagli da viaggio.
Uliana, economa pi che accorta, dopo aver scrutato con disapprovazione le piccole borse portate da Medoro, fece un semplice cenno di s con la testa. Ci indic una porta socchiusa.
Vi faccio strada, seguitemi in sala d'attesa, qui purtroppo non abbiamo una biblioteca. Indaffarati come siamo, non si usa leggere molto in questo palazzo. Licurgo aveva prima da soddisfare una curiosit. Mi scusi, signora Uliana ma quando arrivano dei visitatori, le loro carrozze le fate sostare in strada o entrare dal portone, che allora verr spalancato, immagino. La governante fece un gesto di stizza e gli lanci un feroce sguardo da economa. Ci mancherebbe altro! I cavalli sporcano e anche se la facessero in strada poi toccherebbe a noi raccattare e lavare! Ci vorrebbe tanta liscivia e anche quella non profuma di spigo. Entrano da dietro, c' un cancello da cui si arriva in cortile.
Licurgo la interruppe divertito. Cos mettete da parte un po' di concime, come fa mio padre. Uliana annu. Fissava con interesse il mio assistente. Vostro padre ha una carrozza? Con due cavalli? Veramente di carrozze ne ha due, due berline, e anche un calesse cabrio, e di cavalli ne ha sette. La governante, abituata a fare i conti di casa e in tasca agli altri, aveva capito alla svelta che Licurgo non era nullatenente, con un padre cos ben attrezzato! Cambi tono ma volle minimizzare.
Per fortuna qui abbiamo solo due cavalli e gi danno tanto da fare, per non parlare del costo della biada. Ma venite, cos vi potete mettere a sedere. Vi far servire del caff, lo gradite, vero?
Lo gradivamo tutti, io e Licurgo per abitudine, ormai; Guerrino per curiosit.
Entrammo nella sala, una specie di astanteria, con in un angolo una grande fratina e molte panche addossate alle pareti. Nell'angolo all'altro lato un tavolo basso con quattro poltroncine. Francesco Maria ci fece sistemare su quelle.
Non fateci caso, viene usata da mio padre per ingaggiare i lavoranti stagionali e per ricevere mercanti che comprano berretti o gli vendono lana, ma anche per le riunioni con i capomastri quando programmano le lavorazioni. Bisogna che le gualchiere vadano di pari passo con la fabbrica.
La governante era rimasta in piedi in mezzo alla sala. Signorino, allora posso far servire qui il caff? Mentre il giovane rispondeva, mi voltai. Alla parete dietro di noi era appeso un grande dipinto raffigurante un convivio di gentili.
Francesco Maria aveva notato la mia curiosit. V' ritratto Francesco di Marco Datini, la copia di parte di un affresco. Per noi che ci occupiamo di affari, una specie di nume tutelare della casa! Una tela di ignoto ma per noi utile. Dall'altra parte invece un'opera pi importante.  di un pittore di Prato, un certo Filippo Lippi, mio padre l'ha comprato dal Prevosto Mari una decina di anni fa. Sorrise, quasi si schern. Ma non servono solo ad abbellire la sala. Sono anche strumenti di lavoro!
Licurgo si mostr stupito. Due quadri? Francesco Maria ci spieg. Guardate bene, vedete quel personaggio vestito di giallo oro che sta a sinistra del Datini?  il podest e ci guarda di fronte. I suoi occhi sono forati, c' un buco nel muro e, dall'altra parte della parete, un soppalco di legno con una sedia. Stando seduti l sopra si pu vedere e ascoltare tutto! In tal modo mio padre, che sa intendere cinque lingue, compreso l'arabo, pu conoscere le intenzioni di prezzo prima di iniziare una trattativa. Ai mercanti qui convenuti viene offerto un caff e lui ascolta. Sapete, il caff scioglie la lingua pi del vino e non insospettisce. Licurgo, come sempre acuto, aveva capito. Dalla parte di l, attraverso gli occhi di un commensale, tuo padre pu conoscere le intenzioni di lavoro dei capomastri, vero? Che persone diverse, mio padre usa i buchi, da lui stesso praticati, per spiare le serve quando si lavano! Francesco Maria annu. Certo, gli affari a Prato sono pi importanti del sesso! Poi, quando deve selezionare i lavoranti stagionali, li fa sedere sulle panche e sceglie i migliori, gi prima di dar loro udienza! Licurgo, dopo avermi lanciato un'occhiata, si alz per esaminare da vicino il quadro e non pot astenersi da esprimere un dubbio malizioso.
Ma allora, anche in questo momento, potremmo essere spiati!
Francesco Maria sorrise. Non lo escludo magari da mio padre stesso che  gi tornato e vuole, ormai  quasi un suo vizio, vedere prima e capire di nascosto chi siete. Oppure da Uliana, per la sua lodevole abitudine di volere tener tutto sotto controllo.
A me era venuta un'altra curiosit. Anche tuo padre entra da dietro?
Sempre, quando va via con la carrozza. Niente cavalli dal portone del palazzo! L'avete sentito: ordine tassativo di Uliana. Su queste cose a palazzo, anche se fuori  un altro mondo, non si transige: "Ordine, decoro ed economia". Ma vediamo se c' davvero. Si alz in piedi e si rivolse al podest del quadro. Dai babbo, vieni di qua. Si ud come un'imprecazione e poi uno scricchiolio
d'assi. Dopo poco, Giovacchino Pacchiani apparve sulla porta in fondo.
Professore, dovete scusarmi per il ritardo ma, capirete, cinquecento dozzine di berretti rossi non potevano aspettare. Spero vi stiano portando un caff. Entr Uliana con un grande vassoio in mano. Sei tazzine... si vede che col padrone s'erano gi salutati... ma per chi era la sesta? Ci rimettemmo a sedere. Giovacchino mi chiar il dubbio.
Stiamo aspettando, veramente dovrebbe essere gi qui, Gianfilippo Mazzetti. Tu Francesco lo conosci, fino a tre anni fa era il mio assistente alla produzione del feltro, dirigeva e controllava la follatura di tutte le mie gualchiere. Ora fa il commerciante di lana e ha pure fatto fortuna. Lui vi accompagner in giro tra una gualchiera e l'altra. Un'ottima copertura, credetemi! La nostra guida arriv poco dopo accompagnata da Medoro. Il modo con cui era vestito mi lasci perplesso. Mi era apparso davanti un uomo elegante, anche se sobrio ma non certo uno che ci avrebbe dovuto accompagnare nelle campagne!
Indossava una redingote dallo stile austero e rigoroso, con tagli semplificati, tessuto di panno robusto, forse lana ritorta. Le decorazioni erano ridotte al minimo, solo qualche piccolo alamaro. In tal modo penso volesse esprimere la seriet e l'impegno del mondo del lavoro, in contrapposizione alla distaccata superficialit dell'oziosa aristocrazia, quella fiorentina, per ora neppure lambita da rivoluzioni, sia politiche, che industriali. Prima o poi si sarebbero accorti che la praticit, la prudenza, il risparmio, il lavoro e l'ordine non erano solo ideali ma strumenti di progresso gi saldamente in mano al mondo borghese. Vedendo l'espressione del Mazzetti pensai che facesse teatro e che tenesse a a far mostra della sua personale seriet, sulla quale nutrii subito qualche dubbio.
Questo costume di scena, severo e non usuale, trovava la sua ispirazione da quello dei Puritani, dei Quaccheri o meglio ancora dei Calvinisti svizzeri. Un nuovo stile dell'abito maschile che sapevo bene avere una patria, l'Inghilterra, che, gi in piena rivoluzione industriale -altro che quella francese! - proponeva un'eleganza pi pratica e civile, influenzata dai modi informali, dalla passione per lo sport e la vita all'aria aperta del gentiluomo inglese.
A Prato ancora non attecchiva la rivoluzione giacobina ed erano anche in ritardo rispetto a quella industriale. "Ero l per ritardarla o per dare un aiuto a prepararla?" Quel vestito mi sembr fuori luogo ma se quel tipo l'aveva adottato, che potevo pensare? Di certo non quello che voleva lui!
Giovacchino ci present. Il Mazzetti non pose avvio a convenevoli, da uomo pratico quale voleva apparire, prima dette uno sguardo ammiccante a Giovacchino e poi al quadro col Datini. Il Pacchiani rispose, sempre con un cenno d'intesa, che poteva parlare. "La funzione dei quadri non  nota solo a palazzo!", mi fu chiaro. Solo allora il Mazzetti, a voce bassa, espose le sue intenzioni.
Come mi ha chiesto il signor Giovacchino, ho condotto qui il mio calesse. Lo lascer davanti alla scuderia, cos domani mattina ci caricate gli attrezzi da campo e andiamo con quello, anzi andate, che io verr a cavallo e Voi mi seguirete col calesse. Ci scrut uno a uno perplesso. Le pistole le avete nelle borse da viaggio? Sarebbe meglio un moschetto ma penso vadano bene. Domani mattina portatevele appresso e ben cariche! Scossi la testa. Veramente non abbiamo pistole.
Mi fiss meravigliato. Ma come, venite in missione senza pistole? Prato, di questi tempi,  pericolosa, le campagne anche peggio!
Capivo la sua delusione, cercai di mitigarla. Non ce ne sar bisogno, in fondo dobbiamo solo trovare delle casse nascoste in una cascina.
Si batt la mano sulla coscia. S, ma se le troviamo non saranno l sole e abbandonate. Temo che ci siano delle sentinelle armate. I francesi in questi casi hanno ordini perentori, non staranno a guardare. Ci punteranno contro gli schioppi. Scosse di nuovo la testa. Vabb, in serata mander un mio servitore con due pistole e un trombone inglese da postiglione. Spero le sappiate usare. Porter anche munizioni. Spero le sappiate caricare, o le volete gi cariche? Licurgo rispose per tutti. Meglio cariche, sicuramente Voi le sapete armare meglio di noi. Per caso non avete anche tre pugnali da caccia? Li aveva.
Giovacchino, per, non era d'accordo. Ma che armi! Mica dovete andare a fare uno scontro a fuoco! C' solo da esplorare la zona per scoprire dov' nascosta la macchina. Poi, qualche giorno dopo, si dovr, senza far troppo chiasso, trasferirla in un nostro posto sicuro per metterla in funzione.
"Non sa dell'ordine di distruggerla o lo sa e non vuole dirlo a Gianfilippo?" Decisi di tacere, di far finta di nulla. Ma sulle armi presi posizione. Sono d'accordo col signor Giovacchino: niente armi. Noi andiamo in esplorazione, spiamo i luoghi ma con apparenza scientifica. Per l'azione ci vuole un plotone di gente abituata a combattere e quelli non siamo certo noi. Ci massacrerebbero!
Giovacchino mi lanci un'occhiata d'intesa, poi si rivolse al Mazzetti con tono perentorio. Niente armi,  stabilito. Meno chiasso si fa e meglio . Sono professori, esperti dell'accademia, ben conoscono il meccanismo. Sono indispensabili per montare i pezzi della macchina e farla funzionare. Bisogna proteggerli, non farli combattere. Gianfilippo si alz in piedi. Un fremito di nervosismo gli aveva, per un attimo, piegato una guancia; ma, a parte la durezza ironica della voce, non mostr altre reazioni. Batt i tacchi.
Bene, se dite che bisogna far cos, lo si far. A domani mattina alle sette. Arriver da dietro, a cavallo. Appena fu uscito, Giovacchino comment. Questo giovane non matura. Troppo istintivo, sanguigno, non so come faccia ad aver successo negli affari. Avr l'arte della seduzione, mi dicono sia molto apprezzato dalle signore, forse perch veste cos elegante? No, lo era anche prima di far soldi. In quel mentre entr Medoro.
Scusate, ci sarebbe una ragazza, l'infermiera del Conservatorio. Porta un messaggio urgente della Direttrice Magiotti per il professor Severi. Entr una giovane vestita con un camice celeste e una cuffia con ampia cresta bianca sulla testa. I capelli biondi erano raccolti da una crocchia tenuta ferma da diverse forcine. Nell'insieme dava la sensazione di asettico lindore.
Quando la vide, Giovacchino le and incontro. Cara Anna, che piacere rivederti! Era tanto che non capitavi qua. Ti trovi bene al Conservatorio? La giovane, bloccata in posa statuaria, rispose con garbo. Benissimo, soprattutto per la fiducia che mi ha concesso il dottore. Mi piace tanto fare l'infermiera e poi mi piace occuparmi di quelle bimbe e di quelle giovani. Intendetemi signor Giovacchino, godono di ottima salute, almeno finch stanno l ma hanno bisogno di una guida, soprattutto quando vengono licenziate, cio quando entrano nella vita civile.
Parlava con vera emozione ma era anche preoccupata, con lo sguardo cercava il destinatario della lettera. Appena cap che ero io, me la porse. Questa  per Voi, professore. La Reverenda Madre... la Direttrice, mi scusi, aspetterebbe risposta immediata. Lessi. Maria Grazia Magiotti mi chiedeva quando sarei andato a trovarla. Non potevo assentarmi subito. Chiesi a Giovacchino.
Domani, a che ora pensate che saremo di ritorno? Mangerete all'aperto, vi far preparare un cestino speciale ma credo che a quest'ora sarete qui. Potevo rispondere.
Non c' bisogno che scriva. Dite alla Direttrice che domani prima del vespro sar senza dubbio al Conservatorio.
La ragazza annu. Dopo un saluto stringato, se ne and furtiva. Giovacchino la segu con lo sguardo scuotendo la testa.
Poverina, era da noi. Un paio d'anni fa ha avuto un problema ed  voluta andar via. S' persa di vista. Sono contento che la nuova Badessa, s, per me  sempre una badessa, l'abbia presa in simpatia.  brava, disponibile, gi qui aveva mostrato di saper curare le ferite degli operai.
Ai vecchi, quando si emozionano, gocciola sempre il naso. Se lo soffi.
Dovete sapere che nelle gualchiere ma anche negli opifici, gli operai, gente saltuaria, stagionale, venuta dalla campagna, sono poco pratici e maldestri, si fanno male con facilit. Allora, poveretti, li faccio portare qui, li sistemo nelle scuderie per curarli. Anna era molto brava, i primi rudimenti di medicina li ha appresi qui da noi.
Ora andiamo peggio: la scorsa settimana uno  morto di cancrena, una morte orribile! Ma non ha voluto andare al Conservatorio, aveva paura che il dottor Bazzani gli tagliasse il braccio.
Annuii. La ragazza  fortunata, imparer un sacco di cose, il dottor Bazzani, che so arrivato da poco,  un medico valente e all'avanguardia. Perch non chiedete alla ex badessa Magiotti di farvi aiutare da lui, nel senso di farlo venire qui?
Giovacchino mostr freddezza e forse anche un po' di sdegno.
S, s. Mi dicono che sia bravo, e capisco che i malati una volta che ce l'avessero di fronte, avrebbero soggezione ma  anche un giansenista, l'hanno scacciato per questo. Come potrei fare? Lo conoscete? No, non l'hanno scacciato,  lui che, stufo delle ingiuste persecuzioni, se n' andato. Lo conosco bene, ho avuto il suo aiuto per delle indagini a Montevarchi. Credetemi,  pi bravo che giansenista, se mai lo sia stato! Potete fidarvi, certo che le malelingue non si possono placare e il mondo  piccino!
Un paio di ore dopo ci fu offerta la cena. Una cena frugale. Quella ufficiale, si sarebbe tenuta la sera dopo. Vi avrebbe partecipato, con la moglie, anche Vincenzo Mazzoni, il socio di Giovacchino. Mazzoni non sapeva niente del vero motivo della nostra presenza a Prato ma si era dichiarato d'accordo sulla necessit di "un aggiustamento della follatura" per via delle contestazioni, da parte dei clienti, sulla tenuta del colore rosso. Quella prima sera a palazzo Pacchiani fu l'occasione per conoscere Maria Augusta Pacchiani, la cugina orfana di Francesco. Il signor Giovacchino l'aveva presa in casa
due anni prima alla morte di sua cognata. Il fratello era gi scomparso da tempo. Nonostante la cospicua dote, amministrata con oculatezza e rigore da Giovacchino, la ragazza non aveva, al momento, pretendenti. Non certo per mancanza di grazie femminili, ne aveva pi che a sufficienza: a ben guardarla, non capivo perch attirasse poco. Forse, almeno per me abituato alla Pandolfini e alla Magiotti, per mancanza di eleganza e di stile o di mistero. S, aveva l'aria "campagnola" di avvenente pastorella e a sentirla parlare non brillava. Ma era pur sempre la nipote del produttore dei berretti rossi! Cos, a tavola, quando mi si sedette accanto, mi sentivo in dovere di avviare una conversazione. Fu invece lei, sfoggiando un sorrisetto malizioso, a prendere l'iniziativa. Professor Severi, mi  stato detto che siete medico e anche fisico, professore di fisica. Insegnate agli studenti il corpo umano, il fisico intendo. Anche quello delle donne? Si cominciava bene!
Le sorrisi. No, credo che i miei studenti siano gi piuttosto esperti, a quel che vedo e sento, sul corpo delle donne! E poi, il mio insegnamento tratta tutt'altri temi. Mi occupo dei fenomeni naturali, della natura e delle leggi che la governano.
Ebbe un lampo negli occhi e subito verit la sua provenienza dal contado campagnolo. Ah, capisco, intendete le leggi che governano la caccia e i relativi permessi che si devono avere per poter sparare a lepri e fagiani. Lo so, mio padre era rigoroso, voleva la licenza firmata dal delegato di polizia. Se quelli che attraversavano le sue terre non l'avevano li faceva cacciare in malo modo. Ihih, buffo: cacciare! Cercai, non so con quanto successo, a giudicare dall'espressione di Licurgo, di non farle fare brutta figura. Comunque sia il resto della conversazione, anche per motivi di carit
intellettuale, non merita d'esser riportata, nulla aggiungerebbe e molto toglierebbe all'interesse di chi legge.
La mattina dopo alle sette non eravamo del tutto pronti. Era stato laborioso trovare stivali e giacche di velluto da prendere in prestito dai guardaroba ben forniti di Francesco Maria e di suo padre.
Eravamo finalmente nell'atrio a calzare gli stivali. Giovacchino, ancora in veste da camera, tir fuori dal taschino del panciotto un grosso orologio da tasca. Prima di aprirlo lo avvicin all'orecchio per sincerarsi che fosse in funzione.
Sono gi le sette passate, come mai non si vede? Guerrino era gi pronto ma con un problema impellente. Forse per una reazione al caff della colazione, non c'era abituato e ne aveva sorbite due tazze, gli era venuto un bisognino. Francesco, visto che era ormai vestito da campagna, gli spieg che poteva uscire sul retro e poi, fatto un vialetto di una ventina di passi, varcare un cancello: subito a sinistra avrebbe trovato la latrina di servizio. Quella della servit, che a quell'ora era sicuramente libera. Guerrino si assent con furtiva discrezione. Noi continuammo ad armeggiare con gli stivali mentre Licurgo intratteneva Giovacchino in amabile conversazione sulla produzione del feltro e sull'uso militare dei fez, i berretti di feltro rosso.
Lo interruppe il passo pesante, per via degli stivali, di Guerrino che era tornato indietro di corsa. Era affannato e rosso in viso. Anche spaventato. Venite, venite, una cosa terribile. Ho vomitato sul vialetto. Scusate signor Pacchiani ma  uno spettacolo ributtante! Barcollava.
Francesco Maria gli si fece incontro a sorreggerlo, sembrava infatti in procinto di crollare a terra. Mentre lo metteva a sedere su una panca gli chiese spiegazioni. Cos'hai visto?
Guerrino ebbe un singulto, temetti che vomitasse di nuovo, sul vassoio e sul caff. Invece alz la testa ma piegata di traverso. Tremava.
Un morto. Accasciato sul cesso c' un cadavere,  tutto lordo di sangue, dalla bocca alla pancia e anche lungo una gamba  tutto macchiato! Sgocciola ancora. Francesco ne voleva sapere di pi. Un uomo, vero? Chi ?
Guerrino scosse la testa. Uomo, s. Ma chi sia... so, so solo che  squartato, o sbudellato. Con tutto quel sangue sulla pancia, mica ho visto com' vestito! Giovacchino Pacchiani si rese finalmente conto che tutto ci avveniva in casa sua. Chiam a gran voce Medoro. Il valletto non si fece aspettare.
Andiamo tutti alla latrina! No, il ragazzo no, tu Francesco resta con lui, calmalo. Francesco non era d'accordo. Ma io vorrei. Giovacchino aveva ormai preso il comando. Resta con lui, ti mando Medoro a chiamarti quando avr capito di cosa si tratta.
Uscimmo, nonostante il passo svelto si faticava a stare dietro al Pacchiani che trotterellava. Varcato il cancello che separava i due cortili, vidi il cavallo del Mazzetti legato al muro. Seguii Giovacchino. Arrivato al casotto, si ferm vedendo che dalla porta socchiusa spuntava la punta e forse anche il tacco di uno stivale. Quando ebbe spalancato l'uscio della latrina, fece un passo indietro.
Porcaccia puttana, che macello. Per forza s' cacato sotto!
Si volt verso Medoro. Alzagli la testa un pochino, che cos non lo vedo bene.
Il vecchio valletto bestemmi sommessamente, ci stava ma ubbid. Fu allora che Giovacchino riconobbe la vittima.
Boia ma  Gianfilippo Mazzetti! Come l'hanno conciato! In casa mia! Saranno stati almeno in due. Medoro raduna tutta la servit, possibile che nessuno abbia visto niente?
La sua mente lavorava e credo vedesse sempre pi numerosi problemi, li contava, a dozzine come i berretti rossi alla levantina.
Aspetta, di' a Francesco di venire. Ma guarda un po', bisogna chiamare anche il Delegato! Si rivolse a me.
Il Delegato di polizia o addirittura il Vicario? Non aspett la mia risposta.
Il Vicario  meglio, primo perch  un francese e comanda anche la guarnigione, mica scherzi, cinquecento soldati. E poi perch l'offeso, in fondo, sono io! Occorre un'autorit di alto livello. Si rivolse ancora a me.
Siete anche medico, anche se non esercitate vi intendete di anatomia. Di che  morto, secondo voi? Si accorse che il valletto era sempre l. Medoro, muoviti, fai venire subito mio figlio! Avevo bisogno di una protesi. Raccolsi un rametto di tiglio abbastanza robusto per far leva. Badando a non calpestare la pozza di sangue fresco, mi avvicinai al cadavere. Gli scostai il colletto della marsina: la gola era tagliata. Ma mentre lo esaminavo notai una cosa ributtante: dalla sua bocca spuntava un membro maschile. Col bastone arrivai fin sotto la cintola. I calzoni erano aperti. Dalla copiosit di sangue sparso sulla stoffa e gocciolato lungo la gamba destra capii che il pene era il suo: aveva solo cambiato di posto!
Il sangue era ancora liquido: era successo da poco. Feci un passo indietro e mi voltai verso Giovacchino. Intanto era arrivato anche Francesco. Guerrino s'era fermato al cancello e sbirciava timoroso da dietro la colonna. Gli hanno tagliato la gola e subito dopo evirato. Il membro ce l'ha ficcato in bocca. Sar accaduto al massimo mezz'ora fa, ma anche meno. Non toccate niente,  bene che il Vicario faccia le sue considerazioni. Avete chiamato il Vicario vero?
Giovacchino, saldo al comando, si mise a dare disposizioni al figlio.
Una messa in scena, ci son di mezzo forze a noi contrarie. Forse i mandanti sono francesi. Eh s! Si blocc a riflettere.
Ora capisco perch voleva portaste delle armi. Temeva d'essere stato scoperto. Aveva paura ma non lo voleva ammettere fino in fondo. Non ha insistito per non spaventarvi. Dobbiamo stare al gioco, mostrare di credere che si tratti di un delitto passionale, come gli assassini, diabolici, vogliono che si pensi. Pensano che la fama di seduttore basti a indirizzare verso un marito geloso! Il Vicario vorr sapere di Voi ma son sicuro che gi sa. Occorre dire la verit ufficiale: siete qui per un controllo accademico delle gualchiere.
Acuti pensieri e sagge indicazioni ma non lo ascoltavo. M'ero messo a studiare la scena del delitto. La latrina "di servizio" di palazzo Pacchiani era posta tra il muro della cinta interna e la scuderia. Moderna ma non troppo. C'era una puzza che, se lasciato l, avrebbe, dopo un paio di giorni, coperto quella del cadavere. Era anch'essa, come quella per le camere al piano nobile, dotata di un WC. Conoscevamo quei meccanismi: in facolt li certificavamo, dopo gli esami nel Laboratorio. Quello che reggeva il morto era costruito secondo il brevetto di Alexander Cummings. Sotto la tazza si trovava il sifone dove, dopo ogni uso, ristagnavano pochi centimetri d'acqua che determinano l'isolamento dalla fogna. Il principio era buono ma non perfetto perch, tra un uso e l'altro, gas e odori appestavano l'ambiente. Meglio metterlo all'aperto che in casa. In facolt, consapevoli del fatto, avevamo istallato il pi moderno sistema di Joseph Bramah, un meccanismo a manovella che consentiva la completa tenuta dei gas. La stessa che avevo usato al piano nobile. La latrina, oltre che esterna, era anche prossima a un suo pozzo nero, si notava il tombino che ne raccoglieva i liquami. Per mitigare l'odore che tali pozzi emanavano, s'usava versare dentro la cenere dei caminetti e delle cucine, normalmente con frequenza settimanale ma dato il numero di persone di servizio presenti a palazzo, forse lo facevano anche due volte.
Il risultato era un ottimo concime che addirittura si vendeva con facilit e con prelievo a cura dell'acquirente. Data la logistica di palazzo Pacchiani era facile accedere, una volta ogni due mesi, con un biroccio per raccogliere a mano il materiale inerte diventato concime.
Avevo voglia di raccomandarmi prudenza e di dirmi che la questione era tutta del Pacchiani: non sapevo resistere e poi mi sentivo minacciato. Dopo l'episodio con Ferruccio guardavo tutti con sospetto e mi preoccupavo di studiare gli accessi e le uscite dai luoghi dove mi trovavo. Non potevo aspettare: dovevo indagare anche sulle persone oltre che sulle cose! Inoltre era necessario cambiare i programmi della giornata. Dovevo far venire subito il dottor Bazzani per un suo parere e magari per trovare una traccia o un indizio materiale da sottoporre al suo microscopio. Sarebbe stato pi gentile che andassi a prenderlo di persona ma non potevo perdermi l'arrivo del Vicario. Se c'entravano i francesi; il Vicario non poteva ignorarlo e volevo osservare i moti del suo volto di persona.
Era anche l'occasione per mandare un biglietto a Maria Grazia Magiotti, dove dicevo che sarei andato da lei in mattinata, appena dopo aver parlato col Vicario e col mio amico Bazzani. Chiesi a Medoro se poteva provvedere con uno dei ragazzi di casa. Medoro ordin a un giovane valletto di prendere il calesse, consegnare il mio biglietto alla badessa e di portare con la massima urgenza il dottor Bazzani.
Solo nel controllare che il calesse se ne andasse spedito mi ricordai di Guerrino e del motivo che l'aveva portato a scoprire il cadavere. Occorreva, con urgenza, un pitale!
Dopo che Medoro, da me coinvolto nella soluzione di questo problema impellente e della massima urgenza, ebbe condotto il povero Guerrino all'interno del palazzo, decisi di mettermi a indagare un po', giusto per passare il tempo in attesa del Vicario e del dottor Bazzani. Ma anche perch c'erano cose che non mi quadravano.
Le domande che mi ponevo erano diverse. Perch il Mazzetti, visto che altrove non era versata una goccia di sangue, era stato ucciso proprio dentro la latrina? Perch un uomo s giovane e prestante, non c'erano segni di lotta, non aveva reagito? Infine: che fine aveva fatto la sua pistola? Nell'esaminare il cadavere avevo scostato la giacca e sotto l'ascella avevo visto la fondina vuota. Andai al cancello in fondo ancora aperto, Giovacchino s'era raccomandato di lasciar tutto com'era. Dovevo saper dalla signora Uliana chi fosse incaricato di aprire. Soprattutto chi aveva preparato il calesse per la nostra gita in campagna.
Il cavallo del Mazzetti era legato a tre passi dalla colonna di destra. Quando era arrivato non doveva esserci nessuno. Lui era smontato, aveva legato la bestia e poi s'era avviato verso l'altro cancello che dava accesso al cortile interno del palazzo. Aveva avuto bisogno di servirsi della latrina?
Uliana arriv trascinata dalla signorina Maria Augusta. Uliana faceva fatica, la frenava a forza, le dette pure paio di strattonate cercando di non farle male. La ragazza appariva come invasata, aveva atteggiamenti e frasi isteriche: Voglio andare a vedere! Lasciami. La governante cercava di trattenerla ma Augusta si dimenava, scalciava, strattonava e soprattutto ruggiva come un animale selvatico. A un certo punto si liber strappandosi la manica della veste da camera. Libera ma rimase sbilanciata: con un ginocchio a terra e scarmigliata. L'ira la dominava.
Voglio vederlo, sai! Da vicino e per bene! S, voglio vedere com' ridotto il tuo bel... Uliana non la fece finire, scatt come una molla e la colp con un sonoro ceffone. Scusate ma me l'avete proprio cavato di mano!
Mi aspettavo a una violenta reazione della ragazza, invece lo schiaffo sort l'effetto di una camomilla. Taumaturgico, anche se, a quanto avevo letto di recente su accreditate riviste di medicina, in controtendenza rispetto alle indicazioni pi innovative per la cura dell'isteria. Calmata la fanciulla, passata la tempesta. Uliana, come se niente fosse accaduto, mi spieg che a palazzo la sveglia della servit era stata, come sempre, alle cinque e mezzo. Alle sei, Giannetto, il garzone stalliere, era andato alla scuderia e aveva preparato e agganciato il cavallo, poi caricato gli strumenti da campo sul calesse messo a disposizione dal Mazzetti.
Appena finito, poco dopo le sei e mezzo, aveva aperto il cancello che dava verso la strada. Rientrato lui a palazzo per altre incombenze, fuori non c'era pi nessuno. Quando era arrivato il Mazzetti, il cortile doveva essere deserto ma non lo era.
Mentre raccontava, l'imprevidente e selvatica fanciulla si divincol e and a godersi lo spettacolo. Un attimo dopo cadde svenuta davanti alla porta della latrina. Uliana si scus.
Vi lascio, devo riportare subito in casa quella stolta fanciulla!
...
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4. IL BOTTONE DI STAGNO.
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...
Fu per me un grande piacere ritrovare l'amico dottore. Con lui avevamo indagato sui terribili delitti nel Valdarno aretino. Purtroppo la situazione e l'impazienza del signor Giovacchino, in frenetica attesa del Vicario, non ci consentirono pi di un breve ma caloroso saluto e pochi convenevoli. Lo aspettava un cadavere straziato e seduto in modo scomposto all'interno di una latrina poco odorosa. Dopo appena due minuti, il dottor Bazzani, incalzato dalle domande ossessive di Giovacchino, si ritrasse dal cesso storcendo il naso e, schifato assai, pose le mie stesse domande.
Non capisco: perch  stato ucciso dentro la latrina. Perch non ha reagito? E dov' la pistola? Giovacchino Pacchiani era allibito. E non mi dite niente sulla mutilazione?
Bazzani si riassett la marsina, poi espresse un suo legittimo bisogno scientifico.
Ho dato solo un'occhiata superficiale. Prima di esprimere un giudizio, devo esaminarlo per bene. Signor Pacchiani, potreste farlo spostare nella scuderia magari disteso su un tavolaccio sotto una finestra luminosa? Giovacchino si mostr dubbioso. Potrei, ma non so se sia il caso. I morti non scappano! Possiamo farlo dopo? Credo sarebbe meglio aspettare il Vicario De Funs. Sapete, questi francesi sono sempre sospettosi!
All'unisono, io e il dottor Bazzani, nell'udire il cognome del Vicario, ne pronunciammo il nome. Jean Louis! Il capitano Jean Louis De Funs? Giovacchino Pacchiani ci fiss incuriosito. Veramente sarebbe colonnello, anche se mi sembra giovane. Mi sa che sia proprio lui. Per caso lo conoscete? Rispose Bazzani. Dobbiamo prima vederlo ma  possibile. Da semplice militare a Vicario, una carriera fulminea! Aspettiamo che arrivi.
Finalmente si poteva parlare. Giovacchino, allontanatosi, dava ordini a destra e a manca alla servit, mentre la signora Uliana gli trotterellava appresso. Noi ci sedemmo su una panchina sotto una tuja americana. Allora, caro Bazzani, come mai qua? Mi guard.
Veramente, questa domanda avrei dovuto farla io a Voi. Per quanto mi riguarda lo potete immaginare, c' poco da dire. Il dottor Ciaperoni, che gi mi osteggiava per avergli rubato, a suo detto, il posto di medico, col ritorno dei francesi s' messo addirittura a perseguitarmi. Mi ha chiamato e fatto chiamare, a sommo dispregio, "L'infame Cagliostro"! Sono arrivati anche a minacciare mia moglie Silvia. Stavano mettendo su un processo
contro di me accusandomi d'essere giansenista, la gente in strada mi scansava, qualcuno sputava. A quel punto la badessa Magiotti, che ne era venuta a conoscenza, mi ha tolto dalla graticola, proponendomi di trasferirmi a Prato. Qui mi trovo bene. E Voi? Ci voleva una battuta per alleggerire il peso dei ricordi. Pensai di ricordargli il prezioso microscopio di Hooke, fabbricato con lenti di Campani, a cui Bazzani teneva tanto e che ci poteva ancora tornare utile nell'indagine. Spero che abbiate con voi il microscopio. Annu sorridendo. Io lo fissai negli occhi, a lungo. Avete chiesto di me. Giochiamo a carte scoperte? Rispose d'impulso. Certo, ci mancherebbe! Devo ritrovare una macchina a vapore. Sorrise ma con una piega amara. Ne ho sentito parlare. Dottore, s'era detto a carte scoperte.  vero, scusate. Sono qui anch'io per merito o per colpa di quel maledetto marchingegno! Ciaperoni o non Ciaperoni sarei dovuto comunque venire: ordini dall'alto. Si tolse il cappello e si gratt la testa. Mi fiss diritto negli occhi.  un bel problema, i francesi, negli ultimi due anni, sono cresciuti in accortezza e in inganno. Chiss dove l'hanno nascosta! Annuii. Una cosa  certa: non vogliono che la si cerchi. C' un morto, l nella latrina, che lo dimostra. Mi chiedo chi possa averci traditi.
Sorrise e mi mise una mano sulla spalla con fare paterno. Caro il mio professore, non potete immaginare quanti stanno coi piedi su due staffe. Non  che tradiscono, semplicemente perseguono il loro tornaconto. Bisogna guardarsi da tutto e da tutti. Ma prepariamoci ad affrontare il nostro caro amico De Funs. Ora  colonnello, in un anno e mezzo due gradi: avr combattuto con onore a Marengo!
Quando vedemmo il Vicario, si cap che i francesi non erano solo cresciuti in accortezza e in inganno, anche in convinzione d'esser l a esercitare il comando. Jean Louis De Funs, che avevamo conosciuto capitano dentro una divisa mal messa dell'esercito della rivoluzione, si present in tutt'altre vesti.
Arriv con una carrozza cabrio di foggia militare. Con lui il Delegato di polizia. A cassetta, accanto al cocchiere, un militare graduato, un caporale, armato di sciabola e moschetto con baionetta innestata. Seguiva a piedi un plotone di dodici soldati, sempre baionetta in canna. Il colonnello De Funs era vestito d'abiti civili ma da alto funzionario. Sfoggiava una lucente pettorina d'acciaio, abbinata a maniche e cravattina di pizzo. La indossava sopra una marsina gallonata, decorata con finissimi punti di ricamo floreale dorati, con paramani a grandi risvolti ed enormi tasconi. La corazza, sicuramente un reperto o frutto di un furto in un museo, aveva un effetto brunito ed era abbinata a due fusciacche, l'una blu legata al petto e l'altra rossa cinta attorno alla vita. Il corredo militare era quindi smorzato da dettagli aggraziati e civettuoli ma dava comunque un'impressione marziale. A testimonianza della carica pubblica, un parrucchino da magistrato; aveva anche una ciocca arrotolata e ricadente sul petto. Un particolare poco in linea con lo spirito rivoluzionario ma eravamo a Prato, dove c'era una certa sensibilit per le stravaganze di Parigi. Mostr gioia nel vederci ma la sua voce tradiva una recondita preoccupazione.
Amici! Che lieta sorpresa! Non avrei mai immaginato di ritrovarvi qui a Prato.
I suoi occhi ci scrutavano ma andavano avanti e indietro, tra noi e la latrina da cui spuntava la gamba del Mazzetti. Il segugio cercava di prendere possesso della situazione e del territorio. Il suo italiano, a parte le "r" arrotate, era molto migliorato
Ritorno in Italia e... Ma com' che siete qua, tutti e due, sorprendente!
Lo salutammo con calore. Io espressi il dubbio comune. Da capitano a colonnello, e Vicario. Un bel salto! Avete combattuto a Marengo?
Prese tempo scendendo lentamente dalla carrozza. A dire il vero non so neppure dove sia Marengo. Sono solo stato richiamato in servizio. A luglio del 1799, appena fummo ripiegati nella Repubblica Cisalpina, chiesi il congedo. Col congedo da maggiore ottenni anche una piccola pensione: importante per riprendere gli studi di fisica, come vi avevo annunciato. Avevo appena dato gli ultimi esami e preso la laurea, quando mi  arrivata la convocazione a firma del primo Console: Napoleone Bonaparte. Disponeva la mia nomina a Vicario di Prato col grado di colonnello. Fece un gesto buffo, come di scherno. Incroyable! Mica l'ho capito perch tanto onore ma non potevo tirarmi indietro. "Excusatio non petita" pensai. "Non poteva!", figuriamoci, ero convinto che fosse stato mandato l proprio perch fisico! Ma, vista la situazione, non potevamo perdere altro tempo in pur importanti riflessioni. Il Vicario ci present Evaristo Maria Fruganti, il delegato di polizia, poi inizi a svolgere il suo ruolo. Delegato Fruganti, ordinate ai soldati di presidiare tutte le uscite: nessuno, finch saremo qui, deve entrare o uscire. Chi  il padrone di casa? Giovacchino si fece avanti. De Funs recitava, sapeva benissimo chi fosse il Pacchiani. Infatti lo salut con rispetto aggiungendo anche un "dsol" un po' troppo formale; poi chiese di essere ragguagliato sulla scoperta del morto. Ascoltato con attenzione, and alla latrina.
Delegato, aprite quest'uscio!
Giovacchino si premur di avvertirlo.
Ho fatto lasciare tutto come l'abbiamo trovato, in modo che vedeste di persona.
Avete fatto benissimo. Suppongo che i due dottori che avete qui convocato non abbiano potuto esaminare il cadavere.
Giovacchino tenne a precisare. Non li ho convocati. Il professor Severi  mio ospite, il dottor Bazzani  stato richiesto da lui.
Il Vicario ebbe un moto di sorpresa. Vostro ospite? Il professor Severi  vostro amico di famiglia? Ora Giovacchino prese a balbettare, poco ma si notava. No. No. Non ci conoscevamo, anche se  il professore di mio figlio Francesco Maria. Sapete, ho chiesto il suo aiuto per un controllo sulle mie gualchiere. Abbiamo avuto delle lamentele sul colore del feltro. De Funs distolse lo sguardo dal cadavere. Si allontan di due passi, anche a lui l'odore della latrina non piaceva. Delegato, fate rimuovere il cadavere. Vedo che qui c' una scuderia. Ci sar un tavolaccio su cui distenderlo. Cos i due medici potranno esaminarlo e... potranno anche rimettergli al posto giusto il pezzo, horrible!, che ha in bocca. Procedete!
Due soldati andarono a ispezionare la scuderia. Trovarono un tavolaccio e due capre. Sistemato l'appoggio, sotto la sorveglianza assidua del delegato Fruganti trasferirono il corpo all'interno della scuderia. Noi, come in un funerale ristretto a pochi intimi, seguivamo a qualche passo di distanza.
Non appena il corpo fu disteso sull'asse, il Delegato si avvicin furtivo e afferr la mano sinistra della salma e l'appoggi sul legno rivolta verso il basso. La cosa non era sfuggita a De Funs.
Delegato! Cosa avete visto nel pugno del morto? Il Fruganti ment sapendo di mentire. Io, niente! Che volete che ci sia da vedere,  tutto impastato di sangue rappreso!
Il Vicario gli and davanti minaccioso e stese la mano di lato con l'indice puntato inesorabilmente sulla salma. Fatemi vedere!
Il delegato Fruganti ora, oltre che incerto, era pure spaventato. Si volt verso di noi ammiccando. Ne siete proprio sicuro?
 proprio vero: quando si fa di conto, si fa all'amore o si  semplicemente infuriati, si torna a parlare la lingua madre. Il colonnello replic, dando ragione a questa teoria.
Espce d'imbcile!. Dottor Bazzani, ispezionate, s'il vous plait, la gauche, la mano sinistra del morto. Bazzani non se lo fece ripetere. Si avvicin e gir con cura la mano del cadavere. Anche da due metri di distanza, dove ero io, si vedeva che nel pugno c'era qualcosa di marrone e rotondo. Il dottore per, pressata la mano e provato a piegare il braccio del cadavere senza forzare, non and oltre; chiese aiuto. Temo sia gi iniziato il rigor mortis. Avete un coltello? Non far tagli, gi  martoriato abbastanza,  solo per far leva sul mignolo e l'anulare.
Un minuto dopo spunt una baionetta francese. Un po' lunga ma atta allo scopo. Il dottor Bazzani, con forza ma attento a non tagliarsi e a non spezzare n tagliare le dita al cadavere, apr con delicatezza la mano. Annu, poi si volt verso de Funs. Vicario, guardate Voi stesso! Il Vicario si avvicin.
Un bottone della Repubblica! Un bottone di stagno delle nostre divise!
Il delegato Fruganti cerc, nel modo pi maldestro possibile, di recuperare la stima del suo superiore. Io l'avevo capito.  per questo che volevo... De Funs questa volta sbott.
Dmontrer votre stupidit! Siamo qui per indagare su un terribile delitto e Voi vorreste cominciare l'indagine nascondendo indizi? Dovreste sapere, caro delegato de mes bottes, che gli indizi non sono mai prove ma solo indicazioni a procedere nella ricerca, nell'approfondimento, nella verifica. A volte la verit si trova dalla parte opposta! E ora ritiratevi, che qui continuiamo da soli. Il delegato trott via con la coda tra le gambe. Io, che nel frattempo avevo fatto la mia verifica, proposi un tema di approfondimento.
Osservate bene, amici, com' appoggiato il bottone sulla palma della mano:  diritto con la testa verso l'alto, scoperta. Se fosse stato strappato da una giubba ora sarebbe rovesciato. C' da credere che sia stato messo nella mano al Mazzetti dopo che  stato ucciso! Il Vicario de Funs mi guard grato ma mantenne il suo atteggiamento formale.
Excellent osservazione! On peut en dduire que. Mais oui! Hanno cercato di addossare la colpa a noi francesi. Prelev il bottone dalla mano del morto. Lo osserv per bene. Non  neppure troppo usato: questi maledetti bottoni si rovinano solo a guardarli. Speriamo che ai soldati, nel momento del bisogno, non si sfilino le giacche di dosso! Mi hanno detto che in Egitto per sbottonarsi si scottavano le dita... chiss che potrebbe succedere al freddo?! Ma, ragioniamo. Ho cinquecento soldati, se facessi un'ispezione istantanea ne scoprirei almeno una trentina con uno o due bottoni mancanti. Troppi per approfondire l'indagine su di loro, bastanti per far s che un bottone sia capitato nelle mani dei nostri nemici! Le domande sono allora: chi era il morto, come si portava e chi sono i nostri nemici? Che poi, a quanto sembra, sono pure i nemici di questo poveretto. S, erano buone domande ma non avevo risposta, n sembr averle a tutte e due il signor Giovacchino, che, partito da Adamo ed Eva, ripercorse, con parole benevole e comprensive, la storia terrena del sant'uomo Mazzetti. Non mancarono i commenti finali sulla personalit dell'assassinato, questi decisamente poco positivi ma Giovacchino, spirito austero sostenuto da rigorosa morale quasi calvinista, non approvava l'ultimo stile di vita del suo ex collaboratore. Superficiale e vanesio fino al ridicolo con le donne, senza ritegno nel sollevar sottane. Le frasi del Pacchiani mi fecero ricordare la scena a cui avevo assistito poco prima tra Uliana e Maria Augusta. Ma c'erano anche lati positivi: Gianfilippo si mostrava invece interessato, non banalmente "da pratese", pur con serio attaccamento, ai soldi e agli affari. In tutti e due i casi, per, la sua condotta non era talmente spinta a eccessi o malversazioni tali da giustificare un omicidio. Louis De Funs, al termine della ridondante narrazione, fece una sua sintetica ipotesi. Pi che un'ipotesi mi sembr per una sua scoperta. E non gradita, vista l'espressione preoccupata che aveva messo su nel comunicarcela. Pertanto, miei signori, c' da pensare che questo Gianfilippo Mazzetti avesse una doppia vita o che perlomeno nascondesse qualcosa. Infatti sembra, a giudicare dalla fondina, che girasse armato. Mi chiedo, se si escludono mariti traditi e commercianti truffati, da chi avesse il timore di essere offeso o chi volesse offendere. Giovacchino Pacchiani, che fino ad allora era stato un fiume in piena di parole, divent un torrente in secca estiva. Non poteva rivelare il motivo della pistola. Fatto un mugugno dubbioso, cerc di distrarre l'attenzione del Vicario. Sa, vostra eccellenza, io ci sono andato leggero ma di donne ne ha avute, anche qui a palazzo, tra la servit. Era, come si dice a Roma, mi sembra ma forse anche qui, uno "sciupafemmine"! Louis De Funs rise in modo forzato con espressione stereotipata. Rimasi convinto che fosse proprio lui a voler nascondere qualcosa.
Un tombeur de femmes! Quindi odiato da mariti tutti e dalle donne precedenti, meno l'ultima. Mais oui ma certo! Aveva gi deciso di sposare quella tesi, tuttavia il rigore intellettuale del fisico aspirante scienziato prevalse. Ma tuttavia, come si fa a trovarsi con la gola tagliata e le bite. Il cazz... come dite voi? Il membro insomma, infilato in bocca. Deve averne sciupate parecchie di femmine! Giovacchino, preoccupato per la nostra missione, sperava proprio che il Vicario sposasse quella tesi. Il Vicario, per altri comprensibili motivi, non vedeva l'ora di farla sua.
Eh, vostra eccellenza, tante, di tutte le et, vecchie escluse, e di tutti i ceti!
Naturalmente, chiss quante minacce e, suppongo, i maggiori pericoli vengano dalle popolane, dove il coltello dei mariti  sempre affilato! Due sorrisi d'intesa, forzato, anzi "forzante", quello del francese, liberatorio quello del Pacchiani, certificarono la tesi da dimostrare: delitto passionale. Mi venne da ridere: erano d'accordo e non ci credeva nessuno dei due. Purtroppo non ci credevo neppure io. Tantomeno il mio amico Bazzani che avvicinandosi mi aveva lanciato un'occhiata. Aveva una richiesta bizzarra. Signor Giovacchino, potrebbe far raccogliere un po' di cacca di cavallo dalla carriola della scuderia? Me ne basta una cucchiaiata. Se me la incarta, vorrei portarmela via.
Tutti noi lo guardammo meravigliati. Il dottor Bazzani non fece una piega, anzi mostr il suo fazzoletto. Ho notato che il cadavere era sporco di sterco di cavallo sulla schiena. Ho anche notato che la carriola ha ancora dello sterco dentro. Allora con la baionetta ho raschiato la schiena del morto e il raccolto  nel mio fazzoletto. Mi occorre la cacca della carriola per esaminare i due campioni col mio microscopio: se corrispondono saremo certi che il Mazzetti  stato ucciso nella stalla e portato alla latrina con la carriola. Non cambia molto ma fa cadere una domanda: che ci faceva nella latrina? Niente, perch non c'era andato. L'agguato  avvenuto dentro la scuderia e questo spiega anche perch nessuno l'ha visto.
Ero d'accordo, nasceva per un'altra domanda: cosa  successo dentro la stalla? Il dottor Bazzani aveva la risposta.
 stato colpito alla testa con un randello, nell'angolo ce ne sono, per i caminetti penso. Stordito, l'hanno trasferito nella latrina dov' stato ucciso. Come potete vedere qui non ci sono tracce di sangue. "Chi l'aveva attirato nella scuderia?" mi chiesi ma non dissi niente, ne avrei parlato dopo con Bazzani; perch mettere un tarlo nell'accordo appena stipulato tra Pacchiani e il Vicario?
De Funs infatti sembrava soddisfatto. Bene, meno interrogativi abbiamo e pi siamo vicini alla verit. Dottore, il cadavere  ora presentabile? Bazzani annu.
Non sarei un bravo sarto ma anche se i punti sono irregolari ho ricucito il pezzo mancante nel posto giusto. Con un esame specifico si noterebbe ma chi andrebbe a guardare proprio l? Ho anche tirato cinque punti sulla pancia per giustificare la macchia di sangue sul ventre, che non pu essere lavata. Gli ho invece lavato il volto. Credo che ora possa essere affidato ai parenti, li potete mandare a chiamare.
De Funs approv. Ottimo lavoro, inutile turbare gli animi: credo siate tutti d'accordo che  meglio tacere sull'osceno spregio.
Il Vicario, ottenuto il nostro assenso, ci salut. A questo punto me ne vado: ho altri impegni urgenti. Signor Giovacchino, vi lascio tre militari, potete licenziarli quando il corpo sar stato preso in custodia dai parenti. Se dovessero chiedere spiegazioni o facessero domande dite loro che io e solo io sono a loro disposizione. Si volt verso il dottore. Da Voi, dottor Bazzani, mi aspetto un rapporto scritto, poche righe dove si capisca la causa "fisica" della morte. Quanto alla carriola, un biglietto a parte. Meglio non si sappia:  sempre opportuno mostrare di brancolare nel buio. Signori, vi saluto! Con agilit balz da solo sulla carrozza e dette un perentorio comando al modo militarsco al cocchiere. Il povero delegato si allontan a piedi marciando sconsolato e in modo poco militaresco accanto al graduato.
Nel frattempo Licurgo ci aveva raggiunto. Quando i soldati furono abbastanza lontani, il signor Giovacchino ci pose la domanda che a tutti noi frullava per la testa. Domanda che volevano porre anche gli altri ma Pacchiani, padrone di casa, aveva il diritto di prelazione. Che ne pensate? Bazzani vuot il sacco per primo. Il Vicario ha mentito su varie cose, gliel'ho letto negli occhi ma anche nel tono della voce. Sei occhi si puntarono sui miei. Avrei voluto riflettere pi a lungo ma non potevo esimermi. Credo che la nomina a colonnello e a Vicario sia dovuta al fatto che De Funs  diventato un fisico. Un militare che conosce l'italiano s ma soprattutto un fisico e laureato a Parigi! Temo dunque che i francesi siano in procinto di mettere in funzione la macchina. Licurgo, il solito ragazzo emotivo, non seppe resistere. Ma allora potrebbero esser stati proprio loro a uccidere il Mazzetti! Un cos bel tipo. Maledetti, hanno saputo della nostra missione e ci hanno bloccati! Prima che la situazione degenerasse dovevo intervenire.  prematuro fare ipotesi. Organizziamoci: credo sia inopportuno farci trovare tutti qui dai parenti del Mazzetti, faranno domande e sarebbe difficile gestirli. Signor Pacchiani, io e il dottor Bazzani ce ne andiamo, lo vorrei riaccompagnare al Conservatorio di Santa Caterina col calesse, dove devo salutare la badessa. Potete far scaricare gli attrezzi e fornirci un cocchiere? Mentre veniva sistemato il calesse, posi al signor Giovacchino un'ultima questione. Domani dobbiamo avviare le ricerche, ogni giorno di ritardo d vantaggio ai francesi. Avete una persona, in sostituzione del povero Mazzetti, che possa accompagnarci nella campagna? Il Pacchiani mi fiss annuendo con la testa. Aveva l'espressione spenta e stanca. Penso di s. Non  tanto giovane ma conosce la zona anche meglio di Gianfilippo. Avete ragione, oggi pomeriggio lo faccio venire cos ci attrezziamo per domani mattina.
Quando fummo fuori del cancello, Bazzani mi chiese un favore.
Avete fretta? Mi resterebbe comodo, prima di tornare all'ambulatorio, andare a visitare un mio paziente. Cos,  l a curarlo, posso recuperare Anna, la mia infermiera, per farmi aiutare nelle visite. Inoltre il signor Pompilio Stelvio Fragosi  un tipo interessante: merita che lo conosciate.
Pur bloccato in casa dalla sua malattia cronica,  al corrente di tutto. Ha una rete di spie che lo tengono informato quotidianamente. Vedrete:  gi al corrente della morte del Mazzetti. Sar anche il caso di porgli delle domande. Acconsentii, conoscere qualcuno della citt poteva essermi utile. Mi interessavano per due cose. Scusate Bazzani, secondo voi quanta forza  occorsa per stordire uno giovane e robusto come il Mazzetti? Sorrise. Vi chiedete se possa essere stata una donna, vero? Ebbene credo proprio di s. All'ambulatorio si sono presentate fanciulle che potrebbero stendere, con un randello in mano, anche uno pi grosso del Mazzetti. Ah non fissatevi sulla carriola, se  stata usata come penso,  strumento comodo anche per un uomo! Io invece vorrei sapere da voi che impressione vi ha fatto il nostro capitano De Funs.
"Perch stamani la gente mi ruba le domande?", mi chiesi. S, il Vicario era argomento di riflessione. Credo che siamo condizionati dall'averlo conosciuto come capitano di una compagnia di soldati parecchio malmessi. Lo ricordiamo insoddisfatto, con la barba mal rasata e la divisa rattoppata e, se ricordo bene, la prima volta che l'ho visto aveva anche perso un bottone! Il dottor Bazzani annu. Troppo facile perdere quei bottoni!
La sua voce si fece cupa. Ora  appagato ma ha un'ombra nel viso. Percepisce forze contrarie ed  preoccupato di fallire nella missione che gli hanno affidato. Montare e mettere in funzione la macchina? Pu essere e speriamo che non sia peggio. Non ribattei, eravamo arrivati. Lo capii solo dal fatto che il calesse si era fermato davanti a una porta.
Mi sarei aspettato un palazzetto ma il Fragosi abitava in un edificio pi modesto, che semplicemente era da chiamare "casa". Prima di scendere e bussare col batacchio a testa di leone, il dottor Bazzani mi inform: il signor Pompilio Stelvio era da tempo malato di sifilide. Nonostante le raccomandazioni del medico, insisteva per volersi curare solo con infusi di legno di guaiaco, anzich con le pi efficaci frizioni con impiastri di mercurio. Le rifiutava anche in dosi ridotte.
Non soffriva troppo ma la malattia si protraeva ormai da due anni. Era costretto a stare chiuso in casa, e per poter continuare nella sua attivit commerciale aveva assunto due delegati "galoppini" e una mezza dozzina di fattorini che andavano in giro a raccoglier notizie. In casa viveva solo aiutato da una cuoca, una governante e dal marito della stessa che alla bisogna ma non c'era pi la necessit, gli poteva fare da cocchiere: la carrozza l'aveva venduta e i cavalli anche!
Per le medicazioni, ultimamente, visto che si trattava di assistenza gratuita, aveva chiesto aiuto all'ambulatorio del Conservatorio. Ogni tanto si ricordava di elargire una modesta donazione, molto modesta. Ci venne ad aprire l'anziana governante. Bazzani le chiese se l'infermiera, Anna, fosse gi l. La governante lo rassicur, era in cucina a preparare l'infuso del giorno. L'interno della casa era sorprendente: mobili ricercati di fine falegnameria fiorentina e veneziana, quadri con raffinati paesaggi alle pareti. Vasi di provenienza cinese e francese e orologi con gruppi mitologici da far invidia al Cellini. Mentre osservavo ammirato tutta quella dovizia, passammo nella camera dove si trovava l'infermo. Notai che si trattava di una biblioteca, e anche piuttosto fornita ma a un esame pi attento non risultarono essere libri, bens raccoglitori di carte.
Pompilio Stelvio Fragosi aveva sistemato il letto nell'ufficio. In piedi a uno scrittoio c'era pure uno scritturale, immaginai uno dei suoi delegati. Con un cenno perentorio della mano il signor Pompilio gli ordin di uscire. Quello ubbid in silenzio e a capo basso. Il padrone di casa dimostr che davvero tutto sapeva. Caro professor Severi, vi saluto.  un onore per me avervi in casa. Oltre che fisico,  naturale, sarete anche medico. Non sarete mica venuto per fare da coro alla tiritera sugli impiastri al mercurio del dottor Bazzani? Sorrisi rassicurante. Non ho mai esercitato la professione di medico, non mi sognerei mai di mettermi a farlo in un caso cos delicato. Balz a sedere sul letto.
Mica sono grave! Che vi ha raccontato il dottore? Continuai a sfoderare il mio sorriso mellifluo. Niente, so solo che soffrite di mal francese e mi son meravigliato che, anzich mercurio, usaste un palliativo come l'olio essenziale estratto dal legno di guaiaco. Meglio di una tisana, che alla fine ha lo stesso effetto del vostro palliativo ma con quello, tra l'altro, visto quanto costa, andate ad arricchire i mercanti genovesi! Capii che a toccargli il portafoglio gli avevo procurato pi male che a sfregargli le piaghe della Lue. Perch, secondo Voi col mercurio spenderei meno? Meno male che il dottor Bazzani venne in mio soccorso. Diciamo almeno la met e otterreste risultati pi certi. Ma visto che avete paura di avvelenarvi, spendete pure, i soldi sono vostri e so che ne avete. Pompilio alz la mano. Va bene ci penser ma che ne far di tutte quelle bocce d'olio che, per risparmiare, ho acquistato all'ingrosso? Un capitale! Oh, non darete mica ascolto alla Direttrice Magiotti, la ex badessa. Le monache sono sempre rancorose, mi ha gi rimproverato per via delle mie donazioni, che ha definito "stitiche"! Do quello che posso, come tutti, del resto. Si volt verso di me, voleva cambiare discorso. Cos, caro professore, stamani vi  saltato un bel pranzetto in campagna! Un simpatico picnic, come dicono gli inglesi magari ne incontravate qualcuno! Invece di andar per fossi e gualchiere, vi siete dovuto occupare di un morto ammazzato in malo modo. Ma sedetevi, che ci fate cost in piedi, come due spaventapasseri! Mentre ci accomodavamo entr Anna, l'infermiera, con una brocca fumigante. Cercai di rispondere alla domanda, prendendo le dovute distanze. Il morto, credetemi, non mi riguarda. Non riguarda neppure il dottor Bazzani. Ci hanno chiesto un parere e noi lo abbiamo dato. Solo un parere scientifico. Il dottor Bazzani cambi discorso. Mentre Pompilio sorbiva una tazza dell'infuso portato da Anna, mi spieg. Per preparare il decotto di guaiaco occorreva scienza farmaceutica e maestria manuale. Si faceva prima umettare il legno secco e macinato per tre giorni nel suo olio essenziale per allargare le fibre. Poi c'era da macerare una libbra del legno intinto in otto-dieci litri di acqua per un'intera giornata. Infine si faceva bollire l'infuso per ottenere una riduzione fino a un quarto. A questo punto si dava da bere il decotto ogni tre-quattro ore per un periodo variabile a giudizio del medico. Si faceva una sosta anche questa di lunghezza a giudizio del medico e poi si doveva riprendere il trattamento. Il signor Pompilio stava sorbendo la seconda tazza della giornata. Anna in cucina aveva preparato il decotto e predisposto il bagno per l'infuso dei giorni a venire. Appena bevuto, il Fragosi comment schifato: Che roba! Anna fammi portare subito una tazza di caff, con tanto miele dentro, mi raccomando! Anna usc.
Che brava ragazza! L'assumerei come vice governante, Lucia  vecchia, inciampica e le casca la roba di mano ma mi costa poco, Anna non me la potrei permettere. Soprattutto Anna  era un servizio senza costi! Ma guai a dirlo. La mia espressione, per, non doveva esser stata sufficientemente bronzea.
So quello che pensate ma  come ho detto, credetemi. Ditemi, piuttosto, che impressione vi ha fatto il Vicario?
Cercai di sfuggire alla domanda. Lo conoscevo. A Montevarchi. Mi interruppe. Professore! Questo lo so, c' chi mi informa. Volevo conoscere la vostra impressione non sull'uomo ma sulla sua funzione qui, sul suo scopo. Insomma secondo Voi che missione gli  stata affidata dal Primo Console?
Lanciai un'occhiata disperata a Bazzani. Non potevamo rispondere. Che fare? Provai a girarci intorno. Suppongo che sia qui per mantenere l'ordine, so che Prato ha molto sofferto, e ancora soffre, per l'occupazione francese.
Pompilio rise. Ma che bravo, il professore! Siete veramente abile a menare il can per l'aia! Il Vicario  un fisico, come Voi! Strano, eh? Via, visto che siamo soli, vi dir che a Prato si parla di una macchina scomparsa, una grossa macchina inglese, comprata a caro prezzo dal Granduca, che  sparita nel nulla. Magari  nascosta in una gualchiera, chiss! Mi dicono che gli inglesi, con quelle macchine, da anni, non da ieri, ci filano e ci tessono.
Non mi aspettavo un'allusione cos diretta. "Questo vecchio infermo sa davvero tutto?", mi chiesi. " peggio di un prete!" Decisi perci di non confessarmi. Anche Bazzani s'irrigid.
Intendete dire, se ho ben inteso, che i francesi vogliono industrializzare le fabbriche e che il Colonnello De Funs  qui, su mandato di Napoleone, per mettere finalmente in funzione la macchina sottratta al Granduca? Annu e mi fiss con uno scaltro ghigno di soddisfazione. Se la dovessero trovare!
Questa poi! Mi aveva fatto sobbalzare ma anche il dottor Bazzani era saltato in piedi sorpreso. Credo che la mia voce mostrasse tutta la mia sorpresa. Che intendete dire?
Sogghignava, mostrando il varco tra due denti cariati e gialli.
Non sono stati i francesi a rubare la macchina. Non si sa chi sia stato e dove l'abbia nascosta. Molti la cercano, molti girano a cavallo per le campagne, vestiti da cacciatori ma partono che hanno gi nel carniere un fagiano o un germano comprato al mercato. Li incontrerete anche se siete in calesse. Ridacchi grattandosi una piaga. Eh s, la misteriosa macchina la cercano anche i francesi!
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5. L'AMANTE RITROVATA.
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La cercano anche i francesi!
Maria Grazia Magiotti, Direttrice laica del Conservatorio di Santa Caterina, si era voltata di scatto. Da badessa non l'avevo mai vista cos furente: la Chiesa richiedeva pi autocontrollo di quanto non pretendesse il Primo Console! I suoi occhi lampeggiavano, lanciando lampi di lapislazzuli infuocati. La bocca, stirata in una fessura, sibilava minacciosa. Come fa quella mummia a sapere? Ma allora, qualcuno fa il doppio gioco!
Non tutti erano doppiamente astuti, c'erano anche quelli doppiamente stolti. O qualcun altro ha fallito! Non possiamo permetterci degli stupidi. Cercai di calmarla. Sono d'accordo, Maria Grazia ma  inutile che tu ti faccia confondere dall'ira. Dobbiamo mantenerci ancora pi lucidi. Pur con i contorni mutati, il nostro obiettivo resta sempre lo stesso. La ex badessa mi fiss di traverso, senza voltare la testa. Mi stai dicendo che dobbiamo comunque cercare quella maledetta macchina?
A maggior ragione. Il Granduca la vuole distruggere, i francesi la vogliono far funzionare e chi l'ha presa e nascosta potrebbe volere la stessa cosa dei francesi, se non  disposto a venderla al Vicario, che come ti ho detto sembra nicchiare.
Maria Grazia scosse la testa lentamente, alla rabbia era subentrata la riflessione.
Non  detto, magari l'hanno rubata gli oppositori alle macchine. Sai che in Inghilterra gli operai hanno cercato di distruggere questo tipo di strumenti? Lo sapevo.
Intendi i seguaci di Ludd. Gli unici sono gli operai delle gualchiere. A monte della filiera, qui a Prato, la maggior parte degli altri lavoratori sono produttori in proprio, conduzione familiare della produzione. Questi proprietari di telai di fatto son quelli che fanno muovere il denaro. Una potenza, anche se invisa alle autorit, intoccabile. Lo sanno bene, se avessero avuto in mano i pezzi della macchina li avrebbero gi esposti spaccati nelle piazze per testimoniare la loro volont. Non mi risulta che sia accaduto, n credo che succeder. Lei annu. La vidi rasserenata e mi guardava in modo molto diverso da prima.
S, forse hai ragione. La macchina c' ancora: bisogna trovarla e farla diventare un mucchio di contorti ferri rugginosi.
Si sciolse i capelli, ora che era Direttrice laica poteva anche mostrare una fluente capigliatura. Quant' che non ci vediamo?
Un anno e mezzo. Non sono pi tornato a Montevarchi e neppure a Firenze.
Sorrise e, toltasi la tonaca, prese a sbottonarsi il corpetto di pizzo. Come la capigliatura, anche quello era molto laico: trasparente e ornato di trine e ricami. Non mi avresti trovata, qui ci sono arrivata da Trieste. Prima ero stata a Venezia per un affare di Stato, poi in un convento sulla strada per Trento in attesa di ordini. Da l Vienna non  lontana. Napoleone alla fine mi ha dato un vantaggio.
Trento! Ma sulla Gazzetta Universale avevo letto che eri arrivata qua da Montevarchi. Si ferm col corpetto sospeso in aria. La postura a braccia alzate esaltava la bellezza del suo seno. Raimondo, non fare l'ingenua mammoletta! Lo sai che i giornali le notizie non le cercano, le ricevono, e se vengono da fonti autorevoli magari accompagnate da qualche ducato, non le controllano: io sono autorevole e pago anche bene!
Si accost sorridendo. Quel che accadde dopo ve lo potete immaginare: erano diciotto mesi che non facevamo all'amore. Un sacco di tempo perduto impossibile da recuperare.
Secondo i libri sacri e le Regole dei vari ordini, la congiunzione carnale con una religiosa  uno dei peccati mortali pi gravi e riprovevoli. Ripudiato anche dal consesso civile. Ma Maria Grazia, per volont del Primo Console Napoleone Bonaparte, suora non lo era pi e io ero un fisico galileiano: dovevo "esperimentare". Quel giorno, appunto, sperimentai che qualcosa era cambiato, pi di qualcosa.
L'amplesso fu piuttosto uno scontro di corpi che non dur a lungo. Tutto ha un termine. Dopo aver spento l'ardore che pensavamo ci divorasse da molti mesi, ci accorgemmo invece di trovarci in una situazione forzata, forse falsa. Avevamo perso l'entusiasmo ma anche la libertina innocenza e la complicit che ci avevano unito due anni prima. Di comune accordo decidemmo di ricomporci per riprendere le nostre attivit laiche che in quel momento sembravano coinvolgerci di pi. Quando ebbi finito di rassettarmi, e anche lei era ormai rivestita, le posi una domanda volutamente provocatoria. Come ti trovi qui al Conservatorio di Santa Caterina? Pi o meno come a Montevarchi, suppongo. Scosse la testa. Supponi male. Qui mi sento davvero la madre di queste fanciulle. A Montevarchi mi sentivo la sorella maggiore. Come sai, le educande, che noi ancora chiamavamo impropriamente "novizie", venivano quasi tutte da famiglie benestanti ed erano portatrici di dote, alcune addirittura di una retta. Tutte avevano una gran voglia di vivere. Qui, purtroppo, sono tutte povere "gettatelle": si sentono stordite. Non avevo mai sentito quella parola. Gettatelle: ho inteso bene? Che significa? Bambine abbandonate dalle madri nei due ospedali della Misericordia, dove hanno partorito. Ma non solo, spesso la madre nel darle alla luce  morta: delle piccole orfane povere e disgraziate insomma. Continu dicendo che in quel momento avevano da educare centodiciassette fanciulle. Mi spieg che il flusso annuo di bambine verso il Conservatorio era di due dozzine di "gettatelle" in ingresso all'et media di cinque anni. Sempre nell'anno pi o meno una ventina in uscita all'et media di sedici. Quattro o cinque, durante l'anno, soprattutto le pi giovani, morivano per malattie varie. Le ragazze uscivano per andar maritate o perch prese come serve operaie presso famiglie allargate che mandavano avanti una fattoria. Quindi al Conservatorio, per renderle pi ricercate per utilit pratica, si insegnavano loro le arti della lana, filatura, cardatura, tessitura ma anche tutto ci che riguardava le faccende domestiche, dalla pulitura dei cessi al rigovernare i cocci. Niente ricami, merletto o cucito. Solo come rammendare calzini o brache sdrucite. Insomma "delle domestiche a buon mercato!".
Mentre raccontava con genuina emozione, Maria Grazia mi apparve diversa da come l'avevo lasciata. Mostrava compassione, partecipazione e pure un filo di rabbia. Sensibile alla condizione umana, soprattutto a quella delle donne, pi di una religiosa vera. Non pensare che lo sviluppo delle attivit manifatturiere in Prato abbia migliorato la condizione delle donne. Te lo potrei dimostrare, a te che ami le cifre, facendoti dare un'occhiata ai registri di ammissione e partenza delle gravide degli ospedali, ma sono secretati e solo io e il dottor Bazzani ne abbiamo l'accesso. Potresti subito notare che la maggior parte delle donne  registrata come "incognita", e, a volte, non sempre, figura solo il nome di chi ha pagato gli alimenti per il periodo di degenza. Ma non credere che sia chi l'aveva ingravidata. In almeno met dei casi sono le stesse famiglie di origine, mosse da piet genitoriale tardiva. Poi tornano in famiglia?
Scosse la testa. Raramente e solo se si tratta di un figlio maschio. Sempre pi spesso accade che molte delle ragazze, uscendo, lascino la figlioletta all'ospedale. Parlo di quelle fortunate perch a molte altre si presentano problemi durante il parto senza che l'Istituto Ospedaliero possa offrire il personale e gli strumenti che permettano di salvare la madre e il bambino o perlomeno uno dei due. Se si deve fare una scelta viene sempre salvato il bambino. Se si tratta di una bambina nessuno la reclama e neppure vengono reclamate le bambine lasciate dalle madri all'atto della partenza.
Capisco come in questa situazione, tra quelle lasciate e quelle nate orfane, gli arrivi al Conservatorio siano cos numerosi.
Annu. Credimi,  una grande responsabilit. Tieni conto che quando le bambine vengono mandate al Conservatorio, sia la famiglia, se mai ha contribuito, sia lo Spedale, sospendono la retta. Per noi sono un costo: pi di dieci anni in prospettiva. Se si ammalano  pure peggio.  per questo che ho fatto venire il dottor Bazzani e meno male che c' Anna che s' dimostrata una valente infermiera: ha imparato a usare il bisturi sulle ferite purulente e anche nella preparazione dei medicinali se la cava molto bene. Grazie a lei ho potuto aprire l'ambulatorio al pubblico perch, anche se non possono pagare, i malati qualcosa lasciano e a noi tutto fa pro! Sai, con tutte quelle bocche da sfamare e in pi un cavallo. Questa poi!
Un cavallo? Che ve ne fate di un cavallo? Era stato regalato al Convento insieme a un calesse. La Badessa l'usava per andare a curare malati o raccogliere le decime. Io ho venduto il calesse ma non il cavallo. Bazzani ha detto che  utile per il morale delle bimbe pi piccole. Serve a farle affezionare a qualcosa. Comunque  un cavallo sbagliato: non  da traino, neppure di un calesse e mangia con troppa voracit. Ma fa sorridere le bimbe!
Passata l'emotivit per le sue responsabilit pubbliche, grazie al cavallo taumaturgico torn ai problemi di ruolo.
Che facciamo allora per la macchina? Procediamo. Domani mattina vado in giro nella campagna lungo il Bisenzio coi miei due assistenti.
Mi guard preoccupata. Aveva saputo del Mazzetti e la cosa l'aveva sconvolta. Chi vi accompagner?
Una persona di fiducia che mi far conoscere il signor Giovacchino dopo pranzo, quando sar tornato a palazzo.
Era tesa. State attenti,  pericoloso, andate armati. Meglio di no. Il Mazzetti con la sua arma ha potuto far poco: ha perso la vita, la pistola e il c. Fece una piccola smorfia di disappunto.  stato colpito a tradimento in un luogo che considerava sicuro.
Non ti preoccupare, al momento opportuno ci aiuter Ferruccio.
Mi guard di sotto in su. Ti sei abituato male! Ferruccio a quest'ora sar gi a Venezia. E poi lui a volte esagera, ha come una perfidia repressa che gli impedisce di ragionare, meglio che sia via.
Possibile che sapesse di quello che era accaduto sul greto dell'Arno a Pisa? Decisi di non dire nulla. Lei invece aveva qualcosa da aggiungere. L'hanno sostituito, ora so che c' una persona molto pi attenta, pi discreta e assai meno appariscente di Ferruccio. Sta nell'ombra, senza vestiti alla moda o sgargianti. Se ci sar bisogno di una mano, te la dar. Si mise a posto anche i capelli con due tocchi di pettine. Vieni, prima che tu vada, ti faccio visitare il Conservatorio. Poi passiamo anche all'ambulatorio a salutare il dottor Bazzani e Anna.
Nel Conservatorio del Sacro Latte a Montevarchi regnavano il lindore e il silenzio, solo rotto, alle ore canoniche, dal canto delle laudi. Entrandovi avevi l'impressione di trovarti in un convento. In quello di Santa Caterina a Prato sembrava di trovarsi in un opificio della lana. Si sentiva lo sbattere dei telai, il frullare dei filatori e il raschiare dei pettini usati nella cardatura. In ampi saloni tematici, solo telai o solo filatoi, erano all'opera, apparentemente raggruppate per et, le ragazze, le ex "gettatelle" come le aveva chiamate Maria Grazia. Le pi grandi, ormai pronte a uscire, erano al telaio, le pi giovani alla cardatura.
Nei corridoi e per le stanze si aggiravano le pi piccole con scope, spazzoloni e cenci per i pavimenti, dai secchi si sentiva salire odor di ranno o liscivia: disinfettanti fatti in casa con la cenere e l'acqua bollente. Maria Grazia mi spieg. Alcune ragazze, le pi brave, sono state elevate al ruolo di "maestrine": qualcuna potrebbe, come Anna l'infermiera, restare qui. Sai ho in mente di aprire anche una bottega, per vendere la tela che fabbrichiamo al dettaglio, invece che all'ingrosso. E anche una piccola farmacia, con medicinali di base. Anna sta imparando e anche quelli potremmo venderli. Sarebbe bello avere una farmacia. Si accorse che ero diventato triste. Scusa, vedo che ti brucia ancora la tua storia con la farmacista di Montevarchi. Non dovevo ricordartela. Acqua passata Raimondo! Speriamo che ce lo permettano, avremmo pi denari per altro. Tra ex monache e maestrine ci sono pi di venti insegnanti. Poi, nelle cucine, tre cuoche aiutate da sei ragazze: non  facile far da mangiare per quasi dodici dozzine di bocche, ammesso di disporre degli ingredienti! Mi fece cenno di seguirla. Nelle cucine non ti ci porto: ora  il momento di maggior lavorio. Si darebbe impiccio! Si va all'infermeria, o ambulatorio, come preferisci. Mi sentii afferrare la mano. Abbassai lo sguardo e vidi che una bambina mi si era affiancata e mi aveva preso per mano. La piccola si ferm e implorandomi con lo sguardo mi costrinse a fermarmi. Sono poco pratico di bambini, quando lo ero stavo con la mia tata in casa, ma
davanti a quegli occhi cilestrini mi sentii pi disposto a capire l'infanzia.
Tu chi sei? Sei un dottore?
Le sorrisi. No, sono un amico della badessa.
Che vuol dire badessa?
Maria Grazia intervenne. Qui mi chiamano direttrice. Poi rivolta alla bimba: Che c' Martina? Hai bisogno di qualcosa, ti fa male la pancia?
La bimba scosse la testa. No, sto bene, volevo solo sapere se lui aveva visto mia sorella Cinzia. Si volt verso di me. Mica sai dov' Cinzia? Maria Grazia mi lev dall'imbarazzo. No Martina, lui non pu sapere dov' Cinzia, che poi non  tua sorella ma solo tua amica. Lui viene da Pisa, un posto lontano,  arrivato con una carrozza e non  mai sceso. La bambina fece una smorfia di disappunto, poi annu. Ho capito. Te come ti chiami? Raimondo.
Allora, Raimondo, si fa cos: se vai in campagna dove battono la lana e vedi Cinzia, le dici che torni subito che io da sola qui ci sto male. La riconosci,  uguale a me, solo pi grande ma non tanto, se no non la pigliavano. Lasci la presa e mi salut.
Maria Grazia era visibilmente commossa. Cinzia, purtroppo, non torner mi sussurr, e si avvi verso l'ambulatorio.
Nell'astanteria non c'era pi nessuno. La porta era chiusa, Maria Grazia buss. Si affacci Anna. Se potete aspettare un minuto, il dottore finisce di fasciare una ferita. Maria Grazia scosse la testa.
La maggior parte di quelli che vengono qui si sono feriti, di malati cronici quasi nessuno. Le malattie croniche sembra siano roba da ricchi e i ricchi, a parte uno, che hai conosciuto da poco stamani, si curano a casa a spese loro.
Subito dopo usc un uomo col piede fasciato. Si aiutava con una rozza stampella. Usc a capo basso, quasi vergognandosi.
Da dentro il dottor Bazzani ci invit a entrare. Venite, venite! Per oggi ho finito. Quello era l'ultimo, non vi ha salutato, eh? Non fateci caso, ha tre figli piccoli e non potr lavorare per due o tre settimane. Si vergognava per non aver lasciato neppur un paio di pernici o un fagiano cacciato di frodo. Ma con quella gamba! La parola "fagiano" mi ricord una frase che dovevo approfondire.
Il Fragosi mi ricevette nella sua camera, ex biblioteca, adattata a ufficio.
Professore, com' che siete subito tornato a farmi visita?
Decisi di essere diretto, con quel volpone era inutile pensare di ingannarlo con moine o altro. Colpa di un fagiano!
Io non ne mangio. Gi ho i miei problemi, mica voglio prendermi la gotta! Quindi non vi invito. Ma a Palazzo Pacchiani la selvaggina non manca. No, no, neppure io mangio cacciagione. Ma avete detto che i francesi che vanno cercando "la macchina" si dotano prima di un fagiano e che girano armati. Pensate che sia pericoloso addentrarsi nella campagna? Ghign. Eh, eh. Non avrete mica paura! Mica ho detto che sono francesi e basta. Cominci a contare sulle
dita. Uno: s potreste incontrare dei francesi. Due: ma anche delle spie inglesi. Tre: perch no, pure dei lealisti del Granduca. Quattro: non dimentichiamoci dei fedeli sudditi del "reame" dell'Etruria, per non parlare dei Fratelli Liberi Lavoratori. Insomma, se vi dovessero fermare, visto che saranno armati fino ai denti e anche prepotenti, voi che pensate di rispondere? Alzai le sopracciglia. Non ho nulla da nascondere: sar l per controllare le gualchiere del Pacchiani. Rise ancora. Avrete con voi delle armi? Io sarei dell'idea di non portarne ma se chi ci accompagner avr delle pistole, che devo fare, strappargliele dalla cinta?
No ma pu essere che abbia uno schioppo. Ci mancherebbe, che lo si nota da un miglio! Non solo ma se vi arriva addosso una pattuglia francese, soldati intendo, a costui gli occorrer anche la licenza o permesso. Le permis. A doppia firma, del proprietario del terreno e del delegato di polizia: la prima per i fagiani, la seconda per lo schioppo.
Questa poi! Quanta burocrazia per due polli selvaggi. Mi fece cenno di sedermi comodo. Siete simpatico giovanotto e anche sfrontato ma vogliate pazientare qualche minuto che vi spiego. Mentre mi sedevo tracann uno dei suoi intrugli medicamentosi. Almeno a giudicare dall'orribile odore. Si sistem anche gli occhiali sul naso, credo per non perdermi di vista.
Dovete sapere che Pietro Leopoldo, il lungimirante, aveva introdotto, gi prima della Rivoluzione Francese, norme liberali tese a ridimensionare il diritto feudale dei proprietari alla caccia. Purtroppo, come spesso accade, si present presto il problema opposto: pi che le regole pot la fame.
Altro sorso dell'intruglio. Che broda! e si raschi la gola. L'uso indiscriminato di schioppi facilit i cacciatori, anche se non usi a tale sport, cos lo chiamano i vostri amici inglesi. Insomma si ebbero vere e proprie stragi di selvaggina. Ferdinando terzo, il pavido, fece subito qualche passo indietro, volto soprattutto al rispetto del diritto di propriet ma a ben guardare cose blande. Mi guard.
Non avrete mica sete?
Fece una smorfia e forse ebbe pure un rigurgito. Io scossi la testa.
Non vi offrivo questa ignobile mistura per rispetto, e poi Voi mica siete malato! Ho del Porto. Neppure quello? Allora torniamo a noi. Il Primo Console, il dittatore, Napoleone intendo, nel rispetto dei diritti ormai acquisiti dai cacciatori, non solo di Prato ma della Toscana tutta, ha introdotto alcuni doveri e guai a non rispettarli. La caccia  consentita solo a chi ha ottenuto il permesso scritto del proprietario del terreno ma non basta: deve avere anche la firma del delegato di polizia per il porto dell'arma. Ovvio che per questa seconda firma c' da pagare al delegato, che sta l con la mano tesa, un balzello obbligatorio. Capite ora? Annuii.
Se ci sar di mezzo uno schioppo, siccome le terre non sono tutte di Giovacchino Pacchiani, di permessi ce ne vorranno altri, uno non basta, e questo non solo ci verr a costare ma vorr anche dire far saper a tutti della nostra gita. Per cui  meglio andare senza schioppi, una pistola sarebbe pi prudente.
Certo ma io, se fossi in Voi, farei anche a meno delle pistole, i militari sono teste dure! Mi era balenato un dubbio. Il proprietario dei terreni non dar il permesso senza incassare qualcosa, di certo senza renderne conto ma un pubblico ufficiale, un delegato di polizia deve farlo: ci significa che c' un registro dei permis concessi, con annotata la somma versata e pure il nome del contribuente.
Ghign soddisfatto, il cattivo sapore della bevanda doveva essersi smorzato.
Eh, eh. Certo, i francesi hanno mille difetti ma sull'amministrazione sono precisi quasi quanto i Lorena! Chi controlla il controllore? Magari il delegato incassa dieci e scrive solo sette, o meno.
Ne sapevo abbastanza. Mi alzai. Lui non aveva finito. Mi raccomando, non andate a chiedere di consultare il registro direttamente al delegato Fruganti. Porrebbe un rifiuto e poi non sarebbe possibile fargli fare marcia indietro. Mi  noto che si mette in tasca parte dei balzelli. Capite? Andate dal Vicario, forse a quel registro non ci ha pensato. Gli farete un favore, anzi due. Potr strigliare a dovere il delegato e andare per esclusione, come Voi. Insomma: se uno la cerca, non ce l'ha! Uscii deciso ad andare ma solo all'indomani, a trovare il mio amico De Funs. Insieme avremmo consultato le registre des permis!
Quando arrivai a palazzo Pacchiani tutto era tornato come prima ma niente era uguale. Non c'erano dubbi: ritrovare la normalit dopo aver rimosso quel cadavere era molto difficile, se non impossibile. Due le novit pi appariscenti. La latrina era stata pulita e addirittura profumava di lavanda. Il profumo si avvertiva nell'aria. Che la cena col socio Mazzoni era stata rinviata lo sentii a viva voce. Se ne lamentava, a voce alta, la nipote di Giovacchino, Maria Augusta. Come niente cena? E io allora, non conto nulla? Era un'occasione per conoscere il nipote del Mazzoni, me l'avevate promesso! Mettiamo su il lutto per la morte di quel... non mi fate dire!
Uliana prov a rimproverarla. Cerchiamo di portare pi rispetto a un morto. Un minimo di lutto  segno di civilt. Non dimenticate che il poveretto  stato ucciso qui da noi, e in quel modo perdipi! Poi prov a interrogarla. Dove siete stata, piuttosto? Sono pi di due ore che vi si cerca. Il signor Giovacchino era preoccupato.
Fuori, in giro per botteghe. Non volevo incontrare i parenti del Mazzetti.
Credo che invece avreste fatto bene a esserci. Questo lo dici tu, figuriamoci.
Cominci a imprecare e maledire peggio di un barocciaio.
Uliana cerc di calmarla. Signorina! Contegno, cos fate la figura di una.
Drusiana?  questo che volevi dire? Meglio puttana che pinzochera! Intanto per colpa di quel bellimbusto ho perso un'altra occasione!
Non ci pensi, n al passato, n a stasera. Ci sar altra occasione ma oggi no, signorina, non mi sembrava proprio il caso.
Essai! Anche se era un caro amico tuo, mica si pu mettere il lutto anche noi Pacchiani. La cena era una buona occasione per smentire le chiacchiere. Di quelle non dovete temere niente. Ormai poi! Uliana, che dite! Lo sapete che le malelingue durano ben pi di tre stagioni: "Per aver delle ciane ragione, ha da passar la quarta stagione".
Un anno dunque: ma dove aveva imparato quel detto? Uliana le rispose per le rime. Se ve ne state zitta di stagioni ne bastano due! Zitta, dovrei stare zitta? Con quel porco che si aggirava per casa? Gli avrei tagliato le palle io stessa ma i francesi, per fortuna, mi hanno risolto il problema! Uliana non ne poteva pi e sembrava anche preoccupata. Signorina, dovreste tacere. Anche se le palle non le hanno rimosse, sempre di castrazione si tratta.  meglio per Voi tacere, non rivangate l'accaduto. Maria Augusta s'era fatta rubizza, il colore rosso viola si notava anche da lontano. Ma non era per quello di cui parlava con Uliana, o meglio s: si era accorta della mia presenza.
Anche questo a rompere!
Uliana si volt e subito cerc di prendere il controllo della situazione.
Ah, professore, gi di ritorno?
Le raccontai, con esagerato e falso entusiasmo, della mia visita al Conservatorio. Ne ricavai solo un commento: Poverine!
Subito dopo pranzo, eravamo seduti nella sala delle udienze, Giovacchino Pacchiani avvert una fitta di dolore. Lo vidi anche impallidire. Cosa avete? Signor Pacchiani, cosa vi tormenta? Si distese sul divanetto ma subito si tir su a sedere. Si premeva il polpaccio, o meglio la caviglia. Niente, niente. O meglio:  tornata. Ogni tanto ritorna! Soffro da ormai tre anni di malattia delle giunture. Come oggi arriva all'improvviso con un dolore profondo nei bassi articoli della gamba.  la gotta. La mia quella dei piedi, che i dottori chiamano podagra, i popolani anche sciatica. Quando m'arriva e sono in casa, prima che venga il medico, c' come rimedio del latte caldo ma quando il dolore  acuto, poco vale. Mi chiamate Uliana per favore? Uliana, appena s'affacci alla porta, cap subito.
Mando qualcuno dal dottore, che faccia preparare altro infuso, meglio se viene Anna e lo prepara qui. Io intanto posso darvi l'ultima dose rimasta, qualcosa far. Giovacchino annu ma si vedeva che stava parecchio male. Tir infatti un pugno rabbioso sul bracciolo. In attesa che Uliana tornasse, riprese a spiegarmi. Non me l'aspettavo. Proprio oggi! Spesso sono colpito da attacchi ricorrenti di artrite acuta, dice il dottore per deposizione di cristalli di urato a livello articolare e talora formazione di acido urico. Non sa la causa ma mi chiede di mettermi a dieta. Ora, caro professore, mi ci vedete a mangiar rape, ortica e cicoria? No, non  per me. Ho commesso peccati, come tutti ma non tali da ridurmi in penitenza!
Si ferm in attesa di una mia reazione ma rimasi impassibile. Non potevo contraddire Bazzani. Il dottore che mi curava prima, pace all'anima sua, mi consigliava rimedi antichi: mi prescriveva del sapone di Venezia, canfora, oppio, zafferano, spirito di vino, e anche insalata o infuso di portulacca. Mi rovinavano i pasti e non funzionavano. Come non mi dava giovamento la tintura di castoro, carissima poi! Niente anche con gli infusi con i fiori di sambuco e di camomilla. Il dottor Bazzani invece mi ha consigliato il vino aromatico di colchico, ipersolfato di chinino, acqua di lattuga e sciroppo diuretico. Per quanto riguarda il colchico bisogna porre molta attenzione:  pianta erbacea ma dotata di una pericolosa velenosit. Eh s, con quello si pu morire. Si distese meglio appoggiando per la gamba sofferente sul bracciolo.
Uliana lo sa bene, per quello chiede sempre che venga l'infermiera: non si fida neppure della cuoca. Anna, con l'insegnamento del dottore, ha imparato a miscelare il colchico nel vino aromatico in modo che risulti nelle giuste dosi. Con quello sciroppo ho avuto molti benefici ma purtroppo, come  successo oggi, a volte il male riaffiora. Forse dovrei davvero stare pi attento a quello che mangio. Era tornata Uliana con un bicchiere da liquore pieno a met.
Ecco, ho fatto bene a mandare a chiamare Anna, in casa c'era rimasto solo questo e d'olio essenziale pi niente. Su, bevete!
Il signor Giovacchino dovette suo malgrado saltare il pranzo, "ma stasera mangio!".
Pranzammo in compagnia della sola Maria Augusta. La ragazza sembrava contenta di essere al centro dell'attenzione di tre uomini.
Senza che nessuno le avesse chiesto lumi, avvi un'articolata e commentata rassegna sulle stoffe di lana che venivano prodotte a Prato.
All'inizio prestavamo cortese attenzione ma la cosa andava troppo per le lunghe. Fu Licurgo a rompere trame e ordito. Signorina, scusate se vi interrompo ma stamani siete andata a comprare stoffe al mercato? Lo fiss un po' adirata ma rispose cortese, anche se con voce puntigliosa. Stoffe al mercato? Mai! Vendono solo pezze di scarto, difettate nell'ordito con nodi o rammendi, e nel colore con macchie o scolorimenti. No, per le stoffe bisogna andare nei negozi e da quelli buoni, ce ne sono due soli del resto, non si sbaglia! Manetti o Montini. Ma attenzione, anche l bisogna essere esigenti, chiedere, le pezze migliori le tengono nel retrobottega. Licurgo os interromperla di nuovo. Ma non ci siete entrata subito: vi ho visto in piazza del Mercatale che giravate tra le bancarelle e solo dopo siete entrata in una bottega.
Maria Augusta alz appena gli occhi dalla scodella ma il suo sguardo fiammeggiava. Dunque, mi avete seguito?
Licurgo le sorrise, se non avessi conosciuto i suoi gusti, la sua predilezione per i ragazzi biondi, avrei pensato che volesse corteggiarla. Maria Augusta per, nel vedere quel sorriso incantatore, lo pens davvero. In fondo Licurgo non aveva l'aspetto effeminato e una ragazza semplice e desiderosa di attenzione poteva benissimo prenderlo per un credibile e amabile corteggiatore. Al sorriso segu l'esca ammaliatrice. Non mi sarei mai permesso ma non potevate passarmi inosservata, cos elegante e cos... come dire, mi sento imbarazzato. Vogliate scusarmi, con tutto il tempo che passo tra i libri e le macchine, non sono tanto esperto di corteggiamento... Cos leggiadra. Toss la volpe, si guard intorno fingendo imbarazzo. Scusate l'ardire, ma forse sarebbe meglio dire... cos attraente!
Maria Augusta abbass tutte le difese e nonostante da un angolo della sala si fosse sentito un raschiar di gola prodotto da Uliana, dimostr il suo compiacimento recitando maldestramente la parte della fanciulla che sa come comportarsi in casi simili.
Eh, eh, signor Licurgo Maria, non vi sembra d'esser troppo ardito? Prima vi mettete a seguirmi, di nascosto poi! E ora dico, ci conosciamo appena da un giorno, no, da meno tempo, e mi dite questo? In presenza di altri poi! Mi fate arrossire d'imbarazzo! Licurgo balz sulla preda.
Sono d'accordo con Voi, signorina Maria Augusta ma se non lo faccio qui e coram populo, come potrei altrimenti? La fanciulla, come malignamente si attendeva Licurgo, non aveva inteso.
Scusate. Cosa vuol dire corampolo?
Licurgo fece un gesto di scusa misto a rammarico ma la sua voce ghignava.
Scusatemi, scusatemi davvero, non sempre mi ricordo d'essere tra persone normali. Sappiate che noi, uomini di scienza, nei nostri studi usiamo il latino, non solo per redigere le descrizioni dei preparativi e soprattutto dei risultati degli esperimenti ma, a volte, anche, tralascio ovviamente i dotti epistolari, per parlar tra di noi. Ho detto coram populo, che banalmente significa davanti a tutti, che poi via, "tutti", siamo solo in quattro! La fanciulla pieg la testa e sorrise. Siete scusato! Ma davvero parlate il latino? Licurgo annu, poi, ormai era senza freni, voltatosi verso di me, la spar grossa.
Exigue est tribuenda fides qui multa loquuntur,  vero professor Severi?
Sorrisi garbato. Non potevo tradurre: sentirsi dar della parolaia l'avrebbe offesa!
 vero carissimo, purtroppo, spesso, siamo costretti a farlo.
Maria Augusta era sui carboni ardenti. Che avete detto?
Guerrino, che un po' di latino lo intendeva - a praticar lo zoppo, s'impara - intervenne:  la solita frase che loro accademici... io da meccanico mi limito ad assistere... si dicono a fine giornata: inutile nasconderlo, si dura fatica anche a studiare! Magari, con altre parole, se lo dicono anche gli operai di una gualchiera. S, domani far loro qualche domanda, per saperlo. La sciocca aveva abboccato anche a quell'amo. S, s. Sono curiosa anch'io.
Licurgo, capito che Augusta aveva abbassato le sue difese, torn all'attacco. Si parlava di mercato, di botteghe di stoffe di qualit ma, se ho ben osservato, siete entrata solo in quella di un farmacista speziale. Era un'affermazione, anche se insinuante, solo una constatazione. La ragazza sembr non aver gradito, fece finta di averla intesa come una domanda. Volete sapere se ci sono entrata? A dire il vero, che ci siete entrata lo so. Vi ho visto. Sarei curioso di sapere cosa vi si pu acquistare, medicine a parte.
Maria Augusta era arrossita. Si preoccup subito di mostrarsi in perfetto stato fisico. Non sono malata!
Lo vedo bene e non ho alcun dubbio. Ma suppongo che la boccetta che avevate in mano e che poi avete riposto nella borsetta fosse un medicamento. Non mi  sembrata un'ampolla di profumo, n un vasetto di unguento. Ma gi, che sciocco!, non ne avreste bisogno, siete gi cos bella e fresca, una rosa di primavera! La ragazza era disorientata. Non sapeva che rispondere. Poi si decise.
E invece s, era un profumo ma non vi dico altro, siete troppo curioso, impiccione e anche impertinente! Fine di un idillio. Il pranzo continu con un piatto discorso su quanto fosse duro e pericoloso il lavoro nelle gualchiere. Mentre Guerrino teneva viva la conversazione, mi ripromisi, appena fossimo stati da soli, di chiedere a Licurgo perch tanta scortese invadenza.
...
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...
6. L'UOMO COL FUCILE JGER HUNTER.
...
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...
Giuseppe Borghetti entr con passo incerto ma non per problemi alle gambe: dubbi su come presentarsi. Maria Augusta li rese pi titubanti. Appena lo vide, si alz e, salutandolo a testa alta, usc furtiva. Pensai non volesse impicciarsi della storia delle gualchiere. Borghetti non era di figura appariscente. Il contrario: anonimo dalla testa ai piedi. Pensai fosse sulla cinquantina anche se i capelli, che ornavano una specie di chierica, erano ormai quasi tutti canuti. Di altezza media e corporatura che non si potrebbe altro che definire normale, vestiva in modo sobrio con panni di color grigio argento. Teneva in mano una tuba corta a falde strette di color grigio antracite; anche il cravattino era grigio, cos anzich ingentilire la figura dava alla persona un aspetto quasi squallido o perlomeno privo di rilievo.
Miglior la mia impressione il suo volto che mostrava, con riservata dignit, un aspetto fiero e direi tenace. Quasi volesse dire "Non badate al mio aspetto ma fidatevi!".
Mentre lo aspettavamo, il signor Giovacchino mi aveva spiegato che il Borghetti, pur non possedendo opifici, deteneva la produzione di una quarantina di telai e altrettanti filatoi diffusi in citt e nella campagna a monte. Lasciato l'incarico di capo tessitura dei berretti rossi della Manifattura, aveva cominciato con tre filatoi. In breve erano diventati sei pi due telai. Col tempo si era arricchito assai. Non aveva famiglia, solo un fratello pi giovane di un'ora. Il gemello, sposato con due figliolette, di fatto era mantenuto dal signor Giuseppe. Invece di portargli gratitudine, Fileno, il fratello, anche approfittandosi della somiglianza, gli procurava continui guai; soprattutto per le sue frequentazioni di bordelli e di ragazze povere e facili da circuire o a buon mercato. Secondo il signor Giovacchino, Fileno Borghetti sarebbe stato iscritto pi volte nei registri degli Spedali della Misericordia se non si fosse fatto avanti Giuseppe a sobbarcarsi l'onere delle rette alle partorienti e poi delle poche, "per sua fortuna", orfanelle sopravvissute. Bimbe che, se fosse stato sposato, avrebbe volentieri preso lui in casa ma il parroco lo aveva, per decenza, fortemente sconsigliato: "La carit, signor Giuseppe, dev'essere discreta, schiva, e non deve assolutamente dar luogo a sospetti o maldicenze mai!". Seguendo il precetto del prete, lui si firmava come "anonimo". Cosa semplice, grazie a una modesta mancia.
Non sapeva, il prevosto Rizzieri, che le maldicenze, gi serpeggianti, sarebbero aumentate nel caso che il Borghetti avesse preso dei fanciulli; ma siccome Giuseppe mai aveva confessato questa sua colpa, n i desideri
peccaminosi che lo tormentavano, il prete non poteva saperlo.
Giuseppe Borghetti, dopo una serie di convenevoli, si avvicin al divano dove il Pacchiani si lancinava dal dolore. Ai suoi ordini, signor Giovacchino. Non vi darei mai ordini, signor Giuseppe, non ve ne ho dati quando lavoravate per me, figuriamoci ora.  un favore che vi chiedo. Il signor Giuseppe sorrise mesto. Sapete che tanto vi devo, sapete anche che la penso come Voi, non abbiate timore a chiedere. Mi aveva gi presentato durante i convenevoli. And subito al sodo.
L'avrei fatto io stesso ma vedete in quali condizioni mi trovo. Domani mattina dovreste accompagnare il professor Severi e i suoi assistenti alle mie gualchiere, devono fare delle verifiche scientifiche, dei controlli insomma.
Il Borghetti s'era fatto cupo.
Suppongo che la stessa cosa doveva farla stamani il Mazzetti.
Giovacchino Pacchiani ebbe una fitta di dolore, non credo fosse dovuta alla gotta ma piuttosto a un nervo scoperto. Stese la gamba dolorante, uggiol appena, prese tempo. E se anche lo fosse?
Se lo fosse ne sarei molto preoccupato ma non mi tirerei indietro lo stesso. Se lo fosse, sarei l a chiedervi se dovrei limitarmi alle sole vostre gualchiere in funzione, oppure se dovrei accompagnare gli studiosi anche a quelle ferme e non solo alle vostre, di ferme intendo, che non credo ci sia interesse a visitare quelle in funzione di altri. Il signor Giovacchino, visto che l'altro aveva principiato a giocare a carte scoperte, si era rincuorato.
L'interesse  soprattutto per le ferme e abbandonate, soprattutto se di propriet altrui. Giuseppe Borghetti annu.
Bene, partiamo alle sei ma io qua domani mattina a quell'ora non ci vengo, non ho nessuno che mi scorti e non voglio andare a far compagnia al Gianfilippo Mazzetti. Per cui vi aspetto a casa mia, vestito da caccia ma senza armi. Senza armi, d'accordo? Il signor Giovacchino si volt verso di me. Intervenni. D'accordo, senza armi, n schioppi, n pistole. Saremo in cinque, non avremo da temere e i soldati francesi, se ci fermano, non ci chiederanno di vedere il permesso.
Grazie, mi tranquillizzate. Non bussate al portone, n suonate la campana, sar ad aspettarvi con la porta socchiusa. In casa, servit a parte, c' solo mio fratello Fileno. Sua moglie  ad assistere la madre malata a Pistoia. Non voglio che si svegli. Soprattutto non voglio che s'impicci! Lo sapete, ha il vizio del gioco e gioca coi realisti e coi francesi a Bassetta, ora pi spesso a Faraone, perde ma rimedia qualche prostituta. Fatta una smorfia di disgusto, salut e se ne and con passo lieve, discretamente com'era venuto. Appena fu fuori chiesi lumi. Giovacchino Pacchiani mi spieg che la Bassetta era un gioco di carte per tre persone e un banchiere con mazzo di cinquantadue carte, molto praticato in Francia. I giocatori puntavano a caso su due delle proprie carte coperte, il banchiere allora scopriva una coppia delle sue carte, una vincente per lui e una per gli avversari, quindi pagava la posta per quella degli avversari e ritirava le poste messe sulla carta risultata vincente per lui. Il gioco, abbastanza semplice e come tale rovinoso, permetteva oltre che perdere delle fortune anche di parlare parecchio. Nella foga dell'azzardo si potevano raccontare cose che forse era meglio tacere e Fileno, il fratello gemello ma diverso assai da Giuseppe, di foga ce ne metteva troppa! Negli ultimi tempi, in tutta la Toscana, si stava anche diffondendo il gioco del Faraone, simile alla Bassetta ma pi socializzante: le avventuriere, le ex cortigiane e le prostitute erano ammesse a sedersi a quei tavoli. Non c'era dubbio che erano tavoli pi pericolosi per chi non sapeva tenere la bocca chiusa!
La stanza era lunga e l'eco delle parole di Giovacchino, che per incipiente sordit parlava a voce alta, copriva ogni altro rumore.
Non ci eravamo pertanto accorti che sul vano della porta era apparsa Anna, l'attesa infermiera. Appena il Pacchiani ebbe terminata la sua spiegazione, la ragazza si avvicin al signor Giovacchino. Come va?
Il Pacchiani la rassicur, lei lo fiss severa e fece la sua prescrizione.
Mi ha detto Uliana che avete gi preso la prima dose. Leggermente abbondante, a quanto ho capito. Lo sapete, tra due ore la seconda che dev'essere met della met e poi stasera prima di andare a letto una dose di met. Dosi precise, mi raccomando,  pozione pericolosa. Domani mattina un'altra dose intera. Ma vi avevo gi scritto tutto, non voglio tediarvi. Una cosa importante: la soluzione diluita  bastante per due trattamenti di tre giorni. Vengo io a prepararne altra, ho portato olio essenziale puro bastante per un mese. Ma, a quanto vedo, non ce ne sar bisogno. Uscita anche l'infermiera, mi congedai e cercai Licurgo. Era nel primo cortile interno seduto su una panchina di pietra serena.
Mi spieghi perch mi hai detto, in latino, che non bisogna fidarsi di chi chiacchiera troppo?
Maestro, non potevo dirlo in italiano, la ragazza si sarebbe offesa ma avrebbe anche capito che non mi fido di lei. Con le sue chiacchiere vacue crea come una cortina nebbiosa, come se volesse mimetizzarsi. Credo occorra stare attenti, non vorrei che la sua fede tendesse al giacobino. Non me la stai raccontando tutta. Cos'hai visto ancora in piazza Mercatale?
Si  incontrata con un giovane ufficiale francese, un tenente, mi sembra, nemmeno tanto brutto. Credo sia meglio non parlare, quando lei  presente, della macchina di Watt.
Annuii. Potrebbe essere una mossa di De Funs per saperne di pi. Non dissi niente, Licurgo era un ragazzo molto attento e sensibile, per certi versi istintivo, ma ci azzeccava quasi sempre. Per non volevo che si esaltasse troppo nel ruolo di spia.
Allora stasera, che a cena avremo anche il signor Giovacchino, bisogna stare cauti, avverti anche Guerrino. Gi fatto, Maestro. Ingenua preoccupazione.
Giovacchino Pacchiani, rinvigorito dalla pozione del dottor Bazzani, era in vena di chiacchiere. Non solo ci spieg per filo e per segno quali stabili avremmo visitato ma anche come ci avrebbero accolto le persone che ci lavoravano.
Non vi preoccupate,  gente rustica ma, anche se io non posso, c' il Borghetti che conosce tutti. Sapete, non avrei potuto comunque. Domani mattina torner il delegato di polizia per interrogare la servit. Mi ha fatto sapere che gradisce la mia presenza e anche quella di mio figlio. Bisogner esserci, anche se non caver un ragno dal buco.
La mattina dopo, alle sei, prendemmo a bordo Giuseppe Borghetti che s'era messo in perfetta tenuta da campagna. Uscimmo dalla cinta muraria attraversando la Porta Fiorentina, che guardava verso Firenze, anche se la strada andava verso sud. Infatti dopo pochi passi voltammo a mezzogiorno per raggiungere il fiume Bisenzio. La campagna era ancora avvolta da una spessa bruma, una coltre densa non pi alta di due o tre metri che ci faceva vedere le nubi ma non la vegetazione e le case, se mai ce ne fossero state, d'intorno. Impossibile anche, e questo mi procurava una leggera ansia, vedere se qualcuno ci seguisse.
Arrivammo infine in localit San Martino a Coiano, dove avrei potuto, per la prima volta, visitare una gualchiera. Era di propriet del Pacchiani e potevo fare tutte le domande che volevo: mi sarebbe servito per capire come funzionava ma anche come fosse possibile, in una struttura muraria simile a quella, nascondere le parti della grande macchina.
Si trattava di un vecchio mulino, mi spieg il Borghetti, che mezzo secolo prima era stato adattato per la follatura a magli. La ruota verticale dentata, mossa dall'acqua, anzich far girare una macina faceva girare un albero orizzontale su cui erano fissate delle camme che girando alzavano tre magli di legno massello molto pesanti. Non tutti insieme, altrimenti questi avrebbero opposto troppa resistenza ma alternati a un terzo del giro completo, cos da distribuire lo sforzo in modo equilibrato rispetto alla rotazione. Quando la camma sgusciava, con raschiar stridulo, sotto il supporto liberando il maglio, questo andava a colpire il panno di lana bagnato. Lo spremeva, schiacciandolo, e lo compattava. Il panno veniva tenuto costantemente bagnato con acqua saponata che ogni tanto era versata bollente, in tal modo infeltriva meglio le fibre.
Vidi in una stanza attigua tre donne indaffarate a far fuoco sotto quattro grossi paioli di rame. Il panno, che era pi grande del ripiano di appoggio, doveva essere tutto battuto, pertanto veniva fatto scorrere sul piano di battuta tirandolo su e stendendolo di lato a mano. Mi spieg il Borghetti che poteva succedere che si bloccasse: la lana, bench insaponata, spesso si appiccicava al legno come una ventosa: eccesso di aderenza o sapone non ben sciolto. Questo avveniva dopo la battuta del maglio ma poteva anche succedere che si incastrasse su uno spigolo in basso o su una scheggiatura del piano di legno. In quel momento, proprio mentre Giuseppe Borghetti parlava, successe.
Ecco professore,  stato fortunato: s' incastrato il panno grezzo. Potr assistere alla manovra di sblocco. Ora occorre che qualcuno si infili sotto l'asse rotante per sbloccarlo.
Gi dal momento prima mi consideravo poco fortunato, mi sentii in disgrazia quando vidi che a muoversi era una bambina piccola e minuta, avr avuto solo sei o sette anni. Non seppi trattenermi. Ma come, ci mandano una bambina? Mi fece eco Licurgo. Ma  disumano! Borghetti annu. S, certo, vi comprendo ma non c' altro modo.
Si era fermato di fronte alla mia palese perplessit. Non dovete meravigliarvi, qui tutti lo considerano normale, anche se un bambino sarebbe meglio: avrebbe pi forza. Ma siccome dovrebbe essere molto piccolo, avranno preferito una bimba: ha pi forza a pari dimensioni. Solo un bambino pu infilarsi l sotto e aiutare a sganciare la parte bloccata.
Licurgo era allibito. Si volt verso Francesco Maria. Tu che dici? Lo sapevi?
Il giovane Pacchiani non rispose ma si scur in volto. Licurgo era ormai scatenato. Ma  pericoloso, come si pu?
Francesco Maria finalmente si decise a parlare. Me lo chiedo anch'io. Questi bambini rischiano la vita o una mutilazione.
Il Borghetti lo fissava con spietato cinismo.
Siamo in un opificio di vostro padre, possibile che non vi ci avesse mai condotto?
Francesco fece di no con la testa e poi si allontan per vomitare tutta l'abbondante colazione. Dal rumore che faceva credo che avrebbe voluto recere tutti i pasti dei suoi vent'anni. Credo fosse stato orribile prendere consapevolezza del modo con cui il padre aveva accumulato la sua fortuna.
Io, da parte mia, nel vedere come procedevano, sudavo freddo.
Ma gira ancora! Perch non fermano? Ci sono le camme, possono agganciarla e trascinarla sotto al maglio! Dite di fermare!
Stavo per lanciarmi verso la bimba. Borghetti mi trattenne con decisione, poi fece un'alzata di spalle. Non si muova, farebbe aumentare il rischio d'incidente. Fermare non si pu. Non si sa dove e come si fermerebbe. Di sicuro si sa che si bloccherebbe il moto magari un maglio resterebbe appiccicato e chiss se poi il panno si potrebbe far muovere.
Aggiunse che non erano infrequenti incidenti ma il rischio era accettato. La lavorazione infatti non poteva venire fermata, altrimenti era quasi certo che oltre a un maglio si sarebbero subito incastrati gli altri due panni. Con grossa perdita di attivit produttiva. Mentre lo ascoltavo, una voce, quella di Maria Grazia, mi serpeggi in testa: "Cinzia non torner".
Ma non era finita. Non avevo notato che reggeva con la sinistra un piccolo secchiello da cui spuntava una spatola: quando le passava davanti una camma, prima che questa spingesse il maglio, la bimba la spalmava di grasso. Subito dopo schizzi di grasso e acqua fetida le andavano a finire sulla faccina. Per me una tortura. Quando la bimbetta riaffior da sotto l'albero ruotante mi sorrise. Non si rendeva neppure conto di quanto grande fosse il pericolo! Tirai un sospiro di sollievo ma il sudore, acido come fiele, mi colava dalla fronte direttamente sulle labbra e un rivolo di ghiaccio lo sentivo sgorgare dietro, lungo la schiena. Feci allora un po' di conti: chi tentava di sbloccare il panno aveva solo una manciata di secondi prima che il maglio ripiombasse sul panno, o su una mano, o su un braccio. Chiss quanti bimbi mutilati, se erano sopravvissuti. Ma non era finita la mia pena.
Avevo solo visto un'operazione fuori dalla routine. L'ingrassatura delle camme era infatti una routine. Pericolosa attivit che veniva affidata ai fanciullini ogni mezz'ora. Questa volta non assistei per fortuna. Un bimbo and sotto l'albero motore e con un secchio di grasso animale e una spatola si mise a ungere le camme via via che gli passavano davanti al naso. Anche questa operazione, nel momento in cui i montanti sgusciavano dalle camme, poteva concludersi con un brutto incidente, mutilante o mortale. In ogni caso anche lui torn su col viso sporco e ben ingrassato.
Il lavoro durava dall'alba al tramonto, non si faceva stiva dei panni finiti. Appena asciutti venivano portati via con un biroccio. Durante la notte, per evitare il furto dei panni tesi rimasti ad asciugare o danneggiamenti al meccanismo, due operai restavano di guardia dandosi il turno. La mattina il biroccio portava i nuovi panni da follonare.
In tutto contai tra donne e uomini sedici persone, pi tre bambini. L'ambiente, uno stanzone seminterrato sul retro, che in passato era servito come magazzino per il grano o la farina, era quasi completamente vuoto. Solo un paio di sacchi di lana grezza ma gi cardata, qualche pezzo di legno e degli attrezzi da agricoltura: martelli mazzuoli, seghe, vanghe, zappe e falci fienaie. Strumenti per le riparazioni del meccanismo o per governare il flusso dell'acqua: durante la notte si rizzava uno sbarramento per averne la mattina.
Valutai che un ambiente del genere sarebbe stato sufficiente per contenere le casse della macchina di Watt. Uscii. Fuori vidi il biroccio gi mezzo carico di panni e due carri con cui dovevano essere arrivati gli operai. Dissi al Borghetti che ne sapevo abbastanza: potevamo andare a visitare le gualchiere che non appartenevano al Pacchiani. Con maggior attenzione a quelle inattive.
Dopo aver visitato frettolosamente un'altra gualchiera del Pacchiani e una inattiva che, nonostante le assi inchiodate alle porte e alle finestre, potei far ispezionare con cura da Guerrino, riprendemmo a risalire il Bisenzio.
Il terreno umido, aiutato dalla bruma del primo mattino, rendeva rigogliosa la vegetazione. Anche troppo, bisognava stare attenti ai tentacolari tralci di rovo che invadevano il sentiero. Con uno mi graffiai la mano. Stavo imprecando quando Guerrino li annunci a voce bassa. I francesi!
Dalla bassa nebbia era emerso un drappello di sei cavalieri condotti da un tenente. Si vedevano solo i loro busti e le teste dei cavalli ornate di pennacchi della Repubblica.
Licurgo mi tir una leggera gomitata sul fianco. Poi un sussurro all'orecchio.  lui!
Capii che si riferiva al tenente incontrato da Maria Augusta. Mi limitai a fissarlo cortesemente mentre si avvicinava da solo. Ci salut militarmente appoggiando leggermente la mano distesa, col palmo rivolto verso di noi, alla visiera dell'esagerato copricapo sovrastato da un pennacchio pi grosso di quello dei cavalli. Buongiorno signori. Vite, montrez-moi le permisi Pardon. Scusate, i permessi di caccia. Il signor Giuseppe Borghetti salut piegando leggermente la testa verso l'alto, ma non si alz. Buongiorno, tenente. L'altro cap che doveva presentarsi. Tenente Manuel Arsne Durand, secondo reggimento ussari, distaccato a Prato con lo squadrone a servizio del Colonnello De Funs. Borghetti annu severo.
Bene, suppongo, tenente Durand, che stiate svolgendo una perlustrazione di polizia. Noi invece siamo qui per lavoro, non andiamo a caccia.
Al tenente tremarono per un attimo i baffi. Les moustaches vibranti avevano rivelato il suo trattenuto disappunto. Ma non era tipo da demordere: una vera testa di legno in divisa.
Vorrete allora mostrare le vostre armi. Se avete solo les pistolets ve le lascio per vostra difesa personale, dfense personelle, intesi? Ma in caso abbiate degli schioppi, sono dsol, dovr operare il sequestro. Giuseppe Borghetti non arretr di un centimetro, ormai era certo d'avere una buona mano. Sembrava addirittura divertirsi.
Perch dovremmo andare in giro con delle pistole? Come vi ho detto siamo a controllare il funzionamento delle gualchiere della Manifattura Mazzoni&Pacchiani. Non fa berretti per gli ussari, troppo complicati ed eleganti, ma serve i reggimenti dei vostri zuavi che portano i pi semplici e pratici berretti rossi alla levantina.
Il tenente, mostrando poca grazia, sput di lato il suo disappunto e anche il suo disprezzo, lui tenente di un corpo d'lite a cavallo, per i rozzi fanti zuavi. Ci pens per un lungo minuto, poi fece la ritirata. Vi credo sulla parola, ho troppo rispetto per la famiglia Pacchiani. Voi che godete della loro fiducia, avrete anche la mia. Potete continuare il vostro lavoro, vogliate scusare il disturbo.
A testimonianza dell'incondizionata fiducia, il drappello, galleggiando sulla bruma, ci segu per quasi un miglio fino alla gualchiera successiva. Meno male che era una di quelle operative del Pacchiani, altrimenti credo che la sorveglianza sarebbe continuata. Licurgo non seppe esimersi da un commento. Lo dicevo io che la fanciulla chiacchiera troppo. Giuseppe Borghetti lo fiss con occhi penetranti e mostr di saperne di pi di quanto non avessimo, io e Licurgo, sospettato.
Non sarebbe un cattivo matrimonio per la signorina Maria Augusta. Il tenente Durand  il secondogenito di Monsieur Cyprien Durand di Lione, il padrone dell'Atelier Techniques Gnraux, una grande officina meccanica ora molto importante. Vi costruiscono i telai Jacquard, tutti di metallo. Forse ora, chiss, anche macchine di Watt.
Conoscevo quei telai, ne avevamo addirittura uno in Laboratorio e ne studiavamo il funzionamento. Guerrino lo sapeva programmare. Non dissi niente. Parl invece il Borghetti.
C' solo da sperare che al tenente interessi pi la fanciulla che la macchina di Watt. Via, l'ispezione alla gualchiera ci aspetta.
Era vero. Non bisognava deludere la fiducia del tenente francese, che magari, da dietro un groviglio di rovi, ci controllava con un cannocchiale. La situazione nell'opificio era pi o meno la stessa che avevo rilevato nella prima gualchiera. Dopo una breve sosta con altri brividi, riprendemmo a risalire il fiume. Guerrino, che era a cassetta col conducente, si mise in piedi e ci dette la notizia liberatoria: I francesi non ci seguono pi!
La nostra solitudine dur poco. La bruma finalmente s'era dissolta e in cielo si notava un pallido sole velato. Finalmente potevamo scorgere l'orizzonte. Eravamo a cinquecento passi dalla prossima gualchiera, questa non della Manifattura e pure chiusa, quando due cavalieri apparvero di traverso sul sentiero a una cinquantina di passi da noi. Uno di loro si pose nel mezzo alla strada, aveva a tracolla ben due schioppi. Il nostro cocchiere ferm subito i cavalli. Si volt verso il signor Giuseppe. Borghetti anticip la sua domanda. Aspettiamo qui che ci vengano incontro. Calmi! Uno solo dei due si mosse a passo lento verso il calesse. Lo schioppo lo teneva imbracciato, puntato verso terra ma pronto ad alzarlo. Notai subito che aveva qualcosa di familiare. Indubbiamente un cacciatore, o che voleva apparire tale senza lasciare ombra di dubbio. Giaccone a martingala di velluto pesante, guanti di pelle, pantaloni di fustagno, stivali da cavallerizzo e una tuba a falde larghe di spesso e rigido feltro nero. Non mancava un tocco di eleganza, non leziosa: il colletto bianco della camicia usciva alto sopra il bavero del giaccone ed era legato con un fiocco di raso nero. La falda del cappello gli teneva il volto in ombra, notai i baffetti e la sottile cornice di barba solo quando fu a una decina di passi da noi. Vidi anche gli occhi, allora lo riconobbi. Avvocato! Che sorpresa incontrarvi qui e soprattutto in tenuta da caccia.
Lui sorrise ma con flemma, senza scomporsi. Capii solo dopo che aspettava che Borghetti lo presentasse. Il signor Giuseppe infatti si alz.
Professor Severi, vi presento Sir James Aiden Windsong, non mi risulta che sia avvocato.  di Pistoia, ma anche inglese di padre.  giornalista, grazie alla ricca madre che lo finanzia fa grandi reportage dei suoi viaggi esotici e pure, a detta sua, rischiosi! Salutai con la mano il cacciator cortese. Viaggi in diligenza, certo! Credo che gli piacciano parecchio, soprattutto se salendo a bordo si incontrano delle signore ciarliere. Un rischio che molti sottovalutano. Sir James sorrise.
My Godi. Quelle due schiamazzavano come galline. Mi hanno costretto a scendere a Serravalle. Erano delle insopportabili ficcanaso.
Sentirlo parlare rilassato fu una conferma che fosse cresciuto a Pistoia, io facevo sentire che ero di Napoli ma mantenevo signorilit, lui stonava con lo stile che voleva mostrare! Borghetti, c'era abituato, mostr la sua soddisfatta sorpresa: Ma allora vi conoscete! Non proprio, ci siamo incontrati sulla diligenza da Pisa a Prato e, come ha detto Sir Windsong, non per tutto il viaggio. Abbiamo scambiato solo poche parole, visto che le due signore erano due fiumi in piena! Il signor Giuseppe dimostr che la curiosit non era solo femmina.
Ho capito ma perch lo avete chiamato "avvocato"? "Non dite mai tutta la verit!", la raccomandazione di Ferruccio.
Non ci siamo presentati, ma visto che era intervenuto con competenza e pertinenza su una questione legale narrata da una delle signore, avevo pensato. Sir James mi lanci una grata occhiata d'intesa. Pensai fosse meglio cambiare argomento. Quello schioppo che imbracciate, non mi sembra semplicemente da caccia.
Lo  ma non lo !  un fucile Jger Hunter a percussione, lunga gittata. Un'arma micidiale. Pu uccidere un uomo a trecento passi. Infatti  in uso anche in alcuni reparti dei cacciatori degli eserciti di Austria e di Prussia.
Si sistem il cappello.
Ma torniamo a noi. State andando verso quel vecchio mulino. Una gualchiera in disuso.  a duecentocinquanta passi, capite perch sono qui? Non andate, c' un uomo di guardia e tra un po' arriver il cambio. Qualsiasi variazione li insospettirebbe. Meglio di no! La curiosit di Licurgo si manifest ancora. Perch fanno la guardia a quel rudere? Mica ci sar. Sir James Aiden Windsong lo interruppe. No, non c'. Ci sono invece una ventina di moschetti, tre o quattro barili di polvere nera e due casse di palle di piombo. Roba trascurabile, rubata ai francesi qualche tempo fa. Anche agli stessi francesi non interessa, ma pu portare alla forca o alla ghigliottina, meglio non impicciarsi! Ero curioso. Come fate a saperlo? Ieri notte sono entrato l dentro, mentre il mio uomo mi copriva e mi proteggeva con lo schioppo ma  stato facile: la sentinella se la dormiva di grosso. Mi venne naturale una domanda. Chi sono?
L'inglese sorrise. Un gruppo che si dichiara leale a Ferdinando terzo ma vanno guardati con sospetto. Sembra che abbiano collegamenti con i Viva Maria di Arezzo e nel cercare adepti hanno sostenuto che si preparano per scatenare un'insorgenza contro i francesi. Spero per loro, anche se sono solo un gruppo di tagliagole al soldo di tre ambigui ricchi pratesi, che non lo facciano. In due anni i tempi sono cambiati: la loro rivolta finirebbe in un bagno di sangue!  per questo che penso sia meglio non impicciarsi: non ci conviene. Il signor Giuseppe Borghetti, mosso dal consueto senso pratico, and al sodo ma con tono leggermente irriverente. Visto che sorvegliate cos attento questo territorio, saprete anche dov' nascosta la macchina. Sir James, dopo una contenuta smorfia di disappunto, scosse la testa.
Magari! No, non sono riuscito a scoprirlo. L'unica cosa che posso affermare con certezza  che  nascosta a monte di questa vecchia gualchiera. Dovrete risalire tutto il fiume e forse la troverete. Il Borghetti si mostr perplesso.
Ho sentito il campanile suonare il tocco. Siamo un po' stanchi e anche digiuni. Saltiamo questa sosta, il vostro consiglio mi sembra saggio. Ci troviamo un posto all'ombra e mangiamo, poi faremo una visita alla gualchiera Carnesecchi. Non vi troveremo niente ma  vicina alla strada per Prato, comoda per far ritorno in citt. Ricominceremo a partire dalla gualchiera di Achille Carnesecchi domani mattina.
E cos fu. La gualchiera Carnesecchi, ultimo sopralluogo della giornata, come aveva previsto il signor Giuseppe, non ci offr sorprese.
Rasserenati, prendemmo la strada per le mura. Mi venne una curiosit.
Signor Borghetti conoscete davvero bene queste terre. Siete per caso cacciatore?
Scosse la testa. No, figuriamoci, con quel che costano i fucili e le munizioni! Avete visto che fucile ci ha l'inglese? Un caro gioiello di precisione. Ci si potrebbe comprare questo calesse e anche il cavallo! No,  che da giovane facevo il controllo delle gualchiere, soprattutto per evitare brutti incidenti, non potete immaginare quanti ne accadono ancora.
Me lo posso immaginare, dopo quello che ho visto! E poi mi sembrano macchinari un po' antiquati, diciamo. Roba vecchia, del medioevo. Il legno marcisce e se non marcisce l'acqua saponata lo fa gonfiare e si rompe anche prima che arrivi il marcio. Ormai ci sono macchinari di ferro, per non parlare delle macchine al vapore. Francesco Maria intervenne. Gli operai sono ostili al nuovo e qualcuno dei padroni  convinto che la lana follonata col legno sia pi delicata. Ma ragiona pi col portafoglio che con la competenza: dovrebbe spendere e qui a Prato si vuole guadagnare e si spende solo per far vedere che s' guadagnato.  pi facile che uno, anche se non gli serve, compri una carrozza nuova che spenda per ammodernare una gualchiera. Il Borghetti annu.
I tempi sarebbero maturi ma la gente ancora no. Ci vorr ancora una generazione. Ora hanno paura di perdere il lavoro e i padroni di perdere gli operai. Tutti vivono alla giornata. I soldi girano ma non si accumulano capitali come col latifondo. Qui si accumulano debiti, non per niente s' inventata la cambiale! Si volt verso di me. Eh caro professor Severi, per il vapore bisogner aspettare. Compreso Giovacchino, il babbo di Francesco, bisogner aspettare Francesco. Oh, a Giovacchino non ditegli niente! Non  tutta colpa sua. L'avrete capito: anche chi ci lavora, nella gualchiera, non desidera ammodernamenti perch sa che subito ci sarebbe bisogno di meno lavoranti e di pi conoscenze. Mi capite?
Rientrammo nella cinta muraria attraverso Porta Mercatale, cos chiamata perch dava accesso alla piazza dove si svolgeva il mercato quotidiano e anche quello settimanale. Avevamo infatti incontrato per strada una lunga fila di carretti e carriole ma anche donne che tenevano al braccio una cesta vuota. Al mattino ci saranno state verdure appena raccolte.
Invece di andare diretti a palazzo Pacchiani si fece una deviazione per accompagnare il Borghetti a casa sua. Il portone era aperto e un valletto, dal mezzo della strada, scrutava frenetico a destra e a sinistra. Ci aspettava agitato. Appena ci vide ci venne incontro correndo scomposto.
Padrone, padrone, vostro fratello sta male! Giuseppe Borghetti scese. Calmo Gilberto, cosa  successo? Sta male ma non pu parlare. C' su il dottor Vecchietti, l'ho fatto chiamare subito ma, mi creda, non ci ha capito nulla. Vostro fratello  affogato nel suo vomito e ha gli occhi sbarrati,  tutto rigido, paralizzato. Secondo me  veleno!
Mi sembr opportuno intervenire. Gilberto, vai subito al Conservatorio di Santa Caterina e cerca del dottor Bazzani. Digli che ti mando io, sai chi sono? Il professor Severi. Tu gli dici "mi manda Raimondo Severi", che venga subito. Entriamo da soli, non ti preoccupare, tu corri veloce! Fileno Borghetti faceva due volte impressione. La prima perch era indistinguibile dal fratello Giuseppe. La seconda per come si presentava: in mutande, grondanti feci liquide, e la camicia coperta di vomito. Era disteso sul letto, anch'esso tutto lordato di vomito verdastro. La stanza era ammorbata da un acido tanfo irrespirabile. Aprii la finestra ma la situazione miglior di poco. Mi avvicinai per esaminarlo, era ancora vivo ma irrigidito e come completamente paralizzato. Occhi vigili, anche se non li poteva girare ma per il resto una penosa statua. In piedi accanto al letto, un uomo anziano, il dottor Vecchietti. Interrogato dal signor Giuseppe, farfugli poche parole.
Non saprei, crederei si tratti veleno ma non saprei di preciso di quale, non ho mai visto una reazione simile. Occhi catatonici e membra rigide. Indic il tavolino.
Vedete, l c' una bottiglia di vino e due bicchieri, uno mezzo pieno e uno con della fondata. Non toccateli magari ha bevuto da quello.
Presi la bottiglia e annusai. Mi venne di girarmi da un'altra parte. L'odore era molto acre: s, poteva essere vino avvelenato. La riposi.
Aspettiamo il dottor Bazzani magari ci sapr dire qualcosa di pi. Nel frattempo, signor Borghetti, credo sia meglio pulire e cambiare le lenzuola.
Il dottor Bazzani, annusata la bottiglia e palpeggiato Fileno, non ebbe dubbi.
Credo, anzi ne sono del tutto certo, si tratti di avvelenamento da colchico.
La cura per la gotta! Bazzani ci spieg che la pianta, della famiglia delle gigliacee, era comune nei pascoli umidi, le campagne intorno a Prato le offrivano ospitalit. Tutte le parti della pianta ma specialmente il bulbo e i semi, erano molto velenosi. Solo quattro centigrammi potevano dare la morte a un uomo; l'avvelenamento era tuttavia abbastanza raro, a meno che uno non fosse stato tratto in inganno con una bevanda avvelenata. "Come quel vino l!"
I sintomi dell'avvelenamento c'erano tutti. Una grave gastroenterite con vomiti violenti; diarrea profusa e sanguigna; dolore urente alla gola e allo stomaco. "Posso solo dire che la gola  infiammata!"
Avr avuto inoltre cefalea e dispnea, chiss. Il polso  debole, impercettibile, quasi sembra in grave prostrazione, c' abbassamento della temperatura:  freddo!
Il gemello del Borghetti era ormai allo stremo, i sintomi erano nascosti da uno stato corporeo ormai degenerato. Forse, chiss, era ancora cosciente ma la morte stava per sopravvenire per paralisi generale, preceduta da evidenti spasmi e convulsioni.
L'intossicazione era mortale al di fuori di ogni dubbio. C'era stato vomito, si avvertiva frequenza notevole del polso e del respiro, si notavano le pupille dilatate, ormai rigide, congiuntivite, strabismo, meteorismo, raucedine, convulsioni macchie rosso scuro sulle membra, anuria. Non c'era pi speranza. Non c'era nessuna cura. Era passato troppo tempo dall'ingestione del veleno, non c'era che da aspettare la fine e capire chi gliel'avesse propinato.
Giuseppe Borghetti sembr non avere dubbi. Maledetti francesi! Mi volevano ammazzare. Si sono sbagliati!
La frase mi aveva sorpreso.
Volete dire che volevano impedire la nostra gita in campagna?
E cosa d'altro, se no? Solo che io mi ero messo a dormire in una delle stanze della servit, per non disturbare. Maledetti!
Il dottor Bazzani non era d'accordo. A quanto vedo non  stato costretto a bere con la forza. Il bicchiere  appoggiato a modo sul tavolo.  l'altro mezzo pieno che mi crea dubbi. Una prostituta? Magari assoldata dai francesi. Che mi sapete dire? Giuseppe Borghetti allarg le braccia. Che volete che vi dica? Qui di puttane ne son passate tante, una pi, una meno. S'era bloccato.
Ora che ricordo: stamani la porta non era sprangata. Qualcuno  uscito prima di me. Una puttana di certo! Fece un gesto di stizza. Mentre parlava, un lamento, scuoteva la testa.
Fileno non ha riguardi n per me, n, soprattutto, per sua moglie, che tra l'altro ora  a Pistoia. Mi fiss ansioso.
Che faccio? Mando a chiamare il delegato di polizia? Non avevo le idee chiare. Non  ancora morto.
Ma sta per morire, vero dottore? Quanto tempo ancora? Bazzani alz le mani.
La fine  vicina, ma quanto ci vorr? Un'ora, forse anche tre, chi pu dirlo? Io aspetterei almeno che muoia in pace. Gli ho somministrato della valeriana, sente poco dolore ora ma, nelle condizioni in cui si trova, forse non lo sentiva neanche prima. Meglio aspettare, tanto per il delegato che pu cambiare! Non toccate nulla e sistematelo in modo dignitoso, almeno sembrer meno disgraziato.
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7. REGISTRI E REGISTRAZIONI.
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Jean Louis De Funs, Vicario e comandante della guarnigione, era un tipo concreto. Sentita la mia richiesta, mi fiss sorpreso e si protese verso di me, ponendo entrambe le mani sopra la scrivania, quasi volesse balzare in piedi. Era stupito ma anche curioso. I registri dei permessi di caccia? Sta per esserci un secondo morto, indubbiamente avvelenato a tradimento, e Voi mi venite a chiedere di visionare i registri dei permis! Pourquoi? Perch mai? Pensate forse che contengano degli indizi su questi due delitti? Era una domanda pi che motivata: in quel momento la mia richiesta di vedere i registri poteva sembrare perlomeno bizzarra. Non volevo scoprirmi, De Funs sapeva che ero un segugio da prendere sul serio, mi avrebbe ascoltato con attenzione. Cercai di ben ponderare le parole.
Per quanto mi riguarda, sono soprattutto spinto dalla curiosit, no, non voglio raccontar balle: mosso dal sospetto. Stamani girando per la campagna ho incontrato tanta gente e poca, anzi nessuna, selvaggina. Mi son chiesto: che ci vengono a fare se di fagiani e lepri neppure l'ombra? E poi: cosa cercheranno mai? Cosa si potrebbe nascondere in un vecchio mulino o in una gualchiera? Armi rubate alla guarnigione francese? O peggio: mica avranno attrezzato un posto dove fare riunioni segrete? Preparano un'insorgenza? Nel registro non credo ci sia la risposta a queste domande ma c' scritto chi e quante volte  andato da quelle parti e anche di quali armi fosse dotato. Ci scappa una bella lista su cui meditare: non tutti gli schioppi sono uguali. Inoltre per Voi potrebbe essere interessante far due conti su quanti pagano i permessi e su quanti scudi arrivano davvero nelle vostre casse.
Sorrise e il sopracciglio dell'occhio destro era pi alto del sinistro.
Mi state dicendo che v'interessano di pi i furti e le voglie d'insurrezione di pochi scansafatiche? Dovrei intendere che non avete intenzione d'indagare su questi due delitti? Eppure potete anche contare sull'aiuto del vostro medico col microscopio, che tra l'altro avete gi coinvolto.
A dire la verit non ne avrei intenzione, non vorrei rubare il mestiere al delegato Fruganti! Ma sembra che ci teniate parecchio a che io me ne occupi. Certo! Il Fruganti, figuriamoci! Ci mancherebbe solo che si mettesse a rubar polli nelle campagne. Quando lo mando in ricognizione a cercar nascondigli reconditi, torna sempre col carniere pieno! "Mi ha voluto lanciare un segnale?", mi chiesi. Mi fu chiaro che il maggiore interesse del Vicario era su cosa potesse essere nascosto in campagna ma non gli importava di qualche fucile d'ordinanza e di qualche barile di polvere. Riprese da dove avevo cessato io ma fu accorto, non lo dette a intendere in modo palese. Fece finta di riflettere un po'.
Riunioni segrete, dite? Non certo massoni,  gente abituata alle comodit, trama nei salotti. Si vedrebbero in qualche palazzo di citt, pi comodo e agevole da raggiungere. Ribelli? Dei poveracci! Mi risulta che pochi dei sospettati, una lista ce l'ho, potrebbero pagarsi un permesso. Ma poi... Volete dire che sui permessi il delegato ci lucra? A-t-il vol de l'argent? Sorrideva, come se gi lo sapesse ma tatticamente tollerava. Faceva parte del gioco: lasciar fare ma controllare. Il danno era poco ma il suo potere aumentava. L'altra cosa, invece, la macchina scomparsa, lo angustiava. Non doveva essere sotto il suo controllo. Non seppe opporsi, irrigid le labbra ma acconsent.
Mon ami, oui, s, credo che i registri possano essere una lettura interessante. Li mando subito a prendere. Spero vogliate aiutarmi. S, facciamo insieme una bella indagine!
Il delegato Fruganti arriv piegato sotto il peso di una vecchia borsa a tracolla da procaccino. C'erano dentro dei registri di carta ma sembrava ci fossero mattoni di piombo. Era trafelato e sudato; i radi capelli gli si erano spalmati alla fronte: tra le ciocche spiaccicate stillavano gocce di sudore. Credo fosse freddo di quello che ti fa appiccicare le mutande alle chiappe. Campava male il Fruganti da che era arrivato il nuovo Vicario. Era palese che il De Funs lo teneva stretto per le palle e mentre glielo faceva intendere, stringeva ogni giorno di pi. La richiesta dei registri era stato un fulmine a ciel sereno, che lui, almeno su quell'argomento, credeva sereno. Ne era rimasto bruciacchiato.
Il delegato si mise sull'attenti davanti al Vicario. De Funs lo fiss per un po' poi sbott. Delegato, che aspettate? Non vorrete mica che ve lo chieda per favore!
Il Fruganti era fuori di testa. Volete vederli davvero? No, figuratevi. Siccome non avevo niente da fare e mi annoiavo a morte, ho deciso di farvi uno scherzo!. Tirate fuori quei registri e metteteli sulla mia scrivania. Poi sparite, non voglio vedervi fino a domani.
Dalla borsa di pelle uscirono tre grandi quaderni un po' sbertucciati.
Vado a casa dei Borghetti?
Volete portare l'estrema unzione al moribondo? Ci avr gi pensato il prete, se mai l'hanno chiamato. Ma sapete Fruganti che  una bella idea! S, fatevi prete, ecco. S, entrate nella Santa Chiesa! Ma fatelo alla svelta, e fatevi mandare a Roma che in Toscana il Primo Console vuole smantellare tutto. Ma io veramente.
Delegato maldiction, ne fait pas l'idiot! Mettete un piantone al portone di casa Borghetti, quando sapr che il moribondo  spirato, vi avvertir. Solo allora andrete l a fare il vostro mestiere, merde! Questa volta il delegato cap che era meglio andare altrove. Arretr camminando all'indietro con viscida deferenza, poi usc serrando lentamente la porta. Il Vicario si tolse la giubba e si tir su le maniche. Bene, mettiamoci a lavorare! Incroyable, due fisici a scartabellare registri! Si ferm fissandomi con aria ammiccante.  inteso che vi rendo partecipe di questi registri perch indagherete sui due delitti. Per noi, per me soprattutto, sono un problema. La gente mormora che sia colpa dei francesi, non voglio scatenare insorgenze. Del resto, ho cinquecento uomini e il delegato ne ha trenta, truppa e non di prima scelta. Non posso escludere deviazioni dalle regole. Qui sait? Mais. Ho bisogno che si faccia chiarezza, se c' qualche deviato rizzer con una Louisette uno spettacolo per i pratesi: veder ruzzolar teste  molto educativo! Voi potete aiutarmi, Voi dovete! D'accord?
Non potevo tirarmi indietro. Mi balz in mente all'improvviso un'idea. Feci allora la mia richiesta. Va bene ma ho bisogno che Voi, in qualit di Vicario, mi forniate l'autorizzazione, no, meglio la delega di polizia, a consultare i registri delle partorienti negli Spedali della Misericordia.
Ora le sopracciglia erano salite tutte e due alla stessa altezza. Pi che innervosito mi sembr eccitato. Incroyable, avete la fissazione coi registri! Scommetto che  une dformation professionnelle, oui, un vizio professionale. S, l'ho fatto anch'io ma non tanto a lungo da aver subto cambiamenti mentali. Per ogni esperimento si segnano i dati, tutti, con accuratezza!. D'accord, va bene vi dar anche uno dei miei uomini, uno sveglio che  anche bravo a scrivere. Prese in mano il primo registro.
Uhm. 2 gennaio 1800, come data  poco rivoluzionaria! Ma del resto dal delegato Fruganti si pu pretendere poco, come si fa a insegnargli il calendario rivoluzionario? Da dove si comincia? Da che mese? Domanda trappola, non ci potevo cascare. Quello lo sapete Voi, comunque sia, fossi in Voi, mi terrei largo. Partirei almeno un mese prima dalla data che avete in mente. Sapete bene che per far le cose a modo bisogna prepararsi.
Riprov a farmi cadere nel trabocchetto.
E quindi da che mese?
Dal mese prima di quello che avete in testa.
Sorrise.
Bene, siccome preferisco aver margine, si parte dal 15 giugno dell'anno passato, un mese e mezzo prima. Apr il registro alla data del 10 giugno 1800. Ecco, il 15 non c' nessuna registrazione. C' invece il giorno dopo. Segnate il nome: Aurelio Fraschetti, dotato di schioppo a pietra focaia, canna liscia. Uhm, mi sembra poco interessante ma vediamo se ci  tornato anche nei giorni a seguire.
And avanti: io segnavo i nomi e le armi. Dopo due pagine eravamo arrivati al 20 luglio. Il Vicario alz la testa. Mattia Cosma Marianetti: quante ricorrenze ha? Controllai le mie note.
Nove e ha pure cambiato arma tre volte. All'inizio aveva un moschetto danese da cavalleria a canna liscia, poi s' dotato di un Kentucky a canna lunga rigata, infine  passato a uno Jger Hunter a pietra focaia, canna rigata. Sembra uno che pu permettersi di scegliere! De Funs scosse la testa.
Non sono armi da fagiani e neppure da lepre. Da cinghiale o cervo semmai. O da cristiano! Armi sospette. Mi era stato segnalato come un realista del nuovo Regno dell'Etruria ma dicono che sia un "versipelle", conoscete questo modo di dire?
Certo, a Napoli  in uso: uno che cambia casacca quando gli fa pi comodo, non solo al mutare delle stagioni come fanno le serpi!
Proprio cos. Credo non ci si possa fidare troppo. Non  un cacciatore,  uno che cerca guai. Non sapevo che dire ma al secondo posto delle ricorrenze c'era un altro nome.
Che mi dite di Aimone Cioni: sette volte e schioppo a pietra focaia di produzione sconosciuta. Un fucile catorcio e a canna liscia, ma sette volte sono tante. No, mi sa che  solo un operaio liberale che tiene famiglia da sfamare. Aspettate,  vero per. Aveva preso un foglio da un cassetto. Ecco, s tiene due figli ma  descritto come un capopopolo, una testa calda. S, credo sia da tenere sotto controllo.
Continuammo fino alla fine del mese di agosto. Di Sir James Aiden Windsong nessuna traccia. Questo mi tranquillizz. Il Vicario si appoggi allo schienale. Bisogner raccogliere qualche informazione in pi su quei due, il Marianetti e il Cioni. Sorrisi in modo disarmante, almeno ci provai. Questo  compito vostro, qui non conosco nessuno. Ma via, che mi volete dare a intendere? Anche a Montevarchi non conoscevate nessuno! Ma ero ospite al palazzo dei Mari. Sbuff ma non disse nulla. I coniugi Mari, Lorenzo e Alessandra, erano i principali responsabili dell'insorgenza di Arezzo e della cacciata dei francesi nel 1799. Io, intanto, pensavo che due chiacchiere prima di cena con Giovacchino Pacchiani mi potevano essere utili. Cambiai discorso.
E dei luoghi, che mi dite dei territori per cui hanno ottenuto il permesso? Scorse il registro.
Parbleu! Il Marianetti ne aveva cinque e il Cioni solo quattro ma sono compresi tra quelli dell'altro. Si controllavano? Qui contrle le contrleur? Ma s, chi era a controllare? Sar bene che li convochi. Volete esserci? Scossi la testa. Credo sia imprudente, se nascondono qualcosa li mettiamo in allarme, e se c' qualche altro che  interessato alla faccenda, in allarme si metterebbe pure lui.
Forse avete ragione, allora li faccio pedinare in modo discreto, che ne dite?
Annuii e basta. A me, in quel momento, interessava un'altra cosa: avevo una cosa da chiedere. Ero incerto per, con quella domanda rischiavo di scoprire le mie carte ma non seppi resistere.
Sono terreni confinanti e tutti lungo il Bisenzio a monte della gualchiera Carnesecchi, vero? Annu e mi fiss dentro agli occhi. Credo proprio di s, perch me lo chiedete? Non distolsi lo sguardo.
Curiosit, mi ha detto il Borghetti, stamani, che quella zona verso il monte  ricca di selvaggina. Forse  per questo che stamani a valle della gualchiera Carnesecchi non ho visto nemmeno un fagiano. Mi fiss incerto tra il sorridere e lo sbottare con violenza. Poi decise di glissare.
Mica siete un cacciatore! Le lepri e i fagiani si fanno vedere solo dai cacciatori, lo fanno per farsi sparare! Via, nei giorni a venire bisogner jouer cartes sur table, non possiamo permetterci di prenderci in giro. Pensateci! Vi preparo quel mandato per i registri ospedalieri ma fatemi sapere! Mentre attendevo che il Vicario De Funs mi compilasse la delega per accedere ai registri degli Spedali, arriv la notizia della morte di Fileno Borghetti. Poco dopo il delegato Fruganti si affacci alla porta dicendo: Allora io andrei!
Temetti che il Vicario, gi irritato dal mio comportamento, gli scagliasse contro il calamaio di vetro. Avuto il foglio pensai bene di uscire.
S'era fatto tardi. Mentre tornavo a palazzo Pacchiani riorganizzavo le idee per meglio fare tutte le cose che mi attendevano il giorno dopo. Entrai dal portone completamente assorto, tanto che non feci caso a nessuno finch non fui in sala grande. L c'erano, tutti in piedi, il signor Giovacchino, Uliana, Francesco e Maria Augusta. Giovacchino urlava. Come sparita, avete cercato bene? Uliana era leggermente scarmigliata, cosa non da lei; e pure con l'espressione contrita, anche quella per lei non usuale. Io almeno non l'avevo mai vista cos! La sua voce, a sottolineare l'imbarazzo, era tremula. Un po' troppo tremolante.
L'ho cercata dappertutto, nel mettitutto della cucina, anche nella moscaiola fuor di finestra. L'ho anche fatta cercare dalle donne di casa. Ieri sera c'era, subito dopo cena l'ho vista. Stamani non so, non ne avevate bisogno. E dopo pranzo non c'era pi.
Il Pacchiani, appoggiandosi a un bastone col manico d'avorio a testa di leone, fece due passi verso di lei. Mi stai dicendo che  stata rubata? Sai che significa vero? Uliana non ebbe il coraggio di rispondere. Ci pens Francesco.
Che bisogner chiamare il delegato Fruganti. Ve lo immaginate? Doverlo sopportare per un altro paio d'ore! Maria Augusta finalmente si risvegli. Fino allora era stata come in catalessi. La voce le tremava. Il delegato? Per una boccetta di vetro? Il signor Giovacchino Pacchiani dimostr ancora una volta di non tenere in gran considerazione la nipote. Maria, per carit, non farti conoscere per quello che sei. Te l'ho detto mille volte: prima di sbottare, ascolta e rifletti! Cosa c'era dentro la boccetta? Olio essenziale di colchico, liquido velenoso, mortale, da diluire nel vino per curare la mia gotta. Con cosa  stato avvelenato il fratello del Borghetti?
La risposta della ragazza conferm il giudizio del signor Giovacchino ma nel suo sguardo avvertii un lampo. Ah gi,  morto!
S, un istante prima con un guizzo degli occhi aveva controllato l'espressione di Uliana, la quale, pur essendosene accorta, non le aveva risposto. Una specie di lampo nel buio della notte, come la luce del faro di Bocca D'Arno. Decisi di indagare su quelle due donne. Mi voltai verso Uliana.
L'olio di cui parlate  quello che aveva portato ieri Anna?
Uliana annu.
S ma non  stato usato perch aveva con s anche una bottiglia di vino gi preparato. Ne abbiamo ancora tre dosi e poi il signor Giovacchino sta meglio. Penso che Anna ritorner domani.
Non era finita, a Giovacchino Pacchiani qualcosa non tornava. Punt il dito contro Uliana. Perch se ieri sera l'avevi vista non l'hai chiusa a chiave? Uliana fece varie smorfie, poi si giustific in malo modo. Ieri sera avevate ancora dolore al piede, ho pensato. S, insomma, poi me ne sono dimenticata! Il signor Giovacchino per la rabbia dette due colpi rabbiosi sul pavimento col bastone.
Dove andremo a finire. Se mi perdi colpi anche te, Uliana! Sarai mica ancora scossa per il Mazzetti? Francesco manda a chiamare il delegato, che venga subito, ci parlo io. Poi si cena, spero un po' pi tranquilli! La situazione era tesa, non me la sentivo di agitare di nuovo gli animi chiedendo al Pacchiani notizie sui due cacciatori. Decisi che all'indomani una visita a Pompilio Stelvio Fragosi mi poteva essere utile.
La mattina, tutti i giorni, anche la domenica, e credo anche a Natale, Pompilio Stelvio Fragosi si occupava dei suoi affari. Ben sapevo che l'avrei disturbato ma avevo urgenza di sapere. Pompilio era seduto su una poltrona e stava dettando una lettera commerciale al suo scrivano. Sedetevi e servitevi, sul tavolo c' del vino di Malaga. Non  avvelenato, tranquillo! Vi chiedo due minuti di pazienza, domani mattina devo inviare questa richiesta col postale delle sei per Livorno, altrimenti rischio di perdere l'affare. Questi americani sono sciatti ma non c' da stupirsene: ex galeotti, irlandesi, francesi, inglesi, tedeschi, polacchi. Era meglio prima, con gli inglesi ma anche finch era vivo quel Giorgio Guoscinton ma credetemi, prima dell'indipendenza, sicuramente il meglio del meglio, soprattutto i prezzi!
Riprese a dettare la descrizione delle caratteristiche che pretendeva per il cotone dalla Luisiana. Quando ebbe finito se la fece rileggere e fece solo due correzioni. Una al prezzo che intendeva pagare: lo ribass un tantino. Che facciano lavorare di pi i loro negretti! borbott. Poi, con espressione gentile, si volt verso di me. Bene, a che devo il piacere di questa visita? Decisi di andare al sodo.
Informazioni, notizie che credo solo Voi possiate fornirmi. Conoscete un certo Mattia Cosma Marianetti? E mi interesserebbe sapere anche di Aimone Cioni. Si batt una mano sulla coscia.
Che coppia di grulli! Il primo fissato con le donne e il secondo con la politica. Cosma s' gi rovinato e quell'altro grullo lo segue, anche se per un'altra strada! Datemi un po' di vino che vi spiego. Gli servii del Malaga. Lo sorseggi lentamente, centellinandolo a piccoli sorsi. Schiocc anche la lingua: gesto perdonabile visto quello che era costretto a bere! Appoggiato il bicchiere sul tavolino riprese: Il Marianetti, alla morte del padre, se le poteva permettere, si scaten con le donne, una follia! Infatti mica pagava quelle economiche, andava a cercare tra le cortigiane del Granduca, dispendiose, uggiose e viziate piene di pretese. Il suo babbo, il povero Cosma, anche lui Cosma, e basta per, risparmiava anche sul nome, gli aveva lasciato la casa e tre gualchiere ben avviate. Opifici da lana, non da feltro, roba pi delicata. Ma Mattia mica se n' occupato! Una l'ha venduta e le altre due in malora: chiuse! L'ultima otto o nove mesi fa... Mi pare... non ricordo, di recente insomma.
Riprese in mano il bicchiere. Di mattina non si dovrebbe. Ma che mi resta, se no? Bevve due piccoli sorsi.
Negli ultimi cinque o sei anni, forse sette, se l' passata male e si doveva accontentare di serve o di operaie. Ultimamente invece, parlo di mesi, sembra abbia trovato chi gli d i soldi. So che veste di lusso e che si accompagna di nuovo con cortigiane che, anche se il Granduca la corte l'ha a Vienna, qui hanno saputo trovar polli da spennare. Non so dirvi di pi ma tenetelo d'occhio, anche se non sa neppure lui dove va, magari vi porta da qualche parte.
Mi fiss per vedere se ero soddisfatto delle informazioni. Si tocc la fronte con l'indice e il medio. Ah gi, quell'altro! Sorseggi ancora beato.
Ahh il Cioni! Un mestiere ce l'avrebbe e sarebbe anche bravo. Se invece di star dietro alle cause perse lavorasse! Invece no, vorrebbe organizzare i proletari di Prato. Una coglioneria! Le famiglie numerose prosperano nelle terre avute come mezzadri o fittavoli e nell'arte della lana lo stesso, figurati se stanno ad ascoltare lui!. No, credo che vada sentito magari sa qualcosa ma non va preso sul serio.
Fin di sgocciolare il Malaga.
Nessuno qui lo sta a considerare, ci mancherebbe altro che veniate Voi da Pisa a dargli importanza! Siete anche professore. Secondo me il Cioni capisce anche poco. Non  persona da professori. Ma chi ve l'ha messo in testa? Sorrisi. Voi!
Io? Ma che mi venite a dire!
Che la faccenda del registro dei permessi di caccia l'ho saputa da Voi. Inarc le sopracciglia.
Siete svelto, eh, professore! Avete fatto la classifica degli accessi, bravo! Si volt verso la scrivania.
Peccato, mi divertite. Ma ora devo congedarvi, ho da dettare altre due lettere. Io non vado a caccia, come avrete capito non ho tempo!
Maria Grazia, che mi aveva ascoltato con attenzione, ebbe un piccolo moto di disappunto. Quindi nelle gualchiere, niente macchina! In quelle che abbiamo visitato, mi ha detto Giuseppe Borghetti che per completare la ricerca, ne mancano pi di met.
La Magiotti scosse la testa.
Povero Borghetti, stamani non poteva certo accompagnarvi.
Si alz dalla fratina che le faceva da scrittoio e and alla finestra.
Hai visto come si lavora in gualchiera. Non era una domanda ma una sottolineatura.
S, non me lo immaginavo, sembra un girone dell'inferno!
Proprio cos, solo che all'inferno ci sono le anime dei morti, nella gualchiera persone che per campare s'ammazzano di fatica e bambini, poverini, che tutti i giorni rischiano di morire.
Non sapevo che dire. Mi sentii afferrare la mano e tirare verso il basso. Era la bimba, Martina, che avevo gi incontrato.
Buongiorno, Martina! Ciao, hai trovato mia sorella?
Intervenne Maria Grazia. Martina, te l'ho gi detto, lui viene da Pisa e qui conosce poche persone.  uno straniero. Come farebbe a incontrare Cinzia? Ma ha raccontato che  stato dove lavora Cinzia, l'ho sentito signora direttrice che te lo diceva! Maria Grazia era rimasta interdetta e anche un po' infastidita dalle osservazioni di Martina. Le ci volle un po' prima di riprendersi.
Era un posto simile ma non quello giusto dove poter trovare la tua amica... non dire che  tua sorella. Se domani, o domani l'altro, gli capita di incontrarla te lo viene a dire e, chiss magari te la riporta. Promesso! Ora, da brava, vai in cucina ad aiutare cuoca Marta, lei ha bisogno di te. Vai!
La bimba, dopo aver ribadito "promesso, eh!", lasci la presa e se ne and a capo basso. Credo delusa. Quando fu lontana, Maria Grazia mi spieg. Cinzia  morta qualche mese fa, un braccio schiacciato dal maglio della gualchiera che s' infettato. All'Ospedale hanno tentato l'amputazione ma la cancrena l'ha uccisa lo stesso. Non era la sorella di Martina ed era pi grande di tre anni ma piccola come lei: l'ideale per sbloccare i panni.
La sua voce, un misto di rabbia e indignazione, tremava. Un'emozione violenta: le ci volle un po' a ricomporsi. Martina  troppo piccola per la scuola, per i lavori e anche per avere amiche. Gira per il conservatorio. Bisogna stare attenti a come si parla, te la trovi accanto senza accorgertene!
Che sai di lei? Dai registri intendo. Maria Grazia scosse la testa.
Niente ma solo perch non ci ho guardato. Del resto che cambierebbe?  qui e nessuno la reclama, almeno per ora. Ma crescer. Veglier su di lei. Me lo sono promesso: non far la fine di Cinzia! Finalmente aveva fatto un voto! Cercai di mostrare scetticismo; era il momento giusto per aggiornarla. Il Vicario mi ha dato un'autorizzazione alla consultazione dei registri degli Spedali. Potremo darci un'occhiata insieme.
Maria Grazia mise subito su un'espressione da badessa. Lo sguardo ficcante di chi ne sa di pi. Che hai in mente? Cosa c'entrano le partorienti con la macchina di Watt?
Come spiegare? Non sapevo spiegarmelo neanch'io! Io credo che non c'entrino neppure i due morti ammazzati, di cui per si pensa, e si dice, che siano stati i francesi, per via della macchina. Il Vicario, che non vuole insorgenze, su quei due delitti mi ha chiesto aiuto. Non credo che il delegato Fruganti possa trovare il bandolo della matassa! Credi che ci sia una sola matassa? Solo un sospetto. Se si scoprisse che, come io spero, siano davvero stati i francesi? Lo credi davvero?.
De Funs non lo esclude ma vuole soprattutto far chiarezza, eliminare i dubbi dalla testa delle persone. Ci tiene all'ordine pubblico: niente insorgenze. Ha pure affermato che se si scoprisse che dei francesi ne sono responsabili, siccome lui non ha dato ordini, rizzerebbe subito in Piazza Mercatale una ghigliottina e la farebbe lavorare.
Maria Grazia alz le sopracciglia. Mi sorprende il caro Vicario. Ma  bene che sia prudente: quella macchina  diabolica. Suppongo che, prima di fermarla, farebbe anche ruzzolar teste di pratesi! Si rimise a sedere.
Punto a capo, allora. Bene, anzi male! Quando vorresti andare dall'attuario degli Spedali a consultare i registri? Oggi pomeriggio?
Scosse la testa. Mi lanci anche un'occhiata sospettosa. Eh, come la fai facile! Perch tanta fretta? Prima devo avanzare una richiesta motivata ma senza dire che ci sarai anche tu, se no il Regoli, l'attuario, s'insospettisce. La tua delega la mostrerai quando saremo l, in modo che non possa reagire. Penso che tu avrai un soldato che ti accompagna.
S, De Funs, pur come fosse un favore, me lo ha praticamente imposto. Un soldatino sveglio, di sua fiducia. Si fida di me, il Vicario, ma fino a un certo punto. Lo sospettavo ma  quello che ci vuole: il favore te lo ha fatto. Fai conto allora che oggi, no,  domenica e quelli della Misericordia vanno a messa. Neanche domani, visto che la richiesta la potr porre solo domani. Marted forse. Ti far sapere domani.
Si ferm. Sulla porta era apparsa Anna, teneva per mano la piccola Martina. Che c', Anna?
Signora Direttrice, il dottor Bazzani vorrebbe parlarvi di un caso urgente che ha in ambulatorio. Una cosa delicata. Sembra che una delle ragazze abbia la scabbia. Non ne  certo, lo sar domani ma vorrebbe isolarla: insomma ha bisogno di Voi, signora Rettrice! Maria Grazia s'incup. Finalmente venne fuori la rabbia che covava.
Badessa, Direttrice, Reverenda Madre, Signora, Rettrice! Non ci capisco pi nulla nemmeno io! Ci mancava anche questa! Vado a vedere. Aspettatemi qui, professore, che cos finiamo il discorso. Non capii cosa volesse significare "anche". Si avvi con passo marziale. Martina le corse dietro. La Magiotti si volt con sguardo severo. Eh no, Martina! Tu non puoi venire. O resti qui con loro o vai in cucina. Con me in ambulatorio non ci vieni. Vuoi forse prenderti un brutto malanno? Vuoi morire? La piccola abbass la testa e s'avvi verso la cucina. Anna sorrise.
Martina a me non obbedisce. Meno male che ha timore della Direttrice. Ah, come sta il signor Giovacchino? Direi meglio. Quell'olio gli ha giovato.  una buona medicina ma pericolosa. A volte i malati, sentendo il giovamento, ne abusano credendo di accelerare la guarigione e si avvelenano. In quei casi ci si pu fare poco perch quando ci si accorge ormai il veleno  penetrato dallo stomaco a tutto il corpo. Coi centri nervosi attaccati la situazione non  pi curabile. Parlava con passione e competenza. Le feci il mio apprezzamento.
Grazie, gi mi ero appassionata alla cura dei malati quando stavo a Palazzo Pacchiani. Ma potevo far poco e il signor Giovacchino  caritatevole solo a posteriori. Non avevo capito o meglio volevo capire fino in fondo. Anna, che intendete dire?
Che  come tutti i padroni di Prato: prima "lavorate vagabondi!", poi "ma come hai fatto a farti male, vieni ti porto a casa e ti faccio curare!". Ma dopo, solo dopo. Prima quando li manda a fare lavori pericolosi e insani mica ci pensa. Credo che nella sua testa sia convinto che gli incidenti siano tutta colpa degli operai. E i bimbi allora, perch ci manda anche i bimbi, che sono esposti pi dei grandi? Scusatemi non dovrei parlare cos, con me  stato buono.
Si morse un labbro, sanguinava. Per tacitarsi, con sorprendente autolesionismo, si era volutamente fatta male. Ci ho sofferto,  per quello e per problemi in famiglia che sono venuta via. Ora sto bene,  un'altra vita, credo di essere una privilegiata. Con l'arrivo del dottor Bazzani al Conservatorio ho imparato un'infinit di cose sulle malattie e su come curarle, mi ha dato anche dei libri da studiare.
Mi fa piacere ma attenta, Anna, assistere i malati richiede dedizione e sacrificio. Non si volt neppure, guardava fisso il pavimento. Per me  un impegno leggero e pieno di soddisfazione. Sapete, passare dai folloni ai malati fu gi un bel passo avanti. Quando potei uscire dalla gualchiera, mi considerai salva, ora sono finalmente fiera di quello che faccio.
Lavoravi in una gualchiera? Duro per una ragazza. Orribile per una bambina! A volte raccapricciante. Il signor Giovacchino fece con me un'eccezione. Di fatto mi ha trattato come una figlia. Non pot finire, Maria Grazia la chiam. Anna, Anna! Puoi venire? Il dottore ha bisogno di te. Anna corse via, Maria Grazia ritorn da me. Meglio di quanto pensassi. Potrebbe essere solo un'eruzione. Il dottore prova a medicarla con un unguento. Comunque fino a domani la terr isolata. Per quanto riguarda i registri credo che marted mattina si possa andare. Aspetto qui te e il tuo soldatino in prima mattinata e poi andiamo dall'attuario.
Era ormai ora di pranzo. Presi la via per rientrare a palazzo. Dopo qualche passo mi raggiunse di corsa il mio assistente.
Licurgo! Dove sei stato a girellare? Sorrise, aveva lo sguardo di chi si diverte. Maestro non ci crederete! Alla messa in Duomo! Solenne e cantata, coro e tre preti officianti. Non me ne intendo ma di sicuro ne deve valere due! Lo fissai negli occhi. Notai che la sua espressione un po' birichina e divertita s'era accentuata. Me ne intendo poco anch'io ma credo che per un miscredente come te, visto che i preti erano tre, possa valerne proprio tre. Attento per a non ricevere l'illuminazione o peggio la chiamata. Che ci eri andato a fare? Ho seguito la pulzella Pacchiani. Non sar una donna dotata di intelligenza brillante ma come femmina ha molti argomenti e si d parecchio da fare! Questo l'ho inteso prima di te. Non mi dire che il tenente francese  andato a messa! No, mica si  vista con lui. Ha incontrato un giovanotto, no, proprio giovanotto non , un uomo, diciamo un po' pi grande di Voi. Uno elegante. Mica ascoltavano la messa, si son messi in una cappella laterale e hanno parlato tutto il tempo. E poi?
Poi, all'ite missa est, ognun per s e Dio per tutti. Si son separati e sono usciti. Che non la vedete?  l davanti a noi che. Guardate come ancheggia! La vidi, s in effetti aveva ragione Licurgo, il movimento dei fianchi di Maria Augusta non era proprio da educanda uscita dalla messa. Licurgo era stato testimone di un'altra vicenda.
 uscita di corsa, dicendo che andava a messa, subito dopo l'arrivo del delegato. Avete saputo, no, della scomparsa di una boccetta di veleno. Annuii. Licurgo continu.
Mi sono trattenuto un po' per vedere cosa combinava il Fruganti. Ma ho capito subito che si comportava da coglione, si confermava coglione. Allora ho deciso di raggiungere la pulzella in chiesa. Che ne pensate della boccetta sparita? A dire il vero non ci avevo pensato, preso da altre preoccupazioni me n'ero dimenticato. Non potevo deludere il mio assistente.
Ti riferisci al rapporto tra la morte di Fileno Borghetti e l'olio essenziale per la cura del Pacchiani? Certo!
Buttai l una risposta, senza pensarci. In effetti ascoltandomi parlare non riuscivo neppure io a capire cosa volessi intendere.
Credo che il veleno sia dello stesso tipo ma non credo che venga dalla bottiglietta smarrita. Licurgo l per l rimase perplesso ma subito il suo brillante cervello si mise a lavorare.
Ma se non fosse stata smarrita per disattenzione o per l'incuria di qualche servo. Magari  stata nascosta allo scopo di creare confusione. Per imbrogliare le carte, per aprire una falsa pista.
"Ecco a che serve un assistente!", mi dissi. Inconsapevolmente si stava procedendo come durante un esperimento scientifico: si vagliavano tutte le ipotesi. Era il caso di continuare.
S, Licurgo ma se fosse vera la seconda ipotesi, inquietante davvero, l'assassino dovrebbe avere facile accesso a palazzo Pacchiani.
O ci vive dentro bello comodo!
Ormai eravamo davanti al portone, dovevamo smettere: l'argomento era troppo scottante.
Entrammo. Il signor Giovacchino ci aspettava in sala grande.
Ah, meno male, almeno posso far due chiacchiere con degli umani! Con quell'animale ottuso del Fruganti  una pena! M' toccato sorbirmelo da solo, anche Francesco, capta la situazione, si  dileguato. Si alz in piedi, era senza bastone. Vedo che state meglio! Mi fiss con una smorfia.
Devo stare meglio. Mica posso consentire che vengano avvelenati tutti i miei conoscenti!
Fece tre passi. Notai che si muoveva in modo piuttosto sciolto.
Lui sorrise. No, scherzo. In effetti sto meglio e parecchio. Tanto che domani mattina ma non si parte alle sei, vi accompagno io. A Giuseppe, poveretto,  meglio non chiederlo nemmeno. Porter lo schioppo, tanto si va anche su terre mie!
Dopo il pranzo, tanto per passare il tempo in quello stanco pomeriggio della domenica, ero a curiosare nella biblioteca del Pacchiani. Perlopi testi di tecnica tessile, costruzione di telai o sull'uso dei pigmenti per colorare i tessuti. Mi venne a cercare Uliana. Professore, ci sarebbe una ragazza del Conservatorio, viene per conto della direttrice Magiotti. Volete darle udienza?
Pur sorpreso, volevo. La ragazza mi rifer, ripetendo a memoria un discorsetto chiaro e semplice, che la signora Rettrice mi aspettava al Conservatorio per andare a incontrare una persona che mi sarebbe stata utile. La cosa era molto importante. Nient'altro. Per quanto avevo da fare mi sembr un interessante diversivo e seguii la ragazza.
Durante il tragitto la fanciulla, da me interrogata, si limit a ripetere, come un pappagallo ben addestrato, quello che aveva gi detto.
Maria Grazia era gi pronta a uscire.
Ci contavo! Andiamo a far visita alla nonna di Cinzia.
Conoscendola capirai meglio come girano le cose qui a Prato.
La noia di un pomeriggio domenicale era gi evaporata. Non aveva una madre, non aveva un padre ma ecco... aveva una nonna.
Maria Grazia sorrise con espressione amara. Mi accorsi che mi fissava attenta e curiosa. In effetti mi studiava. Cos , se ti pare, professore!. E anche se non ti pare, visto che ti potrebbe scocciare sentirti ricordare che anche tu sei figlio illegittimo. Certo non di un cardatore, n di un follatore ma di un principe in aura di mago! Ben altra cosa ma ho l'impressione che ti disturbi lo stesso. Non ti far vincere dallo sdegno!  ora che tu scopra che a una figlia illegittima di uno sciupafemmine le cose possono andar peggio.
Mi aveva ricordato le mie origini. Essere il figliolo illegittimo di Raimondo di Sangro, misterioso e potente Principe di Sansevero, anche se figlio unico e quindi fruitore di molti privilegi, non mi era mai garbato. Se qualcuno me lo ricordava m'incupivo o andavo su tutte le furie. Ma a Maria Grazia non potevo ribattere. Andiamo allora a conoscere questa donna che mi far capire i misteri di Prato!
Maria Grazia Magiotti ribatt sibillina. Capire? Non so. Questo incontro ti fornir, almeno lo spero, elementi per le tue indagini. Magari non troppo chiari. S, credo che ci dovrai lavorare sopra parecchio. Che te lo dico a fare, lo sai: "Le cose non sono mai come sembrano!".
...
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8. SIGNORA IN PORTANTINA.
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Entrammo dalla porta socchiusa. La lascia aperta per il ragazzo che viene a prendere i panni da portare in gualchiera, cos non perde il ritmo mi spieg Maria Grazia.
Antonia Frascheri era davanti a una finestra, intenta a lavorare al telaio; ci vide ma continu il suo lavoro. La grande stanza che faceva anche da cucina, gabinetto e magazzino del filo di lana, era disadorna di arredi ma piena di balle di lana e sacchi di panno. Una grossa scala di legno, rustica, tagliata a colpi d'accetta, era addossata alla parete alle sue spalle. Doveva portare alle camere da letto al piano di sopra. Sotto la scala una specie di piccolo armadio coperto da un telo di cotone. Sotto il telo si intravedevano delle gambe modellate a zampa di leone laccate d'oro e di viola: una nota barocca che stonava con i pochi e squallidi arredi.
Mentre ascoltavo il ritmo cadenzato del telaio pensai a come tante altre povere donne, la domenica, non riposavano... c'era da tessere! Sarebbe restata nel coro delle tessitrici fino a notte inoltrata; ormai avevo imparato a riconoscere il battere dei telai, nella quiete della notte. Di giorno quel rumore non si avvertiva, ma avrebbero continuato instancabili anche l'indomani, senza sosta e senza riposo giorno dopo giorno. Antonia mosse la spola e alz appena la testa per lanciare un'occhiata di traverso.
Reverenda Badessa! Non vi aspettavo cos presto. Scusatemi ma sono in ritardo, in questi giorni dovevo sistemare due faccende urgenti e ho perso tempo. Devo consegnare tre panni entro stasera e sono solo a met del primo.
Mi lanci un'occhiata di sbieco. Chi sarebbe codesto signore?
Maria Grazia le appoggi una mano sulla spalla, un gesto che se voleva essere affettuoso, mi parve troppo freddo e distaccato. Dalla Magiotti non c'era da attendersi di pi, gi averlo fatto era una concessione straordinaria. Ne ero rimasto, infatti, stupito. Salve Antonia, non ti preoccupare, continua pure. Non smetto di certo, se no perdo la trama e mi viene il nervoso. Fatemi la cortesia di guardare nella credenza, l accanto alla scala. Dentro ci trovate una bottiglia di rosolio e dei bicchieri. Servitevi! A me no, che se bevo ora mi gira la testa.  alla menta, l'ho fatto io. Grazie Antonia ma abbiamo mangiato da poco. Fai conto che si sia preso. Ah, scusa se non ho fatto le presentazioni. Questo  il professor Severi,  mio amico, uno scienziato sai.  qui per studiare i movimenti della gente e dei soldi a Prato. La vecchia scosse la testa.
S, qui i soldi girano! Per la gente, per, c' movimento e movimento: dipende dalle persone. I ratti strisciano lungo i muri, i pavoni si fanno ammirare in mezzo alla strada e le galline razzolano e cacano ova, come me. Gli toccher starci parecchio, al professore, per capirci qualche cosa! Io  una vita che so' qui e 'un ci ho inteso niente! So solo che bisogna ammazzarsi di lavoro, se non si crepa prima.
Maria Grazia, pur in imbarazzo, cerc di allentare la tensione.
Lo so, la situazione, in questo piccolo cosmo in movimento,  parecchio complicata ma quanto e come studiarla lo sa lui e quando smettere lo decider lui. Tu, intanto che siamo qui, saresti cos gentile da raccontargli di Cinzia? Mentre lo ragguagli puoi pure continuare a lavorare.
Questa volta, invece, la donna ferm il telaio. Pensai che l'avesse fatto d'istinto, per far passare la tensione emotiva, sopravvenuta per un violento moto di rabbia repressa. Era carica d'ira e non riuscivo a darle un'et. Il volto, non smunto, lo vedevo solcato da pieghe profonde, solchi pi che rughe. "Sembrava stanca", pensai. Le labbra le fremevano e alcune ciocche di capelli bianchi, lunghe e scarmigliate, le calavano lungo le tempie. Gli occhi, arrossati, erano lucidi. Inizi a raccontare con voce tremante.
Cinzia, poverina. Intanto ci sarebbe da spiegare che si doveva chiamare Frascheri, come sua mamma, e invece l'hanno chiamata Esposti. Io faccio Nieri, sposata col Frascheri, pace all'anima sua, di quel tirchio e pure grullo! Bastava pagasse per sei mesi e poi poteva reclamare la bimba, invece non s' potuto, cos quella vecchia prepotente che c'era prima di Voi l'ha venduta. S, l'ha venduta, non dite di no, che lo sapete meglio di me. Tutta colpa di' mi' uomo ma si sa: quelli che vengono dalla Liguria sono di tiro secco. Non ne ha voluto sapere di pagar lui la retta, e lo sa Iddio quanto l'ho implorato, niente! E dire che, ora come ora, forse ce l'avrei fatta a pagare il riscatto. Ma lasciamo stare: l' andata come l' andata! Quindi, la mi' figliola Assunta faceva Frascheri ma ha lasciato la bambina sulla ruota, per cui alla piccola hanno dato per cognome Esposti. Brutta storia, bisogna viverle queste pene dell'inferno per capirle, m'intendete? Ecco perch Assunta si  avvelenata anni dopo aver abbandonato la bambina. La cosa cominciava a interessarmi. Sua figlia si  avvelenata?
S, pativa tanto, dicono per il dispiacere, per aver "perso" la bambina. Pu essere ma io ci credo e non ci credo. Ci parlavo poco, io qui, lei in campagna. Comunque ha bevuto dell'olio di colchico. Chi le aveva dato quell'olio? Oh, ho chiesto sapete, costa un sacco di soldi, roba da ricchi! La mi' figliola non se lo poteva permettere di certo! Questa s, che  una bella questione, ma a chi volete che interessi. Un dubbio mi assal.
Mi scusi buona donna ma vorrei capire una cosa: sua figlia si  avvelenata prima o dopo la morte di Cinzia? Mi fiss, poi scosse la testa.
Oh, che non mi capite? Ho detto "perso",  chiaro che s' avvelenata subito dopo la disgrazia nella gualchiera! Continu a lamentarsi a lungo. Ripetendo la storia, quasi mi volesse convincere. L'ascoltavo ma qualcosa non mi tornava, sentivo come una stonatura in tutta quella situazione.
Quando fummo in strada volevo chiedere a Maria Grazia perch mi avesse portato da Antonia ma lei mi blocc le parole in bocca, ci teneva a precisare una cosa.
Raimondo, l'avrai capito anche da solo ma ci tengo che sia chiaro. L'incidente in gualchiera  accaduto una settimana prima del mio arrivo ma alla morte di Assunta ero gi qua. L'ho saputo dopo per, me l'ha raccontato Anna. Assunta era andata a servizio in una cascina poco fuori le mura, a settentrione. Sembra che non la trattassero male, "sar pena d'amore" dissero! Ovviamente il delegato di polizia, per il suicidio di una serva, non ha ritenuto necessario fare inchieste, figuriamoci per quella della bimba: carne da macello!
Quelle parole mi arrivavano da lontano. Maria Grazia mi era ormai estranea e mi pareva persino strana. Due anni prima a Montevarchi, se le avessero chiesto di andare a visitare quella vecchia, avrebbe risposto in modo sgarbato. Mi fissava e un sottile sorriso malizioso le aveva solcato le labbra. Perch quel sorriso? Cosa sta per dirmi?
Che idea ti sei fatto?
Mah, che ti devo dire, avevo sentito parlare della povera gente di Prato, ora l'ho vista di persona. E ti sei fatto ingannare! Ti avevo avvertito che qui niente  come sembra. Non capivo. In che senso?
Antonia non  povera come vuol dare a vedere. In fondo te l'ha anche detto. La casa  sua, ne ha altre due che affitta e ha pure quattro acri di terra con un rustico fuori dalle mura. Una coppia di fittavoli la coltivano a orto. Roba che si vende bene. Il telaio  suo e ne ha un altro nel rustico dove, per suo conto, tesse la donna del fittavolo. Capisci? D del tirchio al suo povero marito ma lei  forse peggio: potrebbe aver reclamato e venduto lei la bambina. Ma quello che dici  orribile! Vedi quanto sei stato fortunato! Ero basito. Non era finita. Maria Grazia continu.
C' dell'altro. Gioca anche, d'azzardo. Frequenta il tavolo da Faraone.
Questo non potevo crederlo. Sorrisi scettico. Ma che mi dici? Mi prendi in giro, via! Ma l'hai vista:  vecchia e laida, non ce l'ammetterebbero mai! La Magiotti sorrise divertita.
Me mi ci vedresti? Scommetto di no! Eppure ci sono stata due volte. Basta una parrucca, un bel po' di belletto, della cipria un neo finto, un ampio scollo e un cappello con le piume. Nessuno mi ha riconosciuto, nemmeno Antonia che era l anche lei. Non  cos vecchia come vuol far credere e vestita a modo fa ancora la sua figura. Con una parrucca bionda in testa chi la riconosce? Ma ha una cicatrice sotto l'occhio sinistro. Io di cicatrici ce ne ho solo nell'anima! Meglio far finta di nulla. E come ci  arrivata?
In portantina. Non l'hai vista,  sotto la scala, coperta da un vecchio lenzuolo. Fa venire il fittavolo con la moglie e li veste da valletti. Lui gira armato, credo anche la moglie.
Si ferm e mi fiss negli occhi.
La vecchia Antonia fa un gioco pericoloso: vince spesso ma pochi soldi, invece presta a usura. Due valletti dotati di coltello le sono necessari, non si sa mai! L'hai spiata! Non  il mio mestiere?
Avevo ritrovato la "mia badessa" ma invece d'esser contento, sentivo dell'amaro in bocca.
Me ne tornavo a palazzo Pacchiani camminando a passo lento. Mi sentivo dolente, amareggiato e disorientato. Pi stavo in quella citt e meno la capivo. Non capivo i pratesi, formiche operose senza un obiettivo; e in pi c'erano i francesi, protervi e potenti ma sembravano divisi da fazioni tra loro avverse. De Funs temeva addirittura che ci fosse un pericoloso gruppo estremista che rifiutava il nuovo ordine repubblicano. Ero venuto a cercare una macchina a vapore e invece ero testimone di due delitti. Se collegati alla macchina potevano essere opera dei francesi ma in quelle poche ore avevo maturato altri sospetti: Maria Augusta o Uliana che potevano aver sottratto il veleno, e l'ultimo, il pi inquietante e sordido, me l'aveva scatenato una sedicente anziana, quella Antonia che di giorno si mostrava povera e vecchia e invece, di notte, da dama seducente, frequentava lo stesso tavolo dei francesi e di Fileno Borghetti. M'era rimasta una sola speranza. Di trovare, nel registro degli Spedali, accanto al nome di Cinzia Esposti, quello di chi, per un certo periodo, aveva pagato la retta e che forse l'aveva "reclamata".
Quando fui a una trentina di passi dal portone assistei a una scena insolita: Francesco Maria Pacchiani che correva dietro a un cavallo. Lo montava, non ad amazzone, Maria Augusta. Si era tirata su la gonna e cavalcava seduta su una sella da uomo. Da sotto la gonna di panno blu spuntavano un paio di mutandoni orlati di trine e pizzi: le facevano da pantaloni. A Francesco che le urlava dietro "fermati ma dove vai?", lei rispose "devo sistemare una faccenda urgente". Mi pass accanto senza degnarmi di un saluto, eppure mi aveva visto. Svolt a destra verso le mura e spar dalla mia vista. Francesco Maria, invece, nel vedermi si blocc in mezzo alla strada. Scuoteva la testa. Uscendo dal portone gli pass accanto Anna, l'infermiera di Bazzani. Quando mi fu davanti si scus, senza neppure rallentare il suo passo veloce.
Il signor Giovacchino sta bene, io devo andar via di corsa. Nel frattempo Francesco Maria aveva ingoiato la sua rabbia. Mi si avvicin, il suo respiro era affannato, il tono della voce irato.
Proprio ora si mette a dar di matto! C' il Vicario, vi aspetta in sala grande.
Capivo il suo imbarazzo ma anch'io non rimasi tranquillo, mi affrettai verso il portone. Se De Funs era venuto a palazzo Pacchiani per parlarmi c'era qualche novit. Se un alto funzionario si muoveva con suo scomodo di domenica pomeriggio voleva dire che aveva qualcosa d'importante o di grave da comunicarmi. Appena mi vide mi preg di seguirlo. Mettiamoci l in fondo, sotto quel quadro, cos non ci sente nessuno.
Come spiegargli che era proprio il posto giusto per farci ascoltare? Magari il signor Giovacchino era gi in postazione. Lo seguii. Mi sedetti e aspettai che fosse lui a parlare. I due tipi sospetti sono gi sotto controllo. Ho messo all'opera una dozzina di uomini. Ognuno sar controllato da due soldati in borghese con turni di otto ore. Per ora nulla da riferire ma  domenica. Non potevo nascondere il mio stupore; "ma forse se lo aspetta!". S, meglio non destare sospetti. Avete deciso di spendere molte risorse dietro ai due cacciatori! Mi chiedo, perch tanto impegno? Stamani sembravate perplesso.
Mon ami, ho riflettuto e non potevo trascurare la vostra intuizione. Dovevo farlo. A volte pu accadere che nell'inseguire un predatore si catturi la preda che lui cacciava. Qui peut savoir?
Ma non era venuto per dirmi quello. Si gratt la testa, mi sembr leggermente imbarazzato. O forse recitava? Mon ami, domani mattina vi dovr accompagnare.
Decisi di fare lo gnorri.
Dove?
So che domani farete un tour le long de la rive droite, dovete controllare le gualchiere rimaste, n'est-ce pas? "Chi gliel'ha detto?", mi domandai. "Il tenente che l'ha saputo da Maria Augusta, ci scommetto!" Sorrisi.
Ah s, quello  il mio lavoro previsto per domani. Poi finalmente potr andarmene. Il Vicario scosse la testa.
Non credo che vi lascer andare: prima dovete aiutarmi a risolvere due casi di omicidio. Sapete, sul letto coperto dal vomito  stato trovato un bottone. Un altro bottone militare?
Maldiction, s, e la gente mormora pi di prima. Dovete far presto e, per prima cosa, dovete consultare i registri delle partorienti. Suppongo che lo farete marted, n'est-ce pas?
Un altro bottone di stagno!, disarmante. Non riuscii a rispondere. Lui continu.
Naturalmente, domani, verr solo. E niente divise, non solo per via dei bottoni. Da lontano penseranno che sono uno dei vostri assistenti. Sorrise, soddisfatto di s.
o un valletto del signor Giovacchino, sar lui la vostra guida, n'est-ce pas?
Annuii.
Sta meglio, ci  sembrato opportuno e anche una forma di cortesia, data la disgrazia che gli  capitata, di non chiederlo al signor Borghetti. Mi scrut a fondo. La butt l.
Olio essenziale di colchico, fa bene agli attacchi di gotta. S, se preso in piccole dosi, molto piccole. Mi lanci un'occhiata.
Cos non ha fatto Fileno Borghetti ma credo non lo sapesse. Se era ubriaco magari gli era difficile ragionare. O cherchez la femme!, noi in Francia sappiamo bene che le donne c'entrano sempre! Magari era in dolce compagnia, con una pagata due volte. Anche da qualche altro, intendo.
Come avevo previsto, il signor Giovacchino aveva sentito tutto. Infatti appena il portone si chiuse dietro alle spalle del Vicario, il Pacchiani si fiond nella sala. Maledizione, domani possiamo visitare solo le mie quattro gualchiere. Altrimenti ci sarebbe il rischio di condurre il francese alla macchina. Sorrisi.
Che per ora non si sa dove sia nascosta. Siete davvero fiducioso di trovarla?
Per essere c', c' troppa agitazione in giro. Non  un ago in un pagliaio! Di casali adatti a nasconderla ce ne sono ancora ma ormai si contano sulle dita delle mani. Purtroppo alcuni sono grandi, a pi piani, con accessi quasi segreti. Ma non bisogna demordere. Certo che sono fiducioso! Ma il Vicario, domani, sar di grosso impiccio per noi. Ci far ritardare di un giorno. Cercai di rassicurarlo.
 un ago che peser pi di dieci tonnellate. Una giornata non sarebbe bastante a spostare tutte le casse e poi come potrebbero passare inosservati? Ci vorrebbero almeno tre. Stavo per dire "birocci" ma lui mi mise l'indice sulla bocca. Mi bloccai. Pacchiani si guard intorno, poi tirandomi per la manica mi port lontano dai suoi punti di ascolto. La domanda la sussurr appena. Secondo Voi chi lo ha avvertito? Era cos preoccupato che mi fece venir voglia di scherzare.
Ce l'ha detto lui! Lui? Non mi ricordo. Cherchez la femme!
Ecco! Mia nipote, la sciagurata! L'ha spifferato lei al tenente!  fatta di lana non cardata quella ragazza! Ancora rustica, selvaggia e non capisce... non vuol capire... che amministro con oculatezza il suo patrimonio. Vorrebbe disporne subito e pensa solo a cercare un coglione da sposare. Ci fa fare delle figure che  meglio dimenticare! I suoi genitori sono morti troppo presto e io non ho potuto educarla.
Pensai che avrebbe voluto dire "domarla" ma s'era trattenuto. Cominciavo a convincermi che la sua disistima fosse esagerata: forse la nipote ci si divertiva. Non so se sia stata lei e comunque credo che dovreste darle pi fiducia, la fiducia fa sentire le responsabilit! In fondo, prima o poi entrer in possesso del patrimonio e dovete prepararla.
Mi fermai, non era il momento di parlare dell'educazione dei giovani. Soprattutto non ne avevo l'autorit. Inoltre all'improvviso avevo realizzato che c'era un altro problema ben pi importante e urgente, ma  un discorso da rimandare ad altra situazione. Domani dobbiamo stare attenti. Il colonnello De Funs, non so se lo sapete,  un fisico. Pi o meno come me ma laureato a Parigi. Io fino a qualche giorno fa non sapevo nulla di gualchiere e follatura della lana. Ma stavo a Pisa. Lui invece sta qui da qualche mese, si sar informato, avr studiato. Il suo Delegato registra anche le morti sul lavoro e magari al Vicario saranno parse strane, cos tante.
Il signor Giovacchino annu pi volte, con espressione sempre pi cupa. Stava pensando ad altro, a qualcosa che lo preoccupava di pi. Lasci da parte la sciagurata nipote e le sue voglie di marito; mostr di preoccuparsi del Vicario.
Maledizione!  vero, non ci avevo pensato:  un fisico! Domani mattina dovrete far davvero i controlli! Appunto ma non ho la minima idea di quali si debbano fare. Non possiamo improvvisare, dobbiamo andar sul sicuro: magari il Vicario viene a vedere come ci conduciamo. Dovete subito, e in modo preciso, raccontare a me e ai miei aiutanti che verifiche, che misure e che prove vengono fatte di solito. Sar opportuno che facciate subito venire anche vostro figlio Francesco,  avanti negli studi ed  brillante, ce li potr spiegare in termini pi scientifici. S, domani, davanti al fisico Louis De Funs, bisogner essere molto, molto scientifici, e anche parecchio convincenti.
Eravamo partiti con tale lentezza che ritenni che quella sera avremmo cenato in ritardo. Nella prima mezz'ora la spiegazione del signor Giovacchino era impacciata, poco chiara e pure tediosa. Poi, superata la preoccupazione, si ravviv. Una cosa mi rassicur: gli strumenti caricati sul calesse, che non avevamo mai controllato prima, erano quelli giusti per fare la sacra rappresentazione dei controlli scientifici. Scaricarli, montarli, capire a cosa servissero e poi smontarli e risistemarli sul calesse ci prese meno di un'ora: Guerrino e Licurgo erano davvero bravi con macchine e strumentazione. Ne valse la pena, non avremmo fatto la figura dei pasticcioni! Stavo per salire in camera a prepararmi per la cena quando Uliana mi annunci una visita. Professore, aspettate a salire, c' una dama che chiede di vedervi. Chi ?
Non lo so, non la conosco ma  vestita elegante. Ha detto di chiamarsi Penelope e che ha cose importanti da riferirvi. Dev'essere ricca:  arrivata con una portantina con due valletti.  Solo poche signore, qui a Prato, se la possono permettere.
Dissi a Uliana che l'avrei ricevuta in sala grande: ormai non c'era pi nessuno. La presenza di una portantina con due valletti mi aveva messo una pulce nell'orecchio! Quando la "gran dama" entr rimasi stupito nel constatare quanto potessero fare creme, belletti, parrucche e scollo su traboccanti seni. Se non avessi saputo da Maria Grazia della cicatrice sotto l'occhio sinistro non avrei riconosciuto Antonia. "Penelope! Questa scherza, crede di giocare?"; pensai. Mi mantenni impassibile, accentuando solo la mia genuina curiosit. Signora Penelope, se ho ben capito, e poi? Sorrise compiacente.
Tessitori, vedova Filattieri. Non sono di Prato e non lo era nemmeno la buonanima di mio marito. Veniamo dalla regione Cisalpina e qui abbiamo poche conoscenze. La feci accomodare sotto il quadro con Datini, cos se qualcuno voleva ascoltare.
Ditemi gentile signora, a che devo la vostra visita? Ci mise un po' a sistemare le pieghe della gonna. Pi per prendere tempo che per sistemare la stoffa, che non ne aveva bisogno.
Voi, professore, giocate a Faraone?
Non mi aspettavo quella domanda ma non ne rimasi sorpreso. Scossi la testa.
No, non l'ho mai giocato, non conosco neppure come si svolga: non gioco a carte. Annu, come dire "me l'aspettavo!" ma tacque. Non star a spiegarle le regole. Per capire cosa vengo a proporle  importante sapere due cose. La prima  che al tavolo di solito ci sono sette o otto giocatori, a volte anche dieci. Poi ci sono sempre altrettanti spettatori, che osservano e commentano. La seconda  che uno dei giocatori fa da banchiere: una specie di regolatore. Il ruolo del banchiere per la prima mano viene sorteggiato fra coloro che si candidano a farlo. Normalmente questo ruolo viene svolto a turno per un numero di smazzate prestabilito o per un periodo di tempo concordato in precedenza. Impegna molto e impedisce di seguire la conversazione: io cerco sempre di evitare di fare il banchiere. Stava cercando di farmi capire che in quel modo si teneva informata dei vari accadimenti cittadini e dei movimenti delle fazioni politiche? Me lo conferm il seguito del suo racconto.
Dovete sapere che al tavolo ci sono ufficiali francesi, commercianti, possidenti di fondi, alti funzionari, avventurieri, bari e qualche donna. Sorrise maliziosa, ammiccando. Che cercherebbe di farmi concorrenza! Anche se avevo capito, mostrai leggero stupore. Lei cerc di spiegarmi.
S, vedete, passare tutta la notte al tavolo da gioco per me  un lavoro, un sacrificio. Fatico pi di una donna che sta al telaio. La notte non pu andare sprecata. Se non vinco al gioco devo tampinare gli altri perdenti per raccogliere richieste di prestito. Se nessuno chiede, dovr pur rifarmi con un pollo da spennare a letto! Ma non  questo il punto. Il punto  che io potrei aiutarvi nelle vostre indagini sui due morti ammazzati di questi giorni. Una trappola? Dovevo prendere le distanze. Io non indago. Sono qui per altre faccende. Su quei morti mi ci sono imbattuto per caso. Sorrise ma mi spiava.
S, come in Valdarno. Non negate. Dopo che il capitano Emmanuel Florent della guarnigione francese ha detto: "Se c' un morto e c' la badessa Magiotti, ecco che arriva subito anche il professor Severi!", mi sono informata e ora i morti sono due. Ah, forse non lo sapete, il capitano Florent era tenente due anni or sono a Montevarchi. Non lo ricordo.
Eh, per forza, l'allora capitano De Funs lo teneva con la truppa. Qui, suo malgrado, se l' ritrovato capitano. Non si amano, sapete!
La interruppi. Un impiccio tra francesi. Scusate, non capisco lo stesso. Cosa volete da me, signora Penelope? Mi fiss con sguardo fermo. La cicatrice, per, pur coperta dal belletto, fece due scatti nervosi. Io posso riferirvi dei francesi: cosa dicono, cosa fanno e anche cosa pensano. Sapete, in certe situazioni si parla. Tutte cose che neanche il vostro amico Vicario pu sapere.
Era inutile tirarla pi in lungo. Cosa pretendete in cambio?
Mi guard con espressione dura, oserei dire sprezzante.
Ma forse era solo falso sdegno.
Il fatto che io detesti i francesi, non vi  bastante?
Annuii. Dovevo per essere prudente.
 pi che sufficiente. Ma ditemi: credete davvero che c'entrino i francesi?
Sorrise.
Professore! Non fate l'ingenuo, non vi si addice. Siete qui, in questa casa, perch fedele al Granduca e avete da fare qualcosa che i francesi non gradiscono. Sono spietati e vi ostacolano.
Non mi andava di approfondire l'argomento. Va bene, voi ascoltate e riferitemi. Vedremo nei prossimi giorni cosa fare. Ora vi devo salutare. Rimase in posa statuaria, quasi di sale. Poi reag. Sono licenziata? S, ho capito, ancora non vi fidate. Posso andare allora. Bene ma torner domani, stasera vado a giocare a Faraone. Qualcuno parler. Vi porter informazioni che vi faranno convinto che sto dalla vostra parte.
Si alz dimostrando una certa agilit. Buonasera e... riflettete!
Appena la portantina si avvi e Medoro ebbe richiuso il portone, arriv nella sala il signor Giovacchino. Che donna dall'aspetto equivoco e dalla voce perversa! Ma da dove  sbucata? Io non l'ho mai conosciuta, come osa venire qui senza prima avvisare, senza mandare una lettera di presentazione? Professor Severi, che ne pensate? Risposi d'istinto, quasi soprappensiero; in realt un minaccioso turbine di idee mi aveva avvolto come una cappa temporalesca. Timeo Danaos et dona ferentis. Scusate?
No, scusatemi voi.  latino. Volevo dire che mi preoccupano le persone che offrono doni senza che questi siano stati richiesti.
Con buona pace di Publio Virgilio Marone, anche il signor Giovacchino, che non conosceva n il latino n la storia di Troia, si mostr preoccupato.  vero! Chi le ha chiesto niente? Perch  venuta? Di sicuro vuole qualcosa, a Prato nessuno fa niente per niente.
Stavo ritrovando la mia freddezza. Provai a mettere ordine nella situazione.
 venuta da noi, di fatto ha citato anche voi, perch ci sa partitanti del Granduca Ferdinando terzo. Facendo leva su questo, credo che voglia attirare la nostra attenzione sui francesi.
Credetti fosse il caso di informare Pacchiani. Dovete sapere, signor Giovacchino, che quella sedicente "signora" non si chiama Penelope ma Antonia, Antonia Nieri in Frascheri. Ha una doppia vita. Di giorno sgobba al telaio e di notte va spesso a fare la dama libertina. L'ho incontrata oggi, mi ha portato da lei la Direttrice del Conservatorio. Ma vestiva tutt'altri panni! Gli raccontai tutta la faccenda, con tutti i particolari. Alla fine del mio racconto, il signor Giovacchino sbott. Che donna di malaffare! Chi l'avrebbe detto! In passato l'ho anche aiutata Antonia, piangeva tanto a miseria. Era proprio brava a piangere miseria! Eh ma non le faccio passare liscio questo affronto. Domani, quando torniamo dalla campagna, andiamo insieme a far due chiacchiere con Pompilio Stelvio Fragosi, lui ne sa certo pi di noi, e poi si decider il da fare, tanto ha detto che domani sera torna.
Alla cena, con evidente nervosismo dei Pacchiani, padre e figlio, non partecip Maria Augusta. Entr sbattendo la porta solo quando stavamo sorseggiando del Vin Santo dolce che il signor Giovacchino aveva fatto servire per accompagnare dei biscotti con dentro delle deliziose mandorle: cantuccini si chiamavano. Francesco Maria, appena la vide, rest col biscotto a mezz'aria. Giovacchino senza neppure guardarla cerc d'informarsi. Dove sei stata? Lungo il fiume. Francesco pos il biscotto. A quest'ora?  gi buio.
A buio ero gi dentro le mura, mica volevo azzoppare il cavallo e nemmeno correre, io, pericoli. Vestita di blu, di notte, se fossi caduta chi mi avrebbe visto? Il signor Giovacchino si alz di scatto. La gotta, forse, gli doveva dar meno fastidio della nipote.
Ci mancherebbe! Mi sembra che di disgrazie ne siano successe anche troppe. Siediti piuttosto e mangia. Montare consuma.
Francesco non perse la battuta.
E farsi montare anche!
Maria Augusta si volt verso Francesco.
Che ne sai te! Che mi tocca sentire, anche la predica del verginello di casa. Non ceno, ho gi mangiato.
Ci lasci sbattendo la porta.
Andai a letto presto. Sia per il gelo che era calato su di noi al ritorno dell'amazzone, sia per la levataccia che ci aspettava la mattina dopo. Mi ero appena coricato che sentii bussare alla porta.
Scusate, sono Medoro, posso entrare?
Non feci in tempo a rispondere: era gi sgusciato dentro chiudendo la porta.
Professor Severi, ci sarebbe un giovane che desidera parlarvi.
Fallo salire, che sia cosa breve, vorrei dormire.  gi salito. Allora fallo entrare.
Bisogna aprire la finestra,  l sul leccio. Non vi preoccupate:  mio nipote Aimone.
Giovane e agile: lo capii quando, a finestra spalancata, balz dentro, atterrando soffice e leggero come un airone nelle acque della pineta del Tombolo. Fece un leggero inchino.
Buonasera, sono Aimone Cioni. Scusate il modo ma da stamani sono tallonato da due fottuti militari francesi in borghese.
Il cacciatore con schioppo regolamentare! Non saranno l, sotto il leccio?
Sorrise ma una leggera smorfia gli piegava il volto. No, li ho lasciati davanti al portone di casa, non sanno che c' un'uscita di servizio da cui dopo rientrer. "Li ha seminati ma sembra preoccupato", dovevo capire. Li consideri un pericolo? Scosse la testa.
Quelli di stamani no, erano del plotone del Vicario, brava gente. Nel pomeriggio, per, al cambio sono arrivati due sgherri del capitano Emmanuel Florent, uomini arruolati tra galeotti e ladri in attesa di giudizio. Gente dal coltello facile e anche capace di cose peggiori. La notizia non piacque neppure a me ma c'erano altre questioni da chiarire.
Bene, e stasera a cosa devo la tua visita... cos aerea? Mi fiss per qualche istante.
Oh, che non l'avete inteso? Al cambio dei militari che mi sorvegliano.
Non coglievo il nesso. Aimone si accorse della mia perplessit. Fece un gesto come per dire "Chiaro, no!". Annuii.
Ti sei sentito minacciato? Guard Medoro.
Preoccupato, piuttosto. Di mio zio Medoro vi potete fidare, pi che di me. Vi devo una spiegazione, devo raccontarvi tutto. Sento minacciata la mia missione: ritrovare la macchina di Watt!
Improvvisamente la situazione s'era fatta interessante. Non potevo svelarmi, restai sulla perplessit. E sarebbe?
Via professore! Io sono sincero: dovete esserlo anche Voi. Sapete benissimo di che parlo. Mi limitai a sorridere.
Vi spiego: Voi la cercate per conto del legittimo proprietario, che, diciamo, l'ha smarrita. Si mormora che speri di ritornare in Toscana e di metterla in funzione: per questo ha mandato uno scienziato a cercarla. Ma ci si crede poco.
Prima di continuare verific la mia espressione. Dovette sembrargli soddisfacente.
I francesi la cercano perch vorrebbero esser loro a farla funzionare ma credo anche per copiare qualche soluzione che a loro non  riuscita bene. Per questo qua c' un tenente di Lione e c' pure un Vicario, anche lui fisico. Guarda caso come Voi!
La mia espressione era virata a meraviglia. Ero sorpreso di come fosse cos ben informato. Tacqui, non aveva finito.
Noi la cerchiamo. Lo interruppi. "Noi", chi sareste? I Fratelli Liberi Lavoratori, siamo gli operai delle gualchiere associati. Sorrisi un po' beffardo. Mi ricorda i Liberi Muratori! Non siamo massoni e neppure ci garbano. Cercai di andare al dunque.
Bene, chiarito questo cosa vorresti, o vorreste, da me? Che ci aiutaste con la macchina. Cercai di girare intorno alla questione. Ammesso che si riesca a trovarla. Mi interruppe. Io so dove i realisti possono averla nascosta.
Intendi i partitanti del nuovo Re? S, credo siano stati loro.
Bizzarro che il Borbone di Parma, che era in fama d'imbelle, fosse tanto considerato!
Bene, diciamo che allora quando la troveremo, perch sei sicuro di trovarla, la si prende e la si trasferisce in altro luogo per nasconderla in attesa di metterla in funzione. Il che significa sei o sette birocci, quattordici
buoi, una quindicina di persone e almeno tre o quattro leghe di strada da illuminare con almeno venti torce. Una cosina proprio segreta!
Annu. S'era fatto serio, anzi cupo.
Noi non vogliamo prenderla ma difendere il lavoro nelle gualchiere.
Anche quello dei bambini che ci muoiono?
Mi lanci uno sguardo rabbioso.
Questo  un ragionamento da muratore, eh s, visto che siete anche scienziato.
Lo bloccai. Ti ho fatto una domanda precisa, non hai nulla da dire sui fanciullini storpiati? Pieg all'ins l'occhio destro. Divent anche rubizzo, s'era accalorato.
Ne muoiono pi nelle strade travolti dai carri e dai cavalli che portano i panni e la lana che nelle gualchiere. Per non parlare delle malattie per la fame. Se non c' lavoro si muore di pi: grandi e soprattutto piccini. Per cui?
Non s'aspettava che rimanessi passivo. Per cui? Semplicemente dobbiamo impedirne l'uso: toglierebbe il pane a molte famiglie di lavoratori.  gi successo in Inghilterra. Vogliamo fare la stessa cosa che siete venuto a fare Voi, confessatelo: distruggerla sul posto. Il Granduca, finch ci sar a comandare il Primo Console, in Toscana non ci torna di certo. Sobbalzai ma cercai di contenermi. Tu. Pensi questo?
Ne siamo certi. Il Granduca Ferdinando terzo sa bene che questo Napoleone finir per pigliarsi tutto il potere e durer per almeno dieci anni, forse di pi. Infatti se ne sta acquattato a Vienna in attesa di lontani tempi migliori. Che farsene allora di una macchina che sar diventata vecchia? Tra quindici anni ce ne saranno di migliori: so che in Inghilterra le stanno usando e, purtroppo, migliorando di continuo. Lui vuole impedirne l'uso ai suoi avversari, soprattutto ai francesi: per questo siete qui. Logica ferrea e disarmante. Pur senza ribattere, non mi rimase che farmi spiegare cosa dovevo fare la mattina dopo. Mi spieg tutto con precisione in modo che potessi riconoscere il luogo da ispezionare ma mi raccont anche altre cose che mi fecero sorgere un paio di dubbi che dovevo togliermi di testa al pi presto. Purtroppo non potevo farmeli chiarire da lui. Usc furtivo per dove era entrato. La notte, nonostante gli auspici di Medoro, non fu tranquilla ma come si dice a Pisa: "Il mal cercato non  mai troppo!".
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9. IL FOLLONE UMANO.
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Vegliavo impaziente e vigile. Quando sentii i rintocchi della mezzanotte il palazzo era ormai immerso nel silenzio pi assoluto da almeno mezz'ora ma aspettai ancora un po': a volte il sonno sopravviene in modo tardo. Continuai a vivere quell'agitato e inquieto dormiveglia fino al rintocco dell'una.
Mi misi a sedere sul letto e accesi le altre due fiammelle della lucerna. Cercando di non far rumore uscii nel ballatoio e mi diressi verso la camera di Maria Augusta. Come pensavo, la porta non era chiusa a chiave. Entrai furtivo in punta di piedi. La ragazza dormiva. Mi avvicinai al letto e la scossi per la spalla che affiorava dal lenzuolo. Si gir verso di me ma dormiva ancora. Mi sedetti sul bordo e la scossi ancora, in modo pi robusto. Finalmente apr gli occhi.
Ma dove... Si guard intorno.
Professore. Voi! Come osate! In camera mia, praticamente nudo, di notte!
La pesante camicia da notte non mi donava ma neppure mi faceva apparire nudo, anzi. Cercai di calmarla. Scusatemi, so che non  il modo ma non potevo aspettare.
La ragazza si alz a sedere.
Potevate dirmelo. Almeno farmelo intendere. Che modo sarebbe codesto di corteggiare una fanciulla! Certo che siete strani voi uomini di scienza. Cominci svelta a spogliarsi, quasi volesse recuperare il tempo perso.
Via... Visto che alla fine vi siete fatto coraggio! In un attimo fu a torso nudo. Non era quella la reazione che volevo ottenere: ero una statua di sale. Non sapevo cosa fare. Lei invece si mostrava compiaciuta: ruotando un po' a destra e un po' a sinistra faceva oscillare il seno. Ritenne di dover fare di pi. Con rapida mossa si tolse i mutandoni e si distese accogliente, come una pastorella su un prato di margherite. Cos almeno avevo letto in un paio di romanzi libertini che parlavano di amori silvestri, ma la mia era solo esperienza letteraria. Professore, mi avete fatto proprio una bella sorpresa. Sembrava lusingata, lo era. So che avete molte amanti di alto rango. Le gran dame, dunque, amano la sorpresa? Che emozione! Mi sento tutta in calore. Su Raimondo, spogliatevi!
Il suo corpo era attraente, tonico ed emanava pure un buon odore di femmina. L'invito era pi che evidente ma il mio dubbio s'era ingigantito. Anche l'imbarazzo che prevaleva sull'attrazione. Dovevo togliermi dall'impiccio.
Maria Augusta, gradisco molto l'accoglienza che mi fate ma nonostante l'apparenza, non sono qui per un amplesso, che in altri momenti, credetemi, non disdegnerei, anzi cercherei.
Mi fermai, le mie parole mi suonavano ridicole. Cercai di non fare altri panegirici.
Devo sapere da Voi una cosa importante: oggi avete cavalcato in campagna con Mattia Cosma Marianetti? Se l'avessi punta con uno spillone avrebbe reagito meglio. Meno male che mantenne basso il tono della voce. Questa poi! Entrate di soppiatto, come un ladro, in camera mia per chiedermi se ho una tresca col Marianetti! Vi ha mandato mio zio, vero? Mi punt contro l'indice. Mattia  una persona a modo. Eh no! Questa non la potevo accettare. Anche spiantato, pressato dai debitori: sicuramente attirato dalla vostra dote. Comunque non vengo per conto del signor Giovacchino, sono interessato ad altro. Abbass la mano ma lo sguardo era ancora di fiamme di drago.
Mattia  solo sfortunato ma ha detto che presto riaprir una gualchiera, forse due. Oh ma questi non sono mica fatti vostri! Comunque rassicurate mio zio: oggi non l'ho incontrato nemmeno! Scossi la testa.
Via, perch mi mentite? A me risulta di s.
Mi lanci un'occhiata piena di veleno.
E quale lurida spia ve lo avrebbe detto?
Era delusa e adirata, inutile continuare con l'approccio gentile. Tanto valeva barare.
Nessuna spia, lo so dai francesi delegati dal Vicario a polizia politica. Il vostro spasimante... o dovrei chiamarlo amante? , per ordine del De Funs, sotto controllo dei francesi, lo seguono e a me ha riferito proprio lui, il Vicario.
Imprec in modo volgare, e insieme al Vicario mi mand a quel paese, come solo in campagna si sapeva fare e lei sembrava aver appreso bene. La sua voce era un sibilo ma non affront la questione. Era abile nello svicolare. Ecco perch Manuel Arsne, testa di legno, si  voltato altrove quando al ritorno l'ho incontrato. Non era imbarazzo ma gelosia!
Sorrisi. Sperando di capire buttai l una frase fatta. Anche i francesi possono essere gelosi e poi sdegnati. Siete bella, lo capisco. Ma, di grazia, dove siete andati? Non funzion.
Ma allora! Non lo sapete, non sapete niente, eh! Mattia... ma s, mi sa che lo sapeva d'essere seguito! Ha accettato subito quando l'ho sfidato a fare una gara: a chi arrivava prima all'ansa grande del Bisenzio. Vinco sempre io. Anche questa volta ha perso e mi ha perso. E i francesi, mi sa, che abbiano perso lui. Mi guard, era ancora eccitata. Si lisci i capezzoli facendoli diventare turgidi. Non demordeva, ma non era il momento di approcci. Mi sa che prendete freddo, se vi rivestiste? Con mossa rapida le infilai in testa la camicia da notte. Lei cap che forse era meglio desistere. Infil le braccia nelle maniche e si rimise i mutandoni. Perch volete sapere di Mattia? Mica sarete geloso anche Voi? Sorrisi.
Assolutamente! Libero son io e libere le mie donne! Ho capito, stasera non volete giacere con me ma quando vi deciderete a tornare?
Non era facile continuare a chiedere senza scoprire le mie carte. Ci provai lo stesso.
Maria Augusta, sapete perch sono qui a Prato? Mi fiss abbassando leggermente la testa sul lato sinistro.
Non per le gualchiere di mio zio.  per quello che ci potrebbe esser nascosto dentro. O no?
Annuii.
Ecco perch sono a chiedervi se Mattia Cosma vi ha portato alla sua gualchiera. A quella che ha chiuso per ultima.
S'irrigid. Dopo un po' rispose, anzi non rispose. Ecco, allora siete geloso! Mi stavo innervosendo.
Geloso di cosa? Noi due ci conosciamo appena! Voglio solo sapere se siete andati alla sua gualchiera! A far cosa? Lo avete detto Voi che  chiusa! La fissai con sguardo severo. Lei si volt dall'altra parte. Quando ero gi oltre l'ho visto ma ero gi avanti di duecento passi, che ci passava davanti. Ha salutato con la mano un guardiano, poi ha fatto girare il cavallo ed  tornato indietro andando lungo il fiume. Quindi la gualchiera  sorvegliata? Si era bloccata.
Non so ma credo non ci sia un guardiano fisso, anche quell'uomo era a cavallo e se ne stava andando. Mattia lo mander due volte al giorno per controllare che nessuno ci vada ad abitare. Ma non penserete mica che... No, Mattia non ne sarebbe capace! La lasciai a rimuginare il suo dubbio. Non su Mattia ma su di me: "Perch non sono riuscita a sedurlo?". Non potevo perdere altre ore di sonno. Io il mio dubbio me l'ero tolto.
Purtroppo non riuscii a coricarmi. Ero appena rientrato in camera quando sentii che bussavano con violenza al portone principale. Colpi duri, probabilmente portati col calcio di un fucile.
Ouvrez, ouvrez. Vite, c'est la police franaise! Prima che Medoro potesse aprire trascorsero diversi minuti. L'intimazione imperiosa si ripet altre quattro o cinque volte. Temetti che buttassero gi il portone. Mi rivestii alla svelta, quel camicione era indecoroso, e scesi da basso. L'atrio e la sala erano occupati da un intero plotone di francesi in armi. Al comando c'era il tenente Manuel Arsne Durand. Non mi consider neppure, si rivolse direttamente al signor Giovacchino che, zoppicando, scendeva le scale dietro di me. Excusez moi monsieur. Il palazzo  circondato, dobbiamo perquisire tutte le stanze. Ci risulta che ci sia nascosto un ribelle. Il capo dei Fratelli Liberi Lavoratori. Giovacchino Pacchiani sfoggi una voce imperiosa che non avrei mai pensato potesse usare. Ma cosa andate cianciando! Vi risulta male, mio caro giovane. Oggi  stato qui Sua Eccellenza il Vicario, vi sembra mai possibile che io ammetta un ribelle in casa mia?
Io eseguo un ordine. Non del Vicario De Funs.
Del capitano Florent,  lui che si occupa dei controrivoluzionari, e i controrivoluzionari sono capaci di tutto. Nonostante un'imprecazione, intraducibile ma comprensibile anche a un francese, di Giovacchino Pacchiani, il tenente diede ordine al sergente di procedere alla perquisizione. I soldati si erano appena mossi quando, da cima alle scale, s'ud la voce di Maria Augusta. Arsenio! Cosa ci fate qui, in casa di mio zio? Vigliacco, miserevole e scortese. Tutto sorrisi e moine quando c' da chiedere, schivo quando c' da render conto. Mi incontrate per strada e neppure mi salutate. Scommetto che avevate gi in progetto di farmi questa comparsata. Svegliarci sul far dell'alba. Non mi fate mica paura. Qui non c' nessuno, il portone davanti  stato chiuso al mio rientro, quello dietro era gi serrato, tant' che, sistemato il cavallo, son dovuta passare davanti. Che vi  saltato in testa?
Il tenente resse a fatica la botta. La voce gli tremava. Ordini superiori.
Superiori un cavolo! Di un capitano. E chi sar mai? Magari se cercate bene trovate anche Mattia Marianetti, l'altro vostro sorvegliato speciale. Il tenente era sbiancato. Chi ve l'ha detto?
La nipote del Pacchiani, bluffando ardita, si mostr degna di sedere al tavolo del Faraone. Il Vicario, oggi pomeriggio quando  venuto a trovarci. Mi son sentita in dovere di avvertire il Marianetti, infatti  con lui che mi avete vista. Il povero tenente era andato in confusione. Io vi avrei visto?
Certo e siete pure andato a dirlo in giro, violando la consegna di sorveglianza segreta.
Durante questo battibecco i soldati, vinti dalla curiosit, si erano fermati. L'ufficiale se ne accorse.
Que faites-vous? Courez vite!
I militari, salite le scale di corsa, cominciarono a irrompere rumorosamente nelle camere al piano di sopra. Maria Augusta ribad la sua opinione. Che cavolata! Non c' nessuno, siamo tutti qui. Pensate forse che al palazzo la gente entri ed esca volando? Quella frase forse era meglio non pronunciarla. Vidi Medoro farsi pi piccolo di quanto non fosse. Cercai di distrarre il tenente. Chi sarebbe il vostro ricercato?
Il tenente si volt verso Medoro e gli punt il dito contro. Si tratta di Aimone Cioni, il nipote di costui. Una testa calda che s' messo a capo di una banda di sfaccendati. Aimone aveva sottovalutato i francesi che lo tampinavano. Era meglio prender pi tempo possibile. Cos vi arrabattate, baionette in canna, mentre il capitano Florent sta giocando al tavolo del Faraone. Vi duole non fargli compagnia? Cosa volete dire?
Niente, solo una semplice osservazione.  dura la vita da sottoposti, soprattutto se si  militari. Se ho ben capito la vostra sorveglianza non ha ben funzionato. Forse non ha giovato aver cambiato il plotone operativo. Avete perso tutti e due i sorvegliati. S'era irrigidito. Chi ve l'ha detto?
Oh bella, Voi stesso! Per quell'Aimone siete qui a disturbare tutti noi e l'altro l'avete perso quando era con la signorina. Temo che il Vicario non sar soddisfatto. Mi stava antipatico. Decisi di girare il coltello nella piaga.  facile supporre che stiate cercando anche il Marianetti. L'avevo centrato. Scosse il capo sconsolato. No, non sapremmo dove cercarlo.
Maria Augusta non perse l'occasione. In camera mia, potrebbe essere il posto giusto!
Poco prima delle sette il Vicario arriv da solo a cavallo. Era vestito di velluto, con stivali da caccia e un pesante cappello a falde calanti. Portava pure uno schioppo, non da caccia, da cavalleria: canna corta e palla singola. Giovacchino, dopo averlo squadrato per un po', gli si avvicin. Giuro, non vi avevo riconosciuto!  la seconda volta che vi vedo in borghese ma ieri pomeriggio il vostro vestito era elegante, formale e severo. Ora con codesto velluto a coste larghe siete invece molto sportivo.  cos che ci si veste per andare a caccia, o no? Il signor Giovacchino, scosse la testa. S, penso di s ma non ci vado mai, nemmeno oggi! Ci avviammo senza fare altri commenti. Il calesse, sovraccarico, procedeva lentamente. Ci volle un po' a raggiungere la riva del fiume. Con la prima gualchiera, di propriet del Pacchiani, impiegammo un po' pi di un'ora a mettere in scena la pantomima delle misurazioni scientifiche. Il Vicario ci osservava interessato e faceva anche domande pertinenti. Era una persona gentile, non sapr mai se avessi risposto in modo soddisfacente. Comunque Licurgo assent sempre, senza intervenire. Credo che tutto sommato, sudore compreso, fui convincente. Superato il primo esame ci avviammo, sempre lentamente, povero cavallo, verso il successivo opificio. Non andammo lontano: dopo neppure mezza lega ci ferm una pattuglia francese. Sei soldati armati fino ai denti comandati da un caporale arcigno e baffuto: una testa di legno ornata di moustache! Si piant rigido davanti a Louis De Funs. Doveva essere alsaziano. Foi, afete le permis pour ce fousil? Io foglio federe il fostro pemesso di caccia!
Il Vicario divent rosso rubizzo. Con un gesto di rabbia calc ancor di pi il cappello sulla testa ma poi parl con voce pacata e condita d'ingenuo stupore. Quale permis?
Le permis de chasse, pour le fousil e del proprietario, per attrafersare qveste terre.
Giovacchino Pacchiani si sent in obbligo d'intervenire. Queste terre sono le mie e il mio amico  con me. Dofefate fenire senza le fousil! Scendete tutti e due, vite! Defo arrestarfi!
Pacchiani non era d'accordo.
Mi vorreste arrestare mentre giro nella mia propriet? Con quale diritto?
Il Vicario restava in silenzio. "Non si palesa, vuole continuare a fare la sua ispezione segreta", pensai. M'ero convinto che De Funs fosse l per controllare la truppa.
Il signor Giovacchino alz ancora di pi la voce.
E chi vi avrebbe dato l'ordine?
Il caporale lo fiss incredulo.
Il capitano Florent!
Il Pacchiani cominci a sbottare.
Ma andatevene tutti e due.
Tra l'imbarazzo generale, prima che si mettesse nei guai, lo blocc una voce ferma, autorevole e con quello strano accento della bassa valle dell'Arno.
Caporale Dalgrand, non vorrete mica passare alla storia per aver arrestato il nostro Vicario, che poi  anche il vostro colonnello?
Mi voltai di scatto verso la voce: Sir James Aiden Windsong a cavallo col suo fucile minacciosamente spianato contro il caporale.
Foi chi siete? Com' che sapete il mio nome? Abbassate le fousil, e mostratemi le permis... vite, altrimenti sar costretto a arrestare anche foi.
Il Vicario ormai non poteva continuare a nascondersi. Cosa vorresti ordinare, cretino di un caporale? Invece di preoccuparti del fucile dovevi prima accertarti di chi io fossi!
Si tolse il cappello, questa volta il povero caporale lo riconobbe.
Votre Excellence. Veuillez m'excuser. Sir James Windsong, uomo pratico e, come sempre, attento e informato, intervenne.
Scusate, Vostra Eccellenza, se mi intrometto ma temo che la pattuglia sarebbe pi utile, da voi condotta ovviamente, alla vecchia gualchiera del Marianetti. Passando di l, poco fa, ho notato che un sorvegliante di passaggio mostrava una strana agitazione. Vedendomi prima si  nascosto e poi mentre mi allontanavo mi ha chiamato pi volte. M' parso spaventato. Ero sicuro che Sir James avesse gi visto cosa aveva turbato il sorvegliante ma preferisse che fosse il Vicario in persona a scoprirlo.
Vi avevo gi notato e non sono tornato indietro, credo per che sia bene correre subito l. Faccio strada. Il Vicario, dopo aver ricordato al caporale di considerarsi agli arresti, emise l'ordine. La pattuglia si mise di corsa dietro al cavallo dell'inglese. Noi li seguimmo con la solita lentezza: il nostro povero cavallo non pareva sensibile all'urgenza!
Mi sentivo eccitato. Il dondolio del calesse stimolava le mie riflessioni: stavamo andando proprio verso il luogo che, la notte prima, mi aveva indicato Aimone. Sentivo che stava per accadere qualcosa. Purtroppo; era gi successo!
Arrivammo davanti alla gualchiera. Il caporale vi entr correndo: zelo esagerato per cercare di farsi perdonare. Sir James non era sceso da cavallo, dominava la scena e controllava i movimenti di tutti. Ci rest poco all'interno il baffuto caporale: usc di corsa dal casale, nonostante il cappello gli fosse caduto per l'affanno, non lo raccolse ma ci venne incontro trafelato. Url in malo modo, non riusciva a contenere l'orrore della scoperta. Il y a un cadavre, un homme. Couvert de sang. Un massacre!
Scendemmo. Il Vicario ferm gli altri.
Entriamo solo io e il professore. Fatemi la cortesia di aspettarci qui.
Sir James Windsong non obbed. O meglio, obbed a met. Non smont per venire a dare un'occhiata alla salma, si limit a voltare il cavallo e ad andarsene quatto quatto, tanto nessuno gli badava! Lo spettacolo era orrendo, peggio che entrare in un mattatoio! Un corpo, presumibilmente di un uomo, era schiacciato sotto un maglio di follatura. La testa, la spalla sinistra e il braccio sinistro mano compresa, erano ridotti a una poltiglia sanguinolenta. Il corpo fino alle cosce era lordo di sangue. Senza aspettare ordini dal Vicario gli aprii la patta dei calzoni. S, si trattava di un uomo e nessuno aveva asportato il membro; del resto dove potevano ficcarglielo, visto che la bocca non esisteva pi! La mano destra era serrata a pugno. Feci cenno a Louis De Funs di avvicinarsi. Aprii il pugno del cadavere: come mi aspettavo serrava un bottone militare di stagno. Non avevo dovuto forzare molto. La morte risale ad almeno dodici ore fa. Il rigore si  gi un po' allentato.
Il Vicario annu. Capii che era molto preoccupato. Chi pu essere?
Non ne avevo la pi pallida idea, per quello osai una risposta.
Non saprei ma un sospetto da verificare ce l'ho. Credo si tratti del padrone della gualchiera: Mattia Cosma Marianetti. Merde!
Chiss perch i francesi, quando qualcosa gli girava di traverso, ricorrevano sempre a quella esclamazione. Ma il Vicario c'era da capirlo. Se un uomo sotto la sorveglianza dei suoi soldati era stato ucciso, il delitto era stato perpetrato praticamente sotto i suoi occhi.
Si volt verso il soldato di guardia, che di fatto guardava dall'altra parte.
Fai venire qui il caporale, vite, vite! Anche il caporalmaggiore Dalgrand guardava altrove. Caporale, attento a non inciampare. Non siete mai stato su un campo di battaglia? Due palle di cannone incatenate producono morti anche pi orribili. Guardatemi!
Il caporale si volt. Temetti un violento conato di vomito, arretrai di un passo. Ma si trattenne. Aux commandes!
Senti, tra i tuoi uomini qui c' qualcuno che ieri sera pedinava Mattia Cosma Marianetti? S, il caporale Carlo Montholon ma l'ho gi punito io perch se l' fatto scappare.
Niente punizioni, voglio che Montholon venga subito qui.
Un minuto dopo il giovane caporale era davanti a noi. Lui guardava in alto. Il Vicario perse di nuovo la pazienza.
Caporale Montholon, Carlo Tristano vero? Guarda quel cadavere, guardalo bene. Guarda soprattutto com' vestito. Ti ricorda qualcosa?
Il soldato prese coraggio, fece due volte un mezzo giro intorno al corpo straziato. Si chin a osservare gli stivali di cuoio da vicino. Os anche toccare il lembo della marsina di panno verde marcio. Si rimise sull'attenti. C'est lui! Lui chi?
Quello che ieri mi  sfuggito quando  passato la seconda volta, stava ancora dietro alla ragazza vestita di blu francese, indaco intendo, che l'aveva lasciato indietro. Quando l'ha vista s' messo al galoppo con maggior impegno per raggiungerla ma per pochi attimi s' fermato, proprio davanti a noi. Il caporalmaggiore ha intimato l'alt ma lui ha fatto finta di non sentire. Il commento del Vicario fu di nuovo molto sintetico, con in pi una sfumatura di sorda rabbia. Merde!
Poi, mentre lui si congratulava col giovane Montholon Bravo, hai occhio. Farai carriera: presto qualcuno lo potrebbe notare! Io cercai di fare il punto della situazione.
S, merde  la parola giusta.  una gran brutta faccenda. Soprattutto per Voi. Sembrerebbe che l'assassino sia lo stesso e cerchi di far ricadere la colpa sui francesi. Per ci sono alcune cose che non mi tornano. Dites-moi! Quali cose vi sembrano oscure? A parte la ripetitivit dell'indizio. Sempre il vecchio bottone, via! La prima vittima ci poteva trarre in inganno ma la seconda! Fileno Borghetti, cos debilitato, come poteva difendersi fino a strappare il bottone a un militare? In questo terzo caso, poi, per come  avvenuto il delitto. Credo sia stato stordito con un colpo alla testa, sebbene non si possa provarlo, visto che la testa di questo poveretto  una cosa informe.  stato ficcato dopo sotto i colpi del maglio.
Il Vicario dimostr d'aver seguito il mio ragionamento ma aveva una dichiarazione da fare.
Avrete capito perch sono qui.
Lo guardai. "S che t'ho capito, caro collega, da come hai trattato il caporale!" ma non risposi.
Aspettai. Lui era molto serio.
Non mi fido del Capitano Florent e quel bottone messo l non mi convince. Destabilizza il mio potere di Vicario. Annuii.
Il magistrato  penalizzato da questi omicidi ma il militare ha pur sempre il comando. Vi dovete far sentire come colonnello! Sapete che ieri  stato cambiato il plotone che doveva controllare i due sospetti? Non si volt ma era avvampato di rabbia. Come lo sapete?
Ieri sera ho ricevuto una visita. Non fatemi dire altro. Ecco, allora avete capito. Dovevo indagare di persona. Ma torniamo a noi. Indic i magli. L'assassino  anche capace di avviare il meccanismo della gualchiera e di fermarlo.
Annuii. S, e credo ci sia di pi. In una gualchiera ci ha lavorato fin da bambino: sa come sollevare e sbloccare il panno quando rimane incastrato sotto il maglio. Dopo il primo colpo ha dovuto spostare la sua vittima. Louis De Funs mi aveva ascoltato distratto, stava ancora seguendo la sua pista.
Se non l'ha fatto direttamente, si  fatto aiutare. Non mi sembra difficile trovare aiuto. A Prato sono parecchi che sanno come fare. Qui possono averci lavorato, solo negli ultimi tempi, prima della chiusura, almeno una ventina di persone.
Nel fare quella osservazione mi sentii attraversare la schiena da un brivido. Non al pensiero delle orribili manipolazioni fatte dall'assassino ma perch, tardivamente, mi ero reso conto che in quell'edificio doveva esser nascosta la macchina! Il problema, da cui il brivido, era che, con il Vicario l, non potevo mettermi a cercarla. Dovevo creare un diversivo per allontanarlo. Anche se lasciava due o tre soldati, con l'aiuto di Licurgo e Guerrino, li avrei ingannati e distratti ma, con lui presente, non potevo riuscirci. Lo fissai negli occhi. Peccato non ci sia qui il dottor Bazzani, lui  abile nel notare particolari che ad altri sfuggono. Il Vicario era troppo desideroso di risolvere quel mistero per poter fiutare la trappola che gli avevo teso.
Mandiamolo a chiamare!
A un caporale non presterebbe ascolto. Meglio che andiate Voi col signor Giovacchino, a voi due dar ascolto. E il Pacchiani che soffre di gotta potr andare a distendersi a casa. Pensai anche al povero cavallo. Per far prima, occorre far presto, scarichiamo dal calesse anche gli strumenti. Sar un sollievo per quella povera bestia, correr come il vento! Inoltre suggerirei, se siete d'accordo, di mettere delle vedette a una cinquantina di passi dallo stabilimento. Per controllare se qualcuno si avvicina. Ah, dite al dottore di portare la lente d'ingrandimento, credo gli possa essere utile per esaminare meglio quei poveri resti.
Andarono. Avevo ottenuto di avere tra i piedi solo due giovani soldati. Appena il calesse, seguito dagli altri militari di corsa, si fu allontanato chiesi a Licurgo e Guerrino di occuparsi dei militari. Licurgo aveva gi scelto. Io m'intrattengo col biondino,  un bel ragazzino. Tu Rino pensa al vecchio.
Io avrei cercato nelle stanze sul retro. Aspettai che tutti fossero impegnati, poi aprii la porta situata dietro ai magli. Mi trovai in una piccola stanza di disimpegno. Sulla parete di fronte c'era una piccola porta, a sinistra una rampa di scale piuttosto larga ma ripida, che scendeva in basso. Scesi e mi trovai a una porta inchiavardata con assi e grossi chiodi da maniscalco. Di l non si passava. Risalii deluso. La porticina era solo accostata. Dava accesso a una stanza molto grande ma completamente vuota. Sul pavimento era disteso uno spesso strato di paglia pulita. Imprecai. Entrai e detti un calcio alla paglia. Era ben spessa e compatta, quasi mai calpestata. Sotto di me il pavimento, colpito dai tacchi dei miei stivali, risuon cavo. Per sincerarmene feci due salti: udii un chiaro eco di grotta cava. Facendo due rapidi conti capii che ero sopra la stanza a cui si poteva accedere dalla porta inchiavardata che avevo scoperto prima. Andai a una parete e sollevai la paglia. Sotto, assi senza chiodi. Il pavimento era un soppalco, fatto con pesanti assi solo appoggiate. Non ero in grado di sollevare da solo un'asse di due pollici: avevo bisogno di aiuto. Non avevo il tempo di fare altro, dovevo tornarci con comodo con Licurgo e Guerrino per sollevarne almeno una e guardare, con l'aiuto di una lucerna, cosa ci fosse sotto.
Mezz'ora dopo ritorn il calesse con Bazzani e Francesco. Li seguiva dappresso il Vicario a cavallo. Il dottore era gi stato informato dal giovane Pacchiani, infatti mi salut brevemente e, scuro in volto, entr nel casale. Nel vedere quello scempio non disse niente, si limit a scuotere la testa. Poggi la borsa su un panchetto, ne estrasse un paio di pinzette, un'asticella di legno appuntita e una lente d'ingrandimento. Prese un altro panchetto e si mise a esaminare i resti del cranio servendosi dell'asta. Operava guardando attraverso la lente. Io l'osservavo in silenzio, non avrei mai imparato il mestiere del medico ma guardarlo m'affascinava. A un certo punto tir fuori dal taschino le pinzette. Estrasse una scheggia dall'orrenda poltiglia di sangue e cervella. Me la mostr.
 stato colpito due volte con un randello, forse di quercia. Credo che questo sia un pezzetto di corteccia. C' dell'altro: tra il momento dell'aggressione e la morte dev'essere passato almeno un quarto d'ora. Sulla pelle del cranio ci sono due ematomi. Prese una boccetta e vi infil il reperto. Col cranio aveva finito, si spost sul braccio e riprese il suo esame. Scese rapidamente dalla spalla alla mano. Di nuovo entrarono in azione le pinzette. Aveva raccolto una specie di batuffolo sanguinolento. Lo tuff in un secchio pieno d'acqua e lo sciacqu per bene. Nel mostrarmelo mi accorsi che aveva aggrottato la fronte. Sembrava molto preoccupato. Capelli, biondi, devo esaminarli al microscopio per saperne qualcosa di pi.
Anch'essi finirono in una boccetta. "Cosa c' da sapere da una piccola ciocca di capelli?", mi chiesi. Quella domanda, data la situazione, non potevo tenermela per me. Cosa pensate di scoprire?
Bazzani guard rapidamente dietro le mie spalle, poi rispose. Non lo so ma se c' qualcosa il microscopio me lo dir.
Alle mie spalle c'era Louis De Funs. Me ne accorsi solo quando udii la sua voce.
Se ho ben capito, caro dottore, l'hanno stordito con due colpi in testa. Due perch il primo non  bastato, l'assassino ha deciso di colpirlo ancora quando il Marianetti, stupito d'essere aggredito da quella persona, si fidava, ha reagito.  in quel momento che gli ha strappato la ciocca di capelli. Poi, per sistemarlo sul ripiano e avviare i magli,  passato del tempo, quello necessario a far comparire le ecchimosi. Il bottone  arrivato a cose fatte. Bazzani assent.
Pu essere ma la prima volta potrebbe essere stato colpito alle spalle e la persona potrebbe essere stata a lui sconosciuta.
Chiss perch non mi sembrava convinto. Provai a saggiarlo.
Ma si pu capire da dove  stato sferrato il colpo? Bazzani mi fiss. Scosse la testa.
La testa non c' praticamente pi. Il primo colpo di maglio  stato letale, e anche distruttivo. Gli altri solo sadismo e volont di spregiare la vittima. Odio covato per anni. C' tanta cattiveria in questi omicidi. Posso vedere il bottone?
Il Vicario ce l'aveva in una tasca interna della marsina, glielo porse. Bazzani lo degn solo di un paio d'occhiate. Lo stesso.
A me s'era confermata l'idea iniziale. Io credo che il Marianetti conoscesse l'assassino e se ne fidasse. Aveva un appuntamento proprio qui. Chi verrebbe in una gualchiera come questa? Credo abbia reagito solo dopo la prima randellata. Il dottor Bazzani si mantenne sul vago. S, s, tutto  possibile. Ma invece di fare ipotesi campate in aria, perch non cerchiamo il randello, non se lo sar mica portato via!
Ci mettemmo tutti e tre a rovistare lo stanzone. Fu il Vicario a trovare un randello di quercia spesso due pollici e lungo un braccio mancava un pezzo di corteccia. Bazzani dopo averlo esaminato con la lente lo certific.  l'arma. Qui dov' scheggiato c' del sangue. Posso tenerlo? Vorrei esaminarlo con cura. Non aspett risposta; lo infil nella sua borsa con delicatezza. Seguirono, con maggior attenzione, gli altri attrezzi.
A pranzo il signor Giovacchino raccont alla nipote, pi nauseata che sconvolta, quel che era accaduto. Alla fine Augusta, senza aver versato una lacrima, con espressione di pietra, si lasci sfuggire un commento. Ecco perch ieri non l'avevo rivisto! Francesco Maria le lanci un'occhiata di rimprovero. Non hai altro da dire?
Lei fece spallucce. Mica c'ero fidanzata. Chiss con chi c'era andato alla gualchiera: una delle sue puttane!
Quando lasciammo la tavola, ognuno si ritir nelle proprie stanze, tranne Guerrino che and a scaricare dal calesse gli attrezzi tecnici. Le ispezioni erano sospese, speravo per diversi giorni. Volevo ritornare al pi presto alla gualchiera a guardare sotto le assi. Seduto sulla poltrona a capo del letto, guardavo fuori dalla finestra. Non vedevo nulla, mi frullava in testa un'idea sospesa. Mi alzai di scatto e mi diressi verso la camera di Maria Augusta.
Era distesa sul letto. Mi sembr che dormisse ma il sonno era leggero, il tipico dormiveglia postprandiale. Quando fui dentro apr gli occhi e si mise seduta. Ci avete ripensato? Sono contenta e un po' ci speravo! Io non ho cambiato idea. Fece per slacciarsi la camicetta.
No, no signorina. State comoda. Sono qui per una domanda.
Scuotendo la testa, prese a riallacciarsi i laccetti che aveva sciolto.
Certo che voi uomini di scienza siete strani, vivete di dubbi e di domande. Un po' di sana lussuria mai? Non scherzate ma ditemi. Ieri avevate un vestito blu? Ve lo chiedo perch alla luce del sole vi ho solo vista passare al galoppo e la notte, quando siete tornata, alla luce delle candele il vostro vestito m' parso nero. Si blocc, non s'aspettava quella domanda. Non la cap proprio, tant' che invece di procedere a coprirsi, riprese a spogliarsi.
Vi vergognate? Via, non  il caso! Con rozza maestria si scopr un seno che mi offr poggiato sul palmo della mano. Questa capiva poco ed era anche fissata! Non volevo per indispettirla. Non mi vergogno,  che di pomeriggio non mi sento tranquillo. Non provocatemi, che di argomenti ne avete tanti e io non saprei resistere ma non  il momento. Via per favore, ricomponetevi. Ritorniamo al colore del vestito. Era blu?
Mi fiss, forse pensava che la stessi prendendo in giro. Volete davvero sapere il colore del vestito? Ve lo sto chiedendo. Perch mai?
Non ho una risposta precisa e non  solo curiosit. Diciamo che  un'informazione che mi serve per ricostruire un quadro. Sgran gli occhi Fate anche il pittore?
Mi cascarono le braccia ma mi mantenni impassibile. Usai il trucco del panegirico pieno di adulazione in cui eccelleva Licurgo.
Il vedervi, ieri, cavalcare indomita, come la paladina Bradamante, mi ha disegnato nella mente un quadro indelebile.
Sorrise e mi si avvicin.
Certo che posso essere l'indomita vostra amante! Sono brava a montare!
Non avevo dubbi. Mi scostai.
Ascoltatemi. Vedete, ora mi resta solo l'emozione del momento ma nel ricordo multicolore pieno di dettagli manca un particolare. In quel punto, il centro dell'attrazione, c' come una zona grigia, un vuoto. Conoscere il colore del vostro vestito mi sarebbe molto utile a completare quell'immagine. Il mio discorso privo di senso l'aveva convinta. Non  blu, per la precisione  di panno indaco. Me ne faccio cucire due all'anno, per le mezze stagioni.  panno di lana che mio zio, quando manda i berretti rossi al reggimento dell'Arme rvolutionnaire franaise di stanza ad Albi, si fa portare per me. Quello di ieri  nuovo, vi piace?
Ha qualcosa di particolare?
No, no. A parte i ricami e gli ornamenti sui risvolti, uso sempre lo stesso modello: serve per andare a cavallo, non a una festa da ballo! Deve essere pratico, non d'impiccio.
Ne avrete diversi, se ho ben capito. Solo due, quello fatto in settembre e quello di ieri. Mica posso tener nell'armadio vestiti logorati e strappati dai rovi! Quelli vecchi l do sempre in beneficienza al Conservatorio, io sono di taglia normale, qualche ragazza a cui vanno bene c' sempre. E l sono brave a rammendare e cucire.
In quel preciso momento la mia idea sospesa si pos e divenne un tarlo fastidioso.
Quindi in giro ci sono almeno quattro vestiti color indaco.
Alzando gli occhi al cielo si fece due conti. Di pi, almeno sei, forse sette, non ricordo bene. Mi bastava. Mi alzai e feci per salutarla. Pur con l'espressione di disappunto, non s'era data per vinta. A quale ora ci diamo appuntamento stanotte? Risposi sibillino. Gli incontri pi importanti sono gi combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano. Siamo ormai in sintonia. Dovete avere pazienza, mi far condurre dalla mia anima.
Anche questa volta mostr di capire un non sense. Mi venne il dubbio di trovarmi davanti a un'intelligenza superiore.
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10. IL FRATE DA CERCA.
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Cinque minuti dopo ero in strada. Mi c'ero catapultato! Ero uscito furtivo e di corsa, per i due appuntamenti ma soprattutto per evitare d'imbattermi in Maria Augusta, pi all'erta dei francesi che sospettavo circondassero il palazzo.
Mi aspettava il mio amico Antonio Bazzani per fare il punto sulle sue osservazioni al microscopio. Poi, nonostante il signor Giovacchino, visti i tragici accadimenti, avesse deciso di non incontrarlo, sarei andato da Pompilio, che mi aspettava.
Immerso nelle mie riflessioni non mi accorsi che mi s'era affiancato un frate cappuccino. Un umile frate da cerca, vecchio e dal saio scolorito e consunto. Non perse tempo a intonare la sua questua. Fate la carit per i Fratelli Liberi Lavoratori.
Questa poi! Mi voltai verso di lui. Sembrava molto vecchio: la barba bianca gli arrivava al petto. Prima che dicessi qualcosa mi spieg.
S, avete capito bene. Sono Aimone, la barba  finta. Sono stato costretto a fingermi frate, i francesi maledetti, mi cercano! Ho saputo che son venuti di notte anche a palazzo.
Annuii senza profferire parola.
Aimone continu col suo ritmo lagnoso. Mi hanno detto del Marianetti. Non possono che essere stati loro, i francesi, amen. L'hanno torturato senza piet, agnus dei... per fargli dire dov' la macchina. Abbass la voce. Si vede che il capitano Florent e il suo stupido tenente Durand non sono pazienti: hanno accelerato troppo la macchina, non sono esperti di follatura. La tortura  diventata un'esecuzione: l'hanno ucciso! Se mi prendono temo di fare la stessa fine. Stai facendo accuse molto gravi! Per niente. L'hanno torturato nella sua gualchiera. Accusi due ufficiali francesi, ti rendi conto? Riprese la litania, quando alzava la voce era per far sentire le frasi in latino: lo vidi bimbo vestito da chierichetto che serviva a messa.
Non avr piet. Porter, a tempo debito, quando avr raggiunto il mio scopo... et cum spiritu tuo... queste accuse a sua Eccellenza... che il Vicario non abbia clemenza, ameenn!
Abbass ancora la voce. Perch voglio sia fatta giustizia ma prima occorre distruggere quella maledetta macchina! Sembri molto sicuro che siano stati i francesi. Ne hai le prove?
Li controlliamo da tempo, quei due. Possiamo metterli in trappola. E come?
Questo lo so io. Ricevono ordini, e anche denari, che arrivano da Parigi. Missive e plichi che passano sopra la testa del Vicario. Potremmo, gli ordini, prima o poi farli arrivare, per conoscenza, anche al colonnello De Funs.
E come potreste riuscirci?
I dispacci arrivano dalla Francia transitando da Milano col servizio Postes de Toscane. Al confine con la Repubblica Cisalpina, i plichi che porta le Courier Pieton passano a un procaccino di Prato. Tutti i procaccini in servizio sono nostri Fratelli e tutti hanno il sigillo per mettere la ceralacca ai plichi. Annuii, cominciavo a capire. E tu ti fidi del Vicario?
Anche Voi, a quanto ho sentito. Lui, tutto sommato,  un uomo d'onore. Quei due no. S, prima o poi li incastriamo.
Sarebbe meglio prima, che poi. Sono d'accordo ma non possiamo, per ora, fare di pi. Intendo che ci siamo gi mossi ma noi, in questo momento, abbiamo un compito pi urgente e pi importante. In fondo, consideriamo anche l'aspetto pratico: sono solo morti degli avversari. A dire la verit anche infami, da un punto di vista politico e anche umano ma prima viene quella maledetta macchina inglese. Aveva parlato con foga, in modo poco consono a un mite cappuccino in questua. Se n'era accorto. Riprese a voce ancora pi bassa ma torn a elevare al cielo frasi latine. Il tenente  quello che detesto di pi, amen! Viene da Lione, fatto mandare dalla sua famiglia per carpire segreti sul nostro modo di produrre... oramus deus... e anche per visionare la macchina in funzione: occasione rara dopo che gli inglesi hanno messo l'embargo. Ha pure cercato d'irretire la nipote del Pacchiani ma poi si dev'esser convinto che  un po' tonta e non sa nulla. Anche se, con una della stirpe dei Pacchiani. Secondo Medoro fa la tonta e non dice nulla. Kyrie eleison. Per fortuna i francesi non sono riusciti a capire dov' la macchina. Invece Voi s? Insomma, l'avete trovata?  l o no? Ameeen.
Non mi voltai, per prudenza credo: la strada era piena di gente.
 possibile ma devo tornarci con calma. La gualchiera  grande. Tre livelli di stanze, devo cercare con qualcuno che mi aiuti. Da solo stamani mi sono solo fatto un'idea. Tu per esempio.
Eh no! Questo non me lo potete chiedere!. Gratia gimus. Non abbiamo un patto e io non voglio finire sotto un maglio per mano di quei fanatici assassini francesi. Amen!
Non ti sto chiedendo niente. Ci andr tra un paio di giorni con i miei assistenti, certo che se tu potessi stare fuori, ben nascosto, potresti avvertirci se arriva qualcuno.
Toss, sbuff e grugn ma, smesso il latino, accett. Posso farlo ma a patto che se c' la macchina di Watt s che c'! Noi, dopo averci stivato un paio di barilotti di polvere nera, diamo fuoco a tutto lo stabile, finch, quando ci sar il botto, il tetto non croller sopra le casse. Annuii. Va bene, ne avete il diritto. Come faccio ad avvertirti di quando ci andiamo?
Ditelo a Medoro, lui mi far sapere e io vi risponder con precise istruzioni. Ora vi saluto, meglio che le spie dei francesi non ci vedano insieme. Si avvi verso sinistra a passo svelto rimproverandomi a voce alta, acciocch tutti udissero. Che sar mai, per Voi che sembrate un signore, un'elemosina! Bastava uno scudo. Per i fratelli! Briciole d'avanzo dei vostri lauti pasti. Siamo poveri, affamati. Se non ci aiutate, come possiamo aiutare Voi!
Entrai nel Conservatorio. Feci a capo basso il tratto che dall'atrio portava al chiostro. Sentivo gli echi di voci femminili ma non avevo visto Maria Grazia che stava in piedi nel vano di una finestra interna del chiostro. Raimondo, che hai, ti vedo turbato. Non  stato un bello spettacolo quello che ho visto stamani. Ho anche tanta confusione in testa. Vai dal dottore?
S, doveva esaminare dei reperti che ha prelevato questa mattina alla gualchiera. Sono curioso di sapere cosa ne ha dedotto.
A Maria Grazia interessava altro. Hai trovato la macchina?
Non ancora, ma credo d'esserci vicino. Come dire... conosci il gioco che fanno i bambini? Fuochino, fuochino... fuoco!
Una vocina risuon eccitata. Fuoco! Allora hai trovato Cinzia! Silente e invisibile come sempre, era appena arrivata la piccola Martina. Faceva tenerezza. Una bambina preoccupata ispira sempre tenerezza. Non la volevo intristire ancora di pi.
No, piccola, ancora no ma penso mi manchi poco. La trover presto insieme al signor Watt, promesso! La bambina aggrott le sopracciglia ma tacque. Non aveva capito, per annu. Sorrise: le era piaciuta la promessa.
Maria Grazia, a giudicare da due gesti nervosi che le conoscevo, sembrava infastidita. S, non aveva voglia di continuare. Ma era per via della bimba. La piccola Martina non aveva perso tempo: le si era attaccata con forza alla mano e la tirava verso il basso guardando in su a occhi spalancati. Roba da intenerire anche una ex badessa. La voce di Maria Grazia suon sferzante: era rivolta a me. Sei sempre dell'idea, dopo quello che  successo, di voler controllare i registri degli Ospedali? Pur stupito risposi convinto. A maggior ragione! Credo che anche il Vicario desideri che lo faccia in fretta. Sai, mi ha detto che se non risolvo il mistero di questi omicidi non mi lascia andare via da Prato. Si fa minaccioso, il tuo collega scienziato! Il desiderio del Vicario non le piaceva. Allora, domani mattina alle nove andiamo dall'attuario a prendere visione dei registri. Mi raccomando, portati dietro il tuo soldato, come ti ho detto ci sar indispensabile. Passate di qui a prendermi un quarto d'ora prima.  vicino. A domani.
Il tono della voce si addolc di botto: Cara Martina, ora per devi aiutarmi. Andiamo a vedere se nella cucina tutto  stato rimesso in ordine. Tu lo sai fare meglio di me. Rimasi a guardarle allontanarsi, poi andai all'ambulatorio. Bazzani era solo, chino sull'oculare del suo microscopio. Mi avvicinai, lui anzich salutarmi mi tir per la manica.
L'avevo gi detto, ora ne sono certo:  un tentativo ingenuo di addossare la colpa ai francesi. Guardate da solo, questi bottoni sono ugualmente vecchi, usati e malandati, uno  addirittura graffiato. Sono sicuro che  quello che sta all'altezza della vita: rovinato dalla giberna che oscilla quando un soldato marcia. Guardai nell'oculare. Aveva ragione. Ma cosa significava, cosa ne deduceva? Glielo dissi. Caro professore, significa che vengono da un cappotto buttato tra gli stracci. Un vecchio cappotto da cui sono stati tolti prima di tagliare a strisce la stoffa per far lana di riciclo. La trinciano con una taglierina multilama, i bottoni potrebbero rovinare le lame. Ecco il punto!
Significa che molti possono averli presi. Infine che dentro al cappotto non c'era nessun militare francese.
Non c'era nemmeno il cappotto, figuriamoci il francese.
Annuiva mantenendosi serio, troppo serio. Perch non sorrideva? Cosa lo tormentava?
Vi sento teso. C' qualcosa che vi preoccupa?
Oscill incerto la testa.
Si tratta degli altri reperti, vero?
Evit di guardarmi.
No, no, nulla di nuovo.  che non ci capisco niente. Mi sono anche chiesto... lo so che sembra assurdo ma bisogna considerare la cosa... se i tre bottoni siano stati messi apposta dai francesi. Sono cos palesemente improbabili che a prima vista li giustificano ma se fossero stati loro? Sorrisi.
Sarebbero diabolici e comunque credo che il nostro amico De Funs non c'entri. Ditemi piuttosto della ciocca di capelli.
Continu a guardare altrove come per sfuggire al mio sguardo.
Biondi, comunemente e naturalmente biondi.
A dir la verit a Prato di persone bionde ne avevo viste poche. Cercai comunque di approfondire.
Di un uomo o di una donna?
Reag spazientito.
Severi! Come faccio a dirlo? In Francia era una forma di protesta dei nobili, codini caduti insieme alle loro teste! Qui anche i giovani operai girano col codino alla francese: pi che dissenso, sembra tanto una moda.
Pompilio Stelvio Fragosi sospese il lavoro d'ufficio. Prima mi fiss sarcastico con l'occhio sinistro, seguito dallo sguardo inquisitore del destro. Dunque, dei due sospettati, uno se n' andato. Suo malgrado e in modo orribile. Ma soprattutto in silenzio.
Scosse leggermente la testa. Due colpi in testa non rendono loquaci! Continu a scuotere la testa ma non poteva essere il sintomo del sopravvenire di demenza senile: aveva un ghigno sadico e crudele.
Non mi prendete per un fanatico del Vangelo ma "chi di gualchiera ferisce, di gualchiera perisce!". Non crederete mica alla fandonia che gira per le strade e anche al mercato? Quale?
Che sono stati i francesi.
Non volevo dargli spago, n mostrare i miei dubbi. Non ne sono certo, ho anche molti dubbi ma mi sembra un'ipotesi credibile.
Continu a scuotere la testa. Non era neppure un sintomo dell'aggravarsi della sua malattia. No, di botto si ferm in posa statuaria. Nessun tremito. Volete dire che Sua Eccellenza il Vicario  finalmente sceso dal pero e si  accorto che qualcuno dei suoi gli ciurla nel manico?
Non finiva di stupirmi quell'invalido: recluso in casa sapeva tutto di tutti. Del resto era pure capace di due espressioni dello sguardo allo stesso tempo. Seguii il consiglio della prudenza: prima regola di una spia. Non godo delle confidenze del Vicario. Questa volta rise.
Bravo professore! Non scoprite mai le vostre carte! Credo che siate ormai a un passo dal trovare il tesoro che siete venuto a cercare. "Apriti sesamo!", s non vi resta che pronunciare la formula magica di Ali Bab! Conoscete la storia vero?
La conoscevo. Ma lasciai parlare Pompilio che sembrava eccitato come un bimbo.
Sapete, mi avete convinto, Voi e il Bazzani. Ho deciso, nonostante sia uno spreco di soldi, di passare al mercurio. S, mi curano il dottor Bazzani e la sua infermiera Anna. Ho cominciato proprio stamani. Allora ho deciso di farvi un regalo. Pensate di non meritarlo, io invece dico di s.
Alz la mano e mi indic tre grosse bocce con manico poste su un tavolo addossato alla parete. Erano del tipo rinforzato con un'impagliatura di schiancia di fiume.
Contenevano un liquido marroncino tendente al viola che non sapevo classificare. Ne piegai leggermente una: il liquido mi parve oleoso.
Tre bocce... con dentro?
Rise. Rote veloci le braccia, poi le ferm in alto.
Buuum!
Rise ancora.
Non avete capito? Tre bocce di olio di guaiaco miscelato con spirito di salnitro: una miscela esplosiva! Non capivo. Le guardavo basito e continuavo a non capire. Pompilio mi venne in aiuto. Professore, sveglia! Sono per dare l'estremo saluto alla macchina, per eliminare la vostra dannazione e ogni pericolo d'insorgenze.
Si divertiva come un bimbo che raccontava a un amico la sua ultima marachella.
So che pensavate a dei barilotti di polvere nera ma sono pesanti, vistosi, scomodi e meno efficaci! Mi raccomando, fate attenzione, con questa roba non si scherza. Prima bagnate paglia e assi e poi fate una striscia di liquido, sempre sulla paglia, fino fuori dalla porta. Quando ci getterete una torcia sopra siate pronto a scappare: il fuoco sprigioner subito un'alta vampata, una fiamma di drago. Subito dopo seguir un'esplosione molto pericolosa! Ero basito.
Paglia... assi... come sapete?
Ho venduto io al Marianetti due tonnellate e mezzo di assi di rovere e due birocci stracarichi di paglia. "Che se ne faceva in una gualchiera di questa roba?", me lo son chiesto subito. Ho mandato una mia persona e mi ha riferito del soppalco e della porta inchiavardata. Non  detto che ci sia nascosta la macchina. S, stai a vedere che ci ha messo a maturare dei salami! Non  certo ma  pi che possibile. Mi raccomando, fate tutto da solo. Non fidatevi di Aimone: i Fratelli Lavoratori Liberi non sono liberi dai debiti e, per placare la fame loro e dei figli, potrebbero vendersi ai francesi.  bene che non vi fidiate di nessuno. Dovevo chiarirmi un dubbio.
Ma Voi, che fate solo commercio, perch ce l'avete tanto con quella macchina? Non se l'aspettava. Ebbe una reazione istintiva. Eh no! Gli scienziati dovrebbero porsele a loro stessi le domande, non agli altri. No, scusate,  una domanda dolorosa ma legittima. Come ormai sapete il sistema di produzione, qui a Prato,  familiare, addirittura individuale:  povero e debole. Non siamo in Inghilterra e nemmeno in Francia. Usare le macchine sarebbe un cambiamento troppo veloce. Non ci sono capitali da investire, qui i soldi circolano, cambiano velocemente di tasca ma non crescono. Molti farebbero la fame e quelli che tengono famiglia sarebbero ridotti alla disperazione. La disperazione porta alla violenza: una tragedia collettiva, insomma. Mi fiss cupo. Un bambino che muore schiacciato in gualchiera non fa pena:  un incidente previsto. Fa parte di un gioco cinico e crudele ispirato a regole di necessit. Insomma,  accettato dalla comunit. Voi e la Magiotti vi sdegnate perch venite da fuori. Se un bambino muore di fame o di malattia non succede in un attimo, la sua sofferenza dura molti giorni. Situazioni che porterebbero solo brutti guai e tanti morti! Che cosa ridicola! Ci pensate: morire per una macchina che sbuffa! Non ero per niente soddisfatto.
Signor Fragosi, non prendetemi in giro. Non vi considero cos sensibile. L'olio essenziale di guaiaco vi  costato parecchio e Voi siete accorto nelle spese, molto accorto. Me lo donate per fare un fal! Via, raccontatemi la storia vera. Soprattutto una pi credibile di codesta che potrei addirittura ascoltarla dal Vicario. Si era intristito.
Non sar, almeno lo spero, solo un fal. Ma un gran botto. Caro professore, di storie brutte sulle gualchiere ce ne sono tante a Prato. Su quella del Marianetti ce ne sono parecchie e sono storie di morte, alcune di bambini. Sono morti che subito vengono rimossi ma a volte, soprattutto di notte, ritornano. Una in particolare ha guastato la mia vita, pi della sifilide. Vi assicuro che la veglia con ricordi del genere non  piacevole. Sar contento quando mi verranno a dire che un incendio ha distrutto quella gualchiera. Il Marianetti purtroppo non potr partecipare al fal, peccato! E altro non le dico. Vi auguro di riuscire nell'impresa, fatelo anche per me. Il fuoco  sempre un grande spettacolo, spesso aiuta a cancellare i brutti ricordi. Le bocce v'arrivano subito!
Rientrando a palazzo Pacchiani, nell'atrio, incontrai Anna, l'infermiera.
Ecco perch non ci siamo visti all'ambulatorio: eravate in giro per visitare i malati.
Si apr in un sorriso dolce ma mesto.
Controlli. Il signor Giovacchino a volte si trascura. In questi giorni s' stancato troppo. Il dottor Bazzani m'ha pregato di tenerlo d'occhio.
Sorrisi.
Ho saputo che avete anche un nuovo paziente: il Fragosi.
Quello pi che altro  un impaziente irascibile e anche troppo curioso. Che sia nervoso lo capisco, la sua  una malattia molto dolorosa ma che sia curioso, no! Non fa che fare domande, su tutto e su tutti. Voi professore, non ci crederete, ma stamani mi ha chiesto che rapporto ci fosse tra voi e la Direttrice. No, per la verit lui l'ha chiamata "badessa". Non volli dar seguito a quella rivelazione.  vecchio, ancora non ha digerito le novit introdotte dai francesi, se mai le potr mandar gi! Anna scosse la testa e si avvi verso la strada. "Se mai" potr guarire!
A pranzo fummo tutti puntuali ma carichi di tensione. Soprattutto Giovacchino Pacchiani era teso e appariva provato. Il nuovo delitto lo aveva sconvolto. Non si era neppure cambiato d'abito, si sedette a tavola con lo sguardo fisso sul piatto. Capii le preoccupazioni del dottor Bazzani.
Francesco Maria invece si era vestito di scuro con una camicia dai risvolti ricamati. Sembrava pi grande della sua et. Chiese a Licurgo di scambiarsi di posto.
Scusa Licurgo ma oggi mi piacerebbe stare accanto a mia cugina Augusta.
Licurgo, che considerava la ragazza una specie di cavia per i suoi studi sul comportamento umano, ne fu contento. Poteva cos osservarla di fronte e studiarne tutte le espressioni.
Francesco non aveva finito di meravigliarmi. Appena si fu seduto si volt verso Maria Augusta. Scusa cara cugina, volevo chiederti scusa per come ti ho trattato nei giorni scorsi. Temo di essere stato davvero scortese. Ti volevo anche dire che ho molto apprezzato il tuo modo fiero e deciso con cui stanotte hai affrontato quello zotico del tenente francese. S, l'hai proprio messo a posto!
Maria Augusta all'inizio s'era irrigidita. Istintivamente s'era messa in guardia pronta alla difesa per poi passare all'attacco. Guardava il quadro di fronte, una scena campestre di dubbia fattura, con occhi fiammeggianti. Le parole suadenti di Francesco invece la sciolsero. Si volt verso di lui.
Francesco, sei sincero?  la prima volta che mi dici parole gentili. Soprattutto che apprezzi il mio modo di fare. Francesco le prese delicatamente la mano. Come potrei mentirti, in un giorno cos buio. Stamani abbiamo visto come possa essere terribile morire. Quelle immagini mi tormenteranno per anni. Maria Augusta ebbe una reazione poco misericordiosa. Brutta fine ma come si dice: "Dio non paga solo il sabato!", prima o poi gli doveva toccare. Francesco non si scompose, n cess il corteggiamento appena iniziato.
Eh, imperscrutabili sono i sentieri del destino. Su Dio, visto che non sono praticante, non posso dire ma sugli angeli s! Mi dicevo, appunto, mentre ti guardavo sederti al desco: "Siamo fortunati in questa casa, ad avere tra di noi questo angelo!"
Il signor Giovacchino, con un sussulto, si dest dal suo torpore funereo. Fiss prima il figlio e poi scrut a lungo la nipote. Temetti il peggio ma lui si seppe contenere. Cara Augusta, goditelo tutto oggi, tuo cugino, perch di solito  molto meno gentile e non solo con te, forse perch non va a messa ma chiss! Via, Uliana, puoi far iniziare a servire?
Uliana usc per recarsi in cucina a sollecitare il servizio. Qualche istante dopo si lev un gran vocio di strilli e starnazzare di donne. Come in un pollaio quando all'improvviso irrompe un gatto o una volpe. Il signor Giovacchino sbott: Uliana! Uliana, per favore! Di' loro di star zitte e che portino la zuppa! Apparve Uliana. Teneva in mano, come un trofeo, una boccetta.
La cuoca ha ritrovato il vostro olio di colchico! Il Pacchiani tese la mano. Fammi vedere.
Prese la bottiglietta e l'osserv con cura. S, la riconosco. Ma ne manca quasi un terzo. Io, per fortuna, non ne avevo usato nemmeno un po'. Anna, se ci fosse stato bisogno, avrebbe fatto la prima mistura ieri sera. Questa poi! Fai venire subito Gioiella e anche la zuppa maledizione!
La cuoca arriv seguita da una cameriera che portava a due mani una zuppiera fumante. Giovacchino fu servito per primo. Lui ingoll due cucchiaiate e credo si sia scottato. Ci bevve sopra un po' di vino, poi si rivolse alla cuoca. Com' questa storia, Gioiella? Dove l'hai trovata? La cuoca era rossa e impacciata. Le ci volle un po'. Nella credenza, dove lo metto sempre: nello scaffale pi alto.
Giovacchino Pacchiani le ricord le sue colpe. Ma ieri e ieri l'altro non c'era! Allora non ci avevi guardato bene? Avevi forse bevuto? La cuoca arross.
Io, signor padrone, non bevo. E poi, mica ci avevo guardato solo io! Anche Uliana, le cameriere e pure Medoro. Mentre ascoltavo la povera Gioiella che cercava di difendersi dagli attacchi del Pacchiani, osservai il comportamento degli altri. Francesco si sforzava di sfoggiare un bel sorriso seducente ma scrutava di sottecchi il babbo. Maria Augusta ostentava indifferenza sorbendo a piccole e lente cucchiaiate la zuppa.
La situazione stava per diventare imbarazzante. Intervenne Licurgo. Magari l'olio  volatile! Cal il silenzio. Tutti gli occhi erano puntati su di lui. Per niente imbarazzato, Licurgo espose la sua tesi: Magari qualcuno della servit ha voluto sentirne l'odore e poi ha lasciato la boccetta aperta. Quando s' accorto che era calata, l'ha nascosta e quando s' accorto, dopo la morte del Borghetti, che la sua era una mossa sbagliata, l'ha rimessa al suo posto.
La cuoca lo guard con espressione grata, l'espressione di Uliana era invece sospettosa ma non ancora ostile. Francesco aveva alzato le sopracciglia; il Pacchiani guard severo Uliana come a dire: "Ma come, non controlli i servi?". Lo sguardo di Uliana divent astioso verso Licurgo. Maria Augusta, invece, gli riserv un divertito stupore. Un punto a suo favore: proprio tonta non doveva essere! Fu Giovacchino Pacchiani a rompere l'incantesimo. Va bene, Uliana, parla con la servit e cerca di capire com' successo.
La zuppa si stava freddando e lui aveva fame.
Un'ora dopo ero nel cortile con Licurgo e Guerrino. Dovevo istruirli su cosa fare il giorno dopo. Avete visto quei tre bottiglioni che mi ha portato in dono il valletto del Fragosi? Contengono una miscela di olio di guaiaco e spirito di salnitro. Licurgo sapeva un po' di chimica. Ma  infiammabile e pure esplosiva! So che in Prussia stanno cercando il modo di ridurla in polvere.  comunque roba da tenere lontana dal fuoco. Ritenni opportuno sottolineare i pericoli. Certo!  quello che ci serve per distruggere la macchina. Ammesso che sotto il soppalco ci siano le casse. Domani a met pomeriggio dobbiamo andare alla gualchiera e guardare sotto le tavole. Ah, ci dobbiamo arrivare separati, ognuno col suo bottiglione. Quando saremo tutti e tre l, alziamo una delle assi del soppalco. Non so se tu Rino ce la farai a passare nello spazio di una. Nel caso sia troppo stretto, anche se avremo poco tempo, ne solleviamo un'altra. Nella stanza dei magli c' uno scaleo, potrebbe esserti utile. Se sotto ci sono le casse della macchina non dovrai far altro che tornare su. Rimettiamo tutto a posto e aspettiamo il tramonto. Non si fa niente finch il sole non sar calato. Poi dobbiamo scappare nella semioscurit che precede la notte, non potremo accendere torce. Ah, vestitevi di scuro. Guerrino voleva capire bene. In pratica al tramonto che si fa?
Licurgo, anche se aveva voglia di parlare, mi cedette la parola.
Si bagna la paglia del soppalco con il liquido di una boccia. La seconda boccia si stappa e dopo averci ficcato dentro un cencio bagnato del liquido, la si mette nel mezzo della stanza. Con la terza si bagna la paglia fino oltre la soglia della porta: bisogna fare parecchia attenzione a non schizzarsi liquido addosso. Poi, stando fuori, lontani, si accende una torcia. Quando ha preso per bene la si getta sulla paglia davanti alla porta.  un momento molto pericoloso: potrebbe scoppiare subito. Bisogna scappare come lepri. Se tutto va bene, due o tre minuti dopo ci sar una prima grande esplosione e a seguire una seconda ancora pi distruttiva: la boccia lasciata aperta sfonder il tetto. In quel momento noi dovremo essere gi lontani, coi cavalli spronati al galoppo, per due motivi: rischio di schegge e rischio di essere visti per via del bagliore del botto sul momento e poi della luce delle fiamme che si alzeranno dal tetto sfondato. La campagna s'illuminer! Guerrino si mostr un po' deluso. E dopo aver fatto tanto non ci fermiamo neppure a goderci lo spettacolo? Scossi la testa.
Non possiamo permettercelo, dobbiamo rientrare da una porta pi a sud di quella da cui usciremo e anche fare alla svelta: sar dato l'allarme e pu darsi che, uscito un drappello di ussari, siano chiuse le porte. Lo spettacolo lo guarderemo da sopra le mura. Vidi Francesco affacciarsi alla porta. Lo salutai con la mano.
Non dite niente a nessuno, meno sanno a palazzo e pi sicuri saranno. Non dimenticate che i francesi hanno gi fatto irruzione qui dentro. Potrebbero tornare e noi ci saremo. Chiaro?
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11. OMBRE SCURE NELLA NOTTE.
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Folge die schweigedenken Stufen abwrts dem Boten der Nacht. Appena prima di addormentarmi, era quasi l'alba ormai, mi tornarono in mente i versi di un oscuro poeta tedesco: Segui per silenziosi gradini verso il fondo, il messaggero della notte. Un brivido di paura mi gel la schiena e fui assalito dai ricordi angosciosi delle ore appena trascorse.
La notte non fu preannunciata da un veloce messaggero su un cavallo alato che andava a coprire il sole con un drappo nero di seta. Il messaggero viaggiava lento e traballante su una portantina sorretta da due improbabili valletti.
Antonia, travestita, come solo lei osava, da esperta frequentatrice del tavolo da gioco, arriv poco prima di cena. Aveva messo un vestito ancor pi appariscente di seta e raso, si vede che l'attivit notturna al Faraone le rendeva bene. Ma ancora la notte aveva da venire. Come mai cos presto?
Stasera non ci vado, ieri ho vinto pi del solito e ho anche riscosso prestiti. Pi riscosso che prestato:  salutare che non mi faccia rivedere subito. Qualcuno, che magari mi ha fatto i conti in tasca, potrebbe mettermi un coltello alla gola e i miei arditi valletti, due poveri campagnoli, scapperebbero. Sono venuta con due informazioni per Voi. La prima  che non ci andr nemmeno domani sera: tanto non ci saranno neppure i due ufficiali francesi. Aveva fatto una pausa teatrale. Mi fissava sussiegosa in attesa delle mie reazioni. Difficile non mettersi a ridere davanti a quella baldracca restaurata a forza di belletto e parrucca. Rimasi impassibile finch non si spazient. Ma come, vi porto una notizia cos e restate l senza dire niente?
Quale sarebbe la notizia?
Sar meglio che la chiamiamo informazione segreta, cos state pi attento. Ve la ripeto: il capitano Florent e il tenente Durand... al giovane Arsenio gli  scappato di bocca dopo aver perso e bevuto troppo... domani andranno a caccia! Sorrise, anzi ghign soddisfatta. Di notte e con un plotone di soldati. Cercai di non darlo a vedere ma ero agitato. Sentivo che stava arrivando una tempesta. Un'operazione di pattuglia?
Se ho capito bene di polizia, un rastrellamento contro i Fratelli Liberi Lavoratori. Esagerai meraviglia. Chi sarebbero, una nuova loggia? Via, professore! Son convinta che mi state prendendo in giro.  un'associazione, segreta ma non tanto, di operai che tramano contro gli occupanti stranieri: capelli lunghi di giorno, codini di notte. I francesi devono aver saputo da una loro spia dove si riuniranno domani sera: il tenente ne aveva di soldi nella sua borsa. Interessante ma non vedo a cosa mi possa essere utile saperlo.
Mi fiss, oserei dire sdegnata... o era disprezzo? Vedo che ancora non vi fidate di me. Vi dir allora qualcosa di pi preciso.
S'interruppe. S'era udito del rumore a forti colpi irregolari proveniente dall'altra parte della parete coi quadri. Irruppe in sala Giovacchino Pacchiani zoppicando leggermente: capii che era disceso di corsa per le scale di legno di uno dei suoi soppalchi di ascolto. Antonia era rimasta bloccata a bocca aperta. Giovacchino aveva il dito minacciosamente puntato contro la sedicente Penelope. Antonia! Non penserai mica che non t'abbia riconosciuto. Fai come la gallina con le penne del pavone! Ma non m'imbrogli!
La donna arretr di due passi. Il Pacchiani la incalz. Ieri non ti ho detto nulla perch volevo vedere fin dove saresti arrivata. Vieni in casa mia a mettermi contro i francesi? Magari ieri notte sei stata tu a mandarli qui a perquisirmi la casa. Ti rendi conto? Ti facevo un'onesta lavoratrice, invece ti sei messa a fare la drusiana al tavolo da gioco. Fuori di qui e non ti far rivedere mai pi a casa mia!
Antonia non se l'aspettava, era turbata e prov a chiedermi aiuto.
Non ho ancora finito, dovrei dire un'altra cosa al professore. Per lui sarebbe importante. Giovacchino Pacchiani non l'ascoltava, era scatenato. La sua indignazione s'era trasformata in rabbia violenta. Punt di nuovo l'indice contro la donna.
Vai subito fuori da questa casa onorata! Antonia doveva conservare ancora un po' di timore reverenziale per l'antico datore di lavoro. Tacque. Dimostr anche di aver buone gambe; in un attimo corse fuori, nonostante il vestito l'impacciasse non poco, seguita dallo sguardo soddisfatto del Pacchiani. Io ero gi a pensare a come fare per avvertire Aimone. Dovevo cambiarmi per la cena. Nel salire le scale incrociai Medoro. Gli feci cenno di accostarsi e poi gli sussurrai la mia richiesta. Ho urgenza di vedere Aimone. Scosse la testa.
Non verr, il palazzo  sorvegliato dai francesi. Stanotte ci sar del brutto movimento l fuori. Uno con un mantello nero con cappuccio ha addirittura seguito la portantina. Poi una seconda ombra  andata dietro alla prima.  gi buio ma l'ho vista bene rasentare i muri delle case. Non sarebbe notte per uscire ma qualcuno non ci pensa.
Non gli badai. Non ci avevo pensato, eppure era la diretta conseguenza. "Sta a vedere che Antonia  davvero in combutta col capitano Florent!", pensai. "Ce l'ha mandata lui e magari Giovacchino lo sa ma non me lo dir mai!". Dovevo cercare un altro modo per parlare con Aimone.
Ho capito. Allora devi avvertirlo che domani mattina uscir in strada alle otto e mezzo, mi avvicini travestito da frate. Mi raccomando,  urgente! Un altro pensiero mi assill. "I francesi che ci controllano hanno visto Antonia entrare, lo riferiranno al capitano." Il gioco s'era fatto pericoloso, anche per Antonia. Ebbi l'impulso di correrle dietro per avvertirla. "No, Raimondo, il gatto non pu dar consigli alla volpe!". Mi calmai, pensando che rischiavo di peggiorare la situazione: le spie mi avrebbero visto. "Rimandiamo tutto a domani", mi dissi.
Domani! Si fa presto a dire domani. Noi fisici ne discutiamo da anni: sappiamo che "domani" appartiene alla dimensione del tempo ed  un concetto relativista. Non  mai uguale e c' pure chi nega che esista.  diverso il tempo di chi l'aspetta con ansia da quello di chi osserva cinico gli altri aspettare il domani,  pure differente da quello di chi non ne desidera arrivo. Dipende insomma dalle persone, dai sentimenti e dalle situazioni. La notte  spesso il tempo che ci separa dal giorno dopo: il pi comune dei domani, quello di tutti. A volte la notte pu esser pi lunga del giorno, allora il domani tarda a venire. Per alcune persone, soprattutto per i giovani, invece il domani  l'oggi. Quella sera c'era infatti chi attendeva gli eventi e aveva fretta. Uscendo lentamente di camera per andare a cena mi trovai davanti Maria Augusta. Ho sentito tutto! Non ci posso credere: i francesi ci spiano! Inaudito: hanno circondato il palazzo. Per cui non posso neppure uscire di casa e mi seguono. Bisogna far qualcosa! Noi, perch mio zio non far nulla. Le sorrisi.
E cosa dovremmo fare?
Protestare. Quel tenente  entrato in casa nostra! Lui  un cretino, va bene, allora bisogna andare a lamentarsi dal Vicario: scommetto che il colonnello non gli aveva dato l'ordine. Non siete suo grande amico? Scossi la testa.
Amico? No, diciamo conoscente e credo non sia bene, data la situazione a Prato, andare a fare denunce a un colonnello mandato qui da quel Napoleone Bonaparte che mi dicono essere un despota autoritario e vendicativo.
Un rivoluzionario con manie di grandezza. Quel nano, sembra sia bassino, sta a Parigi, se ci dura. Ce ne vorr prima che gli venga la voglia di occuparsi di Prato. Se mai gli verr!
Ecco, Maria Augusta, sar bene allora di non fargliela venire! A Firenze Gioacchino Murat, che  suo cognato, mica ha fatto grandi cose. Dopo tre mesi l'hanno praticamente cacciato. Mi fiss.
Come fidarsi di uno che si chiama Gioacchino? Ma anche Voi... siete peggio di mio zio! Non volete smuovere le acque! Ho capito, dal Vicario domani mattina ci vado io. Se  per quello ci devo andare anch'io ma pi sul tardi. A fare? Sorrisi.
Due chiacchiere tra due persone che si stimano. Magari in futuro, superata la contingenza rivoluzionaria, potremmo anche essere grandi amici. Un'occhiata fulminante. Si volt di scatto e scese le scale di corsa reggendosi la gonna con la mano sinistra. Con la destra portava ripiegato un mantello nero. Prima di uscire nell'atrio se lo pos sulle spalle e, era un lucco, si cal il cappuccio sulla testa. Poi sentii sbattere il portone.
Prima di cena, in attesa che ci fossimo tutti, avevo avviato una stanca partita a scacchi con Francesco. Non mi piace quel gioco: invece di stare attento a quello che fai, devi pensare a quello che potrebbe fare l'avversario tra qualche mossa, snervante pi che fare la spia! Io giocavo disattento ma con mosse scolastiche che avevo imparato facendo istruttivi esercizi sul manuale di Giambattista Lolli, Il gioco degli scacchi. Francesco, pur avendo un gioco istintivo, s'impegnava parecchio. Il mio gioco tecnico, non brillante ma solido, pura teoria applicata alla specularit delle mosse, ci avrebbe portato allo stallo: quello che volevo. Mentre giocavamo Francesco tentava di far due chiacchiere.
Professore, in questi giorni ho molto riflettuto sulla situazione di Prato. La citt  dinamica, direi iperattiva, ma il sistema di produzione  antiquato, non produce ricchezza. In Inghilterra e in Francia sono gi vent'anni pi avanti. Capisco che si voglia ritrovare la macchina ma una sola a che serve? A fare da simbolo. Secondo i miei calcoli ce ne vorrebbero almeno quindici, forse venti. Mi destai dal torpore scacchistico. Per fare?
La meccanizzazione completa del sistema di produzione, dalla cardatura alla gualchiere. Pensate: meno miseria, meno incidenti sul lavoro e benessere per tutti, operai compresi.
Non la pensano cos in Inghilterra e non  proprio andata cos.
Perch l gli operai sono stati esclusi. Io ho un progetto diverso, innovativo e sociale. Vedete se il capitale li avesse socializzati, ho sentito dire che fuori d'Italia lo chiamano "socialismo", allora i lavoranti avrebbero partecipato attivamente al cambiamento, senza insorgenze, senza tumulti. Era eccitato.
Con la meccanizzazione ci sarebbe pi produzione, pi prodotto equivale a pi mercato che richiederebbe pi commercianti: ecco lo sbocco per i lavoratori con pi iniziativa. E qui non ne mancano! Ebbi la certezza che non aveva parlato con Aimone, che certo non era uno scienziato! Per cortesia portai avanti la discussione ma, gentilezza a parte, ero pur sempre un professore!
Se fossi in te non mi farei troppe illusioni. Hai mai sentito parlare di plusvalore? Scosse la testa.
Continuai: Nella terminologia di un mio giovane corrispondente, David Ricardo di Londra, che studia i meccanismi del profitto,  la differenza tra il valore del prodotto frutto del lavoro e il salario sufficiente al mantenimento della forza-lavoro. Con la meccanizzazione, secondo Ricardo, questa differenza aumenta e se ne appropriano gli imprenditori detentori del capitale. A Prato, questa  idea mia non di David, pochi diventerebbero pi ricchi e gli altri avrebbero solo meno lavoro da compiere.
Basterebbe non lasciare le macchine ai ricchi, mio padre compreso!
Potrebbe anche essere un'idea ma mi sembra difficile da realizzare, come intenderesti fare? Quindici macchine non sono una bazzecola. Occorrerebbero finanziatori molto convinti e dotati di molto capitale, costoro non accetterebbero cambiali!
Lo so bene. S, capisco il problema, scriver a codesto studioso. Per che rabbia! Mio padre i soldi li avrebbe, almeno per cominciare. Ma non vuole darmene, ha detto di no anche quando gli ho ricordato tutti quei bambini morti nelle gualchiere, anche nelle sue. Ma io ho pensato a un modo per avere finanze bastanti. Ora vi spiego ma mi raccomando...
Non arrivammo allo stallo, ancora distante una quindicina di mosse, e non pot nemmeno spiegare le sue intenzioni. Eravamo solo alla decima mossa quando bussarono con forza al portone.
Medoro, dopo aver aperto, annunci per me Sir James Aiden Windsong. M'entr addosso una violenta agitazione. Mi alzai e andai nell'atrio. L'inglese era coperto da un mantello nero e da un cappello anch'esso nero, di feltro a falde larghe. Stavo per rivolgergli un saluto quando un'ombra nera, era Augusta, ci pass davanti senza un saluto. Rientrava furtiva dalla sua sortita altrettanto furtiva. Ricordando le ombre che Medoro mi aveva detto seguivano la portantina di Antonia, mi venne naturale un commento. Tutti in nero stasera? Mica c' il coprifuoco! Sir James sorrise.
No, non  neanche vietato girare lumine amisso, come a volte decreta il delegato di polizia. Occorre per prudenza: credo sia bene non farsi vedere. Come saprete, ci sono ben sei soldati francesi di sorveglianza intorno al palazzo, uno spreco. Non per ordine del Vicario. Lo invitai a entrare in sala. Sir James rifiut il mio invito. Grazie ma dobbiamo fare alla svelta.  il momento del cambio dei militari che sorvegliano il palazzo, per qualche minuto nessuno ci noter. Dobbiamo andare a casa di quella signora che si muove con la portantina. Dobbiamo?
S,  successo, o sta per accadere, qualcosa in quella casa. Dobbiamo andare per capire cosa e chi ha agito. Soprattutto se  per via della macchina. Ma non solo noi due, portiamo anche Licurgo, bisogna stare accorti, credo sia un sopralluogo pericoloso. Mettetevi addosso qualcosa di molto scuro: non devono vederci. Medoro, o che avesse ascoltato o che gi sapesse, tir fuori da una cassapanca addossata al muro dell'atrio due mantelli neri con cappuccio. Due lucchi che dall'aspetto sembravano avere una lunga storia ma dall'odore l'avrei detti usati di recente.
Ci avviammo camminando rasente i muri. Cercai d'informarmi.
Cosa sarebbe successo?
Sir James non si volt neppure, era troppo preoccupato e intento a scrutare davanti a noi per capire se la strada era libera.
Non lo so ancora ma temo cose orribili. Passando ho notato un gran movimento di soldati davanti alla casa della Frascheri. Sono militari con la fascia della polizia, quelli sotto il diretto comando del Vicario. Ho paura sia successo qualcosa di brutto a quella donna. Credete che faccia il doppio gioco? Doubl play? Triple! S, anche triplo, se  per quello. Che vi aspettate da una che ha una doppia vita e che cerca di accumulare soldi? Quando ci si mette su quella strada, prima o poi si fanno brutti incontri. Arrivammo all'incrocio con la strada dove abitava Antonia. Sir James si affacci dall'angolo. Ci sono ancora i francesi, brutta storia! Non possiamo presentarci tutti e tre. Sar meglio che ci separiamo. Voi, Severi, aspettate qui, io vado avanti e Licurgo mi stia dietro a una trentina di passi. Se mi vede correre, corra anche lui fin qui.
Si calc in testa il cappello e si avvi con mosse circospette ma sicure. Licurgo aspett un po' e poi and anche lui cercando di imitarne le mosse. Rimasi solo a covare il mio dispiacere per non aver aiutato subito Antonia. Passarono lenti molti minuti. Ogni tanto mi arrivava l'eco del brusio dei pochi curiosi davanti alla casa, subito coperto dal ronzare dei telai. Per timore di essere scoperto non osavo affacciarmi da dietro l'angolo. Dopo un po' pass una carretta che portava panni appena usciti dal telaio. Spinta da un giovane che correva veloce, rimbalzava e si schiantava sulle pietre con colpi aritmici che si mischiarono al sommesso ronzio dei telai. La citt era viva! Catturato dal fascino di quei suoni, non mi ero accorto dell'ombra che mi era arrivata furtiva da dietro. In un momento di quiete sentii per il suo respiro affannato, come quello del segugio che ha inseguito la lepre e che si prende un attimo di pausa per saltarle addosso. Mi voltai e feci appena in tempo ad abbassare la testa. Il fendente di sciabola and, con un sonoro colpo metallico, a far scaturire una striscia di scintille dalle pietre del muro dietro la mia testa. L'ombra non sospese il suo assalto. La lama torn a cercare il mio collo. Nello schivare anche quel secondo fendente persi l'equilibrio e rotolai a terra. "Questa  la dimostrazione che non sono adatto a fare la spia!" mi dissi. "Bisogner che lo faccia sapere al Granduca!". Il terzo colpo scalf il selciato ma siccome era bagnato, Prato era una citt pulita, non ci furono scintille. Ormai ero costretto contro il muro dall'altra parte della viuzza. Vidi l'ombra alzare la sciabola con tutte e due le braccia: questa volta non mi avrebbe mancato! Non vibr neppure il colpo. Con la mano destra lasci l'impugnatura e si tocc la spalla, gli sentii anche sibilare un "merde". Non si volt neppure a guardare chi l'avesse colpito, scavalc i miei piedi e spar nel buio, rapido come un topo di fogna.
L'ombra che mi aveva salvato non si ferm a controllare se stessi bene, colsi il riflesso della lunga lama che brandiva con la destra, eppure ero paralizzato a terra in posizione scomposta. Mentre svaniva sentii spaventato incombere su di me una terza presenza. Era Licurgo. Superato lo stupore e la paura cercai di rialzarmi. Una fitta di dolore al costato mi fece gemere. Maestro, tutto bene?
Sono scivolato, il selciato  bagnato mentii, anche le spie hanno una dignit.
Maestro, niente balle, ho visto tutto e sono accorso. Meno male che qualcuno  intervenuto prima di me. Ero troppo lontano.
Vidi che il mio assistente brandiva un lungo coltello da macellaio. Di quelli con cui avevo visto ammazzare i maiali nella fattoria della mia amante, la Pandolfini, in quel di Calci. Sei armato!
L'ho arraffato in cucina. Ce n'erano tre quasi uguali, ho preso il pi lungo. Sapete, di notte, col lucco e i francesi, ho creduto che potesse servire! Mi aiut a rialzarmi.
Tremate, avete ragione, c' mancato poco. Cos' accaduto?
Gli raccontai il poco che sapevo.
Meglio andare al sicuro. E di corsa!
Fece per avviarsi, mi tirava per la manica del lucco verso palazzo Pacchiani.
No, Licurgo. Ricordati che non siamo venuti da soli. Aspettiamo qui Sir James.
E se torna quell'altro con lo spiedo da cavalleria? Fosse per me, l'inglese lo lascerei qui da solo,  lui che ci ha tirato in questa trappola. Ma se lo dite Voi! Passarono lunghi minuti, con noi che facevamo un sobbalzo a ogni rumore sospetto. Ero teso e pieno di dubbi. Chi mi aveva salvato? Da come l'avevo vista muoversi, l'ombra poteva anche essere una donna ma, forse, ero influenzato da sospetti e pregiudizi. Un rumore mi fece trasalire e mi scoprii ad aver paura anche dei gatti randagi. S, dovevo proprio informare Ferdinando terzo della mia inadeguatezza! Finalmente riapparve l'inglese. Allontaniamoci, presto! Poi vi dico. Fatti pi di trecento passi ci fermammo in una piazzola davanti a una fontanella. Il gorgoglio dell'acqua avrebbe coperto le nostre voci. Sir James ci raccont. Sono rimasto solo il tempo necessario per informarmi. Non potevo rischiare di esser notato. Come temevo: Antonia  stata uccisa, dicono un furto. Sembra che ieri sera fosse tornata dal tavolo del Faraone con pi di millecinquecento soldi in borsa. Cos mi ha detto una delle sue persone di servizio ma lo sapevano anche i vicini. Mi chiedo: come si possa essere cos sconsiderati da far sapere una cosa del genere a tutti? 
Si guard intorno per sincerarsi che non fossimo stati seguiti. Dopo il suo giro d'orizzonte ci scrut curioso. Che avete? Vi vedo tesi. Avrete mica paura? Ormai  passata, tranquilli!
Licurgo sbott. Keep caim? Va bene che voi inglesi siete famosi per la vostra flemma ma non sapete dire altro? Tranquilli una sega! Il professore  stato aggredito a sciabolate da un militare francese, l'ho sentito dire "merde" quando  stato ferito al braccio da quell'ombra provvidenziale!
Sir James aveva stretto Licurgo al braccio. Non capiva. Intervenni. Sono stato assalito da uno con la sciabola.  stato fermato da una coltellata alla spalla datagli da... qualcuno, non so chi sia. Assalito a sciabolate!
S, manca poco che gli stacca la testa con un fendente e Voi ci dite "tranquilli".
Sir James si mostr turbato.
Un francese. E l'altro? Chi era?
Licurgo sbott di nuovo. Ma sentilo, l'inglese! S ora domandiamoci chi fosse il salvatore, con quel buio dove ci avete trascinato. Flemma? Incoscienza! Merde, questo lo capite?
Cercai di calmare il mio assistente. Licurgo! Non  il momento di far questioni. Se quell'ufficiale, la sciabola  solo degli ufficiali, mi ha aggredito vuol dire che Antonia non  stata uccisa solo per i suoi soldi vinti al gioco: sapeva chi ero e aveva paura che scoprissi qualcosa. Sentiamo cosa ha ancora da raccontarci Sir James. Si diceva dei domestici. Coi due valletti ci ho parlato io. Valletti... uno  una donna! Mi chiedo come si faccia portare la portantina a una donna vestita da uomo. Mah! I soldi sembra siano spariti. In casa, per ora, non sono stati trovati, i nascondigli non sono pochi. So che  stata da Voi a Palazzo Pacchiani, l'ho vista io stesso.  per questo motivo che ho pensato che fosse meglio che foste informato direttamente dell'accaduto. Poteva avervi detto qualcosa. Mi dispiace avervi coinvolto e messo in pericolo. I francesi l'hanno vista di sicuro, magari pensano fosse una vostra agente. Nostra!
Vostra, di Voi sanno di certo, di me no. E non devono sapere!
Ecco le emozioni della spia! Mi s'era gelata la schiena. Ero sotto la sorveglianza dei militari, forse ero considerato un pericoloso nemico, senn perch le sciabolate? Mi sentivo anche in colpa. Antonia aveva paura, me l'aveva detto e io non le avevo badato, anzi non l'avevo proprio ascoltata. Cosa le hanno fatto?
Gola tagliata da un grosso coltello, la testa  quasi staccata. Era appena rientrata e non si  difesa. Ancora vestita da sera con l'abito di lusso. I valletti erano fuori, sulla strada, a pulire la portantina, non si sono accorti di nulla. Se la donna non ha gridato e non si  difesa doveva conoscerlo. L'aggressore dev'essere scappato da dietro. Io vado, magari domani mattina il Vicario vi racconta qualcosa di pi. I francesi stanno rivoltando la casa, spero non trovino nulla. Se dovesse saltar fuori il danaro, la faccenda si complicherebbe molto e in peggio, per noi! Gli fui grato per quel "noi", significava che dopotutto non ero solo e mi fece dimenticare la paura. Lo salutai con un velo di mestizia e un triste e profondo disappunto. Rimpiangevo di non essermi fidato completamente di quell'uomo, a dire il vero, all'inizio ne avevo proprio diffidato. La mestizia era per Antonia, inaffidabile, avida, ambigua ma presente e informata, Antonia sapeva e si portava via dei segreti che non avrei mai conosciuto. Qual era la seconda cosa che mi voleva dire? Magari mi sarebbe stata utile.
Improvvisamente un'ombra attravers di corsa la piazzetta. Senza fermarsi ci url una raccomandazione. Nascondetevi, stanno arrivando i francesi! Poi si rivolse direttamente a me.
Attento al tenente, professore!  violento e pericoloso. A domani mattina!
Licurgo non l'aveva riconosciuto.
Chi  quel frate?
Aimone travestito. Si vede che spiava i francesi che, invece, credono di seguirlo! Potrebbe essere stato lui a difendervi? No,  troppo grosso, l'ombra ha colpito dal basso. Sir James mi afferr per un braccio e ci trascin verso un angolo buio. C'era un portone aperto, ci infilammo l dentro.
Aspettiamo che passino, non cercano noi ma non ci possiamo fidare.
Due minuti dopo sfil di corsa un plotone di francesi. Non erano della polizia e li comandava, correndo davanti, il caro tenente Durand. Non lo seguirono tutti. Un militare si pose all'angolo di due strade col fucile imbracciato pronto allo sparo: la preda doveva essere vicina! Ci tocc aspettare ancora. Passati altri cinque minuti, forse dieci, i francesi tornarono indietro. Non erano soli: in mezzo a loro un uomo spingeva un carretto. Mi fu evidente che lo avevano arrestato.
Quando il rumore degli stivali ferrati fu svanito nell'aria, Sir James ci ricondusse nella piazzetta. Sorrise, salut, si volt e si avvi per una stradina svanendo nel buio, portandosi dietro anche lui una scia di segreti.
A Palazzo Pacchiani ormai erano tutti a letto. Solo Medoro, il guardiano della casa, vegliava. Dopo averci controllati dallo spioncino ci apr. Mi guard implorante ma non disse nulla, capii che voleva sapere di Antonia. Mi dispiace Medoro ma Antonia  stata brutalmente uccisa. Sembrerebbe per rubarle un sacchetto di soldi. Non si sa ancora chi sia stato. Spero di saperne di pi domani. Scosse la testa e una lacrima affior sul suo occhio destro. Che brutta fine! Era bimba quando io giovanotto sono venuto qui. Il signor Giovacchino le faceva fare piccoli servizi, cos si salv dal lavoro ai panni in gualchiera. Sprang la porta con forza rabbiosa. Non se lo meritava! Non era povera, anzi. Aveva aiutato molte ragazze a trovare un lavoro, tra queste anche Anna l'infermiera. La condusse qui e poi fu ancora lei a presentarla alla badessa del Conservatorio all'arrivo del dottor Bazzani.
Avevo salito appena tre gradini quando fui raggiunto da Licurgo. Mi inform a voce molto bassa. Un bisbiglio. Ho rimesso al suo posto il coltello. Ora ce ne sono quattro, tutti puliti. Sospirai.
Domani saranno cinque. Lavati e lucidati! Maestro pensate che.
Ho troppo sonno per pensare e sono anche stanco. Vado a dormire.
Salii le scale sentendo il peso di una cappa di noia e malumore.
Entrai in camera facendomi luce col moccolo tremolante che mi aveva preparato Medoro. Accostai la porta e cercai il candelabro a tre braccia che si usava in camera. Quando le tre candele cominciarono a illuminare la stanza, vidi Maria Augusta davanti al letto. "Ci mancava che questa!". Mi salut e cominci a spogliarsi con studiata lentezza.
Eh no, Maria Augusta! Scusate ma non  la notte adatta. Torno dalla scena di un omicidio e hanno pure tentato di mettermi allo spiedo. Sono ancora sottosopra. Quella donna che avevo appena visto qui stasera, e che avete visto anche Voi,  stata scannata come un maiale! Rise e fece una smorfia di disprezzo. Semmai come una troia!
"Il quinto coltello?". M'ero dimenticato che aveva trascorso la fanciullezza e la prima adolescenza in campagna. "Chiss se ha scannato dei maiali." La rimproverai. C' poco da ridere, la morte deve sempre far riflettere. S, era una donna di variegati costumi ma ardita, non mi sembra che quell'aggettivo le si adatti. Per cui, cara signorina, di grazia, volete lasciarmi solo? Ma avevate detto. Me ne vado se mi promettete che domani potr restare.
Dovevo solo tacere, invece il bisogno di stendermi sul letto e dormire mi fece parlare troppo. Domani no, temo che avr una serata ancora pi movimentata, torner tardi, senza aver cenato e sarei troppo stanco per certe cose. Vedremo se sar possibile domani l'altro. Ora per andate!
Il suo sguardo era pieno di disprezzo ma finalmente si mosse. Con un sospiro di sollievo chiusi subito la porta a doppia mandata.
Ero riuscito a evitare che la ragazza mi trascinasse in un amplesso inopportuno. Non avevo considerato che le paure, le ansie e i dubbi accumulati quella notte volteggiavano ancora, ronzanti come mosconi, nella camera.
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12. I MISTERI DELLO SPEDALE.
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Capita spesso che, ancora oggi, me lo chieda: "Perch gli eserciti si vestono di divise dai colori vivaci e i frati invece di sbiadito color marrone? Eppure sono comandati da un generale!" Avevo una risposta solo per i frati: "Per umilt e per mantenere l'anonimato quando fanno opere di carit." Per i militari mi sembrava una stupidata mostrarsi a bersaglio del tiro degli schioppi.
I frati, sar per il saio che li rende uguali, mi risultavano a volte addirittura invisibili. Non solo comparivano sempre inattesi, li notavi solo quando parlavano. Se ben interpretati, anche quelli finti.
Fatti appena dieci passi dal portone di Palazzo Pacchiani, udii la voce dall'esagerato tono petulante del finto frate cappuccino.
Signore, per piet. Fate la carit per i Fratelli Liberi Lavoratori.
Aimone che ti prende? Avvicinarti cos? Va bene il saio ma non sar che osi troppo?
No. Stamani all'alba, per ordine del Vicario, hanno ritirato i soldati di sorveglianza. Lo so, per strada ci sono anche le spie ma  cosa normale, ci sono abituato. Cosa volevate dirmi? Mi ricordai di averlo convocato.
Ho saputo che stasera i francesi del capitano Florent faranno una retata. Qualcuno delle tue amate spie li ha informati che vi riunite, dovete rinviare e stare accorti. Aimone ghign.
Il nostro sistema postale ha funzionato! Stasera i francesi del Vicario faranno una retata di quelli del capitano Florent proprio alla gualchiera del Marianetti. Ci tenevo che succedesse l. Siamo riusciti a far pervenire un falso dispaccio agli uni e agli altri. Quanto a noi: tutti in casa!
La cosa non mi piaceva per niente. Mandava all'aria tutti i miei progetti. Prima di avvertire Licurgo e Guerrino dovevo saperne di pi.
Ora vi siete messi ad andare di fretta! Come mai questa improvvisa urgenza? Da quello che avevi detto pensavo che ci volesse ancora pi di una settimana. Uno di noi ci ha tradito. Stava per vendere informazioni al tenente francese. Cio al Vicario!
No, no, il tenente Durand opera in autonomia e aveva gi ricevuto i soldi sufficienti per trattare. I tasselli dell'enigma cominciavano ad andare al loro posto. Mi restava l'incertezza sul mio progetto di sabotaggio. Meglio non darlo a vedere ma dovevo pur chiedere qualcosa.
Ho capito: lotta per la sopravvivenza. Ma che idea vi  preso di indirizzarli tutti alla gualchiera del Marianetti? Sorrise.
C' tanto spazio intorno. Ci stanno in quanti ne vorr il Vicario; ce ne saranno meno dentro le mura.  il posto ideale per un grande dispiegamento di truppe ma anche adatto per nascondersi in anfratti non troppo lontani. E poi, dato quello che vi  successo,  anche un luogo simbolico. S, lo so, credete che ci sia nascosta la macchina ma cos loro, i francesi intendo, neppure lo sospetteranno. Anzi lo vorranno dimenticare quel posto che porta loro disonore. Non potevo rispondergli. Certo, certo! E a che ora avverr la retata? Circa un'ora prima del tramonto. A met pomeriggio il Vicario... uno stalliere del comando ci ha avvertito della mobilitazione... si schierer con quattro plotoni. Poi, al calar del sole, arriver il plotone con il tenente Durand e il capitano Florent. Saranno tutti arrestati! Vi garba, vero? Non mi piaceva affatto ma che potevo dire? Meraviglioso! Complimenti. Domani, con comodo e se ti togli codesto saio, potremo andare insieme a controllare se nella gualchiera c' davvero la macchina. Annu.
S ma prima devo procurarmi due o tre barilotti di polvere da sparo, della miccia e anche qualche boccia di olio lampante. Non sar un problema, il contrabbando  attivo con la Repubblica Cisalpina, vi far sapere. Speravo di raggiungere prima il mio scopo. Mi interessava una sua reazione. Hai saputo di Antonia? Annu muovendo anche il cappuccio. S, girava voce gi ieri sera. Rischiava al tavolo del Faraone ma non solo soldi. Una donna sola, nel praticare quel gioco, sarebbe in pericolo di vita anche se fosse giovane e Antonia, convinta di far figura come Penelope, non lo era pi.
Quindi tu pensi che sia stata una rapina. Difficile decifrare un'espressione celata dietro una barba finta e coperta dal cappuccio. Dal tempo che ci mise a rispondere, capii che potesse essere dubbioso. Forse ma potrebbe essere anche una vendetta, o un'esecuzione. Mi hanno raccontato che a volte  successo a chi s'era messo a fare il doppio gioco. Mostrai meraviglia. Credi che Antonia facesse la spia? Sorrise dietro la folta barba.
A Voi l'ha fatta e prima l'ha fatta ai francesi. Qualcosa non torna, non vi pare?
Non  che mi avesse raccontato molto.
Pu essere che i francesi sospettassero che raccontasse di pi.
Ormai eravamo nei pressi del Conservatorio. Mi fermai, vidi che davanti alla porta c'era in attesa, in posizione di riposo, un soldatino francese armato della sola baionetta. C'era da pensare che non fosse il pi grullo degli uomini di De Funs: era meglio ritornare nei ranghi e non rischiare. Salutai Aimone a voce alta: Padre, vi ho gi fatto lauta elemosina ieri, non potete pretenderla anche oggi! Aimone mi salut. Mi rispose infatti con voce alta e severa: Signore, non  facile per me trovare chi ha il cuore generoso come il vostro. Sapete, i miei poveri mangiano tutti i giorni ma vorr dire che torner domani. Mentre il frate, ostentando chiassoso disappunto per la mancata elemosina, ritornava su i suoi passi, mi avvicinai al giovane soldato. Si mise sull'attenti. Comodo, comodo. Buongiorno, io sono Severi. Come ti chiami?
Caporale Cordier. Joseph Cordier, di Cannes, per questo parlo bene l'italiano.
S, non era grullo! Mi aveva voluto far capire che aveva e avrebbe inteso tutto. In quel momento, in su la porta, apparve Maria Grazia Magiotti. Il soldato scatt di nuovo sull'attenti. La Direttrice sorrise. Soldato Cordier, non esagerare. Bene, possiamo andare a levarci il pensiero.
Anche lei era brava nel lanciare avvertimenti trasversali! Mi accompagnava malvolentieri, mi fu chiaro. Il soldato, dopo un timido saluto quasi d'ordinanza rivolto alla Direttrice, si mise a seguirci, tre passi dietro di noi e in silenzio.
Il portiere ci chiese di aspettare, l'attuario doveva finire di fare le registrazioni del mattino. Mentre aspettavamo nel cortile, vedemmo una giovine varcare il portone del comparto partorienti dello Spedale. Reggeva un improvvisato fagotto fatto con una grande pezzola grigia annodata sugli angoli: i suoi pochi panni. Aveva l'aria furtiva, come se dovesse compiere qualcosa di losco ma era difficile celare la pancia all'ultimo mese di gestazione: sembrava nascondesse un'anguria rubata nell'orto del vicino. Era venuta allo Spedale perch sapeva che l l'avrebbero aiutata ma era sospettosa e incerta. Si guardava intorno rimanendo sulla soglia, quando le si fece incontro una donna vestita di bianco, molto pi matura di lei e molto pi decisa. La invit a seguirla e la fece accomodare nell'astanteria.
Maria Grazia mi spieg:  l che la visiter la levatrice di turno. Vogliono verificare, a tutela della comunit, se  portatrice di malattie, poi l'attuario la registrer. A giudicare da come si presenta sar un'umile domestica nella casa di un signore che si  approfittato di lei.
Poco dopo vedemmo un'altra giovane donna che si aggirava con la stessa aria furtiva nel cortile dell'ospedale. Nessuno le venne incontro, lei sembrava ancora pi smarrita, non sapeva bene dove andare, quale porta scegliere. Sembrava anche molto stanca, chiss da dove veniva; credo avesse fatto tutta la strada a piedi. Sembrava volesse solo Sedersi, riposare la schiena spezzata dal peso del pancione. Improvvisamente si volt di scatto. La sua attenzione era stata attirata da una coppia di villici che uscivano con un neonato in braccio da un grande portone sulla sinistra. Cap allora che era proprio l che doveva recarsi. Si avvi con tutta l'energia che riusc a recuperare. Ad accoglierla non c'era nessuno neppure sulla soglia di quel portone ma era sicura e si fece coraggio. Attravers il cortile fino a incontrare la donna vestita di bianco che poco prima aveva accolto l'altra. Questa le appoggi una mano sulla spalla e la condusse verso la saletta dove, finalmente, pot mettersi in attesa per essere accolta, previa registrazione dell'attuario. Maria Grazia intu la mia sorpresa. Non t'impressionare, non sempre  cos, a volte passano anche tre giorni e non si presenta nessuna ragazza gravida.
Un quarto d'ora dopo il portiere ci venne a dire che l'attuario poteva riceverci.
Entrammo nella sala dell'accettazione facendo trasalire l'anziano funzionario seduto in cima a un'alta sedia con davanti un ripiano da scritturale e un leggio. Ci scrut severo e sospettoso lanciandoci un'occhiata che pass tra il naso e gli occhiali. Scosse leggermente la testa e salut la Magiotti.
Direttrice, buongiorno. L'aspettavo insieme a una delle sue allieve. Invece. Chi sarebbero costoro? A parte il soldato, che lo vedo bene,  un francese.
Buongiorno. Mi scuso che non vi ho avvertito ma il Vicario, il colonnello Louis De Funs, ha dato delega e mandato al professor Severi, che  venuto apposta dall'ateneo di Pisa, di esaminare i registri delle partorienti:  per quello che lo accompagna il soldato. Il vecchietto strabuzz gli occhi, si sistem gli occhiali e si gratt la testa.
Le partorienti? Che gli importer mai ai francesi di queste giovani gravide che vengono a raccomandarsi da noi?
Maria Grazia gli sorrise.
Non saprei e non credo che io abbia diritto di saperlo ma, credo che neanche voi lo abbiate questo diritto. I registri sono documenti ufficiali e pubblici, consultabili dalle autorit senza preavviso e dalla gente comune previa richiesta formale e per iscritto. Non  cos? Annu l'attuario ma aveva lanciato verso di me un'altra occhiata piena di sospetto.
Ci mancherebbe anche che mi arrivasse qui un macellaio, o una tessitrice, all'improvviso come avete fatto Voi e mi chiedessero di vedere i registri! La Magiotti, per principio, non gradiva essere accusata d'inadempienze.
Attuario Regoli, noi non veniamo all'improvviso. L'ateneo s' mosso su richiesta ufficiale del Vicario. Io ho fatto richiesta con congruo anticipo. Il professore, che ha delega completa, si  a me aggregato per darvi il minimo disturbo. Dove sarebbe secondo Voi, di grazia, lo scomodo o l'incerto?
Agostino Regoli non aveva nessuna intenzione di porre questioni contro la Direttrice, ex badessa, e tantomeno contro il Vicario colonnello ancora in carica. Non aveva neppure desiderio che lo si potesse sospettare: era salutare per lui che altri non ficcassero il naso sopra i suoi registri.
Nessuno scomodo, e non vedo incerto. Il mio era solo un argomentare per fattispecie. Ecco il registro, fate pure il vostro comodo. Maria Grazia ci mise un attimo a esaminarlo. Ma questo parte da novembre dello scorso anno! Certo,  quello, aggiornato da me medesimo, che avete esaminato due mesi or sono. Maria Grazia si volt verso di me. Non basta, vero professore? Suppongo che, per storicizzare i movimenti e i loro flussi primari, vogliate esaminare registrazioni pi datate. Da quando? Non lo sapevo con precisione ma ricordando le parole di Antonia su Cinzia decisi che dieci anni potevano bastare. Voglio i registri a partire da gennaio 1791. Manc poco che il Regoli non cascasse dallo scranno. Meno male che riusc a reggersi allo scrittoio, si sarebbe potuto rompere un braccio o una gamba. Dieci anni! Questa poi! Non me l'avevate detto.  tanta roba, e ora come si fa? Sorrisi.
C' urgenza. Consideratevi fortunato che per rispondere alla svelta non vi ho chiesto, come sarebbe stato pi scientifico, le ultime venticinque annate. Stante che la richiesta viene dalla massima autorit in citt, da Sua Eccellenza il Vicario intendo. Non tergiversate: cercateli e subito! Se avete degli impedimenti fisici, fatevi aiutare. Da come salt gi dall'alta sedia non sembr avere impedimenti o almeno era guarito all'istante. Dieci minuti dopo, i registri erano distesi in ordine di annata su un lungo tavolaccio di abete. Giusto per dargli importanza, chiesi all'attuario di spiegarmi le modalit di tenuta dei registri. Ne fu contento anche se ostentava la grinta dell'offeso. Prese una bacchetta di canna, apr il primo registro e cominci a spiegarmi.
Come capite questi sono solo i registi delle gravide. Per infermi malati, incidentati per accidenti vari, soprattutto sul lavoro, ce ne sono di altri. Oltre al nome e al cognome teniamo un numero progressivo, mettiamo loro una medaglietta al collo col numero: se muoiono sappiamo chi !
...
.
...
Numero progressivo
Nome cognome della gravida
Data accettazione
Classe sociale e comune di provenienza
Data dismissione,
...
.
...
Mi guard fiero.
Non dovete pensare che questa precisione sia frutto dei francesi. Questa  tecnica d'amministrazione lorena! Naturalmente c' la data di arrivo e la classe sociale di appartenenza: operaia, serva, filatrice o altro, poi il comune da dove viene. Ma attenzione: prendiamo solo quelle dei comuni del comprensorio, non di Firenze. Quelle c'hanno l'Ospedale degli Innocenti. La registrazione conteneva anche altri dati. Mi erano chiari ma mancava qualcosa.
Nome e cognome esposto su ruota,
Data cessione esposto,
Cognome contributore,
Mesi di contributo,
Scusate attuario. Ma se la partoriente muore? Per noi  come dismessa. Ma comunque la riportiamo in un altro registro, quello dei decessi. Sempre col suo
numero. Ha capito ora l'importanza del numero? Serve per anche a un'altra cosa, a convincere queste ragazze a registrarsi col vero nome: il numero garantisce loro l'anonimato, data la situazione. Mi fiss soddisfatto, io non mostrai reazioni. Deluso, riprese la spiegazione.
Vi mostro come facciamo. In questo registro mettiamo una nota: "Deceduta" e il numero, il secondo, che viene attribuito ai morti, cos si ritrova subito e si pu capire cosa  successo. Ma tanto non viene mai nessuno, di queste povere ragazze non importa niente. Vedo che c' anche posto per registrare il nato ma se il bimbo muore? Mi guard stupito.
Non importa niente della madre, cosa volete che interessi un bambino nato morto? Mica  stato battezzato! C' il numero, a che servirebbe un altro numero? S, c' quello della madre, basta e avanza. Meglio cambiare discorso.
Vedo che il bimbo a un certo punto, se lasciato dalla madre, viene ceduto: quando avviene? Quando quel qualcuno che paga le spese smette di pagare. Allora il bimbo, o la bimba, passa al Conservatorio o a chi se ne fa carico. Non chiedetemi cosa sia meglio, in passato in qualche caso era meglio andare da una famiglia, ora. Non lo dico per piaggeria,  meglio il Conservatorio.
Non ve lo chiedo. Voglio solo sapere se viene indicato chi se lo prende in carico, il bimbo o la bimba. Certo, ci mancherebbe altro! Si scrive sotto "Conservatorio" o il nome della famiglia a cui  destinato. Ne sapevo abbastanza per iniziare a fare la mia ricerca. Pregammo l'attuario di lasciarci soli. Il soldato chiuse la porta e ci si mise davanti. Mi rivolsi a Maria Grazia.
Forza, possiamo cominciare. Lei scosse la testa.
Credi davvero di aver capito tutto, di sapere cosa cerchi?
Non avevo capito la domanda. Cosa dovrei sapere di pi?
Non debet homo uccidere matrem ut baptizet puerum; si tamen mater mortua fuerit, vivente prole in utero, debet aperire ut puer baptizetur. Non capivo lo stesso.
Scusa ma se ti metti a farmi la lezione in latino, come faccio a prenderti sul serio?
Raimondo, te l'ho gi detto ma te lo volevo ricordare: qui, in questo ospedale,  quasi normale che una ragazza muoia per far nascere un bimbo. Inoltre da un paio d'anni, nonostante ci sia una tecnica portata da medici d'oltremare, non si pratica il taglio per salvare madre e figlio ma il taglio cesareo in agone: praticamente si uccide la partoriente. Quindi dobbiamo considerare come normali le morti avvenute durante il parto.
Non avevo capito perch insistesse su quel punto che mi era chiaro ma feci finta di nulla. Va bene ma sappi che intendevo iniziare a cercare Cinzia per mantenere una promessa. Sappi anche che cerco pi i contributori che le vittime. Sembr non piacerle.
Che idea sarebbe? Che t'importa saper di chi ha fatto donazioni. Gente caritatevole! Scossi la testa.
A volte s, pi spesso no. Io cerco tracce di carit pelosa.
Mi avvicinai al tavolo coi registri. Secondo te quanti anni aveva Cinzia Esposti?
Non saprei di preciso. Per ti posso dire che il giorno in cui Martina fu presa in carico dal Conservatorio, Cinzia usc anche lei dallo Spedale.
Mi tornarono in mente le parole della povera Antonia. Cinzia, poverina, invece l'hanno chiamata Esposti. Bastava pagasse per sei mesi e poi poteva reclamare la bimba, invece non s' potuto, cos quella vecchia prepotente che c'era prima di Voi l'ha venduta!. Quindi, la mi'figliola Assunta, che faceva Frascheri, ha lasciato la bambina sulla ruota. Brutta storia, bisogna viverle queste pene dell'inferno, per capirle. Ecco perch Assunta si  avvelenata, anni dopo. Mi detti del grullo. "Ma s, una morta avvelenata e l'altra in gualchiera!" C'era la concreta possibilit di prendere due piccioni con una fava! E Martina quanti anni ha?
Questa volta Maria Grazia non fece resistenza. Forse aveva capito come volevo procedere nella ricerca. Cinque, compiuti in aprile.
Pertanto dovevo cercare nel registro del 1796. Trovai Martina, l'avevano chiamata Della Scala, forse alla monaca che l'aveva aiutata a nascere non piaceva Nocentini o Incerti, e magari quella religiosa era di Siena. Di lei interessava solo il giorno della cessione al Conservatorio: 16 gennaio 1801. Grazie anche a quella data risalii a Cinzia Esposti: uscita anche lei il 16 gennaio 1801. Quando lessi i dati sobbalzai. Maria Grazia se ne accorse. Mi usc solo un commento. I francesi non c'entrano nulla! Il caporale Cordier, fino allora rimasto impalato davanti alla porta chiusa, si volt verso di me. Le capitaine est-il innocenti Allora anche il tenente. Maria Grazia, che sempre voleva fare intendere di capire tutto, questa volta, vivaddio, fece finta di non aver capito. Che state dicendo?
Che credo di aver trovato una traccia che li scagiona, i francesi. Il contributore di Cinzia  Fileno Borghetti e sapete chi l'ha accolta? Mattia Marianetti, per mandarla a lavorare nella sua ultima gualchiera attiva. Maria Grazia era una statua di sale. Il caporale invece, a ulteriore conferma del suo acume, reag subito. Parbleu mais alors.  una vendetta! La ex badessa gli si rivolt contro con inaspettata violenza.
Ma che dici, soldatino? Vendetta di che? Ormai ero stimolato dalla frenesia di andare fino in fondo alla questione. Non le risposi ma cominciai a sfogliare il primo registro. Niente. Passai al secondo e poi al terzo. Al quarto Maria Grazia mi ferm il braccio che sfogliava le pagine. Calmati, cosa vai cercando? Mi staccai dalla sua presa. Un nome. Quale?
Gianfilippo Mazzetti, eccolo qua! Avevo davanti il registro del 1799. 28 gennaio. Una ragazza di Calenzano si registra tra le partorienti col nome di Maria Fornacciari, muore il 26 febbraio 1799 sotto i ferri nel partorire una bambina. Ecco: taglio cesareo in agone. Come mi avevi detto, Maria Grazia. Non  finita, il contributore  proprio lui: il Mazzetti. Sette mesi dopo per cessa di contribuire. La bambina muore due mesi e mezzo dopo: angina soffocante. Cos c' scritto nella nota. Siamo cos a met novembre del 1800. Credo che occorra ritrovare le tracce di questa Maria Fornacciari. Maria Grazia continu a fare il bastian contrario. Non sar per niente facile. Magari non si chiamava Fornacciari e neppure Maria e sar venuta da un'altra citt, per far perdere le sue tracce. Partoriva nel peccato e se ne vergognava. La fissai. Mi aveva fatto innervosire. Via, proprio te mi vieni a parlare di "peccato della carne"! Ora che non lo sei pi, ti metti a far la Reverenda Madre? Mi prendi per grullo? Hai capito o no, di cosa parlo? Finalmente abbiamo trovato una pista. Il caporale Cordier, interrompendomi, non le dette tempo di rispondere.
Chapeau professore! Di taglio, con veleno e per incidente. Credo che abbiate ragione! Maria Grazia non voleva arrendersi. Anzi, diventata rubizza in volto, pass al contrattacco. Ma questo  un pappagallo ammaestrato! Eh no! Tu... non sarai mica d'accordo col Vicario? Tiri fuori un fantasma, una ragazza morta un anno e mezzo fa, per scagionare quei delinquenti del capitano e del tenente! Il giovane caporale cerc di prendere le difese dei suoi superiori.
Mais reverende mre! Non sono delinquenti, sono solo di una diversa corrente rivoluzionaria. Qui minoritaria ma a Parigi, e anche a Lione dove il tenente viveva, ha ancora potere e il tutto con il normale dibattito a cui siamo usi.
Lo so bene: se qualcuno non  d'accordo, finito il dibattimento, lo si porta a conoscere la signora Louisette. Il povero caporale, rosso in faccia, stava per rispondere. Preferii troncare l una discussione che rischiava di degenerare.
Ora basta. Io ho finito. Caporale, hai udito tutto ma prendi nota del nome: Maria Fornacciari. Cerchiamo la madre, il padre, i fratelli, le sorelle, gli zii e chiunque ci possa aiutare a far luce sulla faccenda. Ho capito che sei un tipo sveglio, di' a Sua Eccellenza il Vicario che occorre procedere con cautela. Cerchiamo un assassino che ha ucciso gi tre volte, forse quattro. Raccontagli tutto con precisione, tra un'ora passo da lui. Il caporale corse via reggendosi il cappello con la sinistra. Maria Grazia mi si par davanti minacciosa. Cosa volevi dire con "forse quattro"? Il caporale aveva capito perch sapeva, lei no. Feci un'espressione funerea, adatta sia alle circostanze sia alla notizia che stavo per darle. Ieri sera qualcuno ha ucciso Antonia. Le han tagliato la gola.
Bench sbiancata in volto, negli occhi le si era accesa l'ombra di un sospetto. A che ora?
Ma come? Mi domandava l'ora? Anche su di me cal un'ombra.
Un po' dopo il vespro, era gi notte.
La vidi scavare nella memoria recente e anche, alla fine, rasserenarsi.
Povera Antonia, si sa il motivo? Si pensa a una rapina, aveva vinto pi di mille soldi al gioco del Faraone. Ne sapr di pi dal Vicario tra un'oretta. Vuoi essere informata?
No, non importa. Mi interessa di pi di quella Maria Fornacciari. Ora che facciamo? Andiamo dal dottor Bazzani.
Ma  l'ora delle medicazioni, sar parecchio impegnato.
C' Anna ad aiutarlo. Per un po' potr sospendere, non gli far che bene. Cosa vuoi chiedergli?
Della ciocca di capelli trovata nella mano schiacciata del Marianetti. Ieri non s' potuto finire il discorso. Presi il cappello e indicai la porta aperta a Maria Grazia.
Su andiamo! O preferisci salutare e ringraziare l'attuario Regoli? Prefer andare.
Nel chiostro del conservatorio incontrammo una ragazza con le braccia fasciate. La Magiotti la redargu. Che ci fai tu qui, sai che ci sono delle bambine e che potresti contagiarle?
Capii che si trattava del caso di sospetta scabbia. La ragazza, pur intimorita, si scus.
Mi dispiace, Direttrice, di avervi procurato apprensione. Ho il permesso del dottore, mi ha visitato poco fa, mi ha medicata lui di persona e mi ha detto che se stavo un po' all'aria aperta mi faceva bene. Non c' pericolo, non  scabbia. Maria Grazia le sorrise.
Sono contenta, per te e per tutte noi. Puoi restare ma non prendere troppo sole, alla pelle non fa bene. Mentre seguivo la Magiotti verso l'ambulatorio mi chiesi come mai l'avesse medicata Bazzani di persona. Non era un caso grave ma se n'era occupato lui. La cosa mi sembr strana.
Nell'astanteria c'erano sei pazienti in attesa. Entrammo nella medicheria. Il dottor Bazzani stava ricucendo un brutto taglio sul braccio di un uomo. Salut senza distogliere lo sguardo dalla ferita. Tanto per rompere la tensione buttai l una domanda. Incidente in gualchiera?
Bazzani prima fin di cucire il punto, poi rispose: Cos scriver ma si legge rissa. Devo ancora cucirgli una quindicina di punti. Proprio stamani che c' tanta gente.
Proprio stamani che non c' Anna!
L'ho mandata dai malati che curiamo a casa loro. Non possono, o non vogliono, venire qui. Come il Fragosi. Il dottor Bazzani annu.
Il peggiore! Finora Anna l'ha saputo prendere. Speriamo bene! Che siete venuti a fare? Mi scusai.
Colpa mia, volevo sapere qualcosa di pi su quella ciocca di capelli che avete definito normali biondi naturali. Ebbe come un sussulto. L'ago and pi in profondit e il paziente emise un gemito. Bazzani non si scus. Ma si vedeva che l'avevo infastidito.
Che c' di strano in quello che ho detto? Normali biondi naturali ma potevo anche dire biondi naturali normali. Non vorrete che continui?
Era meglio andare. Il nervoso, nell'uscire dall'astanteria, me lo sentivo addosso io. Meno male che non avevo da ricucire una ferita slabbrata. Nell'attraversare il chiostro non vidi neppure la piccola Martina.
Il Vicario mi venne incontro gongolando. Vi far una sorpresa, penso molto gradita. Venite, andiamo di sotto nelle cantine del palazzo. Entrammo in uno stanzone illuminato dalla luce polverosa di due finestrelle chiuse da un'inferriata. Su un panchetto era legato un uomo dall'aspetto trascurato ma non laido. Non giovava al suo aspetto un filo di sangue che gli usciva di bocca e un occhio gonfio e viola: metodi francesi per interrogare gli arrestati sospettati di un grave reato. In tre gli erano davanti: il tenente Durand e due soldati semplici. Si dovevano essere impegnati molto, avevano le mani lorde di sangue. Nel vedermi entrare, il tenente mi dette dimostrazione del metodo. Colp al volto l'uomo. Senza troppa violenza per. Notai che il tenente non accompagnava col braccio sinistro il movimento del destro: era un momento interlocutorio. Anche se ebbi l'impressione di un teatrino, mi sentii gelare lo stesso. Mi rivolsi al Vicario. Chi ?
L'arrotino detto "Chiappino". Lo conosciamo bene:  l'addetto all'affilatura delle nostre lame. Dalle baionette alle sciabole.  stato visto ieri sera, da deux dames, uscire dalla casa della donna uccisa e allontanarsi di corsa col suo carretto.  vero che era gi buio pesto e che le due donne erano alle finestre del secondo piano ma il carretto l'ha fatto individuare subito. Due colpi di tosse precedettero l'autodifesa. Vicario, io non ho fatto niente! E non mi potete far niente: sono cittadino del Granducato! L'ho gi detto al vostro tenente.
De Funs prese un sacchetto di pelle da un tavolaccio e gli si par davanti. Lo scosse facendo tintinnare le monete che conteneva.
Ti crederei, se dentro il tuo carretto non fossero state trovate tutte queste monete. Quattrocento soldi. Un po' troppi per uno come te, n'est-ce pas? Il sacchetto, dopo una giravolta, fin per sbattere con violenza sulla faccia del pover'uomo. Altri colpi di tosse con spruzzi di sangue e saliva. Chiappino riusc a rispondere. Lo dico anch'io! Non sono i miei guadagni, mica li tengo nel carretto! Qualcuno ce le ha messe. Fissava in gesto di sfida il tenente. Durand gli si fece di nuovo sopra minaccioso.
Chiappino! Ne plaisante pas avec nous. Soprattutto scherzare col tuo Vicario! Parli dei tuoi guadagni, vuoi dire che da qualche parte avresti un altro sacchetto magari con una somma addirittura pi grossa?
Chiappino sput altro sangue. Annu timidamente. Pi o meno.
De Funs, oltre che in fisica era anche bravo in matematica.
Mon ami. Per arrotare una sciabola, una falce o un coltello da macellaio so che tu prendi un quattrino, per un coltello o una baionetta un sestino. Nella borsa ci sono quattrocento soldi, rispetto a quel che sappiamo, dichiarazioni della tua vittima, ne mancherebbero altri milleseicento. Non mi dire che li hai in casa! Per aver guadagnato milleseicento soldi dovresti aver arrotato sette o ottomila attrezzi, il lavoro di quasi quattro anni! Via! Saresti l'unico a Prato ad accumulare capitale! Ma non lo sei.  chiaro allora che non potrebbero essere soldi tuoi ma tu sostieni di averli, com' possibile? Chiappino distolse lo sguardo dal Vicario e riprese a fissare il tenente, poi rispose.
Non sono poi cos tanti. Comunque, mi pagano anche per altri servizi.
Il Vicario ritorn al tavolaccio, ci butt il sacchetto di monete sonanti e raccolse qualcosa. Torn dal prigioniero. Per esempio, per questi!
Sul palmo della mano posta sotto al naso di Chiappino vidi due bottoni di stagno, identici a quelli che gi ben conoscevo. L'arrotino c'era rimasto di sale, li guardava con paura, come se fossero due tizzoni ardenti con cui poteva bruciarsi. Taceva. Il Vicario lo incalz. Come ti sono finiti in tasca? Chiappino si decise a parlare. Li ho rubati. Ma cosa stai dicendo!
S, sono povero e ho rubato da una cassetta delle elemosine in chiesa. Codesti bottoni erano dentro tra i diecini e i ventini.
Senti, senti: povero! E le monetine dove sono? Le ho spese, per mangiare. Mica potevo pagare coi bottoni!
Vol un ceffone, questa volta portato con rabbia sincera.
I bottoni, finiti a terra, furono raccolti da uno dei soldati che li ripose sul tavolaccio. De Funs non aveva finito. Ora mi vieni a dire che sei povero ma, cosa mirabile, prima dicevi di possedere pi di cinquecento soldi, o sono milleseicento? Escluso. Ma chi ci crede ormai? Il sacchetto che avevi nel carretto, n'est-ce pas? Chiappino non mollava.
I bottoni erano cinque.
Il tenente gli fu sopra minaccioso. Con una spalla pi bassa e un po' storta e contratta ma pur sempre minaccioso. Che vorresti dire, pezzente?
Chiappino scosse la testa ma prima che osasse rispondere, il Vicario prese per il braccio sinistro il tenente. Durand ebbe una contrazione alla bocca, come di dolore represso ma fece un passo indietro. De Funs stese il braccio puntando l'indice contro Chiappino. Per oggi basta. Ti arresto in nome della Comunit di Prato e della Repubblica di Francia, per delega del Primo Console, Napoleone Bonaparte, per aver ucciso la signora Antonia Frascheri.
De Funs era furente. Prese una brocca e si lav la mano con cui aveva colpito il prigioniero. Ordin ai soldati di rinchiuderlo in una cella "a pane e acqua" in modo che potesse riconsiderare la sua confessione. Mi fece cenno di seguirlo. Arrivati fuori mi sorrise. Vi  piaciuta la sorpresa? Vedrete professore, domani confesser il delitto per rapina ma spero anche gli altri dei bottoni. S, per scagionare pubblicamente i francesi. Non ero convinto che fosse la soluzione, osai fare una richiesta al Vicario.
Potrei parlare da solo un quarto d'ora col prigioniero? Il Vicario rimase sorpreso ma mi conosceva e sapeva che dovevo avere in testa qualcosa. Cosa sospettate?
Datemi il permesso, poi vi spiego. Ricordatevi che vengo dallo Spedale, ne ho di cose da raccontare a un colonnello Vicario e Generale di polizia!
Chiappino mi fiss.
Voi chi sareste? Che volete? Con Voi non ci parlo. Mi sedetti su uno scomodo panchetto con le mani poggiate sulle ginocchia. Volevo fargli capire che non avevo intenzione di menar ceffoni.
Chi io sia per te conta poco, conta quello che so e di cui sono convinto. Conta anche che godo della fiducia del Vicario.
Sput un ultimo grumo di sangue. Ora la voce risult pi chiara. Cosa sapete?
Che sei in combutta col tenente. Che il tenente ti paga e che al tenente hai dato tre dei bottoni, perch te di bottoni ne hai trovati cinque. Quanti ce ne sono in un cappotto militare francese. So anche che non li hai trovati in una cassetta delle elemosine ma in una stracceria.
Grugn. S, grugn come un verro.
Sapete troppe cose, siete peggio di un professore. O di un prete!
Allora puoi parlare, con me non rischi di rivelare segreti. Te lo chiedo per conferma, per sapere se i miei metodi, sai ho una specie di patto col diavolo, funzionano bene.
Fece la faccia spaventata.
Io non ho ammazzato l'Antonia. Io rubo per conto del tenente che gioca e perde. Lui mi fa da palo e mi protegge. Finora s' fatto a mezzo. Voleva recuperare tutti i soldi che aveva perso. Antonia gliene aveva prestati un sacchetto ma ne aveva ancora. Quando sono entrato, la Frascheri era gi morta, non sapevo chi fosse stato. Ormai ero l, ho rovistato, che dovevo fare? Ma ho trovato solo pochi soldi in un cassetto. Mi credete? Annuii.
Ti credo, e dei bottoni che mi dici? Aveva preso fiducia.
Ho dato al tenente tre bottoni che saranno due, no forse tre settimane, mi aveva detto che voleva fare uno scherzo. Altro non so. Mi credete, vero? Gli credevo, non gli avrei cavato altro. Va bene. Te lo dico per te: taci, nega, non raccontare niente, se ti comporti bene ti fai qualche anno in una comoda prigione, se ti comporti male e dai fastidio, ti ammazzano. Uscii. Fuori ad aspettarmi c'era il Vicario. Come facevo a spiegargli? Era prematuro, dovevo rifletterci sopra. Non avevo tutto chiaro e inoltre non volevo lasciar perdere la pi importante pista della macchina. Neppure rovinare l'ordito di Aimone. Buttai l una proposta "naturale e normale".
Credo che possiate stare tranquillo, per ora sul caso di Antonia Frascheri non voglio dirvi altro. Oggi pomeriggio vorrei portarvi, ordinati in una relazione scritta, gli elementi che ho raccolto stamani allo Spedale. Va bene a met pomeriggio?
Era soddisfatto della soluzione che aveva trovato, mi aspettavo che delle mie considerazioni gli interessasse poco. Infatti rimand.
Oggi non  giornata. Ho parecchio da fare. Alle cinque dobbiamo uscire in perlustrazione, ci hanno segnalato un gruppo di contrabbandieri provenienti dalla Repubblica Cisalpina. Per preparare e istruire i plotoni, gli uomini dovranno muoversi a tenaglia, ne porter quattro forse cinque, mi ci vorr pi di un'ora. No, oggi no. Vi far sapere io quando domani, comunque non c' fretta, il caso, credetemi,  risolto. Indubbiamente questo mi giova. Vedrete che nel tugurio dell'arrotino troveremo anche altra refurtiva magari denaro o oggetti che appartenevano ai tre morti che stringevano un bottone in mano. Questa non potevo passargliela.
Ma nessuno dei parenti, che io sappia, ha denunciato furti.
Il Vicario scosse la testa.
Non me l'aspettavo. I morti stavano poco in casa, praticamente tutti con una doppia vita, i parenti non potevano sapere. Noi cercheremo lo stesso. Vedrete, troveremo prove pi che sufficienti! E allora... Si pass il pollice sotto il mento. Non potevo accettare nemmeno quello. Vicario! In Toscana la pena di morte  stata abolita! Niente ghigliottina in piazza a Prato! Mi fiss cupo. Chi pu dirlo!
Me ne andai con lo stomaco in subbuglio ma mi ricordai anche che era ora di pranzo e che dovevo avvertire Licurgo e Guerrino dei cambiamenti di programma.
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13. NELLA GUALCHIERA ABBANDONATA.
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Licurgo si mostr perplesso. Non capiva. Maestro, dite che dovremmo andare alla gualchiera subito dopo pranzo. Non sar troppo presto? No,  l'ora giusta per una passeggiata a cavallo. E poi non possiamo rischiare di farci scoprire dai francesi. De Funs ci arriver verso le cinque, noi dobbiamo prenderci il tempo per l'ispezione del soppalco. Poi, se c' la macchina, ci acquattiamo in una forra che ho visto a duecento passi, ci stanno ben nascosti anche i cavalli. L aspettiamo che i francesi, fatte le loro cose, se ne vadano. Siccome temo che il plotone del capitano arriver al tramonto, non lasceranno il campo fino a notte.  meglio che ci portiamo dietro qualcosa da mangiare e da bere e... s, anche altre torce, oltre a quella gi prevista per accendere il fuoco.
Guerrino si mostr molto preoccupato. Ci toccher cavalcare alla luce delle torce? Non vedremo niente e saremo visti!
Il rischio c' ma la luce del fuoco potrebbe bastare per farci allontanare senza accendere le torce. Del resto non c' altra possibilit.
Arrivammo alla gualchiera ognuno per suo conto. La pianura immersa nel pomeriggio assolato sembrava deserta ma si udivano in lontananza i richiami dei pastori e a tratti, portato da una lieve brezza, il canto dei renaioli all'opera nel greto del fiume Bisenzio. Come dei rematori si davano il tempo per spalare tutti in accordo.
Prima di entrare nascondemmo i cavalli nella forra. Li lasciammo carichi, pronti alla fuga. Portammo con noi solo due torce e un paio di ferri per far leva sulle assi. La stanza era in una fitta penombra ma quando i nostri occhi si furono abituati si pot lavorare. Scostata la paglia lungo tre assi ci mettemmo all'opera per sollevare quella mediana. Era pi spessa di quanto pensassi e molto pesante. Dopo due tentativi andati a vuoto riuscimmo ad agganciarla e sollevarla. Licurgo si rivolse verso Guerrino: Pensi di passarci? Guerrino ci infil i piedi e prov a calare le gambe dentro lo spazio vuoto. Si ferm quasi subito. No, bisogna toglierne un'altra ma sar pi facile. Il passaggio era diventato comodo. Calammo lo scaleo, and gi quasi del tutto. Meno male che si appoggiava all'assito, altrimenti ci sarebbe toccato ripetere l'operazione con un'asse accostata al muro. Mi venne timore che lo scaleo fosse finito su una cassa. Guerrino, prima di scendere guarda dove poggia.
No che non ci guardo! Se calo in gi la torcia, il fuoco magari si mette a gocciolare e mi fa bruciare la paglia che ci sar anche sotto. Tenete ben accosta la scala, che non scivoli, io mi calo, quando con la testa sar all'altezza dell'assito mi passate la torcia accesa. Ma anche Voi state attenti a non sgocciolare pece fiammeggiante. Facemmo come ci aveva detto. Si cal. Di paglia ce n' poca ed  sotto alla cassa. L'hanno usata per ammortizzare i colpi di scarico. Oh, io sono sopra la cassa pi alta, non c' un filo di paglia.  grossa e non cede, mi regge di sicuro. Voi non mollate. Scendo! Lentamente discese fino a mettere i piedi sulla cassa. Ecco ci sono, certo, certo, la vedo bene, c' stampigliata una scritta. Ora leggo: Bo... ultori e vatt manufat... no facturing! Gli feci eco.
Boulton & Watt Manufacturing, bene, quante casse ci sono?
Pass pi di un minuto.
Una decina ma devo uscire, la torcia ha cominciato a sgocciolare e il legno delle casse  secco, per non parlar della paglia. Non voglio finire arrosto. Eccomi! Riapparve alla svelta. Spengemmo la torcia e rimettemmo tutto a posto: se non fosse stato possibile finire il lavoro nessuno doveva accorgersi della nostra visita. Ora non c'era che da aspettare.
La forra era accogliente. Ombrosa e con ripiani per sedersi. Probabile che nella stagione pi calda fosse frequentata dai pastori: c'erano vestigia di vecchi fuochi da bivacco. Dal bordo che guardava verso l'opificio si ergeva un leccio abbastanza grande e alto da consentire a una persona di salirci sopra e spiare la gualchiera e dintorni senza essere vista. Comunque anche stando in piedi su un ripiano si potevano controllare tutti i movimenti all'esterno. Tutti meno che uno. All'improvviso balz dentro la forra Sir James Aiden Windsong in perfetta tenuta da cacciatore e con lo schioppo da guerra a tracolla. Aveva lasciato, per prudenza, il cavallo in una forra pi lontana. Signori buonasera! Tutto bene? L'abbiamo trovata e andrebbe tutto bene se non ci fosse da aspettare i francesi, ne dovranno passare ben cinque plotoni.
Quattro. Anzi cinque, contro uno! Al Vicario, che pure si porter dei cavalleggeri, piace vincere facile. Non dimostra di avere uno spirito propriamente napoleonico, n, tantomeno, lo spirito sportivo di noi inglesi! Sorrise. Non vi meravigliate, c' chi mi informa dei movimenti dei militari francesi.
Prese due rametti di ginestra, ne fece uno scopino e con quello pul un ripiano pietroso. Si sedette, in posa comoda. Mi venne un dubbio.
Intendete restare fino a notte? Abbiamo cibo a sufficienza anche per Voi.
Vi ringrazio ma credo sia meglio non rischiare, se qualcosa dovesse andare male  meglio che io sia a piede libero.
Mi fiss e riprese a parlare solo quando fu convinto che ero d'accordo.
Quando succeder quello che deve, e che vogliamo accada,  meglio che mi si veda in citt, anzi stasera ho in mente di andare a giocare a Faraone. Pochi soldi spesi bene, non vinco mai, per farmi notare. A proposito, so che il Vicario ha risolto il mistero dei bottoni. Scossi la testa.
I bottoni sono ora cinque ma non credo che questa storia sia finita. Ah, ho da chiedervi una cosa. Voi che controllate i movimenti di tutti e avete anche l'occhio attento nel cogliere particolari stonati, sapete a che ora Anna, l'infermiera di Bazzani,  andata dal Fragosi a somministrargli il mercurio?
Non c' andata lei ma la pi anziana delle ragazze del Conservatorio.
L'avete vista entrare dal Fragosi? No ma ho visto Anna, vestita di blu, anzi di indaco, aspettare la diligenza delle otto per Bologna. Conduceva per mano una bambina piccola anch'essa vestita di color indaco, sembravano madre e figlia. Ho aspettato per vedere se salivano. Avevano gi il biglietto e sono partite. L'unica cosa strana: l'abbondante bagaglio. Staranno via a lungo.
Non seppi trattenermi.
Merde!
Ghign, come solo un inglese pu ghignare: in modo sommesso.
Oltre che il latino, parlate anche francese? Non ebbi voglia di rispondergli per le rime. Mi misi a passeggiare nervosamente su e gi per la forra. Era prematuro scoprire le mie carte con Sir James: la macchina era ancora dentro il casale. Dovevo inventare una scusa per coprire la mia reazione.
Mi dovete scusare ma il Fragosi non sar contento e me ne dispiace,  lui che ci ha fatto dono della miscela esplosiva con cui faremo saltare tutto. Questo lo sa bene. Speriamo che non si sia sdegnato:  uno che parla troppo e intorno a lui ci sono falsi sordi. Mi fermai davanti all'inglese e gli puntai contro un dito pi minaccioso del suo schioppo. Perch non mi avete avvertito? Ripresi il mio nervoso vorticare. Lui mostr di non aver capito.
My God! E perch avrei dovuto? Come potevo sapere queste sottigliezze? Ho visto solo un'infermiera e una bambina, ho pensato che magari partivano per una visita a uno specialista. Che avrei dovuto sospettare di tanto preoccupante da sentire il dovere di venirvi subito ad avvertire? Dopotutto quella ragazza  alle dipendenze della Direttrice e del dottore del Conservatorio. Due colleghi, se hanno ritenuto di far bene cos. Mi fermai.
Sir James, ogni minuto che passa il pericolo aumenta. Qui Voi non potete stare. Se Pompilio ha parlato, i francesi ci arresteranno e tutto stasera andr a monte, dovete and.
A questo punto Licurgo, che era sul ripiano in osservazione, vide qualcosa. Per l'eccitazione e anche la tensione di avvertirci cadde gi come la famosa mela di Newton. Guerrino, che stava affettando il pane, si fer, per fortuna in modo lieve, a un dito. Ma anche la flemma inglese non resse: Sir James Aiden Windsong balz in piedi andando a finire tra le braccia di Licurgo, un abbraccio per lui imbarazzante. Si scost con sdegno dal mio assistente e questa volta non nomin il nome di Dio invano. Merde! Sono gi qui?
Sorrisi. "Ma s, posso sorridere" mi dissi, "in modo amaro per!" Non potevo essere tanto indulgente con me stesso nello scoprire quello che sapevo ma che non avevo voluto credere.
Vedo che anche Voi, Sir, col francese ve la cavate bene! Mai fidarsi dei malati paturniosi. Guerrino, che aveva anche lui sentito rumori sospetti dopo essersi succhiato il dito ferito, si arrampic sul leccio. S, stanno arrivando i francesi, saranno a trecento passi. Sir James Aiden Windsong, senza degnarci di un saluto, scatt come un leprotto. Non lo facevo tanto agile.
Correndo piegato in avanti and verso la macchia dove aveva lasciato il cavallo. Eravamo di nuovo soli e con una macchina da cucinare arrosto!
Per il momento c'era solo da osservare mantenendoci in silenzio, pronti ad alzare le mani se fossero venuti verso di noi. Alla luce del giorno con tutti quegli schioppi ci avrebbero fermato subito.
Le truppe del Vicario si schierarono a cento passi disposte a semicerchio intorno alla gualchiera, poi si acquattarono in attesa degli altri.
Due ore dopo, al tramonto, sbuc dalla penombra del sentiero il plotone del capitano Florent e del tenente Durand. Finirono diritti in trappola. Dal nostro punto di osservazione non potevamo sentire gli scambi di parole, tra l'altro in francese ma i gesti erano pi che evidenti.
Il plotone fu disarmato, come pure il capitano Florent. Il tenente ci sembr sguainare la sciabola e fuggire dentro la gualchiera inseguito da un solo militare. Ma ormai era buio e non si cap bene. Non si vide cosa alla fine fosse accaduto, solo che qualche minuto dopo, i soldati deviati, cos li aveva chiamati il Vicario, posti in mezzo agli altri che li precedevano e seguivano baionetta in canna, si avviarono verso la citt. Raccontato cos sembra una cosa veloce, in realt ci volle pi di mezz'ora e i francesi dovettero accendere delle torce per illuminare il sentiero e anche per meglio controllare che nessuno tentasse pi la fuga.
Il Vicario, prima di lasciare anche lui il luogo, ordin a una pattuglia di fare il giro della gualchiera. Non trovarono nulla e alfine, torce accese, si avviarono anche loro. Andavano lenti, dovemmo aspettare parecchio prima di
entrare in azione. Dai rintocchi di un campanile lontano credetti fossero le dieci. Non volevo accendere le torce prima del necessario. Ci avvicinammo a tentoni all'edificio. Era buio pesto, per via del cielo coperto dalle nubi. Solo quando fummo dentro, nessuno l'avrebbe notata, accesi la mia torcia. Dissi a Guerrino di entrare nel soppalco e cospargere il liquido sulla paglia dalla parte opposta alla porta. Mi misi in ginocchio per illuminare da fuori l'interno. Bisognava fare svelti, se si formavano vapori densi troppo alla svelta poteva saltare tutto in aria, noi compresi!
Guerrino usc e prese la mia boccia, la stapp e dopo averlo bagnato ci infil dentro un pezzo di stoffa. Allora s che il pericolo dei vapori incombeva. Appoggi la boccia in mezzo alla stanza e usc di corsa. Era il turno di Licurgo che cosparse il liquido sull'assito davanti alla porta fino a una strisciata di paglia che aveva preparato lui stesso. Toccava a me. Fuori, via andate fuori! Svelti!
Uscii anch'io. Alla porta mi fermai e gettai dentro la torcia. Mentre correvo via a gambe levate il terreno davanti a me s'illumin a giorno ma ancora nessun rumore. Dieci passi dopo, mentre correvamo verso la forra, un gran botto. Lo spostamento d'aria quasi mi strapp il cappello dalla testa.
Ci girammo verso la gualchiera solo quando fummo in sella. Lo spettacolo era terribile: le fiamme si alzavano verso il cielo come lingue di drago attraverso il tetto crollato. Non c'era bisogno di accendere torce. C'era solo da allontanarsi alla svelta aggirando le mura da levante. Il cuore mi batteva forte ma mi risal la rabbia che prima dell'arrivo dei francesi avevo ricacciato in gola.
Rientrammo in citt senza problemi. Da quella parte l'incendio non si poteva vedere. E ancora nessuno aveva dato l'allarme. Quella porta poi non veniva chiusa perch serviva da transito per i carretti delle pezze, delle matasse di filo e delle balle di lana che venivano prodotte di notte: il solito via vai di Prato. La citt dove anche la notte era lavorativa e i soldati francesi, per non aver problemi, chiudevano un occhio e anche due!
Fatti un centinaio di passi, circondati da operosi giovani con carretta, vidi un cavaliere che ci veniva incontro. Sir James, non dovevate essere al tavolo da gioco? Ci sono stato, a sufficienza per perdere tutta la somma che m'ero portato e per farmi notare, anche dal Vicario, che  arrivato proprio ora. Ho pensato che il suo arrivo mi avrebbe portato la buona notizia del vostro successo. Tutto bene vero? Annuii.
S, ora vi informo. Mi voltai verso Licurgo. Voi due rientrate a palazzo alla svelta. Io e Sir James arriviamo pi lenti, cos gli racconto per bene tutto. L'inglese aspett che si fossero allontanati abbastanza per non udire quello che aveva da dirmi. Prima ho fatto finta di nulla ma credo che vi siate trattenuto solo perch non volevate parlare davanti ai vostri uomini. Cosa avete da dire sull'infermiera di Bazzani? Ci tenevo a mostrarmi grato.
Sir James, vi ringrazio per aver fatto finta di nulla. Quando mi avete detto di aver visto l'infermiera con la bambina mi son dato del grullo ma ho risolto molti dubbi. S, ci sono anche rimasto male: la cosa  infatti molto grave. Sono convinto che Anna sia un'assassina! Credo sia stata lei ad aver ucciso i tre uomini dei bottoni!
Mi dette conforto vedere che anche la proverbiale flemma inglese aveva dei limiti. L'inglese sbott di nuovo e in modo pi violento. Merde!
S,  la cosa giusta da dire ma spetterebbe a me! Solo ora mi accorgo di esser stato un gran cretino. Ma quale Maria Fornacciari! Sapevo che Anna ha i capelli "biondi normali e naturali", come aveva detto Bazzani. Una fuga, allora.
S, e agevolata e coperta dall'esimio dottore e dalla Reverenda Direttrice. Mi sentivo tradito.
Mai fidarsi dei religiosi colti da improvviso pentimento e nemmeno dei medici desiderosi di guarire l'universo mondo. Figuriamoci poi se sono in combutta! S, ora il quadro  completo: la Veneranda Madre Magiotti e il luminare della medicina scientifica dottor Bazzani hanno coperto la fuga dell'assassina. Sir James Aiden Windsong, recuperata la sua freddezza, evit altre imprecazioni e pure di fare commenti. Neppure sorrise: la flemma inglese non lo consentiva. Si ricord di essere, per lungo corso, un esperto di viaggi in diligenza.
Ormai sono quasi dieci ore, le due donne si saranno gi nascoste a Bologna.
Io, ricordando gli spostamenti di Maria Grazia, ero andato oltre.
No, credo siano in Veneto. Saranno gi a met strada tra Bologna e Venezia, dove un'altra badessa, questa ancora in carica e in rapporto con la nostra ex Veneranda Madre, legger una lettera di presentazione, con scritte tante balle, a firma Maria Grazia Magiotti. Ricever anche una lettera di referenze a firma Antonio Bazzani da consegnare a qualche illustre medico della Serenissima
che, per render grazie, assumer da domani un'infermiera bionda naturale e normale. L'inglese annu ma tacque. Anche lui si sentiva tradito dai due colleghi. Ci separammo al portone del palazzo. Lo fermai, prima avevo da chiedergli un ultimo aiuto. Domani mattina alle nove potreste venire con me al Conservatorio dal dottor Bazzani? Volentieri ma credo dobbiamo far due chiacchiere anche con la Reverenda Direttrice.
Legai il cavallo a un anello di ferro fuori dall'ingresso ed entrai. Nella stalla ce l'avrebbe portato Medoro che usc tirandosi dietro il portone.
Avevo da affrontare i miei ragazzi, soprattutto Licurgo che mi chiese subito se avessi qualcosa da spiegare anche a loro. Evitai di entrare in sala grande, non volevo orecchie indiscrete. Raccontai loro anche delle registrazioni dello Spedale. Quando ebbi finito, Licurgo dimostr ancora una volta d'essere un giovane curioso. Un ricercatore nato. Come l'avete capito, Maestro? Mi aveva toccato un nervo scoperto: i miei due amici e colleghi l'avevano scoperto prima di me e mi avevano messo di mezzo. L'avevano addirittura protetta! Lo fulminai con uno sguardo. Io tardi, dal colore dei vestiti delle fuggitive. Avrei dovuto anche intenderlo dai registri dello Spedale ma mi sono distratto. Il dottor Bazzani col suo microscopio dai capelli trovati l nella gualchiera, stretti nella mano del morto. Guerrino sbott. Cavolo, alfine poteva anche dirvelo magari sareste stato d'accordo. Lo fissai perplesso.
Che dici? Perch avrei dovuto coprire un'assassina?
Il ragazzo cap d'aver detto una minchioneria, fece una smorfia ingenua per accattivarsi la mia simpatia.  simpatica, gentile, bellina, e poi ha solo fatto giustizia su tre brutti soggetti.
Guerrino, in Toscana la pena di morte  stata abolita. Appunto, Anna ha solo evitato che si applicasse eccessiva clemenza!
Non avevo voglia di continuare la discussione, per quella strada si sarebbe finiti a parlare dei Massimi Sistemi. Meglio che vada a dormire, mi sento stanco. Mi raccomando, non fatene parola con nessuno: tutti, anche Giovacchino e Francesco, devono credere che sono stati i francesi.
Con Sir James Aiden Windsong ci trovammo fuori dall'ambulatorio medico. Quando il dottor Bazzani ci vide entrare, preg la nuova giovane infermiera di accompagnare fuori l'uomo infortunato alla gamba. Gli colava ancora un filo di sangue, in parte rappreso, lungo un gambale delle brache ma non c'era fretta. Appena la porta fu chiusa lo affrontai. Antonio, perch mi avete tenuto all'oscuro? Finalmente mi fiss negli occhi. Scusate, Raimondo ma c'era prima da sistemare la macchina. Non vedo il nesso!
Si mise seduto. Stava sudando freddo. Si asciug la fronte con una garza.
Come saprete, lo so dai miei pazienti, si crede che l'incendio sia stato appiccato dai francesi: erano l in forze. La chiarezza sugli omicidi li avrebbe discolpati e voi avreste risolto il mistero. Temevamo che dalla lettura dei registri avreste capito. La Direttrice, me l'ha detto lei stessa sconsolata, che ha fatto di tutto per.
Entr, spalancando con violenza la porta, un turbine: Maria Grazia. La richiuse con un calcio, non certo un gesto da Badessa!
S, ho fatto di tutto per distoglierti ma tu ti ci divertivi. Meno male che eri tanto divertito, eccitato direi, da non ragionare!
La fissai cupo e con astio.
Non ci avete ancora spiegato perch avete preso codesta vostra, solo vostra, decisione. Fu il dottor Bazzani a rispondere. L'arresto di Anna vi avrebbe tirato in ballo e non avreste potuto andare alla gualchiera. Sapevamo della trappola tesa dai Fratelli Liberi Lavoratori: l'occasione non si sarebbe ripetuta. Inoltre c' stato l'arresto dell'arrotino che, anche se solo ufficialmente, metteva in silenzio ogni voce e a sopire ogni altro sospetto. Sir James, agente inglese in missione segreta fuori da Livorno, era stato zitto fino ad allora. We must not cry over spilled milk! Scusate, dicevo che quel che  fatto  fatto. Ora occorre uscirne bene, dalla distruzione della macchina intendo. Dobbiamo far girare la voce, con ripetuta insistenza, che sono stati i francesi. Io dar indicazioni ai miei contatti. Voi tutti parlatene con chi volete. Abbiamo un fatto a nostro favore: non so perch ma  certo che un'ora dopo mezzanotte un drappello di ussari era davanti alla gualchiera e mezz'ora dopo  arrivato un plotone a piedi che ha allontanato dei pastori troppo curiosi.
Non ero troppo soddisfatto.
Va bene: missione compiuta! Ma cos lasciamo altre macerie, oltre a quelle di quella maledetta gualchiera. In questo modo non facciamo giustizia! Maria Grazia cerc di convincermi.
Pensa a quei bambini che, come Cinzia Frascheri, sono morti a follonare i panni. O puoi anche pensare alle ragazze morte nel partorire. Se ci rifletti bene vedrai che giustizia c'!
Raccontami tutto per bene.
Mi rivel che Anna era la sorella di Maria. Cognome vero, di tutte e due, Forni. Il primo delitto, secondo Maria Grazia, era stato una vendetta personale, gli altri due una conseguenza emotiva. Un'azione di giustizia. Anche lei la pensava come Guerrino. Non ero d'accordo.
No, che non c' giustizia. Un'assassina se ne va libera e un innocente verr incolpato dei suoi delitti. Sir James intervenne. Professor Severi, vi invito a considerare il fatto che siamo spie. La Ragion di Stato  la nostra legge, non persegue la "giustizia spicciola", nemmeno se ne occupa: la vede come un fastidio. Noi perseguiamo quello che i potenti, nella loro visione del futuro, pensano essere il Bene Comune! Noi avevamo uno scopo:  stato raggiunto. Dobbiamo esser contenti di questo. Altro non ci deve interessare. Il discorso sarebbe stato troppo lungo. E anche sgradevole. Avrei dovuto rimproverare a Maria Grazia di essersi ricreduta sulla religione. Ad Antonio Bazzani di aver lasciato il sentiero impervio della scienza per pi comode posizioni fideistiche. A Sir James, poi, di essere uomo di tutte le stagioni. Preferii glissare. Se lo dite voi tre, che praticate il mestiere di spie ligie alla Ragion di Stato da pi tempo, devo credervi. Ma siccome non sono d'accordo vi dico che questa  la mia ultima missione. Non cercatemi pi. Comunque sono d'accordo con Sir James: diamo la colpa di tutto ai francesi, di sicuro non si sbaglia e ci conviene anche! Bene, vado dal Vicario.
Maria Grazia si preoccup. Che vai a dirgli?
Cose utili alla nostra Ragion di Stato!
Il Vicario alz la testa e mi fiss. Mi avete portato la vostra relazione sull'analisi dei registri ospedalieri?
No, non ce n' pi bisogno. Ormai so chi  il colpevole dei tre delitti dei bottoni, come so che voi francesi avete dato fuoco alla gualchiera del Marianetti e, di questo non capisco il motivo, avete distrutto la macchina. De Funs si alz. Appariva teso, faceva mosse nervose. Scagionate i francesi dei tre delitti dei bottoni ma li accusate, cosa assai pi grave, dell'incendio alla gualchiera?
Non c' altra spiegazione. Gli operai, o lavoranti, non danneggiano mai il luogo di lavoro: per la macchina avrebbero fatto in altro modo. E poi, io non accuso nessuno, riporto solo i fatti, se intendete ascoltarmi vi relaziono.
Si rimise a sedere.
Sedetevi, suppongo che sia un discorso lungo. Lo fu. Gli spiegai, basandomi sulle registrazioni dello Spedale, come Anna fosse la sorella minore di Maria Fornacciari. Assetata di vendetta, per la prima esecuzione aveva agito grazie alla conoscenza dei segreti di Palazzo Pacchiani dove aveva prestato servizio per un paio d'anni.
Ascolt un colloquio tra me e il Mazzetti quando ci demmo appuntamento per la mattina dopo. Sapeva quindi dove trovarlo e a che ora. Dal taglio netto il dottor Bazzani ha sospettato che si trattasse di un bisturi ma me l'ha detto solo ora.
Per la seconda esecuzione Anna aveva sfruttato la conoscenza dei vizi, quello del gioco, delle prostitute e soprattutto del bere del Borghetti. Antonia Frascheri le aveva raccontato tutto sul tavolo del Faraone, lei quella sera ci and al suo posto. Adesc il Borghetti e lo fece bere. Nel vino c'era l'olio di colchico preso in prestito a Palazzo Pacchiani. Non  da escludere che Antonia fosse d'accordo, questo ahim non lo sapremo mai. M'ero fermato, non volli far cenno alla seconda cosa che Antonia voleva rivelarmi: mentre raccontavo m'era sorto il dubbio che fosse proprio pertinente a quell'omicidio. Per il terzo delitto chiarii in modo completo la questione dei vestiti color indaco e di come Anna era riuscita ad attirare, fingendosi l'amazzone Maria Augusta, il Marianetti nella trappola mortale.
Cos ingann anche i soldati francesi che pedinavano la vittima.
Era stupito.
Incroyable! Una ragazza micidiale! Determinata e letale. All'inizio aveva deciso di vendicare solo la sorella, ma la vita nel Conservatorio e soprattutto la vicinanza con la ex badessa Magiotti che le parl di altre vittime innocenti attirarono la sua attenzione su altri rei da giustiziare. Ha sfruttato a suo vantaggio e in modo scientifico tutte le conoscenze che possiede.
I punti di ascolto a Palazzo Pacchiani, l'uso del bisturi, l'olio di colchico, i travestimenti di Antonia, i vestiti donati da Maria Augusta.
Il Vicario non aveva dubbi sulle soluzioni da adottare. Ho capito e ve ne sono grato, almeno io ora conosco la verit ma  una verit scomoda per noi francesi. Non c' un reo confesso, che io invece ho. L'arrotino rester il colpevole di tutti e quattro i delitti, tanto uno pi o uno meno. Lo fermai.
Caro collega, scusate se mi rivolgo a voi come fisico ma credo che tra uomini di scienza la logica funzioni meglio. Vi sbagliate: l'arrotino  innocente,  solo un ladruncolo. Antonia Frascheri  stata uccisa dal vostro tenente Durand in procinto di affogare per i debiti di gioco. Gli spiegai con cura com'era andata, omettendo che i soldi in gioco fossero in realt ben tremila e non citando la trattativa col delatore che li avrebbe intascati per vendere la macchina. Insistei di pi sui debiti di gioco, tanto ormai la faccenda della macchina era di scarso interesse. Lui non si turb, non lo ammise; nicchiava e credo che al movente, quello vero, ci fosse gi arrivato da solo. Resse la parte in modo teatrale.
Ma s, diamo tutta la colpa ai francesi. Per gli occhi del popolo non rappresenta un crimine, per noi francesi distruggere la macchina  un errore: ricadr sulle mie spalle! Per il resto, potete pensarla come meglio volete. Chiappino  ufficialmente il colpevole. Fa comodo alla nostra Ragion di Stato: per mantenere l'ordine in citt io ho bisogno di un colpevole tangibile, non di una ragazza che si potrebbe trovare, sotto falso nome, a Venezia o chiss dove magari a Trieste o Vienna. Figuriamoci poi lo scandalo a tirare in ballo un tenente della Repubblica di Francia! L'arrotino far da parafulmine. Non infierir su di lui e non soffrir, n sar decapitato alla ghigliottina: come lui ha detto  cittadino del Granducato e non pu essere giustiziato. I soldi non gli mancano e neppure gli mancheranno, gli arriveranno per molti anni a venire. Il tenente  di buona e ricca famiglia, i parenti possono pagare una specie di pensione a Chiappino. Non capivo.
Perch i parenti e non Durand stesso?
Spedir l'arrotino all'isola di Pianosa a scontare la galera a vita: un soggiorno ozioso al mare! Non si pu fare diversamente: l'infermiera non torner mai a Prato e il tenente Durand dovr, se vuole far carriera, ripresentarsi pronto a combattere qualche cruenta battaglia. Ripresentarsi? Cosa intendete? Che ha disertato. I debiti di gioco, l'avete detto pure Voi, sono una cosa seria: o si paga o si viene uccisi. Credo ne avesse molti altri. L'ho inseguito io stesso ma lui  giovane, ha gambe pi agili di me. Questa vita da ufficio, sacre rappresentazioni e riunioni amministrative, mi ha indebolito. Dopo che mi era sfuggito, alla gualchiera, ho mandato una pattuglia a cercarlo, niente. Spero si ravveda e torni. Ma non accadr.
Avevo finalmente capito cosa fosse accaduto ma non potevo dirglielo. Se torna, intendete tacere? Mi fissava con sguardo acuto, quasi d'intesa. Abbiamo bisogno di soldati e soprattutto di ufficiali. Con quel vanaglorioso del Primo Console le occasioni di prendersi una palla in petto non gli mancheranno, se no ci sono sempre le colonie! Ma torniamo all'infermiera. Anche lei come Voi ha compiuto la sua missione. Bene, per quanto riguarda la gualchiera, che posso fare? Nulla, se non tacere. Si pensi in citt quello che si vuole pensare. Per non crediate di averla fatta franca: c' il vostro zampino! Non posso provarlo e di conseguenza, ci mancherebbe solo questo, non voglio infamarmi. Ma se lasciate la citt alla svelta, ve ne sar molto grato. Mi alzai.
Domani ce ne andiamo. Non c' ragione di restare: visto che, come si dice, i francesi hanno aiutato i Fratelli Liberi Lavoratori a distruggere la macchina. Ho dato ordine di acquistare i biglietti. Non siamo contenti nessuno dei due, caro amico ma che potremmo fare? Siamo vittime di un Ordine Superiore. Le Ragioni di Stato non sono idee da rifiutare se si ha un ruolo all'interno di esse. Per ora vi saluto, spero vivamente che ci potremo rivedere in altro luogo e su altri temi. Magari su esperimenti sulle macchine che saranno costruite sulla scia delle scoperte, credo rivoluzionarie, di Alessandro Volta.
Ritornai a Palazzo Pacchiani avvolto da un sudario di delusione. Se fare la spia per un Granduca che se ne stava a Vienna significava quello, allora era meglio che mi tirassi fuori. Ma come potevo fare? Mentre cercavo risposta a questa domanda, in sala grande incontrai Francesco Maria. Professore, vi devo dare una notizia, anzi due, che annuncer a pranzo. A Voi spetta l'anticipazione. Era stranamente eccitato. Dimmi Francesco.
Domani non torner con Voi a Pisa. Ho un impegno che  una promessa. Vi avrei invitato se foste restato qui ma so che non volete rimanere, cos almeno mi ha detto Licurgo.
Credo di aver balbettato. Non sono gradito al Vicario. Annu. Era imbarazzato.
Ricordate, vi avevo detto che avrei trovato il finanziamento per il mio progetto: bene l'ho trovato! Sapete, domenica mi sposo in duomo con Maria Augusta! Confesso che ne rimasi sorpreso. "Che colpo di fulmine!", mi dissi ma di fronte a una decisione del genere anche il mio bon ton vacill, o meglio fu travolto dal cinismo. Amore all'improvviso! Com' possibile, visto che vi conoscete da diversi anni? Era un accordo di cui mantenevate il segreto?
No,  una decisione di ieri sera. Diciamo, a Voi lo posso dire, che  un'opportunit che voglio cogliere per realizzare i miei obiettivi, senza dover insistere a chiedere finanziamenti a mio padre Giovacchino. Il mio parere ve l'ho gi detto. Vi troverete a essere pi imprenditore di adesso. Sono obiettivi, credo di aver capito bene, parecchio ambiziosi e che nel momento dell'attuazione richiederanno un Governo che li agevoli. Annu.
Lo so, dovr cogliere il momento favorevole, quando si presenter. Studiavo a Pisa perch, in un futuro pi favorevole, volevo meccanizzare la produzione tessile a Prato. Allora solo ai soldi e solo ai telai. Adesso che ho visto lavorare i bambini nella gualchiera voglio emendare il mio nome e render meccanico tutto il processo. Filatura, tessitura, follatura. Il lavoro manuale deve sparire. Ora non  il momento: lo dimostra il fatto che i francesi, s proprio loro, non so se lo sapete, hanno distrutto la macchina di Watt. Le voci correvano. Mi restava un dubbio. Ottimo proposito. Ma che c'entra Maria Augusta? Mia cugina  molto ricca, pi di noi. Lei dispone di capitale fondiario. Porta una dote, tra propriet di fondi e capitale monetario, di almeno trecentocinquantamila ducati d'oro. Ne  tutore mio padre Giovacchino ma se lei si sposa il tutore diventa il marito. Augusta si affranca ma i suoi soldi saranno a mia disposizione. Il marito, cio io, decider come investirli! Ebbi la certezza che Francesco s'era veramente innamorato, non della cugina ma della dote! No, neppure della dote: del suo progetto! Non dissi nulla e gli feci i miei migliori auguri.
Dopo l'annuncio ufficiale del matrimonio, con brindisi, a pranzo, mi sentii in dovere d'informare cosa avevo scoperto su Anna, la dolce infermiera. Giovacchino non comment ma ne rimase piuttosto turbato. Tralascio i commenti di circostanza degli altri. Passai il pomeriggio con Licurgo e Guerrino a fare i preparativi per la partenza e a spiegare a Giovacchino, con un sacco, no un biroccio, di balle, com'era stato risolto il mistero dei tre bottoni. L'arrotino gli era inviso: ci godeva a saperlo destinato all'ergastolo. Sulla gualchiera non avevo nulla da aggiungere a quanto gi lui sapeva con dovizia di particolari: i francesi, chiss perch, avevano deciso di distruggere la macchina. Forse era loro presa paura per le reazioni dei Fratelli Liberi Lavoratori? Sul far della sera, da solo, mi recai anche a salutare, freddamente, Antonio Bazzani e Maria Grazia Magiotti. Due incontri molto formali su cui non ho nulla da raccontare. La cena e il dopocena trascorsero con oziose futili chiacchiere. La diligenza partiva alle otto, occorreva fare un buon riposo. Me ne andai a letto presto. Mi immersi in un dormiveglia agitato, come sempre mi succede quando le cose non mi vanno per il verso giusto. A un certo punto mi svegliai sentendo che qualcuno s'era infilato sotto le coltri. Un corpo nudo morbido e caldo si strusciava su di me. Dalla voce capii che si trattava di Maria Augusta.
Tranquillo, professore, sono io.  l'ultima notte che trascorri qui. Non potevo perderla! Sia per il torpore, che per la meraviglia, non riuscii a opporre gran resistenza.
Signorina Maria Augusta, che fate? Vi rendete conto che tra pochi giorni vi sposerete? La sua mano aveva gi iniziato a esplorare le mie membra. Un'esplorazione convincente. Gli ultimi eventi, oltre che provarmi nelle convinzioni, avevano anche debilitato il mio libero arbitrio. L'assecondai nel farmi togliere la camicia da notte.
Ma ancora non sono sposata. Francesco mica si aspetta di trovarmi vergine! Mi conosce. Provai un'ultima resistenza.
Ma avete accettato di andare in chiesa. Dovrete anche fare la comunione.
Smise per un attimo di mordermi l'orecchio ma non pose sosta alle carezze.
Questo succeder domenica e ancora non mi sono confessata, peccato pi, peccato meno, ci sono ancora quattro giorni. E poi, chiss!, se anche dopo non mi prender qualche libert, mi confesser di nuovo. Rilassati professore. Del resto me l'avevi promesso. Non ho scuse e non voglio accamparle, ero solo provato e la ragazza aveva arti di seduzione molto convincenti. Un po' brusche e rustiche per la verit, credo apprese da qualche pastora ma efficaci. Io poi, reduce da una pericolosa azione di sabotaggio dove avevo rischiato la prigione e forse la vita, avevo bisogno di oblio. L'occasione si era presentata inattesa ma, confesso, molto gradita. Dormii poco quella notte. Lo scambio di amorosi sensi and avanti fino all'alba, quando esausto piombai in un sonno profondo da cui mi svegli con una carezza Augusta.
Devo tornare in camera mia prima che il palazzo si svegli. Annuii. Vi devo ringraziare per avermi salvato la vita. Che dite, non mi siete sembrato n abbattuto, n debilitato, solo restio. In ogni caso a letto non faccio miracoli! Scossi la testa.
No, intendevo per la coltellata al tenente che mi stava per mollare un fendente.
Sorrise.
Avrei voluto, e vorrei ancora ma non ero io. Ringraziate Uliana, anche se non  brava col coltello: io avrei affondato la lama sul fianco, dal costato verso l'alto, non sulla spalla verso il basso. Ha scalfito una scapola e la lama  uscita. Uliana non conosce come sono fatti i maiali! Non mi interessavano le tecniche del norcino. Uliana, perch?
Per vendicare il Mazzetti, di cui era l'amante. La vostra rivelazione a pranzo l'ha placata, credo. E Voi, perch ce l'avete col tenente? Vi aveva chiesta in moglie?
No, no! Mi aveva chiesto un prestito. Tremila soldi ma ne avevo solo mille. Chiss quando me li render, l'infame! Sembra abbia disertato:  scappato per via dei debiti, l'ho saputo da fonte certa.
L'argomento la disturbava. Mi gett un bacio e usc furtiva. Ripiombai in un sonno profondo da cui mi trasse a strattoni Licurgo: Maestro maestro, la diligenza non aspetta!
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EPILOGO. IL TERRIBIL BOTTO.
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Ad aspettare la diligenza, oltre a noi tre, c'era anche Sir James. Irriconoscibile per i pratesi ma io mi ricordavo bene del silenzioso e triste - chiss se  anche stato tristo? - avvocato del porto di Livorno: gli austeri vestiti fuori moda, e senza data, erano ancora quelli! Lo salutai a voce alta, che tutti, spie comprese, sentissero. Avvocato! Qual buon vento? Si trovava ancora a Prato, peccato che non ci siamo mai incontrati. Non mi dite: se le vostre questioni di lana caprina vi hanno trattenuto tutto questo tempo, son davvero caprine! Stette al gioco divertito. Lo capii da come aveva alzato la voce, non certo dal sorriso, cosa che, dato il modo di vestire, considerava non adeguata. Gli inglesi ci tengono allo stile! No. Come avrete capito, vengo, vado, vengo, e poi ancora vado. La lana caprina  scomoda e ruvida, ispida anzi, anche resistente alla follonatura.  il mio destino ma Voi piuttosto cosa  avete risolto? La scienza ha vinto ancora una volta? E, soprattutto, la follonatura l'avete esaminata e ben intesa? Risposi modulando adeguatamente il tono. Tutto a posto, controllo superfluo ma  stato interessante. Ho approfondito la conoscenza della filiera produttiva, dei luoghi di lavoro, delle macchine... invero antiquate... principalmente le gualchiere e di quanto le cose possano apparire diverse da come sembrano. La follonatura, mi dite?  un procedimento orrendo, medioevale! Non ebbe tempo di ribattere. La diligenza, arrivata in leggero ritardo ma di corsa, si ferm sferragliando davanti a noi. Il postiglione scese con un agile balzo e apr la portiera.
Era il momento dei saluti. Uliana, venuta al posto di Medoro, mi abbracci con calore e mi ringrazi. Ho chiesto io a Medoro di venire al posto suo. Grazie professor Severi! Nulla di quel che ho fatto  andato sprecato.
Mentre abbracciava anche Licurgo e Guerrino, io e Sir James ci accingemmo a salire a bordo. Dall'interno in penombra ci accolse una voce garrula che ben conoscevo. Che bella combinazione: il professore e anche l'avvocato! Antonietta, siamo proprio fortunate! Infilai la testa dentro l'abitacolo: la signora Maria Chiara e la signora Antonietta mi salutarono con un luminoso sorriso. Inutile perdere tempo. C'era anche un terzo passeggero che aveva capito l'antifona e faceva finta di dormire. Salii seguito dall'inglese. Licurgo e Guerrino montarono sul retro. La signora Antonietta conferm di essere una donna molto socievole. Che bello! Non ci posso credere: non sar un viaggio noioso. Signori, ci farete compagnia fino a Pisa e l'avvocato, che immagino torni a Livorno, me la far, a me sola, fin l!
Sir James conferm di esser un sagace avvocato molto preso dagli affari.
Sarebbe stato un piacere e un onore, mia signora, purtroppo, e me ne dispiace assai, devo far sosta a Pistoia. Sapete anche l ho un corrispondente legale che segue, per un mio cliente labronico, una delle mie cause di lana caprina.
La signora Maria Chiara, la giovane pisana che ricordavo riservata e carina ma non cos bella, si rivolse a me. Professore, se ricordo bene all'andata eravate in quattro, ora siete in tre. Manca il ragazzo di Prato, il vostro studente, vero?
Annuii e accennai una leggera riverenza.
S, cara signora Maria Chiara.
Oh, che gentile! Vi ricordate come mi chiamo.
Come potrei dimenticarlo?
Si mise il ventaglio davanti al viso a coprire un leggero rossore. L'altra venne in suo soccorso. E, scusate se sono curiosa, che gli  successo al rampollo del Pacchiani? Sorrisi.
Eh, signora Antonietta, ha preso una grave e improvvisa decisione. Incredibile: si sposa domenica! Antonietta ci tenne a salire sull'alto pulpito della sua navigata esperienza di vita.
Cos giovane ma che mi dite? L'avr certo ingravidata. Eh i giovani! Sono impulsivi e poco accorti! Ma  anche mal consigliato, mica  obbligatorio sposarla! No, signora, non  gravida, libata credo di s ma incinta no.  una libera scelta.
Ah, bene. Speriamo allora che sia la giusta moglie. Non sar mica una che cerca di sistemarsi? Sa dopo aver corso la cavallina, sposare un Pacchiani  un bell'approdo. No, non vi preoccupate, si tratta della cugina ed  molto pi ricca di lui.
Mi scrut a lungo. Voleva capire se la prendessi in giro. Rassicurata, continu ma su altro argomento. Ma piuttosto, ora che ricordo. Avete saputo professore, visto che Voi andavate a studiare le gualchiere, che una  stata distrutta dal fuoco, che mi dite? Prima che potessi rispondere intervenne l'avvocato. S, ho saputo. Un gran botto, come l'esplosione di un vulcano. Un disastro: macerie, solo macerie. Si dice che sia opera dei soldati francesi, con tre barili di polvere da cannoni. Hanno dato alle fiamme l'opificio perch sospettavano che servisse da luogo di riunione di una pericolosa setta di carbonari che ordivano un complotto. Antonietta era informata.
S, m' giunta questa voce. Si tratta dei Lavoratori Liberi e Fratelli. Che vorr dire poi? Fratelli di chi? Operai malvagi e ingrati. Sembra addirittura che ci avessero torturato e ucciso il padrone. Schiacciato coi magli! Fu Maria Chiara a intervenire.
No Antonietta, ti sbagli, quello  stato ucciso dall'assassino dei bottoni: aveva un bottone francese in mano. Un bottone di stagno del cappotto ma di questa stagione il cappotto chi lo porta, nemmeno i militari! Ecco! S, volevo proprio sapere di questo: dell'assassino dei bottoni avete notizie? Risposi io.
Di quell'arrotino che  ormai reo confesso? Ha ucciso quattro persone con ferocia bestiale, tra quelle una donna, per rubar loro soldi e gioielli. S, s!
Sciorinai un'altra menzogna. Sapevo che il tenente, l'assistente alla polizia di De Funs, aveva minacciato le donne, che non avevano visto un bel nulla, fino a far loro dire che avevano visto un uomo col carretto. Ha confessato, c' poco da dire. Ah, il bottone? Un falso indizio. Brave quelle donne che l'hanno visto quando usciva furtivo dalla casa di quell'Antonia, la tessitrice. Pi brave a denunciarlo. Eh s, c'era di che aver paura: sapete, con un tagliagole di quella risma! La signora Antonietta non aveva per niente chiaro un particolare che credo solleticasse la sua morbosit. Ha confessato, dite? Ma tutto, proprio tutto? Anche il perch al primo morto ha tagliato il... s, insomma il membro, non so se mi spiego, e glielo ha ficcato in gola? Ma che modi sono? Che c'entra, una cosa cos orribile, con un furto? Mi piacerebbe sapere come l'ha spiegato. La spiegazione la conoscevo ma non la diedi. Le chiacchiere andarono avanti seguendo questo copione fino a Pistoia. Quando Sir James, l'astuto inglese, scese, visto che scese anche il passeggero finto dormiente, credetti opportuno chiamare dentro Licurgo e Guerrino. Evitai cos di parlare ma non potei fare a meno di ascoltare.
Capii finalmente, tardo come al solito, che i mariti delle signore preferivano viaggiare seduti all'esterno, non solo per il panorama e l'aria fresca! Quando scendemmo a Pisa, la giovane Maria Chiara, dopo aver salutato l'amica Antonietta, mi present il marito. In effetti vedendolo da vicino, forse era provato dallo stare sul cabrio, mi sembr un bel vecchione. Ma era sicuramente ricco sfondato e, a giudicare da come vestiva, voleva anche mostrare di esserlo. Mi strapparono anche una promessa di andare a cena da loro. Sar felice di cucinare apposta per Voi mi disse la signora. Il suo sorriso di saluto voleva essere seducente e indubbiamente lo era ma io ci avrei dovuto pensare un po'. Tuttavia sul momento la prospettiva di un'amante giovane e bella nonch ricca, e quindi senza problemi di mantenimento, non era da scartare: lo stipendio da professore non era tale da potersi permettere spese pazze! Inoltre col marito anziano e spesso in viaggio non ci sarebbero stati problemi di appuntamento. No, non mi dispiaceva affatto!
La mattina dopo, ristorato da un lungo sonno che non provavo da quando avevo rivisto Ferruccio, andai al Laboratorio di fisica. Respirare l'aria familiare, anche se un po' stantia, della Facolt, mi fece bene: mi sentii subito pi arzillo. Dovevo aspettare il professor Lorenzo Pignotti, ero tornato in anticipo e non avevo avuto il tempo di avvertirlo. Stava facendo lezione; per passare la mezz'ora di attesa andai in Biblioteca. Vi trovai intonso, appena arrivato, l'ultimo numero della Gazzetta Universale. Lo sfogliai e scorsi rapidamente ma con cura, fino a trovare la notizia con i tre asterischi. Quella che cercavo!
Gazzetta Universale N. 42
VENERD 22 Giugno 1801 ***.
Prato 21 giugno.
A beneficio di coloro che amano fatti strani, misteriosi o singolari riportiamo la seguente notizia. La notte di gioved 20 di Giugno un'ora prima di mezzanotte, alcuni pastori che bivaccavano insieme alle loro pecore sul greto del Bisenzio hanno udito un'enorme esplosione proveniente da un grande cascinale a valle del bivacco. Trattavasi di una vecchia gualchiera dismessa, di propriet della famiglia Marianetti. Saliti subitamente su un cumulo di rena, hanno subito visto, sopra il tetto crollato del suddetto stabile, che si erano levato alte lingue di fiamme crepitanti che in breve hanno divorato con gran calore e totale rovina tutto l'edificio e i suoi annessi. Il calore era tale che i pastori, accorsi con solerzia a prestare aiuto o soccorso, non si sono potuti avvicinare a meno di cinquanta passi. Il rogo si  spento, per sua naturale consunzione, solo al vespro. Tra le rovine ancor fumiganti e sommerse dalla cenere, i soldati del Vicario, che, subito accorsi, presidiavano il luogo gi da due ore prima dell'alba, non hanno, per buona sorte, scoperto cadaveri. Hanno invece rinvenuto grandi ferri roventi e cos contorti che non  stato possibile intendere, fino ad ora, n la loro forma, n il possibile uso. Forse lo si capir quando il calore li render avvicinabili ed estraibili ma riteniamo che occorrer il tiro a quattro di cavalli subito col condotto dai soldati. Si capir allora anche come hanno fatto i soldati francesi a giungere sul luogo cos alla svelta e cos attrezzati. Serpeggia il sospetto che il fuoco, per ragioni a noi oscure, possa aver loro preso il sopravvento.
Maria Grazia Magiotti, che sapevo aver la possibilit e il potere di far pubblicare notizie per gli adepti sparsi per il Granducato, non aveva perso tempo. Non solo informava tutti i colleghi del successo dell'operazione ma insinuava anche il sospetto che fossero stati i francesi. S, la missione era compiuta. Pensai che finalmente quella storia fosse finita. Mi dovetti subito ricredere.
Entr il Barbini, uno dei custodi della facolt. Aveva in mano un pacco e un plico.
Professore, bentornato! Si sentiva gi la sua mancanza, sapete! Ma non voglio dir nulla sul vostro collega che vi ha sostituito. Ecco, questi sono per Voi. Li ha portati un soldato a cavallo, ha detto che ve li manda Sua Eccellenza il Colonnello Vicario da Prato. Pos sul tavolo pacco e plico e se ne and. Il pacco era lungo e pesante. Dentro il panno legato con tre cordicelle trovai una sciabola abbrustolita e brunita, come se fosse stata bruciata dal fuoco. Agitatissimo tolsi il sigillo dal plico, lo sfogliai nervoso e lessi.
Caro collega, et mon ami Raimondo,
vi scrivo - per spiegarvi. Vernavo di non dive niente a nessuno ma  quando mi hanno portato La sciabola, mi sono sentito in dovere di informare Voi, s, Voi.
Oui, mon ami, la sciabola,  quella, con cui il tenente Durand, dopo aver scannato quella, donna, ha tentato di uccidervi: tenetela, per ricordo, di due ricordi. Con questa, stessa sciabola, alla gualchiera, io stesso - De Funs - dopo averlo disarmato, ho infilzato Durand che stava, tentando la fuga... Non ho detto nulla, alla truppa, e l'ho lasciato in fondo alle scale, dov'era, rotolato sopra, il cadavere del suo delatore, un Fratello Libero Lavoratore da, lui stesso ucciso a causa, della, trattativa, per la cessione della  macchina, che, come sapete,  finita, - male per - mancanza, di soldi: il gioco delle carte rende infelici!
Ho agito cos perch sapevo - oui je le savais - che dopo poco Voi avreste appiccato il fuoco.
I corpi non sono stati ritrovati:  bastato che il mio giovane caporale rimestasse con cura, nel carbone e nella, cenere. Rester sul tenente Durand l'ignominia, della diserzione. Ma per la  famiglia, e anche per Chiappino, l'ho denunciata evidenziando i motivi politici: avr l'indulto, il capitano Florent invece dovr andare a combattere i Mojcani, i selvaggi e feroci "indiani" del Canada.
Vi ho mandato la sciabola perch la conserviate - ma vi prego: distruggete questa Lettera. Che tutta, questa brutta storia resti un nostro segreto, un pegno d'amicizia fraterna. Non prendetevela troppo, mon ami, col dottor Bazzani e con la ex Badessa Magiotti, quel che han fatto. Lo hanno fatto contro l'arroganza, e la prepotenza di alcuni pratesi, non contro di Voi, che - forse, per eccesso rigore morale, vi sareste opposto.
Quanto a me, il Primo Console mi ha congedato e messo in pensione senza promozione. Si vede che, come pensavo, non ha gradito com' andata a finire la storia della macchina. Dal mese prossimo sar di nuovo a Parigi e mi potr finalmente occupare delle pile di Volta. Lo far con entusiasmo: credo che La forza elettrica superer presto il vapore che tanto ci ha fatto intristire, fatelo anche Voi! Spero di rivedervi presto per scambiarci esperienze ed esperimenti.
Una caro saluto, Raimondo, mon ami.
Louis de Funs
A passi lenti scesi in Laboratorio. Era deserto. In un cratere di bronzo bruciai lettera e plico. Mentre la fiamma si spengeva con gran fumo nero che si sprigionava dalla carta, mi sentii finalmente pi leggero. Quella storia era finalmente finita!
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Ringrazio per il contributo certosino nella cattura dei refusi e per le indicazioni sulla comprensione del testo Carmen Claps, Gianni Marucelli, Maria Chiara Vagelli e infine Tiziana Santoni e Marco Fiaschi, coniugi in gara nella ricerca del refuso.  grazie al contributo di tutti loro che il testo  diventato "potabile"!
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FINE.